Stamattina, ore 8.55 circa (sono preciso, segno le ore con precisione!)

Non lo faccio spesso, ma qualche volta capita di fermarsi a comprare il cornetto al bar sotto all’ufficio. E’ più che altro una questione di necessaria socialità da manifestare nei confronti di chi quotidianamente ti circonda: quattro chiacchiere, due cazzate, un caffè, una brioche da trangugiare in fretta e furia. Ne consegue che, preclusa la possibilità di attingere al distributore automatico (vuoi perchè i cornetti sanno di plastica riconcettualizzata, vuoi perchè a volte non ci sono proprio, vuoi perchè costano oggettivamente un’eresia…), capita che mi premunisca del necessario acquistando l’alimento in altro luogo.

Tornando a stamattina, ore 8.55, Bar XXXXXXX (è necessario, vedrete, mantenere l’anonimato, altrimenti quei pochi che leggeranno questo post e si troveranno mai in Piazza IV Novembre, vomiteranno al solo ricordo) non proprio del tutto, ma comunque sufficientemente affollato (grazie a Mirco per lo strikeout, n.d.r.).

Rumori di fondo tipici del bar, la macchina del caffè che sbuffa, la gente che sbuffa, uno - a fondo bancone - che sbuffa, ma non normalmente, tecnicamente scatarra. E lo fa in modo smargiasso, noncurante degli altri esseri umani che lo circondano e che non possono che trarne nocumento.

L’apice viene toccato alle 8.57: dopo una serie infinita di colpi di tosse grassa (per darvi un’idea, mi veniva in mente Giuliano Ferrara ai tempi d’oro), parte la sequenza mortale: colpo di tosse, starnutino di preavviso, megastarnutouniversaleconrinculo e tanto di “mani a parare”, stavolta direi giustamente, per evitare di inondare il bancone attiguo con la sostanza viscida e schiumosa che chiaramente albergava tra le sue fauci.

A vederlo in televisione, penseresti che il seguito sia un film; invece è realta, vissuta in prima persona.

Il tale farfuglia qualche parola, scomposta, tra se e se (era da solo, chiaramente, chi può accompagnarsi ad un simile orco?) e poi l’illuminazione: prendere un cornetto dall’espositore a vista sopra il bancone. Così, a mani nude. Senza un fazzolettino che avrebbe potuto, anche se di molto poco, limare la colpa di cui si stava macchiando. Apre l’espositore, infila la mano grondante di muco, agguanta una brioche, la guarda (anche un po’ schifato, sembra) e farfuglia qualche altro vocabolo inenarrabile.

Il vuoto. Uno prendeva il caffè e si è spostato di qualche metro, rendendosi però perfettamente conto di quanto potesse essere stato fortunato nel prelevare il suo cornetto qualche minuto prima, ancorchè l’animale di cui sopra li imbrattasse tutti. Un paio di attempate signorotte entrate dopo di me chiaramente escono. Le seguo.

Stamattina ho comprato una veneziana da un’altra parte. Sperando che non ci fosse passato prima l’Uomo di Neanderthal.

Altri post che potrebbero interessarti: