Io sostengo che l’idea di Luca Conti (e David Orban) sia sostanzialmente buona: invitare chi mi legge ad andare a votare è senz’altro una encomiabile iniziativa, però…

…però io sostengo che queste elezioni non le vincerà nessuno, nel contempo le perderanno tutti, in virtù della teoria secondo la quale nessuno potrà governare in completa autonomia (e spero di sbagliarmi, o forse no…);

io sostengo che con una legge elettorale quale quella che abbiamo, il meglio che può capitarci è un altro governo di ventiquattromesi, esagerando pure;

io sostengo una opinione politica che purtroppo non riesco a collocare esattamente in nessuna proposta attualmente presente sul mercato: gli schieramenti sono asettici, variamente infarciti di ideologie diverse e talvolta antitetiche, pregni della strategia del brutto l’altro e senza proposte significative proprie;

io sostengo, però, che il voto va dato, perchè espressione massima della democrazia: ovvero, esiste (ed è unica, sperabilmente) almeno una proposta politica che si avvicina con minimo scarto alle mie posizioni, e che è in grado di proporsi come valida alternativa al resto, e quella voterò.

Da che ho avuto l’eta per recarmi al seggio, non ho mancato una sola volta di esprimere il mio voto, in qualsiasi occasione. Questo perchè ho sempre considerato il voto come un dovere, si, ma anche - e soprattutto - come un diritto. Diritto di esprimere la mia opinione e la mia preferenza, e poterla dunque sostenere. Diritto di prendermela con coloro a cui è andato il mio voto (si, Novecento ha ragione!) e che hanno disatteso le promesse fatte. Diritto di sentirmi ingannato.

E, al limite, di incazzarmi un po’…

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