Caro Silvio,
ti scrivo queste poche righe per dirti che fortunatamente non sono un precario. Oddio, precari nella vita lo si è sempre, perchè non puoi sapere se domattina, passeggiando tranquillamente sotto un cornicione, questo si stacchi d’improvviso e ti precipiti rovinosamente nel cranio, ponendo fine alla tua esistenza. Più precari di così…
Però, il fatto di non essere precario lavorativamente-parlando un po’ mi tranquillizza, perchè mi esclude - di fatto - dalla casistica da te così genialmente rappresentata relativamente alla categoria. Che in Italia, quella dei precari, è proprio una categoria sociale, lo si sappia e lo si dica. Visto quanti sono, siamo al limite che due lavoratori atipici su tre sono precari. Questa è una piaga che ci sta affliggendo, sulla quale non è ragionevole mettersi a fare facile ironia, perchè chi la subisce dalla parte della lama, ha dei seri problemi di integrazione e - a volerla dire tutta - anche a campare non è che riesce proprio benissimo.
Io sono molto fortunato, ho un lavoro (per il momento, eh, poi non si sa mai, ma vediamo ’sto bicchiere mezzo pieno, dai…) e, forse anche grazie al fatto che ci spremo sopra anche un bel po’ di sudore, sembra che le cose vadano bene (ma di questi tempi, mai fidarsi delle apparenze…); poi ci siamo potuti permettere un mutuo e un figlio, che oggi come oggi ti guardano da extraterrestre, eppure tutto lavorando e faticando. Già, la fatica, il sudore, che non è propriamente e solo quello fisico, è anche quello che ti procura la responsabilità di dover portare avanti la baracca-mediocre, di gestire problemi da-uomo-mediocre, che non siamo milionari e che non lo diventeremo mai. Anche in questo c’è una certa distanza, tra di noi: io la noto, e tu?
Però, se mi consenti un’osservazione, nella tua divertente considerazione sembri esserti dimenticato che in questa categoria sociale, i precari, ci sono elementi maschi ed elementi femmine: non so dire in quale percentuale e non m’interessa, ma certo non saranno tutte donne. Perciò, del tuo discorso (che l’ho capito che era una battuta, eh…) mi sfugge comunque un particolare: oh che - percaso - se son maschio e son precario devo andare in Spagna e sposarmi Piersilvio? oppure è sufficiente che mi trovi una donna milionaria in Italia, che - si sa - pullula di donne milionare in attesa di prendersi in casa un precario…
Piuttosto inquietante come prospettiva, capiscimi se nutro delle perplessità, anche nella consapevolezza che si trattava solo di una provocazione. E’ che purtroppo alle provocazioni non sono avvezzo, e ancora - pensa quanto sono sciocco - mi duole quel coglione e ripenso al fatto che forse me la cercherò anche ’sto giro.
Siamo lontani, io e te. Ma io non sono più un giovane (almeno non quanto lo sono quelli a cui ti rivolgi e che cerchi di convincere) , e quindi è probabile che non riesca a cogliere appieno l’eleganza e la valenza (in termini di promozione pre-elettorale) delle tue osservazioni. Me ne cruccio, ma suppongo che riuscirò a viver bene anche ’stavolta senza questi capisaldi.
Con affetto, il Clock.

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una lettera che sottoscrivo