Archivio di maggio 2008

Paragoni da scuola

| 21 maggio 2008 | 9 commenti » | velocemente

Scuola guida, su gentile concessione di www.fotosacconier.ir

Il tempismo (e l’utilità) di una Scuola Guida in mezzo al traffico cittadino congestionato delle 8 del mattino, è paragonabile solo alla prova a sorpresa di matematica del lunedì mattina: inopportuna, te la ritrovi quando pensi che forse era iniziata una buona giornata, e vivi nella consapevolezza che non potrai passarla mai.

Che poi qualcuno che copia c’è sempre, si sa. E infatti dietro alla Scuola Guida nove volte su dieci si piazza una figura a scelta fra { la mamma, il papà, il fratello, la zia, la nonna , il fidanzato/a } che seguono a breve distanza per monitorare la situazione…

Stamattina pioveva pure, che suona come aggravante “senza calcolatrice” della prova di cui sopra, per intenderci.

Passioni da scudetto

| 20 maggio 2008 | 10 commenti » | sportivamente

Pare, insomma, che l’Inter abbia vinto il suo sedicesimo tricolore. No, davvero, quel “pare” non voleva certo far scadere il tutto ad ironia spicciola. Peraltro il campionato è finito nel migliore dei modi possibili: deciso a 30 minuti dalla fine, quasi cose d’altri tempi, una meraviglia.
Questo, chiaramente, salvo ripensamenti successivi della giustizia sportiva. Fra quindici anni, quindi, potremo sapere chi lo ha vinto con certezza.

Ad ogni modo, stamattina mi aspettavo caroselli, in ufficio: gente con la maglietta di Materazzi a battere la stecca al collega rossonero – se non addirittura al datore di lavoro -, altri che andavano in Comune a far richiesta di variazione dei dati anagrafici per farsi intitolare Zlatan… ragazze, completamente nude, vestite solo di strisce di cotone semi-trasparenti colorate nere e blu… robe del genere, insomma. L’ultima specialmente.

Invece niente. E questo mi fa specie. Il primo scudetto dell’era Mancini totalmente guadagnato sul campo, contro avversarie che si sono dimostrate temibili e tenaci, sprecato così! A sentir dire: “ti dirò che son più contento che il Milan non è in Champions!”. Pietoso.

Il sito ufficiale, poi, da l’idea di tutto l’entusiasmo dell’entourage nerazzuro, pubblicando una compostissima ma essenziale animazione a commemorazione dell’evento; per i lettori di ContrariaMENTE mi è gradita l’occasione di rendere disponibile una diapositiva:

Immagine tratta dal sito ufficiale

Ah, la passione…. vabbè, non è che c’era da aspettarsi di meglio, a pensarci bene. In definitiva siamo alla consacrazione dell’inutilità del pallone e del calcio giocato, almeno come momento di divertimento e, appunto, passione. Il gioco del calcio è stato ridotto alla compassionevole parata (e mi si perdoni il gioco di parole) funzionale al riempimento dei palinsesti televisivi, con opinionisti di dubbia natura, movioloni del giorno dopo, tafferugli verbali e scaramucce da condominio di Via Turati. Già ne hanno fatto un reality: non mi stupirei se scoprissimo che tutto questo campionato, in realtà, è stato un “Grandissimo Fratello Pallone“!

Peggio. E’ appena finito un campionato che già sono settimane, mesi, anni (in verità non si smette mai di farlo) che si parla di come investire altri milioni di Euro sul gioiello del momento, di come tirare fuori dai pasticci quel povero disgraziato di Ronaldo, o di come suddividersi i prossimi diritti televisivi delle partite di Serie A e B (si dividono ancora?). In una successione di stronzate cosmiche che fanno sorridere l’authentic-povero-disgraziato®, che a sentir parlare di “milioni di Euro” pensa subito alla Finanziaria (e perciò smette subito di ridere…), e invece è il cartellino di Pato: che disdetta!

Stronzata per stronzata, mi piace pensare che di quest’ennesimo anno di pallone (passione di, n.d.r.), forse, resterà qualcosa da salvare: a tale proposito, meno male che quest’anno ci sono gli Europei, che io la Gialappa’s che li commenta, non me la voglio perdere!

…altro che Il Dottorino

| 17 maggio 2008 | 20 commenti » | contestualmente

Qui in paese è arrivato da poco, quel giovanotto con la laurea in medicina e la faccia da bravo ragazzo. Tanto che lo chiamano “Il Dottorino“. Si dice che abbia una specializzazione in oncologia, ma che nessuno lo vuole star ad ascoltare, che lui ha idee tutte sue e particolari. E però deve aver ragione, perché da dove viene ha già curato un paio di morenti a suon di acque oceaniche e digiuni settimanali. Dice.

E allora il figlio di Mario ieri non si sentiva bene, aveva mal di testa da due giorni, così Mario ce l’ha portato dal Dottorino. Referto drammatico, ma il giovanotto sa dove mettere le mani: ché se ad un padre dici che suo figlio ha un tumore e tu hai la soluzione, non c’è parcella che lui non sarà disposto a coprire. L’intervento non lascia tracce, nessun dolore, nessun pianto, nessun ricovero. Solo un po’ di acqua oceanica, dopo. Il figlio di Mario torna a nuova vita, è salvo. Il Dottorino si fa strada.

Così capita che anche la sorella del Sindaco si ammala: lei non può più andare al bagno senza morire dai dolori. I medici dell’ospedale le hanno detto che sono coliche, che per guarire deve bere parecchio, deve muoversi, smaltire; invece Il Dottorino ha ben altra diagnosi: e anche stavolta risolve tutto, con l’acqua oceanica, of course, e con l’imposizione delle sole prodigiose mani.

