Quella mia con TeleCom Italia S.p.a. è una storia d’amore lunga e sofferta, costellata di alti e bassi ormonali, in una travagliata e agonizzante gara contro il tempo: chi si stancherà prima?
Ieri sera torno a casa, dal lavoro… non è che utilizzi la Rete così poco da non poterne fare a meno tra le mura domestiche, sia ben chiaro, ma in quella sorta di assuefazione e dipendenza a cui ti conduce il web ci sono caduto e ne sono rimasto invero intrappolato.
Accendo. Attendo. Digito la mia password. Attendo speranzoso l’accendersi di Firefox per poter accedere allo scibile in rete. Al suo posto compare la finestrella d’errore. Impossibile connettersi al server. Lo username specificato non è valido….
Ricontrollo. Lo username è giusto. La connessione va bene per così com’è… sono mesi che va bene così, perchè oggi lo username è sbagliato?
Lo ridigito, forse non ci vedo più bene (e non perchè sono onanista o quant’altro, semplicemente le diottrie seguono il ciclo naturale di vita dell’uomo e sopra una certa cominciano a calare…), ma niente da fare, l’occhio ancora ci vede bene e quel dannato username è giusto…
Sono tormentato, che fare? Chiamare quel fatidico 187 o lasciar perdere… Ho davvero voglia di stare attaccato alla cornetta per una mezz’ora buona? O, per stasera, decido che le questioni di principio possono andare a quel paese e ritornare a vedere un buon film?
No. Lo spirito civico che è in me si risveglia e mi percuote internamente con uno scudiscio virtuale tanto doloroso da non potermi esimere dallo svolgere il compito di moralizzatore telecomunicativo nei confronti del nostro amato gestore telefonico. Così lo faccio, imbraccio la cornetta e li chiamo… Ma alle 21,30 di uno squallido Giovedì, chi mi risponderà?!?!
Squilla. Risponde la solita musichetta, ormai è almeno un anno che hanno questa musica nella segreteria del risponditore… nemmeno il CallCenter delle Poste Italiane tiene la stessa musichetta per più di un paio di mesi… ma loro si. Lo fanno per stancarti, per farti dire - inconsciamente - “piuttosto che sentire quella musichetta merdosa, non li chiamo.”.
Poi l’affermazione: “la sua richiesta sarà servita in un minuto”. Giusto il tempo di dirlo, di pronunciare elettronicamente queste poche parole, e riparte la musichetta di merda! Ma non passano nemmeno quei 60 secondi che riecco la vocina elettronica: “a causa della mole di traffico, non siamo in grado di gestire la sua chiamata nel tempo stimato, la preghiamo di attendere per non perdere la priorità raggiunta”!
Ma che diamine può essere successo in un minuto? Sono programmatore, e so per certo che un algoritmo che computa la possibilità di un sistema di rispondere in un minuto può e deve tenere in considerazione fattori per quanto improbabili che possano innescare una reazione a catena che porta il tempo di attesa ad arrivare a 8 minuti e 12 secondi (l’ho cronometrato). Altrimenti l’algoritmo va cambiato. Questa sarà la venticinquesima volta che “non possono gestire la chiamata nel tempo stimato”. Le cose sono due: o l’algoritmo non funziona, o tutte e venticinque le volte che ho chiamato io, nel frattempo ha chiamato il “tronchetto” e ha acquisito priorità maggiore ed è rimasto a parlare per 5/10 minuti con tutti gli addetti al callcenter per complimentarsi con loro dell’ottimo lavoro svolto. Altrimenti non si spiega.
Comunque, risponde Elena, dalla voce deduco che non ha più voglia di sentire cazzate circa le anomalie di questa rete. Si aspetta solo che le dica: “grazie, era per scambiare due chiacchiere”. Invece no. Spiego la situazione. Mi chiede se il modem è acceso. (Respiro profondo) Risposta: “se il modem fosse spento, non arriverebbe nemmeno a dirmi username non valido)”. Mi chiede se lo username è giusto. (Respiro molto profondo) Risposta: “ho controllato due volte, secondo me bastava anche una, ma per essere sicuro ho controllato due volte, lo username è giusto”. Mi chiede se le luci nel modem lampeggiano. (Respiro abissale) Risposta: “guardi, ho capito dove vuole arrivare, il link DSL c’è, la luce è fissa, è il server che mi dice che questo dannato username non è valido mentre lo è“. Mi chiede se ho già avuto altre volte questo problema. (Non respiro più, rantolo) Risposta monosillabica, ormai è necessario per autodifesa: “No.”. Mi dice di restare in linea (!) che fa i controlli di rito.
Aspetto altri 4 minuti. Rieccola. Mi chiede se il numero da cui chiamo corrisponde alla linea per la quale lamento il problema. Ok. Mi dice di restare in linea (!) che fa altri controlli di rito.
Aspetto altri 2/3 minuti (ho spento il cronometro). Rieccola. Stavolta dalla voce capisco che è in corso un dramma di proporzioni immani. Mi dice sconsolata che “sembra davvero che ci siano problemi in centrale”. Poi silenzio. Provo a dire “e quindi?”. Risposta: “deve attendere perchè ci stiamo lavorando”. Provo a chiedere: “mi può stimare i tempi di ripristino?”. Oddio… ho fatto la domanda segreta!!! Ho spento la centralinista del 187… Che cosa ho combinato?!?! 10 lunghissimi secondi di silenzio… “C’è ancora?” domando? Risposta: “Si, ma credo che ci vorrà almeno qualche giorno”.
Qualche giorno. E’ più di un anno che a me non funziona l’area riservata del 187. Sono sei mesi che ho chiesto di sapere se per il mio tipo di contratto il modem è a noleggio o in comodato gratuito. Che vuole che mi cambi qualche giorno per avere di nuovo la mia ADSL funzionante. Però ci provo: “Chiaramente nel contratto non ci sono clausole tutelative che prevedono rimborsi in caso di disservizio prolungato, vero?”. Risposta: “No, ovviamente.”
Ecco, è con quell’ovviamente che ho chiuso nella speranza che domani sia un giorno migliore. Senza contratti che ovviamente non prevedono rimborsi per l’utente che subisce il disservizio ma che ovviamente pretendono che alla scadenza precisa della bolletta si paghi pena applicazione interessi di mora.
VERGOGNA.




































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