Archivio di ottobre 2008

Non per sempre, ma per lungo tempo.

| 21 ottobre 2008 | 14 commenti » | personalmente

Ormai è un anno, o forse più, ma il tempo ha cancellato quasi tutte le tracce e sbiadito quel ricordo lontano.

Però ricordo bene che era tiepido, il tempo, mite, stavamo tornando dalle vacanze, da quel posto in cui eravamo andati a festeggiare il nostro primo anniversario, ma stavolta non eravamo più soltanto due: quella, e non ricordo nemmeno in che precisa occasione, è stata l’ultima volta che ti ho detto “ti amo”.

Eravamo in macchina, mi sembra, accarezzavo la tua gamba, forse allora ti volevo ancora bene, ma non so dirtelo con certezza, perché il tempo ha sbiadito tutto, ha lasciato enormi vuoti, e li ha colmati con la confusione. Quella confusione che non lascia scampo, che non mi lascia, che sta logorando quel che resta attorno al vuoto.

Il tempo e gli eventi ci hanno travolto, rovesciato, strappato dalle nostre convinzioni con tale forza che solo uno spirito solido ed un sentimento fermo avrebbe potuto arginare: essere l’ancora di salvataggio l’uno dell’altra forse voleva dire anche questo, farsi trovare al posto giusto nel momento giusto, o quanto meno cercare di esserci sempre. Sempre, troppo? Perduto è tutto il tempo che in amore non si spende. E ne abbiamo perduto davvero tanto.

Oggi è tutto così diverso, d’altronde, che certe volte mi chiedo se e perché dovrei o potrei dirtelo ancora: come potrebbe, quel sentimento, riproporsi così forte e genuino come è stato per lungo tempo? Preferisco conservare la franchezza ed evitare il discorso: è più comodo e semplice per me, forse più doloroso ma – almeno – realista per te.

Lo vedo, quello che fai per me, per noi, e so cosa ti aspetteresti, come del resto ogni persona innamorata si attenderebbe: ma non posso dartelo, e questo prima o poi dovrai capirlo.

Son successe tante cose, indubbiamente potrebbero essere state troppe, entrambi non siamo più nulla di quello che eravamo: se non ti cerco mai, se ti sfuggo, un motivo dovrà esserci. Se non ho più piacere a dividere con te quello che prima ci sarebbe risultato innaturale fare singolarmente, una spiegazione dovremo trovarla. Se i nostri momenti di intimità sono assenti, se non riesco – e in fondo non voglio – mai crearne le condizioni, penso ci sia rimasto poco da aggiungere.

Ci poteva attendere una vita senza grossi problemi, ora me ne rendo conto, ma in un modo o nell’altro dovremo pagare questo scotto: l’uno soffrendo la mancanza, l’altra rinunciando alla felicità. Non per sempre, ma per lungo tempo.

Ora attendiamo questo tempo, in cui entrambi dimenticheremo e smetteremo di soffrire: una sorta di purgatorio che nessuno ha voluto e che tutti potrebbero evitare: oggi morirà ancora qualcosa. Come ieri, come domani.

Sul sesso e le sue varianti

| 20 ottobre 2008 | 19 commenti » | psicologicamente

Post: Sesso

Sull’indubbia necessità, per l’uomo, di praticare il sesso, non c’è evidentemente alcun dubbio. Non credete a quelli che dicono che si può vivere una vita senza provarne i piaceri: nella maggior parte dei casi sono degli ipocriti vestiti di nero con un colletto bianco, e nei restanti casi trattasi sicuramente di eunuchi. Dei primi, vi invito caldamente a diffidare, almeno fino a quando non si sarà fatta chiara luce sull’alone di mistero che li avvolge: il che, probabilmente, indica che non potrete fidarvene mai (poi non dite che nessuno ve l’aveva detto). Dei secondi, ammesso che ancora esistano… ecco, ammesso che ancora esistano.

Poi, chiaramente, c’è il sesso fatto bene, c’è quello fatto così e così, c’è quello fatto grossomodo, c’è anche quello fatto per finta, c’è quello fatto in totale autostima, insomma ce n’è per tutti i gusti e – se vogliamo – tutte le stagioni. C’è il sesso con amore, c’è il sesso senza amore, c’è l’amore senza sesso, c’è il sesso tra uomo e donna, c’è il sesso tra donna e uomo (che potrebbe apparire una ripetizione, ma dovrebbe risultare chiaramente al lettore che in questa seconda ipotesi si concretizza una decisa inversione di ruoli), c’è il sesso tra uomo e uomo, c’è il sesso tra donna e donna (e qui, mi si consenta, la differenza non è nemmeno così sottile), infine c’è il sesso tra un uomo ed un numero imprecisato di donne, ma comunque superiore a quattro, al quale è stato riconosciuto il nome di orgia. È una roba da capogiro, c’è una variante per ogni gusto e giorno della settimana… ma che dico, del mese… ma che dico, dell’anno.

