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Come gli anni di Cristo

Ma potrei dire come i trentini che entrarono in Trento tutti e trentatrè trotterellando.
Non dimenticando che lo si sente dire dal dottore durante l’auscultazione: cortesemente, mi dica trentatrè.
E perchè non citare il numero di vertebre della colonna (vertebrale, appunto) dell’uomo: si, trentatrè anch’esse.
Dicono che sia anche il più piccolo numero intero che non può essere espresso come somma di numeri triangolari differenti, ma questo non mi consentirà di vivere un giorno di più di quanto devo.

Si, perchè a dispetto delle sciocchezze che pervadono ‘sto posto, in teoria io oggi ci sarei arrivato, a questa fatidica soglia. Che poi, fatidica… con la doverosa grattata di amenicoli, se mi è permesso, spererei di aver miglior sorte del coevo antenato sacro (visto, peraltro, il mio esser profano).

Così, riflettendo un po’ sul fatto, sul facente, e sul da farsi, ho trovato che:

Nonostante padre, sono più figlio di mio figlio.

E questo, lo voglio sottolineare, è a mio avviso un gran pregio. Perchè, senza modestia, un padre vecchio (dentro e non fuori, o anche entrambi…) l’è una gran tristezza! Spero di aver ereditato questa qualità dal mio, e spero di conservarla intatta ancora per un po’, almeno finquando lui a sua volta non sarà altrettanto padre (ad arrivarci!!!!).

Seppure con episodi non rari di ipossia, si può ancora giocare a calcetto.

Poi, sulla qualità dei piedi, stenderei un velo pietoso. Ma se fossi nato Maradona, di certo non starei qui a scrivere. Non starei qui. Non starei. Non.

Ma a questa età ancora scrivi cagate su un blog?

E non solo, ora come ora uno e mezzo, quasi due, ma ne riparleremo più avanti… Sommati i commenti che vado lasciando in giro (tutti di qualità, ben inteso), diciamo che di parole ne ho bruciate abbastanza. Tanto che, giusto oggi pomeriggio, coniando nuovi termini con un collega (attività abituale, recentemente, nei nostri uffici: e non lavoriamo all’UTET, tanto per dire…), ci siamo accorti che ormai l’idioma iitaliano non ci basta più, che abbiam bisogno di una lingua morta da restituire alla vita, che tutte le parole che potevamo pronunciare le abbiamo dette, che potevamo scrivere le abbiamo postate, e che sapevamo le abbiamo usate. Non è detto che prossimamente non se ne faccia un sunto. Cioè, qualcosa c’è già

Ora, sto giusto pensando che l’autocelebrazione del proprio genetliaco, per di più a mezzo telematico, sia decisamente un’azione riprovevole. Però, lo dico in tutta franchezza, stigrandissimicazzi! Al punto che mi dedico pure una canzone – che adoro, ancor prima di Lost – e così sia (giusto per onorare il titolo)!

(che per chi mi segue altrove, significa che mi faccio le musiche da solo, ahahah… )