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Ciao, quanto tempo!
Ricordarsi delle persone è una qualità.
Tu le conosci e frequenti per tanto tempo, condividendo la stessa scuola, lo stesso posto di lavoro, la stessa mensa, lo stesso letto (beh, cosa c’è di male?); poi, come nella natura delle cose, ci si perde di vista: che tu cambi scuola, che loro cambiano lavoro, che la mensa chiude, e che il letto si sciupa (a suon di dargli, eh).
Ma, si sa, il destino ha già un disegno ben preciso per noi, e capiterà – prima o dopo – che ti troverai nuovamente di fronte a quelle persone, ma la scuola sarà diversa, il lavoro cambiato, la mensa sempre chiusa e il letto ormai già occupato.
Il bello arriva adesso, perchè l’intelletto (…) che governa le tue azioni quotidiane, in quei momenti si prende una pausa di rilfessione, mandando gentilmente a cagare i tuoi immani sforzi di riportare alla mente chi fosse e cosa facesse la persona che hai testè incontrato. Del resto ora, a distanza di anni, nel tuo cervello alberga solo del liquame confuso di immagini (vabbè, contorni) e ricordi, e saresti persino in grado di scambiare tua nonna per Madre Teresa di Calcutta (qualora entrambe fossero ancora vive e riconoscibili), visto che l’ultima volta hai confuso tua sorella con Licia dei Bee-Hive. Se poi il destino ti gioca l’infausto scherzo di far anche somigliare tra di loro le fisionomie di vari personaggi del tuo non più recente passato, allora il dramma è compiuto, e irrimediabilmente tu sbaglierai persona.
Il che si configura come possibile disastro se i sessi (il tuo e il suo, n.d.r.) non sono omogenei: perchè va bene confondere il compagno di banco con il fioraio (tanto ti stavano sul cazzo entrambi, diciamocelo), ma scambiare l’impiegata di banca con l’ex-collega di dieci-anni-fa, può avere le sue controindicazioni.
Ecco quindi, trovandosi in simili condizioni, un elenco semplice di cose da non dire | non fare | non pensare che andranno bene tanto nel caso in cui sarete riusciti a compiere un match esatto tra la figura che vi si staglia davanti ed un vago alone presente in RAM, quanto nel (disastroso, ripeto) caso contrario.
Baci e abbracci: scordateli. Una stretta di mano è più che sufficiente.
Le motivazioni sono chiare: lo scambio di effusioni di siffatta entità è giustificabile solo a fronte di una adeguata conoscenza interpersonale, il che potrebbe non contemplare il semplice “andare a prendere l’estratto conto una volta al mese” o roba del genere; e lei, potrebbe rimanerci davvero male.
Mai pronunciare la parola “marito”. Abolire locuzioni del tipo: “come sta tuo marito?” e “ogni tanto vedo tuo marito…”
A prescindere dal fatto che tu sia libero o meno, e che tu ci stia provando o meno, parlare del marito sarà in ogni caso sbagliato. Profondamente. Se questo marito esiste, ti ha tagliato le gambe in partenza; se non esiste, indurrebbe nel soggetto femminile un ragionamento ciclico sulla motivazione della domanda, che la spingerebbe al collasso. Poi che te ne fai di un ammasso di carne molliccia, che nemmeno ti ricordi il nome?
Lascia perdere l’aspetto fisico. “Ti trovo dimagrita!” è da escludere. “Ti trovo meglio!” è da valutare: se è un tricheco – comunque – dimenticatelo.
Qualsiasi osservazione sull’aspetto fisico sarà in ogni caso ricondotta al percorso cognitivo esclusivamente femminile del ^se ora mi trova meglio vuol dire che prima ero un cesso^, il che implica due cose: 1) che la femmina non si sbaglia, pensando così; e 2) che non è detto che si sia elevata dalla condizione di cesso. In ogni caso sei stato sgradevole, e – fermo restando il tentativo di approccio di cui al punto precedente – le tue speranze si stanno riducendo al lumicino.
Accorgendoti di aver commesso il miserabile equivoco circa l’identità del soggetto, NON AMMETTERLO. Non in sua presenza.
Perchè, mi sembra chiaro, significherebbe dirle: e chi si poteva ricordare di un cesso simile? E’ meglio lasciarle credere che tu sei pazzo, tanto – con le probabilità che ci sono in giro – al massimo la incontrerai nuovamente tra 8 anni, e per allora queste poche regole le avrai senz’altro imparate.
Per dire: Vanessa (impiegata di banca, n.d.r.), stasera, quello sul minimetrò ero io, e t’ho proprio confuso con Ilda (ex-collega di dieci-anni-fa, n.d.r.): e stai contenta che non t’ho chiesto del figlio…





Un “ti trovo bene” credo sia la scelta migliore: formale ma non troppo, ma soprattutto non mostra il fianco a nessun grado comparativo
Se è una donna il mai banale “Ma ti sei rifatta le tette?” fa sempre sempre colpo; se è un uomo e non mi ricordo chi sia significa che non c’ho mai giocato a calcetto insieme… quindi non merita la minima considerazione.
aaahhaha. Vero. Sono situazioni imbarazzanti.
Fortunatamente ho una buona memoria fotorgarfica e una buona faccia di culo che mi consente di fregarmene.
Waz
DMC
@Teiluj: si ma il problema è sempre “se non è vero”
che io non sono mica ipocrita!
@BoNzO: ahahah, e la variabile _schiaffone_ l’hai mai considerata?
@Devil-May-Care: eh, io pensavo di averla la faccia da culo, invece ancora devo lavorarci, si si
anche io ho sperimentato che il “ti trovo bene, sono proprio contento di vederti” è un jolly da sfoderare, prima mi assicuro che sia la persona giusta (della serie tutti quelli nel locale che potrebbero averla conosciuta subiranno la fatidica domanda: “oh, ma secondo te quella laggiù in fondo è…???”)
son situazioni che uno deve prendere con le molle, quoto il ti trovo bene, che non impegna più di tanto e non costringe a sforzi mnemonici assurdi…
Così impari a baciare e abbracciare la prima collega che incontri per strada!!!
@Clockwife: Bisogna aggiungere l’avatar anche su MyBlogLog, così, per dire, eh… Poi non è che gli so’ saltato addosso, ma certo, in quanto non era Ilda, si sarà risentita, ecco.
Che si sia risentita è da vedere… dato che non essendo Ilda forse non è nemmeno sposata… >:-( comunque sia… io sarei rimasta sul vago…