Qualcuno, il solito guastafeste, comincia a dire che è un santone: ma lui no, lui difende la sua laurea in medicina, anche quando fallisce con il padre di Carlo, il barista. A nulla vale averlo fatto recedere dalla chemio, e interrompere quelle cazzate di terapie consigliate dai medici tradizionali. No: il vero problema è che Carlo ce l’ha portato tardi, il padre, dal Dottorino. E lui è bravo, ma miracoli non ne fa, non ne può fare, non è un santone.

Però Il Dottorino ormai l’ha capito, ma d’altronde lo sapeva bene, che con la gente nella merda fino al collo ha vita facile, che può far credere loro di trovarsi nella cacca anche quando sono più sani di un pesce. Figlio di puttana. E insiste li dove l’umana natura è più fragile, dove il non-eticamente-preparato si può lasciar condizionare, dove la persona in difficoltà è capace di credere che Cristo è morto dal freddo. Supposto che sia mai esistito. E dicevano fosse il signore della legna… Che poi, alla fine, prima di Ippocrate cos’erano i medici, se non santoni, no?

Dopo il padre di Carlo, muoiono in tanti, qui in paese. Il Dottorino vacilla. La gente si comincia a fare domande, troppo tardi. E così si scopre che la laurea non esiste, che al figlio di Mario son ripresi i mal di testa ma che è tutto normale e che in quel cranio non c’è nessuna fottuta neoplasia, che alla sorella del Sindaco le coliche son tornate dopo che ha smesso di bere, e che la gente muore, tutti i santi giorni: perché quel che deve accadere, accadrà. Anche se Cristo risorgesse dal freddo, per dire…

…altro che Il Dottorino.

Regionale 2484

| 16 maggio 2008 | 7 commenti » | contestualmente, personalmente

Avevo sentito parlare di connessioni via GSM su un treno, da un amico. Roba da farti accapponare la pelle. Tu a twittare li come un ragazzino col primo Nintendo, e la gente intorno a guardare mentre ti sbellichi per l’ultimo diretto di AutomaticBS. Si, davvero una figata. Per non parlare della presenza di un nuovo item nel feedreader, presto segnalata dal persecutorio numerino sulla tab di Netvibes, quello – per intenderci – che non fai a tempo a riportarlo a 0, che lui – testa di cazzo – sta già di nuovo a 69…

Dicevo: ne avevo sentito parlare, ma dovevo pensarci che era una leggenda. Qualcosa di mitologico, messo li a farti credere che in un mondo ideale potremmo essere tutti tecnodotati, mentre nel mondo reale siamo irrimediabilmente tecnolesi, indipendentemente. Che un GSM tra Roma e Orte perderà il segnale almeno centosettantatrè volte, e alla centosettantaquattresima non hai più santi da invocare (anche se tecnicamente ce ne sono 365, molti di questi sono obiettivamente intoccabili). Allora cominceresti dalle madonne: ma per quanto la tua fantasia possa essere fervida, più di una non riesci a scaricarne.

Troppe gallerie e gente dal fiato pesante, alle 18 e 43 di un venerdì sera da Regionale 2484, con la pressione interna alle carrozze che oscilla più del pendolo di un cucù, e come ti giri giri ci son solo facce da funerale. Essù, figliuoli, che la vita è bella. Anche dentro questo Regionale 2484, alla fine, è sempre possibile trovare elementi di giubilo.

Ok, giubilo è esagerato, ma almeno contentezza, serenità, allegria. Alla fine è un venerdì, quello di cui stiamo parlando. La metà di noi (voi) domani non lavorerà. Dell’altra meta, un buon 70% sarà addirittura al mare; dei restanti qualcuno si farà esplodere in segno di antagonismo; qualche altro si incazzerà perchè l’Inter ha perso uno scudetto (tsè, uno)… e poi c’è sempre un pirla che dovrà lavorare, che questo mondo qualcuno lo dovrà pur mandare avanti. Perchè non uno del Regionale 2484?

Insomma mi trovo a scrivere sul Notepad, che è già una grande conquista, per l’uomo del Regionale 2484. E ad annotare di quello con la chiazza di caffè sulla camicia (è un alone, ma solo caffè poteva essere, in origine); o di quello con il comics aperto sulla stessa pagina da venti minuti (“settimana cinquantadue“, possibile?, che roba è?, sono ignorante!); o dell’intellettuale tarocco con la camicia a quadri arancioni e la cravatta imbarazzante, anni 70 direi, ma offenderi la generazione di mio padre e non voglio, su tutto spicca la Moleskine acquistata a 4€ dal cinese all’angolo, intonsa; o della scritta “Carrozza Climatizzata” mezza mangiucchiata sul finestrino, che questo vagone del Regionale 2484, la climatizzazione, l’avrà vista il giorno dell’inaugurazione, nella migliore delle ipotesi.

Tanta gente, tante cose. Il rumore. E io che scrivo di uno che fa le foto con il cellulare, di sottecchi, alla biondina – sconosciuta ma gradita – dirimpettaia (che io vedo di spalle, e non posso valutare oggettivamente, ma le spalle non sono un granchè…), con un mezzo sorrisino stampato in faccia e l’iPod in cuffia: ascolterà Tiziano Ferro, se tutto va bene. Questo Regionale 2484: micromondo. Ma la connessione non c’è, la batteria del GSM sta morendo, le gallerie invece… un fottìo.

Accidenti: la biondina s’è alzata per scendere alla prossima.
Le spalle ingannano.