Sfatiamo il mito che tutti hanno una coscienza: il mio gatto, ad esempio, ne è chiaramente sprovvisto. Certo, questo potrebbe dipendere in larga parte dal fatto che io non possiedo un gatto, ma ciò non toglie che è quantomeno poco probabile trovare un gatto in preda a crisi di coscienza per avermi fatto starnutire mezza giornata (perché si, sono anche allergico, ai gatti).
Ciò che mi inquieta, banalmente, non è certo la mancanza di coscienza nei felini, ne l’allergia alla quale ho mestamente fatto l’abitudine, quanto più il livello di codesto stato interiore connaturato negli umani che frequento abitualmente.
Vorrei dare per scontato il concetto secondo cui la coscienza è semplicemente quello stato d’animo che ti fa sentire una merda dopo aver perpetrato una attività che - almeno agli occhi dei più - può essere ritenuta esecrabile. Vorrei, ma non credo sia invece così scontato.
Certo, pulita come quella di un neonato/a, la coscienza non ce l’ha nessuno: abbiamo tutti quegli scheletri nell’armadio, grandi o piccoli, quelle azioni fatte chissà quando e chissà come, delle quali abbiamo avuto modo di pentirci. La discriminante, ovviamente, sta nella sensibilità umana: c’è chi considera poco coscienzioso guardare un film porno e c’è chi considera del tutto legittimo ingannare una persona. Fortunatamente non appartengo a nessuna delle due macrocategorie. Perciò mi sto scervellando nella ricerca di un parametro oggettivo per la valutazione del grado di coscienza di una persona. Alcuni mi dicono che non esiste.
In effetti, ancora non l’ho trovato, ma ho potuto escludere alcuni indicatori oggetto della mia investigazione:
- il livello di peluria distribuito nel corpo, non da indicazioni sulla coscienza di un uomo, figuriamoci di una donna;
- il colore dei capelli non costituisce indicatore affidabile, anche se chi è calvo (e, incidentalmente, miope) ha quasi sempre qualcosa da nascondere;
- l’uso della mutanda o del boxer è del tutto irrilevante, sebbene la completa rinuncia agli indumenti intimi da parte del maschio, in congiunzione con l’adozione frequente del jeans con zip come pantalone, nasconde una indubbia necessità di espiazione di qualche colpa;
- l’alito (ed i suoi sentori) ci dice molte cose sulla abitudini alimentari del soggetto, ma - ahimè - nulla che riguardi la sua coscienza.
Perciò, per il momento, continuo a fidarmi del mio personale metro di giudizio (credo come fanno un po’ tutti): secondo il quale, manco a dirlo, la mia coscienza è pulitissima.
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secondo il mio litro di giudizio, la coscienza infatti la misuro in birra, al momento ho una coscienza a secco. che questo implichi o meno averla pulita non l’ho capito, ma ance il mio cervello carbura poco senza birra e quindi non si può pretendere troppo.
se lo si pretende, il troppo, stroppia
quindi opto per una coscienza abbastanza pulita, ma disordinata come mio solito