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Giustizia è fatta?
Quando in mezzo ad una storia di cronaca c’è una creatura, è sempre difficile risultare oggettivi, nella valutazione. E questo vale per la massa, per il popolo, per la gente comune: entrano in gioco una serie di fattori emotivi, sensazioni, coinvolgimenti che portano ad interpretare certe questioni sotto punti di vista estremamente soggettivi. Quindi non credo di essere la persona giusta per esprimere un giudizio sereno sugli esiti definitivi (?) della vicenda Cogne.
Quello che mi preoccupa è il concetto di giustizia che ne emerge, invece. Una giustizia lenta, impacciata, logorroica, viziata da continui capovolgimenti di fronte e probabilmente inficiata da numerosi errori di valutazione, mancanze, menzogne. Che quello, il concetto di giustizia, non ne esce bene, da questa faccenda.
L’attenzione morbosa riservata al caso, d’altronde, non poteva portare ad un finale diverso: i salotti serali della televisione ci hanno bombardato con le loro indagini parallele, con l’opinione dell’esperto di turno, con il susseguirsi di ricostruzioni al limite del credibile e – chi più e chi meno – puntando il dito contro il colpevole di turno. Indegno. Così tutti si sono sentiti in diritto di dire la loro, di proporre la teoria alternativa, di esprimere giudizi, di dare suggerimenti. Utilissimi per mettere confusione, suppongo, ma decisamente inutili per arrivare ad una conclusione seria e per apportare elementi qualitativi all’indagine.
Si è innocenti fino a prova contraria, ma la prova contraria definitiva non sembra mai aver fatto capolino. Senza per questo mettere in dubbio le decisioni, o difendere ora chi è stato condannato in via definitiva, ma probabilmente solo in modo parziale. Perché è vero che se dopo tutti i gradi di giudizio la condanna è stata confermata, è innegabile che in assenza di una prova schiacciante rimarrà almeno il dubbio che forse si è lasciato qualcosa di intentato. In fin dei conti, comunque, chi altri poteva essere stato?
Del resto, sono pronto a scommettere che tra qualche mese ci sarà un nuovo caso Garlasco, a riempire i palinsesti delle reti televisive, ad occupare opinionisti di alto rango e riempire le tasche di ennesimi consulenti con voce in capitolo per determinare, da una parte, la totale colpevolezza di questo o quello, e dall’altra, a smentire – nella più completa delle forme – le teorie dei primi.
E’ accettabile, in uno stato di diritto, dover attendere anni per avere un risultato parziale? Non essere in grado, nella stragrande maggioranza dei casi, di determinare con esattezza cosa sia accaduto con fatti circostanziati e prove inoppugnabili della colpevolezza di una persona?
Lasciamo i nostri cari nei loro loculi senza concedere loro la giustizia (o almeno l’onore) di colpire con certezza chi ce li ha messi, e lo facciamo da troppo tempo, con il rischio di continuare a farlo a lungo.
A me, questo, sembra davvero inaccettabile.





Al di là dell’iperattenzione mediatica scatenata dal caso, c’è proprio quella situazione di incertezza, reale o percepita, intorno a questo caso a renderlo tanto complesso.
Crea sgomento sapere che, seppure tutti gli indizi danno ragione ai Tribunali che hanno giudicato, esiste il rischio posso essere finita in carcere una persona innocente.
O forse non vogliamo semplicemente credere che quella donna, possa aver compiuto un gesto tanto folle ed inspiegabile.
Da parte mia preferisco 100 copevoli liberi ad un solo innocente in carcere, ma nessuno, per ora, potrà dire se la giustizia ha sbagliato oppure ha svolto il suo corso regolare.
@Novecento: La tentazione è, infatti, quella di non volerci credere, di non poter proprio pensare che una madre uccida il proprio figlio, sopra un letto, con qualsiasi oggetto o arma, e poi riesca a trafugare dalla memoria ogni istante (o fingere di farlo, ma fingere bene). Eppure qualcuno quella creatura l’ha davvero straziata. E alla stessa stregua, non mi posso sentire sicuro fino a che c’è un potenziale bombarolo in giro per l’Italia, tanto per dire. Viviamo nell’incertezza della pena: ma perché c’è sempre l’incertezza sul colpevole, che viene chiaramente prima.
Non c’è legame, secondo me, tra il caso mediatico e il caso giudiziario. Il putiferio televisivo non è una debolezza del sistema giudiziario (ma forse ho capito male io la tua tesi, ho letto in fretta).
Per male che sembri funzionare la giustizia, è il sistema giudiziario che regge il nostro paese. E io ho fiducia in questo sistema. Sono i singoli che forse sbagliano troppo. Troppi singoli.
In Italia il voler criticare troppo il sistema giudiziario ha permesso a chi è al potere di modellarselo addosso per i prorpri porci comodi… E gli stessi che l’ahho già fatto continuano a farlo (nuovi emendamenti e leggi ad personam che allungano i tempi per far cadere in prescrizione il processo di Berlusconi dov’è c’è quel certo Mills o come diavolo di chiama).