La cosa che però, da uomo, è tendenzialmente difficile da comprendere è il meccanismo secondo il quale dovrebbe scattare, nella donna, il desiderio sessuale nei confronti dell’uomo. Parliamoci chiaro, l’uomo lo fa con un solo preciso intento, ovvero quello di sedare gli sconvolgimenti ormonali che lo pervadono: non starei qui a sindacare tanto sulla presenza o meno di un sentimento alla base delle azioni maschili in questo contesto, anche perché di uomini sensibili che si tirano indietro se la tipa che hanno conosciuto la sera stessa (e della quale, voglia il signore, non possono certamente essere perdutamente innamorati) decide di conceder loro le grazie di cui è provvista, beh, onestamente non s’è mai saputo. Nemmeno gli omini-neri-con-il-colletto-bianco e gli eunuchi di cui sopra, intendo, saprebbero resistere. Ammesso che ancora esistano.

Ma la donna, la donna è più complessa. Nella donna non è presente un concetto così radicato di ormone: laddove la sua presenza (dell’ormone, intendo) dovesse infastidirla, la donna possiede strumenti ben diversi per metterlo a tacere (sempre l’ormone, si). Non ha che da scegliere: pillole, shopping, scarpe, abiti, borsette, Maria De Filippi, un romanzo Harmony, del buon gossip, Novella 2000 (ammesso che ancora esista), il parrucchiere. E ne ho citati solo alcuni. L’uomo, da par suo, potrebbe azzardare una PlayStation, e – forse dico forse – una partita di calcetto con i colleghi, tutte cose di gran lunga meno risolutive di uno scialle Dolce&Gabbana da esibire con nonchalance.

Non è mia intenzione fare di ogni erba un fascio, infatti dirò che ci sono anche donne che rinunciano a Dolce&Gabbana, trovando decisamente più opportuno Yves Saint Laurent (ammesso che ancora produca qualcosa, viste le recenti… ehm…). Non è vero, è ovvio che anche la donna dovrà in qualche modo soddisfare quelle che vengono normalmente definite pulsioni sessuali, ma che l’uomo ha la curiosa capacità di percepire come irrinunciabile desiderio di accoppiamento. E su questo aspetto, l’uomo ha fatto passi da gigante. E ora intendo l’uomo come “genere umano”, non tanto come esemplare maschio della popolazione mondiale.

Se non altro, oggi come oggi, l’emancipazione della donna l’ha portata a chiedere qualcosa di più al suo partner, almeno tra le lenzuola: tematiche come il preliminare, ad esempio, sono state fortemente sdoganate, e non è raro trovare una donna che esponga – con chiarezza e dovizia di particolari – le attenzioni di cui vuol essere coperta (si, vabbè, coperta) prima di poter accedere al livello 2 del vostro piacevolissimo game. Non solo: in alcuni casi, per passare al livello 2 c’è anche lo stage bonus, ricordate? Come su Street Fighter che bisognava distruggere la Chevrolet a colpi di mazzate. Ecco, anche in questo caso c’entra in qualche modo la mazza, e in talune occasioni anche la Chevrolet, ma è tutto molto più complicato.

Ad ogni modo, tutta questa manfrina per giungere ad una conclusione che non ha nulla a che fare con il preambolo, ma riguarda ugualmente il sesso, specificamente nella parte che pertiene al contesto in cui questo viene praticato. Già, perché se i più metodici preferiscono la sicurezza offerta da un materasso ed una rete a doghe di faggio, c’è anche chi gradisce – saltuariamente ma non troppo – sperimentare nuove emozioni in situazioni assolutamente improbabili. Meglio, in questi casi, andare preparati: nel senso, credi che non possa farti comodo questo utilissimo tutorial? Io l’ho già stampato.

To be continued…

Scioperi e nanerottoli: un difficile scenario del ‘900.

| 16 ottobre 2008 | 15 commenti » | politicamente

Post: Scuola

Nella scuola materna dove accompagno mio figlio tutti i santi giorni, l’altra mattina m’hanno dato un foglietto. Educatamente, devo dire, anche con una certa ricercatezza di particolari, tipo il sorriso di cortesia e la penna a corredo, che sono chiaro presagio o di una raccolta firme per l’ultima comunità di recupero per tossicodipendenti, o di una sonora inculata. Nel mio caso si trattava della seconda ipotesi.

Leggo con un certo interesse il contenuto della comunicazione, e lo avrei fatto senz’altro meglio se la cordiale bidella non mi avesse anticipato, gridandomi nell’orecchio, ogni singola sillaba dello scritto: so leggere, grazie, ma niente.

