La virtù del comando

| 19 novembre 2008 | personalmente

Post: Spada

Voglio dire, esistono certamente persone che conoscono esattamente il significato della parola comando, che sanno distinguere il comando dalla prevaricazione e che – soprattutto – sanno applicare la ragionevole logica del “se io comando una cosa e tu la puoi fare, la devi fare, altrimenti mi rivolgerò a qualcuno diverso da te: ciononostante, la mancata obbedienza al comando impartitoti, avrà delle inevitabili ripercussioni sul nostro rapporto“. E’ cristallino come poche altre cose al mondo, forse secondo solo ai travestiti che creano profili farlocchi su Facebook.

E dire che in vita mi sono applicato più volte all’arte del comando, ma persino quando ho deciso impavidamente di adottarla con la calcolatrice reperita nel fustino del Dash, questa ha avuto di che ridire: “Error“, è stata la sua laconica risposta ad un semplicissimo 123456x9999. Eppure, ci ero così affezionato che non ho saputo punirla in alcun modo, almeno fintanto che le batterie le hanno dato energia: poi, inevitabilmente, il suo destino era compiuto, e l’ho sbolognata a mia sorella.

Così mi chiedo, qualche volta, se chi comanda sa di farlo, se è veramente consapevole del potere che il comando (neppure troppo in senso lato) gli ha concesso, e se l’applicazione di questo potere sia appropriata, sia nell’impartire il comando che nel gestire l’esito. E mi accorgo che, di gente che sa comandare, al mondo ce n’è veramente poca. Io, al più, ne avrò conosciuti un paio, e ancora mi comandano… :-)

E non mi riferisco ai ragionevoli comandanti che sanno concedere una seconda opportunità a chi ha fallito al primo comando, ma mi riferisco proprio a quelli che non sanno comandare, che hanno un’indole troppo remissiva, che sentono di aver fatto un torto al loro amico a quattro zampe immediatamente dopo avergli ordinato di pisciare cortesemente sul balcone e non sul tappeto in salotto, che impartiscono una direttiva e poi si prodigano affinché l’incaricato non debba fallire nell’impresa affidatagli. Una mano si, ma farlo al posto suo è un altro conto. Ecco, questo è il motivo per cui non potrò mai essere un buon comandante.

Capisco anche che il limite che separa un solenne testa di minchia da un vero comandante è, secondo questa mia personalissima definizione, talmente labile da risultare quasi sovrapposte, le due figure: eppure vi assicuro che non è così. E il mio cane (che, per inciso, non esiste) ne sa qualcosa.

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11 commenti a “La virtù del comando”

  1. piapalmira scrive:

    non ho capito mica che stai a di’. comunque, io sono un comandante, e l’unica cosa che posso dirti dall’alto della mia esperienza è che il detto “è meglio comandare che fottere” non è vero. deve averlo inventato uno che non ha mai comandato, o che non ha mai…

  2. paz83 scrive:

    i miei cani, se si azzardassero a pisciare sul balcone che non ho (ho un bel po di terreno, quindi niente scuse) prenderebbero un calcio in culo. Anzi, gli ho abituati a determinate zone abbastanza lontane dalla casa e dalle piante di mamma in cui possono espletare. La pena altrimenti è servita al posto del cibo. Per il resto, ci sono secondo me due tipi di comando. Quello diretto: ordine= esecuzione dell’ordine e quello subdolo, ovvero: escogito il modo di farti fare qualcosa anche se non vuoi perchè ho trovato la leva giusta. Questo solitamente funziona, fornisce un buono stato di rispetto e di omertà. Con le mie sorelle ha sempre funzionato, e non solo. Ma bisogna essere visicidelli. ;)

  3. il miocane esiste, ma è un commando omicida(per assassinarci un po’), oltre che un bastardo senza dio!

  4. Clockwise scrive:

    @piapalmira: In quanto comandante, appunto, ti ammiro. Sto dicendo che non riconosco in me le capacità del comando, semplicemente. Quanto al tuo inciso, invece, è decisamente meglio fottere che comandare, in qualsiasi senso (e non ne conosco di “buoni”) si voglia intendere il termine “fottere“. Purtroppo, però, non è una alternativa (nel senso che se non comandi, non necessariamente stai li a fottere gli altri, e viceversa). Almeno credo.
    @paz83: Si, possiamo valutare comando anche la tua alternativa, tanto in entrambi i casi occorre essere – se non viscidi – quantomeno spregiudicati. Ed ecco, credo proprio che spregiudicati ci si nasca…
    @il dino & l’idolo: E qui, la citazione di Elio l’ho beccata io. ;-)

  5. Pepenero scrive:

    Travestiti che creano profili farlocchi? Ma che cosa orrenda…

  6. Clockwise scrive:

    @Pepenero: Poi ci sono anche umoristi con doppi e tripli profili, santità, animali, personaggi delle pubblicità… tutta gente che, evidentemente, in vita non ha un granché da fare.

  7. FulviaLeopardi scrive:

    tra l’altro la calcolatrice del dash profumava di dash anche dopo ANNI

  8. (Lady).Chobin scrive:

    ed io che non comando nemmeno me stessa :(

  9. Clockwise scrive:

    @FulviaLeopardi: Nascosta in qualche scatolone in dispensa, comunque, devo ancora averla… chissà se davvero profuma ancora! :-)
    @(Lady).Chobin: Problema comune a molti. Io, se mi impartisco un comando, poi ho pena di me stesso qualora non riesca a fare quello che mi ero imposto. Non siamo normali. :D

  10. Clockwise scrive:

    @Hoshimem: Grazie, inchino. :D