Del Porcellum, mi sembra, si è detto abbastanza.
La legge elettorale che ci condurrà alle prossime elezioni è una delle peggiori che l’Italia abbia mai avuto, lo sa anche Calderoli e - peraltro - non ha mai avuto difficoltà ad ammeterlo pubblicamente. Il fatto è che tutti si lamentano (anche quelli che non si lamentano), ma poi nessuno - alla resa dei conti - ha fatto un bel nulla per cambiarla, anche quando (maggioranza alla mano) avrebbe tecnicamente avuto la possibilità di mettervi mano.
Ma a margine del giocattolo elettorale, si sta consumando in questi giorni un’altra epica battaglia sulla validità delle schede elettorali che dovremo andare a compilare nell’apposita cabina di voto istituita presso i seggi di competenza. E se il dibattito sul sistema elettorale poteva avere un senso, questo sulle schede ha ben definiti i lineamenti del paradosso!
Le disposizioni riguardanti le modalità di disegno delle schede elettorali, infatti, sono contenute nel Decreto Legge 75 dell’8/3/2006 (poi convertito in Legge 20/3/2006, numero 121), a firma dell’allora ministro dell’Interno Beppe Pisanu e - ovviamente - del Cav. Berlusconi.
L’indicazione, infine, è chiara: non possono esserci più di cinque righe di simboli (cosa che di fatto rende impossibile collocare ogni “coalizione” in una riga, sono ben più di cinque!), e una coalizione può detenere una riga tutta per se solo nel caso in cui sia composta da un minimo di cinque simboli. Pare che il numero cinque abbia guidato spiritualmente gli ideatori del dispositivo!
Non riesco a ravvisare, nella configurazione data alle schede (obtorto collo, a mio avviso) dal Viminale, qualcosa che possa andare in contraddizione con le raccomandazioni di legge. E’ evidente che le disposizioni erano perfettamente registrate sulle coalizioni di due anni fa, risultando vagamente fuorvianti in questa edizione: ma di una legge, quale essa sia, bisogna saper apprezzare gli onori e accettare gli onèri! Per chi non l’avesse vista, la scheda è questa:

Se ne deduce che, alla carenza di argomentazioni valide per una sana e corretta diatriba, l’attuale classe politica sopperisce con teatrini di dubbio gusto su argomenti definitivamente inutili per le reali sorti del nostro paese, quali la disposizione di sedici simboli in cinque file, senza ripetizione, con spazi alternati in modo casuale, e livello entropico risultante ridotto: all’Università, esame di statistica, facevo esercitazioni più interessanti, ricordo.
Diceva un Berlinguer primi anni 80, che “…i partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela…“; caro Enrico, da allora ad oggi non è cambiato molto: di diverso c’è che oggi girano con l’iPhone.
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quando tutti si lamentano, generalmente va tutto bene