Archivio di febbraio 2008

Essersela cercata

| 29 febbraio 2008 | Un commento » | politicamente

Vignetta Staino 4 aprile 2006

Mumble, mumble.

Erano un paio d’anni fa, e mi sentii dare del coglione. La cosa mi indispose, al punto di sentirmi coglione davvero. Probabilmente aveva ragione, comunque: come me, tanti altri coglioni.

Che io a certe cose ci tengo. Che ho una mia dignità.

E devo ammettere, però, che lui ha fatto tesoro dell’esperienza: oggi, un po’ meno spregiudicatamente, mi sostiene che un po’ me la cerco. E dall’essere coglioni, all’essersela cercata, ce ne corre.

Frantumi

| 28 febbraio 2008 | Un commento » | contestualmente

Post: Frantumi

Quello che resta, alla fine, è solitamente una immagine disarticolata di elementi tutti fuori posto.

Ci sono pezzi di vetro, lamiere contorte, specchietti, pneumatici forati, peluches, occhiali, pezzi di fanale, guanti, sangue, borse, spazzole tergicristallo, cellulari, scarpe.

Scarpe. Sempre, sul luogo di un incidente stradale mortale, ci sono scarpe sul ciglio della strada, quasi intatte, ancora allacciate e poco poco scomposte, che fatichi a credere che si possano essere sfilate così, senza muoversi di un millimetro, ed aver rotolato per qualche metro e trovarsi li senza una ragionevole motivazione.

Qualche metro più in la, tra frantumi di vetri e lamiere, steso un po’ sull’erba umida e un po’ sull’asfalto ancora caldo e sporco, il corpo esanime e scomposto di chi fino a qualche momento prima indossava quella scarpa. E stavolta ti accorgi che, per arrivare li, deve averne fatta di strada, quel corpo.

L’asfalto racconta di motori lanciati, l’uno contro l’altro; di un’impatto improvviso, forse frontale, di sicuro a forte velocità; dello stridìo di pneumatico inchiodato a terra che striscia per qualche decina di metri; poi un altro schianto, e un altro ancora. Intanto, il primo urto non si è fermato li. E i veicoli ridotti ad ammasso di lamiere confuse, con il loro carico di morte e assurdià, ormai fuori dal controllo dei conducenti – probabilmente privi di conoscenza – si sparpagliano sulla strada. Urla strozzate, rotte dall’orrore. Il silenzio del terrore è spezzato solo dai continui urti e dal distinto rumore di vetri che scoppiano e lamiere che si contorcono. L’ultimo arrivato ce la fa per un pelo ad infilarsi in un fosso, non era il suo giorno. Un angolo di strada si trasforma in teatro di guerra, e sotto i colpi dell’artiglieria, cadono uno, due, tre, quattro, cinque vittime.

Quell’odore nauseabondo di gomma fusa, di olio motore misto a liquido di raffreddamento, sull’erba ancora fresca. Ossa che vanno in frantumi, schiacciate.

Il silenzio arriva, prima o dopo. Resta il lamento di sottofondo di chi forse ancora non è morto, ma lo sarà a breve. E con il silenzio arrivano i soccorsi, con le loro coperte in plastica blu, a coprire i cadaveri senza colpa, stesi esanimi su quel selciato.

Ci capiamo, io e te, perchè sappiamo bene che anche questa volta cinque persone hanno perso la vita, ma non sarà colpa di nessuno. E domani, forse, staremo qui a raccontare di altro asfalto, di altre scarpe sul ciglio della strada, di altri frantumi.

E io che me lo sono perso

| 26 febbraio 2008 | 5 commenti » | velocemente

Flickr: Anna TatangeloSentivo stamattina, alla radio, che ieri sera c’è stata la (penso) prima puntata di Sanremo 2008.

A che edizione siamo arrivati? 756esima? E le poltroncine sono sempre le stesse. Piene di polvere stantia di decine di edizioni, tenute su con il nastro adesivo e tonnellate di polemiche e sacrosante contestazioni al giudizio finale.

