Archivio di settembre 2008

Il prezzo del setto di membrana mucosa

| 17 settembre 2008 | 41 commenti » | contestualmente

Post: Imene

Non vedo cosa ci sia di strano a mettere in vendita un pezzo di se del quale si può fare tranquillamente a meno: insomma, capirei l’idiozia insita nel volersi privare di un occhio, l’assurdità nel rinunciare ad una gamba ancora in piena forma, o la stupidità di barattare la propria lingua per poche centinaia di Euro, ma l’imene, consentitemi, l’imene, in questo mercato, deve poter avere libera circolazione.

Peraltro, a voler essere precisi, qui non si parla di distribuire l’imene nella sua interezza, cosa peraltro fisiologicamente complicata dalla presenza di altri organi vitali interconnessi, che ne rendono difficoltosa l’asportazione completa. No, qui si parla di porre sul mercato la semplice integrità del setto di membrana mucosa che sovrasta o ricopre parzialmente l’esterno dell’apertura della vagina, attività che – come noto – non può essere ripetuta più volte nella vita di una femmina. Poi, in effetti, alla medesima donna sarà possibile vendere altre parti anatomiche, non per questo aventi valore inferiore, ma l’integrità dell’imene, quella no, la si può mettere in bancarella una volta sola.

Ora, davvero, mi sfuggono le ragioni per cui una trattativa avente come oggetto un bene di questo genere, debba essere esecrata e ridotta al rango di mercimonio: “quella roba è mia, ed io ne faccio quel che voglio…” (direi io al posto di Raffaella) “…potrei anche regalarla, o tenerla in magazzino a vita, batterla (mi si perdoni il gioco di parole) da Sotheby’s, darla (e ridaje) in beneficenza, ma non affittarla, purtroppo, mi spiace.”

Certo, si può obiettare che la merce dovrebbe essere sempre sottoposta alla valutazione oggettiva del potenziale acquirente: in questo caso non so se sia sufficiente una radiografia, ma di certo non sarà facile il “provare per credere” di Ajazzoniana memoria. Anche la clausola “soddisfatti o rimborsati“, evidentemente, dovrà subire una deroga: a meno che non siate chirurghi plastici e sappiate porre riparo alla vostra cazzata.

Consiglio solo alla nostra paladina, vista la cospiqua base d’asta, di assicurarsi sulla solvibilità dell’acquirente: eviterei di rivolgermi a quelli che avevano dato il rating a Lehman Brothers, se vuole un suggerimento.

APPENDICE
Si vede che WordPress ha avuto una specie di premonizione, quando – in prima battuta ed in totale autonomia – aveva chiuso automaticamente i commenti dopo la pubblicazione di questo post: i primi visitatori (dovrebbero essere circa 6 o 7) avranno infatti notato che, all’inizio, il post risultava non commentabile. Bene, la discussione è invece seguita con toni accesi ma pacati (paradosso?), fintanto che non è giunto lui ad apporre la chiosa definitiva, con una delle sue perle. Te lo dovevo, qualcosa, se non altro a parziale compensazione della mancata vittoria ai Macchianera Awards. Vabbè, dai, ho sparato una cazzata…

Pioggia e blog(ger), the night after

| 15 settembre 2008 | 11 commenti » | contestualmente, tecnicamente

Post: BlogFest 2008

È stato molto bello, bello ed intenso, soprattutto intenso e – diciamocelo – dannatamente piovoso. Piovoso come pochi altri posti al mondo possono esserlo: la Foresta Amazzonica, ad esempio, mi dicono possa vantare precipitazioni di simile durata, intensità e fastidio.

C’è comunque da dire che questi posti sono atipici per noi, mediocri abitanti della parte meno nobile di questa Italia divisa in operoso nord-est e resto del mondo. Anche per l’odore, dovrei dire, ma non solo: l’ordine e la regolarità del paesaggio è quasi indisponente anche per un tipo preciso come me.

I vigneti, ah, i vigneti, solo vigneti a perdita d’occhio, approntati con rigorosità geometrica, quasi maniacale; le strade, prive di imperfezioni come a Roma la Cristoforo Colombo, uguale; anche le case in costruzione, non hanno intorno cantieri con materiale accatastato a casaccio, no, c’è uno che ha ricostruito il Colosseo in scala con le tegole ordinatamente disposte ad incastro.

