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Ciò che vedo
Oggi è un giorno particolare. E’ l’ultimo giorno del mese di Luglio. Di un anno difficile, che è iniziato sotto una cattiva stella e che sta continuando su un binario molto difficile. Ma è un giorno.
Che di giorni particolari, riflettevo, nella mia vita ne ho vissuti parecchi. Ho vissuto la morte di un genitore, la laurea, un compleanno, un San Valentino, un matrimonio, un capodanno, un incidente automobilistico, la nascita di un figlio, un giorno di vacanza, un successo sul lavoro, un colpo in testa sul bagagliaio dell’auto di mio zio, uno specchio rotto, un soccorso ad un perfetto sconosciuto colto da un colpo di sonno in mezzo alla strada che ha distrutto la propria vettura, una ginocchiata sullo spigolo della scrivania, la prima volta che ho detto “Ti amo”, l’ultima volta che sono entrato nel mio Istituto Superiore, una domenica a scampagnare in una collina tra monaci e monasteri, l’ultimo saluto a mio nonno…
Cosa sono tutte queste cose? Nulla. E tutto. E quante ne ho dimenticate, nella citazione? E’ possibile che di 12172 giorni di vita mi ricordi solo di questi pochi giorni particolari? No, infatti non è così: ora mi torna alla mente anche dell’altro. Ma sarebbe troppo lunga, questa lista: all’incirca 12000 e rotti eventi accaduti nella mia vita, uno per ogni giorno, alcuni belli e meravigliosi, alcuni brutti e terribili, altri del tutto normali ma – visti in ottica futura – assolutamente eccezionali.
Anche oggi, accade qualcosa. Ed è un qualcosa di impalpabile, oserei dire trascendentale, al punto da non poter essere descritto. O descritto più o meno come: mi accorgo finalmente di ciò che vedo. E non è una dissertazione filosofica, non ho ne titolo ne competenze per arrampicarmi in questo esercizio, è uno stato d’animo diffuso, è una consapevolezza che prende piede dentro di me. Cosa l’abbia scatenata non lo so, o forse si, ma so per certo che oggi ho cominciato a prendere realmente consapevolezza di ciò che vedo, di ciò che che vivo, e non di ciò che mi aspetto, o che mi piace e voglio vedere. E perciò vedo tutto, vedo il bene e il male, vedo l’indifferenza, vedo il giusto e lo sbagliato, vedo il piacevole ed il disgustoso, così come sono e come mi si presentano: quel filtro ideologico che prima mi impediva di considerare molto di quel che vedevo, o peggio ancora lo distorceva a mio piacimento, si va lentamente sgretolando.
Che questa scoperta faccia di me una persona migliore, è tutto da stabilire. E tutto sommato non vedo assolutamente la ragione di ridurre il tutto ad una considerazione di questo genere: il valore di una persona non è certamente rappresentabile su una scala di misurazione numerica, non si è buoni 64, cattivi 28 e così così 8: si è persone, con i pregi e i difetti, i vizi e le virtù, i valori e gli ideali, i pensieri e le opinioni. Ne assolutamente giuste ne assolutamente sbagliate.
In fondo, oggi per la prima volta, le parole “è vero tutto e il contrario di tutto” danno una ragione all’esistenza di questo spazio, perchè colui che vi scrive accetta finalmente questa proposizione così lucidamente impossibile eppure irragionevolmente vera. Anche nel suo contrario.
O almeno, questo è ciò che vedo.





Bellissimo post, non aggiungo altro.
Non ti rende migliore o peggiore. Ti rende forse diverso. E, mi auguro, più in pace con te stesso.
Don Chisciotte era un personaggio terribilmente romantico, ma innegabilmente sciocco.
La consapevolezza di se stessi e dei propri e altrui limiti è sempre un gran passo avanti, fidati. Il vedere le cose per come stanno e non per come vorremmo che fossero è come tornare alla vista per un cieco. Scopri tante cose e tanti colori che apprezzi proprio per quello che sono, semplicemente. E ne rigetti tante altre che pensavi fossero cioccolata… e invece…
Suvvia…. è stagione di farfalle!
bene, ora guarda bene tutto, tieni il meglio e manda affanculo il resto. Questo mondo è stato fatto così male che non possiamo concederci il lusso di accontentarci del meno peggio.
è anche necessario che io (in quanto il dino & l’idolo) commenti questo post? o è sufficiente questo perchè ci arriviate da soli?
Non ti avevo riconosciuto in questo blog,
ma ho letto questo post, intenso,
bello davvero,
poi ho visto che eri tu.
meglio, non mi sono lasciato influenzare
e ho apprezzato le tue parole in tutta la loro forza.
@Hoshimem: Grazie, è un po’ che non ci sentiamo, ma vedo che sei stata al mare…

@Novecento: Arrivare alla pace sarà un cammino lungo e periglioso, e Don Chisciotte mi mancherà, parecchio. E’ che da una parte bisogna cominciare, no? Mi sembra un buon inizio, tutto qua.
@HoldMe: Non ci si riesce da un giorno all’altro. E questa farfalla è anche stanca. Con calma, e molto sangue freddo, mi riposerò e ricomincerò la, da dove avevo lasciato!
@azael: Come darti torto. Peccato sia quasi tutto il meno peggio, in questo mondo: certo che è stato fatto proprio a cazzo, eh…
@il dino & l’idolo: Ho capito benissimo, non ti preoccupare. A volte rimpiango la mancanza di una seconda o terza personalità alla quale addossare le colpe o spaccare la faccia, in condizioni di necessità. Vedi che se conosci un modo per dotarmi di una simile caratteristica, sono disposto a pagare, eh!
@mauro: Sono contento ti sia piaciuto, con un po’ di autocompiacimento ammetto che rileggendolo è piaciuto anche a me… forse è proprio quando si scrive ciò che si prova senza filtri, che si da il meglio di se! A presto.
Cambia oculista…

Scherzi a parte, pensieri profondi, anzi profondissimi
Byez
Ot. Vediamo se riesco a commentare dal cellulare…
@Steve McQueen: L’unica cosa buona che ho rimasto sono dodici decimi per occhio, e dell’oculista – ringraziando il Signore – ancora non ho avuto mai bisogno. Anche se, tutto sommato, qualcosa mi deve essere sfuggito, alla vista, in tutto questo tempo…
)
@HoldMe: Pare di si. Ma straordinariamente sei passata inosservata a qualsiasi log, davvero, non c’è traccia del tuo passaggio! In pratica ti sei dotata di un browser completamente anonimo e trasparente, non so come tu abbia fatto… ma è così… (in verità lo so: non supporta i JS…
Avevi dubbi? Si sa che sono poche persone a fare cose “non comuni”, se poi aggiungi ho il potere di far diventare animata la tecnologia dotandola di un proprio carattere, capirai come possa aver trasferito sta cosa anche al cellulare… Che voglio dire… Si chiama Hades, ci sarà un perché, no?
@HoldMe: Ho una gran voglia di diventare “comune”, infatti, così comune da essere quasi invisibile e trasparente, come il browser del tuo cellulare. Tanti problemi in meno, sarebbero, no? (Ma il cellulare ce l’hai chiamato tu, così, o l’hai acquistato in un negozio di manga?)