
Puntuale come il callo con le scarpe nuove, anche quest’anno sta arrivando il tormentone della prova costume.
Una cagata pazzesca, inventata dai giornaletti per vendere dieci copie in più grazie alla miracolosa dieta per smaltire il grasso superfluo in tempi record, senza rinunciare a nulla, stando tranquillamente seduti in ufficio o poltrendo davanti alla TV. Se davvero esisteva una roba del genere, secondo voi, la Platinette era conciata in quel modo li?
Ma il giornalismo d’opinione non si ferma qui, no. Non è che decide UNA dieta per tutte, no. Ogni testata, la sua dieta. Se le riesci a fare tutte insieme, alla fine dell’estate ti riconoscono la pensione di invalidità.
Quando ero giovane anche io facevo la prova costume: pigliavo il costume di mio padre, di otto misure sopra al mio, e cercavo di capire quanto diamine dovesse ancora crescermi per riempirlo tutto. Beata innocenza, che poi se guardavo dalla finestra l’amichetta del balcone davanti (nella foto in alto, un particolare della prova costume della mamma dell’amichetta), riuscivo anche a indossarlo meglio, temporaneamente.
Un giorno, l’amichetta - Clara era il suo nome (difficile che possa riconoscersi in questo post, e questo probabilmente dipende in larga parte dal fatto che il nome è di pura fantasia, così come la situazione) - m’ha visto far le prove con lo slippone paterno. Da allora Clara è rimasta identica, colpita dal blocco della crescita.
Non che mi senta in colpa, per carità, ma è come se fosse stata la prima vera cazzata della mia vita.




































Ma ora almeno sei giunto alla misura o stai ancora facendo la prova costume? Anche se, visti i tuoi attestati, mi sa che ora stai facendo la prova costume… di Rocco!