Archivio di marzo 2008

Obnubilazione delle masse

| 31 marzo 2008 | 5 commenti » | politicamente

Ho scelto questo termine – obnubilazione – per dire la mia sulla ricorrenza del 25 Aprile, giorno dedicato al ricordo della liberazione dal nazifascismo del nostro amato italico stivale.

E l’ho scelto perché rappresenta con esattezza il concetto che vorrei far passare. Confusione mi andava stretto, mistificazione mi sembrava poco efficace: violentiamo troppo la nostra lingua, usando spesso e in malo modo termini con accezioni diverse dal loro reale significato, è il caso – ogni tanto – di rendergli giustizia.

L’ho scelto perché, con tutto il rispetto che posso avere per Beppe Grillo, non condivido – e mi indispone, in un certo senso – la scelta del 25 Aprile 2008 come giornata per il V2.

Purtroppo conosco tante persone che ignorano l’importanza di quel giorno, senza memoria storica, senza conoscenza storica: ne ignorano persino la natura, e sono persone della mia età, sovente, coscienze facilmente obnubilabili, dotate di percezione, capacità di di giudizio e di reazione fortemente indeboliti.

Capisco la scelta di coinvolgimento emotivo che si vuole rappresentare, tuttavia, in assoluta serenità, sarebbe necessario non confondere le due cose: perchè la Resistenza non ha nulla a che fare con il movimento, condivisibile o meno – ma peraltro rispettabilissimo -, di Grillo e dei suoi “seguaci”. Non vorremmo, spero, confondere il fascismo e il nazismo che hanno messo in ginocchio – devastandola – l’Europa del ‘900, con l’antagonista attuale del movimento di Grillo, vero? E’ una classe politica da ricambiare, siamo d’accordo, ma – almeno così sembra – non produce vittime e non semina terrore. Avrebbe un non so che di ridicolo e surreale.

Che io, poi, non voglio vedere la gente andare in giro a pensare che il 25 aprile si festeggia l’anniversario del V-day. No.


Con questo articolo, partecipo con grande soddisfazione all’iniziativa Radici Resistenti, nella speranza di riuscire nel duplice intento di sensibilizzare l’opinione (di chi, tapino, passa da queste parti…) senza prevaricazione, e di invitare anche altri conoscenti articolisti della rete (che saltuariamente si fanno due passi da queste parti, lo so, vi conosco!) a dire la loro sulla questione. Io, ad esempio, ho preso spunto da qui! Edit: per poi accorgermi che ce ne sono altri che la pensano come me!

Due pesi, due misure

| 30 marzo 2008 | 7 commenti » | contestualmente, sportivamente

Il settore calcistico italiano, in tutti i suoi possibili contesti, necessita indubbiamente di un ridimensionamento.

A tutti i livelli, ripeto, perchè vi invito a trovare qualcosa, in quello che oggi comunemente chiamiamo mondo del pallone, che abbia anche solo una verosimiglianza di normale.

Gente che guadagna milioni per tirare calci al pallone. Gente che guadagna milioni per allenare gente a tirare calci al pallone. Gente che guadagna milioni per riprendere (e trasmettere) gente che tira calci al pallone. In tutti questi milioni si nasconde il vero tumore del calcio italiano (ma, penso, anche mondiale): l’interesse di tutti a che si continui in questo modo, e forse pure peggiorando, tanto i milioni posson solo diventare miliardi.

Più si verificano fatti di questo tipo, più la cognizione di questa realtà dei fatti diventa forte e viva.  E sgradevole, aggiungo

Oggi è morto un ragazzo, investito da un autobus. Ad una piazzola di sosta di un comunissimo Autogrill. Incidentalmente l’investitore è l’autista di un autobus di una trasferta di juventini. Incidentalmente l’investito è un tifoso del Parma. Oggi, avrebbero dovuto giocare Juventus e Parma.

Ieri, tanto per dire, un ubriaco ha investito e ucciso un ragazzo di soli sedici anni, anch’egli è morto. Non tifava nessuna squadra, o forse si, chi lo sa. E’ morto tra le braccia dei suoi genitori, che hanno potuto e dovuto vivere l’atrocità degli ultimi anèliti agonizzanti del proprio figlio. Sotto casa.

Oggi pomeriggio si è mobilitato il mondo del pallone, per rendere il (giustissimo, peraltro) tributo al ragazzo caduto sul luogo di un incidente. La partita non si fa, per rispetto. Sugli altri campi, un minuto di silenzio, per rispetto.

Del ragazzo di sedici anni investito dall’ubriaco, nessuno ha avuto premura di informarsi circa la squadra del cuore: così, tanto per comunicarlo alla FIGC e provvedere alla sospensione della rispettiva partita. No.

