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L’io si fa io nel tu

C’è chi vive la solitudine in modo negativo e ne fa una malattia: sbaglia. Ora non voglio dire che sia bello starsene esclusi dal mondo e costruirsi un’esistenza basata esclusivamente su se stessi. Anche perché ciò si configura più come eremitismo, e sono il primo ad ammettere che una vita passata “da soli”, da asceta isolato da tutto e tutti, è una vita di cacca, senza grandi soddisfazioni e decisamente piatta. E al mondo non esiste nulla di piatto e bello contemporaneamente, che io sappia.

Ma io intendo una solitudine diversa, fatta di silenzi di riflessione e di piccoli spazi di autonomia, tipo tre giorni ad Amsterdam, o una settimana senza televisione, o una domenica senza partite, ma anche un notte senza quello di sotto che copula vigorosamente noncurante delle urla strazianti che produce la sua donna: quelle piccole cose che permeano la quotidianità e senza le quali abbiamo un po’ di spazio e tempo da dedicare a qualche piccola o grande riflessione su noi stessi. Alcuni hanno questi momenti sulla tazza del cesso, e li non è che escano grandi riflessioni: anche perchè tutto ciò che di grande può uscire stando seduti su un water, non può che procurare immenso e incontenibile dolore.

Però, certo, non bisogna approfittarsene, appunto. Anche perché, avere qualcuno con cui dividere l’esistenza è una cosa da provare, credetemi. D’altronde è fin troppo facile combattere con se stessi, poichè si finisce inevitabilmente per avere la ragione: avete mai visto qualcuno insoddisfatto per essersi fatto una feroce litigata con il proprio ego ed esserne uscito sconfitto? No, al massimo ho visto gente combattere con il proprio intestino pigro, o con la cataratta incipiente, ed uscirne inevitabilmente battuti: ma con se stessi, mai.

Dunque, se è vero come è vero – e come sosteneva Mounier – che questo benedetto io si compie esattamente io solo nel tu (e vorrei vedere chi di voi se la sente di mettere in discussione tesi così importanti), va da se che nella nostra vita, onde evitare di finirla miseramente come non-noi, dovremo concentrarci nella ricerca di questo benedetto tu che ci renda finalmente noi. E non è per niente semplice. Nemmeno scriverlo.

E due uova al tegamino, ad esempio, in cosa diamine si fanno due uova al tegamino? In una padella antiaderente?