Una guerra “Annunziata”
| 14 marzo 2006 | Un commento » | politicamente
Che il dibattito televisivo sia una forma mediatica di democrazia è tutto da stabilire. Quando non c’era, o era limitato a poche spartane apparizioni, tutto sommato, si stava meglio.
Il condizionamento della televisione e delle immagini che vi transitano fugacemente è senza dubbio superiore a quello di qualsiasi altro mezzo di comunicazione: soprattutto per chi si fa sopraffare dal flusso sconsiderato di informazioni che trapelano dal piccolo schermo.
La televisione andrebbe sempre guardata (poco) con occhio estremamente critico, con un orientamento estremamente distaccato: altrimenti si rischia di prendere per buone la marea di nefandezze, oscenità e menzogne che vengono sparpagliate ai quattro venti dai pochi che hanno il privilegio (?) di calcare i palcoscenici televisivi.
Mi chiedo: se l’intervistatrice avesse chinato il capo e fatto parlare ancora una volta l’intervistato lasciandogli manipolare ancora una volta la verità, quanti italiani non si sarebbero svegliati dal profondo coma massmediatico che hanno vissuto negli ultimi cinque anni? Purtroppo ho la vaga impressione che si è invece ottenuto l’effetto contrario: lui ne esce come la vittima colpita dalla falce prima e dal martello poi, e lei come l’aguzzina intollerante chiaramente sinistrorsa che vuole tappare la bocca all’avversario.
What a sadness.