Poniamoci questa domanda: e se l’autista avesse investito un comune mortale, non legato a nessuna fede calcistica e non diretto all’ennesima trasferta nello stadio avversario, quante partite sarebbero state sospese? E se ad investire il ragazzo fosse stato un ubriaco senza nessuna sciarpa da Ultrà?

Ad entrambe queste domande, lo so io e lo sappiamo tutti, la risposta è: NESSUNA.

Sull’ora legale

| 30 marzo 2008 | 11 commenti » | contestualmente, psicologicamente

Post: Ora legale

Tra qualche ora entrerà in funzione l’ora legale (o ora estiva), quel sofisticato meccanismo – teorizzato nientemeno che da Benjamin Franklin nel lontano 1784 (quando, evidentemente, tra un fulmine e l’altro trovava il tempo di pensare anche a ’ste cose…) – secondo il quale l’anticipazione di 60 minuti dell’ora solare apporterebbe benefici consistenti all’economia nazionale, in termini di risparmio energetico.

Gli orologi li ho già spostati un’ora avanti, cosicchè riuscirò a vivere alcune ore che altri non vivranno, poichè le mie già saranno legali: questo guadagno effimero, unito allo studio dei cervelloni Californiani, mi concede un discreto lasso di tempo da perdere dietro all’ennesima riflessione sulla completa inutilità di questo perverso meccanismo.

Che abba ripercussioni negative sull’organismo umano è un dato di fatto: l’orologio biologico non è che abbia pulsantini o ghiere da regolare in avanti o all’indietro a piacimento. Qui anticipare di un’ora la levata mattutina, o coricarsi un’ora dopo, e bèh, si digerisce malamente.

Invece, ogni santo anno messo in terra, nei pressi di questa fatidica ultima domenica di marzo, eccoti la flotta di illuminati economisti ed esperti di settore a sbandierare le mirabolanti conseguenze dell’ora-di-sonno-in-meno: e giù di statistiche sulla corrente elettrica risparmiata, sulle faune salvate dal minor inquinamento necessario per produrla, dai milioni di euri sonanti salvati dalla manna oraria.

Continuo a non capire. Un’ora di lampadina accesa in casa, in meno, può combinare davvero tutto ’sto casino? Ditemelo, perchè di sole lampadine trattasi. Che tutto il resto continuiamo a usarlo uguale, il forno, il frigo, il PC, la televisione, lo scaldabagno, la lavastoviglie, la macchina per il caffè e l’ascensore (tralascio molto sapendo di tralasciare…): semplicemente li usiamo un’ora prima, eh!

Ora, sul discorso “ora di lampadina” farei un inciso: ma se non l’accendo la sera – che grazie alla gabola nazional-popolare dell’orologio farlocco posso tardare 60 preziosi minuti – dici che per solidarietà rinuncio ad accenderla la mattina? Che ti svegli alle sette, immerso nelle tenebre, e vai tastoni in giro per casa cercando il dentifricio? Suvvia, siamo onesti.

Ci saranno motivi per tirare avanti con questa storia, sicuramente validi e dai benefici documentabili, ma onestamente addurre ancora questa teoria sul risparmio energetico

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Progressista laico

| 27 marzo 2008 | 8 commenti » | politicamente

Un paio d’anni fa partecipai a “Io sono qui“, il servizio web che aiutava a trovare la propria collocazione nel panorama politico italiano.

Ne risultò (peccato che non sia più visibile…) una dislocazione sufficientemente precisa del sottoscritto: difficile trovare il termine giusto per definirmi, ma oggi ho riscoperto il termine progressista, che tutto sommato è forse l’unico a dare una reale definizione dei miei principi. Che stare fermi non mi ha mai entusiasmato parecchio, conservare in modo geloso retaggi e visioni ancestrali della vita e delle sue forme mi ripugna dal profondo.

Quest’anno, invece, mi sono cimentato su questo: il Politometro… che, per seguire la tendenza duepuntozero della rete, innova e attualizza l’interfaccia, mantenendo – a mio avviso – pressochè invariato l’algoritmo di valutazione.

Ora, per filosofeggiare un po’ sulla cosa, dirò che il progressista non è più così di sinistra come una volta, semprechè l’equazione abbia mai avuto un reale valore. E perciò ritrovarmi tra Boselli, Bertinotti, Veltroni non rende forse giustizia – come vorrei – alla mia ideologia politica. Però, vista la trasversalità del progressismo, ha forse valenza maggiore la posizione sull’asse della laicità, posizione che reputo decisamente consona ai miei orientamenti. Uno Zapatero de ‘noaltri?!

L’unico dubbio è la reale collocazione degli altri, in questo grafico…