E poi hanno mandato la registrazione del pezzo della Tatangelo, davvero un gran bel pezzo di figliola, anche per radio si sente: ma che canzone è? L’amico, le carezze al gatto, il cuore di pupazzo… fossi gay, mi incazzerei. E penso che si incazzeranno in tanti (giusto per citarne uno).

Teorie illuminate

| 23 febbraio 2008 | 5 commenti » | televisivamente

Quando pensi che la televisione ti stia offrendo una visione competente e moderna delle cose, quando pensi che lo scatolotto catodico ti stia realmente proponendo un’informazione genuina e obiettiva, quando sei li che credi che il realismo ha ormai permeato ogni singolo bit di informazione fuoriuscente da quei 21″ di plastica-metallo-vetro, allora è il momento di riportarti alla dura realtà e ricordarti che c’è sempre Porta a Porta.

In studio si parla dell’omicidio Kercher. Già è strano che tra gli opinionisti in sala non ci sia Bruno, ma ci sono almeno due elementi che ne giustificano l’assenza: 1) non è mica Cogne; 2) c’è la Graziottin (non vorrei s’offendesse per il link, ma in questo blog non c’è niente di sessualmente trascendente, a parte l’autore dei post :-D ).

Si parla di blog. E se ne parla così per parlare, credo. Ecco: si articolano alcune frasi, aggiungendovi (con criteri del tutto stocastici) i termini blog, Internet e sessualità, in modo da fornire all’utente una visione distorta e difficilmente comprensibile dell’argomento di cui si sta trattando (beh, bravo Clock, indubbiamente una visione lucida e coerente).

Sentiamo un pò cosa dice la Graziottin…

Oggi il blog personale è sempre più frequente, innanzitutto perchè oggi molti giovani, e anche meno giovani, esistono in quanto sono visibili su Internet.

Io proprio a questa cosa non c’avevo mai pensato: cioè, io esisto in quanto ho un blog. E questo spiega tutto, finalmente! Ecco perchè coloro i quali si trovano nelle vicinanze, sprovvisti di adeguato blog, a guardarli da vicino si nota chiaramente che sono gif animate; alcuni (i migliori, proprio) hanno upgradato a Adobe Flash, e la differenza si nota chiaramente: maggior fluidità nei movimenti, tutti belli vettoriali, peccato che per farli funzionare devi installare il plugin, altrimenti sono invisibili ai tuoi occhi. Credo che dovrò attendere l’illuminazione in sogno, questa notte, per poter acquisire appieno – e fare mio – il concetto significato dal passaggio “esistere in quanto visibile su Internet”. Ma continuiamo…

Internet è il loro mondo, la loro piazza, il loro paese, è il loro modo di connetersi col mondo anche se abitano nel paese più remoto, è il loro modo di esistere essendo visibili, e la visibilità oggi è un paradigma di valore più della qualità della persona.
Questo è molto importante.
E’ una tragedia.

Ritorna il concetto di Internet-essenza, che ancora è in piena digestione. Ora però siamo passati al paradigma: modello di riferimento, se la memoria non m’inganna. Quindi, detta per il popolo crasso, si sostiene che per il giovane (e, sfortuntamente, anche il meno giovane) è più importante essere visibili che avere qualità personali eccellenti. Cioè (tanto si parla di blog) si basa tutto sul ranking di BlogBabel (o similari), corretto? Dai, andiamo avanti…

Secondo: purtroppo, quello che attrae su Internet – come del resto su tutti i mezzi visivi – è la possibilità di una attrazione sessuale con un messaggio esplicito o implicito.

Fammi capire (ma sii convincente, ti prego, chiunque tu sia) qual’è il nesso tra un blog e “YouPorn” (quello esplicito) o “Buona Domenica” (quello implicito). Ok, non sei stato convincente, mi aspettavo qualcosa di più del semplice “ammicano!”. Però, c’è di meglio…

E d’altra parte questo, vediamo, crea la proliferazione di tutti questi siti di prostituzione “virtuale”, che inizia “virtuale” e poi può andare oltre, che possono essere anche autogestiti nel blog personale.