La kermesse, probabilmente, ha risentito dei numerosi cc di acqua piovana impietosamente precipitata a secchiate sul luogo scelto per la convention: niente partite di calcetto o scorribande festose lungo le vie cittadine, sebbene lo spirito suggerito dal camp di Maxime possa dirsi pienamente rispettato. Piacevole la presenza di bimbi e famiglie, a giustificazione di un ambiente davvero rilassato e sereno, all’insegna del divertimento.

Ricordo di aver visto, rivisto o conosciuto una moltitudine di gente, persone, uomini, donne, arbusti, oleandri, rododendri e confezioni-plastificate-di-vogue (se mi è consentito, troppo pesanti), che cercherò di elencare qui in ordine casuale per non far indispettire nessuno: OskarNRK, InLimine, Stefigno, PocaCola e Nicky, Samuele Silva, HoldMe, LaFraaaa, Fedmor, Luca Mondini e signora, Orientalia4all (i miei rispetti), SonoUnPrecario, Felter, EIo/ZioBonino, SedNonSatiata, Palmasco. Inutile aggiungere che qualcuno si sentirà defraudato del link, e ne avrà ben d’onde (sebbene sappia che non fu intenzionale), ma – senza valicare la soglia del buon gusto – me lo si faccia presente e, a mio insindacabile giudizio, sarà posto (o meno) rimedio all’indesiderato misfatto.

Ricordo anche di non aver esattamente approvato alcune assegnazioni degli awards, tutto sommato considerate discutibili anche da altri spettatori alla premiazione: altro non ricordo, ed il fatto è sicuramente imputabile alla qualità e/o quantità delle sostanze assunte in precedenza per dissetarmi.

Poi però ricordo una cena ed un dopo cena, che dio voglia si siano concretizzati in quest’ordine! Nel ricordo dei quali torna prepotente alla mia mente la presenza del gasolio tra le bevande disponibili al wine-bar, la totale assenza di consumazioni al di sotto dei 23€, lo scontrino non fiscale (e la cazziata di Anna che non posso linkare in quanto sprovvista di link, tuttavia provvista di nome palindromo, ricorda…) e l’aglio dello scoglio consumato da azael e quentin, provocatorio, direi…

Un ultimo sentito saluto a Guido, che non è assolutamente un personaggio, no, è così: superiore, anzi, supeviove.

Leggi di compensazione

| 12 settembre 2008 | 11 commenti » | personalmente

Post: Compensazione

Di bello c’è, in questo mondo, che per quanto uno non sia disposto a crederlo, ogni cosa che ci accade nasconde risvolti positivi e negativi: che magari si manifestano in tempi diversi, e in forme diverse, e su due piedi non riesci nemmeno a trovarci un nesso, eppure è sempre così.

Insomma, tanto per fare un esempio, quelli che per qualche motivo non sono riusciti a salire sull’aereo che si è schiantato pochi istanti dopo il decollo, a mio avviso saranno stati quantomeno contrariati per l’accaduto: eppure, sono altrettanto certo che qualche ora dopo erano li a ravanarsi sontuosamente le parti basse per la sventata prematura scomparsa. Anche chi non è fisiologicamente dotato di queste parti basse… infatti mi chiedo spesso come possa una donna grattarsi le palle, anche solo figurativamente… è uno scempio.

Ne avrei altri di esempi, ma mi pare poco utile tediarvi ancora, senza che peraltro dobbiate riconoscermi nulla in cambio di questi miei preziosi servigi: se aveste almeno la cura di fare un click ogni tanto, non dico sempre, ma ogni tanto, su quella dannata area della colonna di destra che riporta pubblicità di viaggi meravigliosi, oggettini per la vostra lei, proposte di incontri, last-minute e cadaveri squisiti, notereste senz’altro un netto miglioramento della qualità media di queste letture. Ma voi niente. Grazie lo stesso.

Mi vien solo da pensare che dovrebbe esistere una qualche legge scritta (o meno) che in funzione della durata del periodo di cacca che affronti, o dell’intensità negativa dell’accadimento che ti ha segnato, dovrebbe sancire una sorta di diretta proporzionalità con la cosa buona che ti sta per accadere. Che – per fare un esempio – io dovrei tranquillamente rischiare di vincere al SuperEnalotto, domani. Oppure fare una vacanza di tre mesi circondato di sole palme, cocchi, ed altri orpelli (anche di natura umana, percarità) pensando solo a: 1) immergermi regolarmente in acque limpide e accoglienti; 2) decidere il menu per colazione, pranzo e cena; 3) recarmi saltuariamente alla consumazione di bevande fresche in un bar situato nel mezzo di una immensa piscina; 4) dormire e riposare; 5) divertirmi. Non è poco, lo so, ma è sempre meno del SuperEnalotto.

