La coscienza e la sua misura
| 4 novembre 2008 | psicologicamente
Sfatiamo il mito che tutti hanno una coscienza: il mio gatto, ad esempio, ne è chiaramente sprovvisto. Certo, questo potrebbe dipendere in larga parte dal fatto che io non possiedo un gatto, ma ciò non toglie che è quantomeno poco probabile trovare un gatto in preda a crisi di coscienza per avermi fatto starnutire mezza giornata (perché si, sono anche allergico, ai gatti).
Ciò che mi inquieta, banalmente, non è certo la mancanza di coscienza nei felini, ne l’allergia alla quale ho mestamente fatto l’abitudine, quanto più il livello di codesto stato interiore connaturato negli umani che frequento abitualmente.
Vorrei dare per scontato il concetto secondo cui la coscienza è semplicemente quello stato d’animo che ti fa sentire una merda dopo aver perpetrato una attività che – almeno agli occhi dei più – può essere ritenuta esecrabile. Vorrei, ma non credo sia invece così scontato.
Certo, pulita come quella di un neonato/a, la coscienza non ce l’ha nessuno: abbiamo tutti quegli scheletri nell’armadio, grandi o piccoli, quelle azioni fatte chissà quando e chissà come, delle quali abbiamo avuto modo di pentirci. La discriminante, ovviamente, sta nella sensibilità umana: c’è chi considera poco coscienzioso guardare un film porno e c’è chi considera del tutto legittimo ingannare una persona. Fortunatamente non appartengo a nessuna delle due macrocategorie. Perciò mi sto scervellando nella ricerca di un parametro oggettivo per la valutazione del grado di coscienza di una persona. Alcuni mi dicono che non esiste.
In effetti, ancora non l’ho trovato, ma ho potuto escludere alcuni indicatori oggetto della mia investigazione:
- il livello di peluria distribuito nel corpo, non da indicazioni sulla coscienza di un uomo, figuriamoci di una donna;
- il colore dei capelli non costituisce indicatore affidabile, anche se chi è calvo (e, incidentalmente, miope) ha quasi sempre qualcosa da nascondere;
- l’uso della mutanda o del boxer è del tutto irrilevante, sebbene la completa rinuncia agli indumenti intimi da parte del maschio, in congiunzione con l’adozione frequente del jeans con zip come pantalone, nasconde una indubbia necessità di espiazione di qualche colpa;
- l’alito (ed i suoi sentori) ci dice molte cose sulla abitudini alimentari del soggetto, ma – ahimè – nulla che riguardi la sua coscienza.
Perciò, per il momento, continuo a fidarmi del mio personale metro di giudizio (credo come fanno un po’ tutti): secondo il quale, manco a dirlo, la mia coscienza è pulitissima.

boxer


secondo il mio litro di giudizio, la coscienza infatti la misuro in birra, al momento ho una coscienza a secco. che questo implichi o meno averla pulita non l’ho capito, ma ance il mio cervello carbura poco senza birra e quindi non si può pretendere troppo.
se lo si pretende, il troppo, stroppia
quindi opto per una coscienza abbastanza pulita, ma disordinata come mio solito
coscienza… ah una di quelle due cose che si scrive con “scie”!!!
Mi permetto di dissentire.
Innanzitutto, causa la Sua allergia, ritengo che Lei non sappia che anche i gatti possengono una coscienza come da Lei enunciata. Altrimenti non potrei giudicare in altro modo come il mio gatto attui alcuni comportamenti se solo lo guardo male. Pura psicologia comportamentale, quindi riflesso condizionato di Pavlov? Non credo…
Ma il punto non è questo.
Il punto è che, piuttosto che mancanza di *coscienza*, bisogna parlare di un *sistema di valori differente* e *mancata considerazione di un punto di vista differente*. Chè uno una coscienza può avercela, ma tutta sua. Quello che manca è considerare che quello che secondo la *propria coscienza* ha un certo peso, per altri ha un peso nettamente differente.
Come la vecchietta che alla sera ti chiede il posto sull’autobus: immagina i due punti di vista, e vedrai che all’aggiunta da entrambe le parti di variabili come “insolenza”, “stanchezza”, “problemi fisici celati”, le cose cambiano in base a come le distribuisci.
