A mia memoria, le nostre Ferrovie di Stato, non hanno mai goduto di buona salute.
Oggi si scopre che nel 2006, nonostante numerosi piano di ristrutturazione, grandi teste che si sono avvicendate alla sua guida negli anni precedenti ed un numero assolutamente non esiguo di ritocchi ai prezzi dei biglietti ferroviari - ai danni, guardacaso, del povero vecchio consumatore - le F.S. hanno chiuso con un passivo di oltre due miliardi di Euro.
Lo so, nel 2007 sta brutto ancora fare confronti con il nostro vecchio conio, ma quattromilamiliardi di suonanti Lire, a mio avviso, dovrebbero fare un rumore terribile: una intera stanza di monetine da 100 accatastate l’una sull’altra, peserebbero più del Titanic, sfamerebbero per un anno qualche intero paese africano, consentirebbero di riasfaltare l’intera rete viaria italiana, coprendo pure qualche zona attualmente brecciosa.
E invece no, questa cifra così spaventosa è il buco di cassa di una azienda sull’orlo di una crisi ormai difficilmente evitabile. Una Alitalia del prossimo lustro, mi viene da dire, ma senza nemmeno farla troppo tragica.
Del resto, ognuno è vittima della propria storia, non c’è che dire: qualcuno s’è preso la briga di fare un piccolo calcolo di quanto è costato lo scherzetto dei prepensionamenti, e insomma tra liquidazione, pensione, spese varie ed eventuali se ne è desunto che tutto sommato sarebbe convenuto continuare a stipendiarli, sarebbe costato meno.
Oggi, a distanza di qualche lustro, la soluzione è decisamente diversa: il piano 2007 prevede che a fronte di 4.500 uscite si avranno solamente 1.000 nuovi ingressi (500 dei quali con contratti a tempo determinato). Cioè significa ammettere che 3.500 persone in più, nelle Ferrovie di Stato, stavano a grattarsi gli amenicoli: gente inutile al sistema, funzionale solo al sostenimento di una ingentissima spesa per stipendi, pensioni, buoni pasto e benefit.
Una azienda, appunto, in piena salute, che invece di produrre richezza, stabilità e posti di lavoro, mangia soldi, procura migliaia di posti di lavoro in meno e grava come un pesante fardello sulle spalle dei famosi, soliti, vecchi e stanchi contribuenti.
Obliterate gente, obliterate.



































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