Nel frattempo, si lavora. (e magari si comincia a preparare il piano ferie… così… per portarsi avanti con il programma…)

Se telefonando

| 9 settembre 2008 | 15 commenti » | contestualmente

Post: Telefonando

Son stato circa due ore al telefono, qualche minuto fa. Ho la testa che mi ronza in modo quasi insopportabile, al punto che comincio a credere che le leggende metropolitane che ci vogliono far credere che le emissioni elettromagnetiche di quelli che comunemente chiamiamo cellulari, ma che probabilmente andrebbero chiamati forni a microonde miniaturizzati, abbiano un qualche fondamento scientifico di rilievo.

Al termine della conversazione l’apparecchio era surriscaldato in modo incredibile. Peraltro, trovandomi quasi in piazza, sotto ad un portico di notevoli dimensioni, ho rischiato in più occasioni di essere bersaglio delle numerose cacche di piccione che – impietose – scendevano a pioggia intorno a me. Questa dovizia di particolari è evidentemente fuorviante, ma mi piace essere prolisso. Oltre che sfoggiare qualche termine inusuale, insomma.

Comunque, la questione è un’altra. Che non c’entra nulla con il cellulare e le sue radiazioni, con il CERN e i buchi neri (tanto è un argomento drammaticamente inflazionato, in queste ore), con i piccioni e le loro profumatissime e granulose cacche, con i termini inusuali e l’essere fastidiosamente prolisso: no, infatti volevo ragionare un attimo sull’inutilità di parlare al telefono.

Oh beh, è chiaro che è stata ed è una invenzione meravigliosa. Essere Meucci è sempre stato il mio sogno, se non altro perchè sarei già defunto da anni e starei bello bello a guardarmi le diatribe di terzi che mi contendono con Bell una così importante scoperta: vi assicuro che non me ne fregherebbe un bel nulla, gli intentai già causa al tempo, e dovetti pagare un diamine di avvocato che non riuscì a tirare fuori un ragno dal buco…

Però, insomma, parlare al telefono o guardarsi negli occhi per fare quattro chiacchiere, o beh, caspita se è diverso. Insomma, non puoi sapere se all’altro capo del telefono c’è uno che mentre parla con te del prossimo contratto da stipulare con la ditta XYZ stia esattamente concentrato sul pezzo di carta o, chessò, si stia amabilmente rollando una canna. No, non puoi dirlo, il tipico sentore del pakistano (che, ci tengo a precisarlo, non conosco personalmente) non ti arriva per tramite del segnale GSM, manco a pagarlo come servizio aggiuntivo dell’operatore. E non puoi nemmeno sapere se stai parlando con uno perfettamente sveglio o se egli si sta mantenendo attento con l’ausilio di puntine da disegno opportunamente collocate sotto all’alluce sinistro (notoriamente più responsivo di quello destro). Ma, ti dirò, cosa ancora più grave, non puoi percepire dal caratteristico movimento delle palpebre se ti sta raccontando una sonora stronzata o se è la persona più seria al mondo. Davvero. Il che vale per entrambi, ovviamente, ma è fuor di dubbio che i micromovimenti delle palpebre ti raccontano più di quanto non sia in grado di fare la macchina della verità. Testato.

Ah, quando invece puoi guardare uno negli occhi, allora è tutta un’altra musica. Che devi essere un vero professionista per nascondere quel micromovimento, o per non farti sgamare la puntina da disegno e – diciamocelo chiaro – devi essere un vero prestigiatore a non farti beccare la canna. Aldilà dell’odore, intendo. Eh già, infatti co’sta faccenda dei telefonini ovunque, in ogni parte del pianeta, e anche questo fatto che in teoria tu puoi comunicare con il famoso “Aboriggeno” che sta dall’altra parte del globo (posto che troviate argomenti di conversazione consoni, piacevoli ed interessanti per entrambi), si è perso un mondo di contatto umano. Conosco gente che si telefona da stanza a stanza, pur di non guardarsi negli occhi, e – se questo può essere giustificabile per persone con gravi difetti diottrici – evidentemente non è ragionevole per umani dotati di un numero di decimi per occhio non inferiore a otto, astigmatismo compreso.

Che poi l’astigmatico c’ha ’sto problema delle righe verticali, vero? Non ho mai capito molto la differenza tra miope, presbite e astigmatico, però mi rendo conto che soffrire di tutte e tre le patologie – contemporaneamente – potrebbe essere un gran casino… altro che micromovimenti delle palpebre!