L’idea è GENIALE.

Rappresentare, con una maxi-delega, un numero sufficiente di piccoli/medi azionisti di Telecom Italia tale da consentire la messa in dimissione dell’intero CDA.

Tecnicamente il sistema è un po’ articolato, ma per l’azionista, alla fine, si tratta di inviare un paio di mail e di fare un salto in banca. Nulla più.

Nel ruolo di pifferaio magico, Beppe Grillo ci sguazza: a capo di un’accolita di azionistini incazzati può senz’altro fare il colpaccio. Almeno sarà valsa la pena provarci. Avessi anche una sola azione avrei già disposto le carte per dargli una mano.

E’ chiaro che da qualche parte si fa il gioco sporco… in principio (un paio d’anni fa, almeno, o sbaglio?) era il mondo diviso: Telecom da una parte con la sua fonia malconcia e arretrata, TIM dall’altra a fare voce grossa con la copertura sul territorio nazionale; gli azionisti di controllo dissero ai piccoli azionisti che in quel modo non andava bene, solo una join-venture avrebbe risollevato l’azienda. Certo… con i capitali “a manetta” di TIM… diamine anche un ragazzino l’avrebbe capito!

E così fu. Un disastro sotto qualunque punto di vista… azioni Telecom che scendono del 30%, 15 miliardi (o forse di più… non ricordo con esattezza) spesi per acquistare le azioni TIM per evitare che la quota Telecom non fosse inadeguata all’incorporazione… intanto qualcuno si arricchiva. E intanto il Governo resta a guardare.

Oggi non è più vero: gli stessi che sostennero lo scorporo sostengono l’esatto contrario, e giù a rismezzare aziende come fossero biscotti di un Ringo Boys… con la scusa che il futuro passa per il fisso e per la TV via IP. E intanto il Governo (diverso ma uguale a prima) resta a guardare.

Beh, un CDA del genere deve essere cacciato prima che faccia ulteriori danni.

Beppe, pensaci tu.

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