Son stato circa due ore al telefono, qualche minuto fa. Ho la testa che mi ronza in modo quasi insopportabile, al punto che comincio a credere che le leggende metropolitane che ci vogliono far credere che le emissioni elettromagnetiche di quelli che comunemente chiamiamo cellulari, ma che probabilmente andrebbero chiamati forni a microonde miniaturizzati, abbiano un qualche fondamento scientifico di rilievo.
Al termine della conversazione l’apparecchio era surriscaldato in modo incredibile. Peraltro, trovandomi quasi in piazza, sotto ad un portico di notevoli dimensioni, ho rischiato in più occasioni di essere bersaglio delle numerose cacche di piccione che - impietose - scendevano a pioggia intorno a me. Questa dovizia di particolari è evidentemente fuorviante, ma mi piace essere prolisso. Oltre che sfoggiare qualche termine inusuale, insomma.
Comunque, la questione è un’altra. Che non c’entra nulla con il cellulare e le sue radiazioni, con il CERN e i buchi neri (tanto è un argomento drammaticamente inflazionato, in queste ore), con i piccioni e le loro profumatissime e granulose cacche, con i termini inusuali e l’essere fastidiosamente prolisso: no, infatti volevo ragionare un attimo sull’inutilità di parlare al telefono.
Oh beh, è chiaro che è stata ed è una invenzione meravigliosa. Essere Meucci è sempre stato il mio sogno, se non altro perchè sarei già defunto da anni e starei bello bello a guardarmi le diatribe di terzi che mi contendono con Bell una così importante scoperta: vi assicuro che non me ne fregherebbe un bel nulla, gli intentai già causa al tempo, e dovetti pagare un diamine di avvocato che non riuscì a tirare fuori un ragno dal buco…
Però, insomma, parlare al telefono o guardarsi negli occhi per fare quattro chiacchiere, o beh, caspita se è diverso. Insomma, non puoi sapere se all’altro capo del telefono c’è uno che mentre parla con te del prossimo contratto da stipulare con la ditta XYZ stia esattamente concentrato sul pezzo di carta o, chessò, si stia amabilmente rollando una canna. No, non puoi dirlo, il tipico sentore del pakistano (che, ci tengo a precisarlo, non conosco personalmente) non ti arriva per tramite del segnale GSM, manco a pagarlo come servizio aggiuntivo dell’operatore. E non puoi nemmeno sapere se stai parlando con uno perfettamente sveglio o se egli si sta mantenendo attento con l’ausilio di puntine da disegno opportunamente collocate sotto all’alluce sinistro (notoriamente più responsivo di quello destro). Ma, ti dirò, cosa ancora più grave, non puoi percepire dal caratteristico movimento delle palpebre se ti sta raccontando una sonora stronzata o se è la persona più seria al mondo. Davvero. Il che vale per entrambi, ovviamente, ma è fuor di dubbio che i micromovimenti delle palpebre ti raccontano più di quanto non sia in grado di fare la macchina della verità. Testato.
Ah, quando invece puoi guardare uno negli occhi, allora è tutta un’altra musica. Che devi essere un vero professionista per nascondere quel micromovimento, o per non farti sgamare la puntina da disegno e - diciamocelo chiaro - devi essere un vero prestigiatore a non farti beccare la canna. Aldilà dell’odore, intendo. Eh già, infatti co’sta faccenda dei telefonini ovunque, in ogni parte del pianeta, e anche questo fatto che in teoria tu puoi comunicare con il famoso “Aboriggeno” che sta dall’altra parte del globo (posto che troviate argomenti di conversazione consoni, piacevoli ed interessanti per entrambi), si è perso un mondo di contatto umano. Conosco gente che si telefona da stanza a stanza, pur di non guardarsi negli occhi, e - se questo può essere giustificabile per persone con gravi difetti diottrici - evidentemente non è ragionevole per umani dotati di un numero di decimi per occhio non inferiore a otto, astigmatismo compreso.
Che poi l’astigmatico c’ha ’sto problema delle righe verticali, vero? Non ho mai capito molto la differenza tra miope, presbite e astigmatico, però mi rendo conto che soffrire di tutte e tre le patologie - contemporaneamente - potrebbe essere un gran casino… altro che micromovimenti delle palpebre!



































Il problema è sempre quello: l’attrezzo è innocente, poi c’è chi lo usa e chi ne abusa. Questione di equilibrio che a volte passa inosservata, questione di punti di vista.
Quantomeno questo è quello che io penso quando mia madre continua a telefonare chicchiessia con la videochiamata: quando ho dovuto comprare il telefono ho dovuto scegliere bene come arginarla, escludendo tutti gli attrezzi che le avrebbero permesso di videochiamare. Perchè il problema a quel punto è il saper di potere: telefonate in ogni secondo.
Meglio star un po’ per i fatti propri ogni tanto.