Archivio di febbraio 2008

Condannati a governare

| 22 febbraio 2008 | Commenti disabilitati | politicamente

Siamo indubbiamente in presenza di un paradosso della democrazia contemporanea.

A destra e a sinistra ci si prodiga per fare in modo che nessun condannato in via definitiva possa partecipare alla futura legislatura. L’ha detto Veltroni, l’hanno ribadito Fini e Bondi (anche se con le dovute osservazioni del caso), Di Pietro lo sostiene da un bel pezzo, Grillo è paladino di questa iniziativa da tempo immemore.

Quindi, se non ho capito male, non avere un condannato in Parlamento è ora divenuto un virtuosismo, poichè non c’è modo o legge che – attualmente – lo possa impedire.

Lo so che è così, ma qualcuno mi dica che non è vero.

Si, viaggiare

| 21 febbraio 2008 | Commenti disabilitati | psicologicamente

Diciamolo: non c’è nessun articolo, di nessuna legge dello Stato, che ti obblighi ad intrattenere una qualsivoglia conversazione colloquiale con il tuo vicino di sedile, in una qualsiasi carrozza, di un qualsiasi treno, durante un qualsiasi viaggio. E’ proprio una questione di confidenza: non mi riesce di darla ad un perfetto sconosciuto/a, con il quale non ho avuto nemmeno – che so – il piacere di condividere una flatulenza… eh..

Fatto sta che di questa qualità (il non dare confidenza, n.d.r.), una parte sostanziosa del genere umano sembra decisamente essere sprovvista. E quindi non è difficile, affrontando un viaggio in treno, vivere l’esperienza dello scassacazzi finto-simpatico-vorrei-scambiare-due-parole-con-lei: uomo, peraltro, che si ritiene nel pieno diritto di annoiarmi con le sue banalità mentre sto lavorando, mica giocando al campo minato.

Vicino: Ma riesce a lavorare con il portatile in treno?

1. E’ un portatile; se avessi acceso un Olivetti M24 col display a fosfori verdi, ti potevo anche capire, ma il portatile si chiama così perchè è Por.Ta.Ti.Le!

2. Ah, innanzitutto “Buongiorno”, eh…

3. Per la precisione, cerco di concentrarmi su una cosa che è già abbastanza complicato farla in un ambiente di lavoro silenzioso e statico, figuriamoci su un treno con un rasta davanti con l’iPod a palla e i saltellamenti stile Tagadà… dai…

Clockwise: Mah, si, non mi ha mai dato troppo fastidio…
Vicino[+Insistente]: Ah, io vomiterei dopo qualche minuto!

1. Però, onestamente, chi te lo ha chiesto?

2. Questa è un ottima ragione per tenere la bocca chiusa, in caso di necessità – infatti – puoi incamerare tutto e mandare giù…

3. Se proprio non dovessi farcela, c’è sempre il rasta qua davanti, che di certo non si formalizza se gli vomiti sopra le seppie coi piselli di ieri sera…

Clockwise: Guardi, capita a molti, credo sia normale.
Vicino[+Insistente|Impiccione]: E poi, con quelle scritte così piccole!

1. Quindi è ufficiale: ti stai facendo i cazzi miei.

2. Sono righe di codice, non “scritte”: e questi dettagli contano, per il cliente.

3. E’ tutta una storia di diottrie, sai, quelle cose che ti dicevano da bambino di lasciar perdere con le mani… un po’ calvo lo sei di tuo, e per l’occhiale siamo sulla buona strada.

4. Ma poi, scusa, se usassi un Arial 48pt dici che i conati sarebbero di intensità minore?

Clockwise: Ehm….
Vicino[+Insistente|Impiccione|Disadattato]: Io quell’aggeggio lo uso solo per Word e per Internet, e mio figlio ci fa i giochini, ogni tanto.

1. E.sti.cazzi.

2. E.sti.grandissimi.cazzi.

3. Aggeggio + Word + Giochini: peggio della triade Moggi Giraudo Bettega…

4. Ora posso riprendere a lavorare?

Clockwise: [pensa: Application.End();]……
Vicino[!LampoDiGenio!]: La lascio lavorare che sembra una cosa impegnativa!

Lo è.

Morale della favola: Il silenzio vale più di mille parole (specie se una di questa è Vapfangala).

Vuoi vedere?

| 19 febbraio 2008 | 2 commenti » | velocemente

Ora cercano il taxi che precedeva il SUV.
Vuoi vedere che finisce come il delitto Garlasco, come l’omicidio Kercher, come il dramma di Cogne: che non è colpa di nessuno?

La sfiga ha voluto

| 17 febbraio 2008 | Commenti disabilitati | contestualmente

Solo di sfiga può trattarsi.

Nel breve arco di qualche ora, un novello Schumacher elvetico trapiantato all’ombra della Madonnina (o è il contrario?), e un Pavese, poco accorto alla presenza dei segnali di arresto sulla sede stradale, hanno procurato due incidenti coinvolgendo entrambi un autobus.

Diverse le sorti, fortunamente: nel secondo caso, infatti, non ci sono stati morti.

Ora, premesso che reputo il SUV in assoluto il concetto (nemmeno il veicolo) più assurdo che la mente umana potesse mai partorire, devo ammettere che questa crociata puzza di pretesto. Se mettete un vecchietto di 80 anni sopra a un Porsche (ed è successo) e gli consentite di sfrecciare a 200 all’ora su un’autostrada, non è che farebbe più danni se avesse sotto al culo un BMW X5. Anzi, forse con l’X5 non arriverebbe alla velocità del Porsche.

Quindi, il problema non è la dimensione della macchina, ma la dimensione del cervello di colui che la guida. Avere un incidente in auto può capitare, ma se ci scappa il morto vuol dire che qualcuno non ha tenuto un comportamento degno e rispettoso degli altri, così come dovrebbe essere quando si guida un veicolo in mezzo ad una città. Indipendentemente dalla dimensione del veicolo. Se entro in una vetrina con una Smart lanciata a tutta birra, sfondo, sfascio e ammazzo allo stesso modo.

Comunque, certo, lassu’ di SUV ne girano parecchi, eh…