E santoddio… ora i concetti si fanno complessi! La prostituzione “virtuale” è davvero una roba pesante: essere “pappa” per la semplice colpa di scrivere su un blog, mi pare eccessivo. E poi, è chiaro a tutti – mi sembra – che un sito si possa anche autogestire in un blog personale, come del resto la terapia tapioca con tutto quello che gira è senz’altro antani: e non perchè l’ha detto Ciunni. Ed ora, vorrei avvertire i lettori che il contenuto seguente potrebbe non essere adatto ad un pubblico maturo, perciò consiglierei ai lettori di interrompere la lettura, per dedicarsi ad attività più consone alla loro posizione sociale:

Quindi purtroppo questo è un evento reale, è un evento – di nuovo – che è poco percepito dai genitori, e che ha prima una fase di iniziazione nell’accesso che i ragazzi hanno da casa a vari siti non protetti dai genitori, come dovrebbero in realtà fare, e successivamente – appena sono un pochino più svegli, o un pochino più istruiti da amici più preaparati sull’argomento – si fanno il blog personale e da questo si arriva poi ad una esposizione di se provocatoria, perchè in questo provocare si attrae il consenso oggi di un certo tipo di adolescenza che esiste in quanto ha un’identità negativa e non un identità positiva.

Non è che ho tralasciato qualche segno di interpunzione, è proprio tutta una frase. Forse è difficile capirne il senso ma io ce l’ho fatta, e cercherò di riportarlo ad una consistenza terrena. In pratica, genitori, siete una manica di scellerati: lasciare i vostri figli ore e ore ad andare sui siti porno, prima da soli e poi in compagnia degli amichetti più esperti (che addirittura acquistano dal Sexy Shop on-line con la Visa craccata il giorno prima). Non capite che il passo immediatamente successivo, per i vostri pargoli, sarà quello di aprrisi un blog? E con esso, la strada che li porterà ad avere un’identità negativa, e non positiva (quest’ultimo passaggio accontentatavi così, perchè meglio proprio non sapevo come spiegarlo!). Ed è solo colpa vostra, genitori, che non avete installato quel firewall software che v’avevo consigliato, eh… Ok, finiamo con il reprise post-Sollecito, che – vedrete – ci lascerà con l’amaro in bocca come il finale di una puntata di Lost…

Eh, però c’è un aspetto importante di “doppie vite”: noi oggi vediamo sempre più dei blog che hanno una parte, diciamo così, “mostrabile” ai genitori, e poi c’è tutta una doppia vita segreta che parte dal blog, e si esplicita poi – per esempio – in una sessualità che ha tutta una serie di connotati di promiscuità, di rischio, di prostituzione, di autodistruttività, sulla quale dobbiamo veramente riflettere: cioè, il blog è la punta dell’iceberg!

Capito? Di nuovo a rispiegare: i blog sono composti da un’area pubblica (in cui mostriamo, che so, di saper pettinare le bambole, di credere alle favole e di essere ingegneri chimici in partenza per lo SriLanka), e da un’area privata, accedibile solo con password (i famosi articoli con password di WordPress, ecco a cosa servono!), in cui depositiamo nefandezze e oscenità, che spesso illustrano scene di prostituzione, sado/maso, suicidi in diretta, e RealTV… la solita TV spazzatura, insomma.

Del resto, non sono ne psicologo, ne psichiatra, ne sufficientemente edotto da capire la differenza tra uno psicologo e uno psichiatra, ne interessato a sapere quale sia questa differenza. So che il mondo dipinto con queste poche (e sbagliate) parole, non è il mondo che vedo quotidianamente; so che le tragedie sono altre, e non un ragazzino di 16 che si fa il blog su Splinder (era per dirne una…); so che i connotati di promiscuità è più facile trovarli in TV a disposizione di tutti, che sulla rete (almeno li devi cercare…); so che l’unico modo per impedire a tuo figlio di trovare spazzatura in rete è non farlo andare in rete; so che tutto andrebbe meglio se ognuno si limitasse a fare il suo mestiere!

[youtube pgdlEg9I4mo]

Ispirazione [Phonkmeister e tristanozero]