Quindi all’inizio cedere il posto ti sembra una cosa universalmente riconosciuta come “educazione”, ma se aggiungi “insolenza” alla vecchia e “problemi fisici celati” all’altra, cambia… oh se cambia. Il problema è che “l’essenziale è invisibile agli occhi”, e nessuno si renderà conto della cosa.
Indi, concludo, la gente troppo spesso non si rende conto di quanto le cose hanno una diversa importanza per ognuno, e pretende, magari, venga compresa non corrispondendo.
@Molengai: Saggezza in gocce. Quanto all’ordine, che mi pare di condividere – come qualità (?) – con te, penso di avere una coscienza alquanto disordinata anche io. Giusto ieri, infatti, cercavo un valido motivo per voler male ad una persona (cosa che sicuramente sta nella mia coscienza)… ma niente, non l’ho trovata…
@il dino & l’idolo: In effetti, faccio notare che ho dovuto produrmi in uno sforzo sovrumano per epurare il post da possibili errori di ortografia che mi avrebbero spedito nel rango dei “peracottari“. Tutto sommato anche il mio dizionario è relativamente pulito, non quanto la mia coscienza, ma siamo li…
@HoldMe: Il gatto non ha coscienza… potrà avere del sanissimo pelo, un ottimo pedigree e dei baffi splendidi, ma la coscienza non ce la può avere, santoddio. La questione dello sguardo, io la chiamo strizzaculo, che prende a chiunque/qualsiasi cosa se viene guarda malamente. Pure il mio mouse. Per quanto riguarda la vecchietta, ho sempre dato il mio posto alle anzianotte con problemi di deambulazione, tranne quando ero l’autista: e la mia coscienza ne è uscita sempre pulitissima. A margine della dialettica scherzosa, invece, condivido il tuo punto di vista, e in effetti la mia chiosa (sul non aver trovato il metro di valutazione) è proprio indice del fatto che non esiste. Ovvero ognuno la vede a modo suo. E che vuoi farci? Appiattire il mondo? Naaaaa…..
Credo di essere dotata di una coscienza difettata, perchè spesso mi sento non a posto con la suddetta anche quando “teoricamente” non avrei nulla da rimproverarmi.
Non è che per caso, l’allergia te la causo io? Oppure sono io che trattengo le coscienze dei gatti?
@sancla: Purtroppo la mia allergia è connaturata al mio essere terreno, che da quando ho memoria sono stato allergico a qualsiasi cosa, animata o meno. E sul fatto di sentirsi la coscienza sporca anche in situazioni assolutamente cristalline, probabilmente è l’indicatore che denuncia la presenza di una coscienza: talvolta, chi la fa così sporca da non poterla raccontare, è il primo a sostenere di non averla fatta così sporca, eh!
la prima forma di conoscenza è la coscienza di sè, a questa prima forma se ne può aggiungere un’altra che è la coscienza degli altri ma viene per seconda con tutto ciò che ne consegue.
Gli esseri umani si dividono in gran parte in individui senza coscienza ed individui cha hanno forti sensi di colpa per colpe non commesse.
Recentemente ho scoperto che son capace di passare dalla seconda alla prima con una disinvoltura che ha abbassato di molto il mio livello di autostima.
A mia unica discolpa posso dire che quando imparo alcune cose dalla vita, cerco di ampliare il metro di giudizio anche riguardo al comportamento degli altri, il chè se non altro mi rende meno nauseante di quelle persone che criticano e basta.
@illa, essa, idda: Nella restante parte (quella, intendo, che non è classificabile tra “senza coscienza” e “forti sensi di colpa per colpe non commesso“) possiamo ancora suddividere in quelli che non gliene frega nulla e quelli che, pur di non darti a vedere che gliene frega, si mangiano il fegato dai rimorsi. E’ bello dividere il mondo in categorie, fare una sorta di copertura (rif. insiemistica di base, n.d.r.) della razza umana, e poi accorgersi di aver lasciato sempre fuori qualcuno. Che è uno di quei giorni che quelli che rimangono fuori dalla copertura li classifichi senza problemi in “teste di minchia“. Oggi mi sa che sono testa di minchia.