Se due processi hanno dato sentenza di colpevolezza, significa che la Franzoni è colpevole. Non dobbiamo lasciarci troppo influenzare dalle balle televisive e alle false impressioni che i giornalisti hanno dato su questo caso. La giustizia serve proprio a fugare i dubbi di colpevolezza o innocenza. Ci sono tre gradi di giudizio proprio per essere sicuri di non sbagliare. Meglio questo o una giustizia americana dove si manda a morte, con processi quasi sommari, il nero di turno?
Se la cassazione non ha trovato vizi di forma, i primi due processi sono validi.
Non credo in una giustizia così fallace in Italia. Non siamo poi così da buttare via.
E non dimentichiamoci che il giornalsta servo che più di tutti ha marciato su questa storia è il Mangiafuoco-Vespa servetto di Silvio. E sappiamo che è proprio di Silvio la volontà di gettare merda sul sistema giudiziario del nostro paese.
Scusa la lungaggine. ^^
A presto scudettato.
DMC
sto a prepara delle magliette vieni a vede ciao
Aldilà dell’omicidio del figlio su cui non mi esprimo, la Franzoni e quell’animale del suo ex avvocato Taormina dovrebbero stare in prigione a vita per aver falsificato le prove ostacolando le indagini.
Non se n’è parlato molto, l’Espresso aveva dedicato un bell’articolo dove spiegava i fatti: Taormina, pur di vincere la causa e guadagnare fama, ha incaricato scienziati svizzeri a fornirgli del sangue da usare come finte prove in aiuto alla difesa della Franzoni.
Solo per questo, entrambi, meriterebbero almeno 30 anni di carcere.
@DMC: Infatti probabilmente mi sono spiegato male, ma volevo fare una sottile differenza tra la giustizia ed il senso di giustizia, vedi se riesco a spiegarmi meglio: non ho alcun dubbio che la giustizia in quanto tale (nella quale ripongo la massima fiducia, lungi da me metterne mai in dubbio l’ufficio!) abbia seguito il suo corso regolare, e che la sentenza sia tecnicamente corretta (di più, io sono stato fra i colpevolisti fin dal principio, considerando poco credibile qualsiasi insinuazione ulteriore), ma il senso percepito, di questa giustizia, è purtroppo assai debole. Se vai in giro e chiedi, troverai pochissimi disposti a giurare senza ombra di dubbio che questa donna è colpevole, pur non avendo un’altra plausibile spiegazione. Questo perchè intorno alla questione, invece di mantenere il contegno richiesto da determinate materie, si è scatenato un putiferio indegno. Perciò da me non avrai mai parole di ringraziamento per i vari Vespa o similari che ci hanno gonfiato intere nottate: figurati! Al limite indignazione. Se tuttavia il dispositivo giudiziario italiano fosse più rapido, più incisivo, meno logorroico, meno capzioso e “manovrabile” (proprio nei singoli che dici tu, ovviamente), e più preciso, il senso percepito di giustizia sarebbe decisamente superiore. Ed avremo sempre (o quasi) un colpevole per i delitti più efferati. Almeno quelli, che alla giustizia “fai-da-te” e i suoi manovroni siamo già abituati!

@stefanodilettomanoppelo: ‘So venuto a vedere, ti rispondo della’!
@bahrabba: Ad ulteriore conferma che è stato dato troppo risalto mediatico alla cosa, trasformando un’indagine per omicidio in una tristissima bagarre massmediatica nella quale l’unica cosa importante era vincere, con qualsiasi mezzo, e non dare un volto certo all’assassino di una povera creatura. E comunque, pare che tre anni glieli scontino già: non mi sorprenderebbe se la vedessi nuovamente in circolazione fra qualche anno…
Questo è andato, ora ci rimane Garlasco, Perugia e così via.
Non si annoieranno
Byez
Italia: paese di santi, poeti, navigatori… avvocati, giudici, allenatori, politici, professori, etc etc etc…
@SteveMcQueen: Comunque m’è tornato in mente che l’avevo già scritte qui, le mie perplessità. Il tempo passa, ma quelle restano le stesse… Salùt!
@Teiluj: Uhm, mancano le veline e poi ci sono davvero tutti!
Su Cogne non so nulla e non me ne frega nulla.
Non seguo Vespa ma adoro i pregiudizi e qualcosa mi dice che fa 67 puntate su Cogne per non parlare di quello che fanno i politici dentro e fuori dal parlamento e forse questo è un bene visto che attualmente non esistono movimenti di lotta armata in Italia, e si rischia di ingollarci il fegato per nulla.
La giustizia è lenta perchè fa comodo così.
Allora sì….
@illa, essa, idda: Analisi secca ma condivisibile. Su tutta la linea. Aggiungo che, comunque, un minimo di vouyerismo mediatico nelle 67 puntate io l’ho intravisto. Cioè, m’è bastata l’unica mezza puntata che ho visto.