Così, per intercessione della perdita di capacità uditiva dal padiglione auricolare destro, vengo a conoscenza del fatto che una simpatica quanto inopportuna agitazione sindacale, indetta per venerdì, metterà in discussione “il regolare svolgimento delle lezioni“. Ora, mio figlio ha tre anni e mezzo, e quando alla sera torno a casa e lo interrogo circa le “lezioni” del mattino, non è che sta li a snocciolarmi quant’è stata piacevole l’ora di Filosofia o quant’è bella l’insegnante di Chimica (anche se temo – nemmeno tanto – che questo un giorno accadrà davvero), perciò chiamarle “lezioni” mi sembra quantomeno pretestuoso. Capisco, d’altronde, che non potevano scrivere “venerdì lasceremo i vostri pargoli in balia degli eventi“, sebbene questo è ciò che probabilmente accade tutti i giorni.

Non è vero, voglio spezzare una lancia in favore degli insegnanti di oggi: non esistono più quelli di una volta, è vero, del resto son tutti morti di vecchiaia, ma devo dire che svolgono con solerzia e applicazione il loro duro mestiere. Anche dalla tomba, certo. Del resto non è semplice combattere con 50 nani da giardino addestrati a produrre il massimo volume di frastuono possibile, però qualche volta potrebbero anche rinunciare a farsi le unghie durante l’ora di disegno, insomma.

C’è però un fatto indiscutibile: e cioè che se faccio sciopero io, vile metalmeccanico di una modesta azienda del panorama umbro, la cosa interessa al capo ed al mio conto in banca che – dal giorno successivo – dovrà fare a meno del mio stipendio; avete idea, invece, del numero di genitori incazzati generati da questa iniziativa? Perché molti, se non tutti, mentre gli insegnanti lavorano, beh, lavorano: e lo sciopero, a quanto mi risulta, non è annoverato tra le patologie che si trasmettono per via aerea, perciò quel giorno li un mucchio di genitori si ritroveranno con un problema di un metro per quindici chili da gestire in qualche modo.

Tipo sbolognarlo ai nonni, per chi ha la fortuna di averli ancora; tipo ai bisnonni, per chi ha la fortuna di averli ancora e possibilmente fuori da un ospizio; tipo alla baby-sitter, che costa più della tua giornata lavorativa, invitandoti così a propendere per fruire di un giorno di ferie per stare con la baby-sitter; tipo a casa dell’amichetto, dalla quale tuo figlio uscirà con un fornito bagaglio culturale di volgarità acquisite grazie alla proverbiale oscenità di Nonno Fiorucci che – del resto come dargli torto – è rimasto contrariato dalla presenza di una scolaresca di micro-teppisti che disturbavano il suo riposino quotidiano.

Credo si debba fare qualcosa per questa Italia che converge nella latrina; ad esempio, smettere di buttare soldi nelle stronzate iniziative quantomeno discutibili ed investirli nella scuola, perché certe categorie non possono fermarsi per fatti loro. D’altronde, anche loro hanno diritto di incazzarsi, come le formiche nel loro piccolo, perciò è preferibile prevenire piuttosto che curare. Morale: non mi sembrava proprio il caso di andare a risparmiare sulla scuola.

Assimilerei alla scuola anche i trasporti pubblici, che restare a piedi il venerdì mattina è altrettanto fastidioso. Senza dimenticare i venditori al dettaglio di coadiuvanti erotici, altresì denominati sexy-shop, che a trovarsi sprovvisti di vaselina in certe occasioni è un vero guaio.

Questioni di sensibilità

| 15 ottobre 2008 | 8 commenti » | personalmente

Ora, non è un gran momento, no? Intendo, aldilà della situazione di crisi economica mondiale, che è sotto gli occhi di tutti, poi ci sono anche quelle piccole e grandi noie che fanno parte della vita di tutti, no? Ok, non proprio tutti tutti, ma vogliamo dire la maggioranza? Ok, va bene, questi quattro sfigati.

E insomma, non è che uno sta li a spaccare le palle agli altri, quelli che invece i problemi o non li hanno o non intendono farsene una ragione. O peggio, sostengono che è meglio lasciar correre… e poi quando li risolvi, ’sti problemi? No, direi proprio di no, io almeno tendo ad affrontarli. Certo, sarebbe decisamente piacevole beneficiare di una dannata pacca sulla spalla, un sorriso, un “non ti ci faccio pensare per dieci minuti”, non dico tanto ma anche dieci minuti di allegria ti potrebbero giovare… Però, tutto sommato, uno si accontenta anche del vecchio e prezioso nulla, in periodi di magra, no?

Ecco, allora mi chiedo, a margine di tutte queste considerazioni: ma porca puttana, è così straordinariamente difficile riservarmi lo stesso trattamento? Essantoddio…