Archivio di novembre 2008

La peggio gente

| 6 novembre 2008 | 10 commenti » | velocemente

Peggio di quelli che cambiano corsia senza avvertire chi li precede attraverso l’uso degli appositi indicatori di direzione, ci sono solo quelli che lo fanno anche senza guardare chi sopraggiunge.

Che cristo li abbia in gloria il giorno che al mio posto troveranno – a precederli – un autotreno (non necessariamente carico di sale), specialmente se sprovvisto del performante impianto frenante di una normale recente autovettura.

Aggiungo alla categoria, anche se può sembrare fuori luogo, coloro che picchiano sulla tastiera come un carpentiere martella l’acciaio: a questi è evidentemente ignoto il meccanismo che regola il funzionamento della keyboard, il quale non prevede alcun miglioramento delle prestazioni in funzione dell’energia impressa su quella povera barra spaziatrice.

O bianco, o nero, Obama

| 5 novembre 2008 | 7 commenti » | contestualmente, politicamente

Post: Obama

Non ti rendi conto di quanto sia terribile parlare di qualcosa® con qualcuno, che di quella cosa ne sa molto meno di te, fino a quando non ti trovi dall’imbarazzante parte di colui che dell’oggetto di cui si sta discutendo è praticamente inconsapevole.

A me accade quando intorno a me si parla delle soap-opera: cosa che fortunatamente si concretizza molto di rado, ma in quelle poche occasioni mi rendo conto dell’immane sforzo fatto dai miei interlocutori per rendermi partecipe delle vicissitudini di casa Forrester. Del tutto inutile, peraltro.

Per dire che oggi sono tutti a parlare delle elezioni americane, della vittoria di Obama e delle ripercussioni positive sul mercato, così positive da far impennare la borsa di Tokyo di quasi cinque punti: roba che nemmeno il Viagra sul membro di un membro del Congresso (adoro i termini così equivoci).

E questo accade a reti unificate, persino alla radio e – figuriamoci – sui quotidiani. Internet amplifica il tutto, e se trovate un sito senza un logo ad-hoc per l’occasione, siete fortunati (questo blog si sottrae alla pubblicizzazione spudorata del tormentone “Yes, we can“®). In pratica è impossibile, per l’uomo medio di questo pianeta, non imbattersi nell’argomento. Anche per la donna, certo, che con l’uomo di colore ha sempre pensieri al limite del raccontabile.

Perciò capisco lo spiazzamento di mia nonna, quando vede soppressa la regolare puntata della soap preferita per far spazio al plebiscito Democratico d’oltreoceano, che ha portato un uomo di colore – per la prima volta nella storia a stelle e strisce – nella poltrona più importante della Stanza Ovale. Manco fossimo una colonia statunitense. A Cristoforo, ma cosa diamine t’è venuto in mente…?

La coscienza e la sua misura

| 4 novembre 2008 | 8 commenti » | psicologicamente

Post: Coscienza

Sfatiamo il mito che tutti hanno una coscienza: il mio gatto, ad esempio, ne è chiaramente sprovvisto. Certo, questo potrebbe dipendere in larga parte dal fatto che io non possiedo un gatto, ma ciò non toglie che è quantomeno poco probabile trovare un gatto in preda a crisi di coscienza per avermi fatto starnutire mezza giornata (perché si, sono anche allergico, ai gatti).

Ciò che mi inquieta, banalmente, non è certo la mancanza di coscienza nei felini, ne l’allergia alla quale ho mestamente fatto l’abitudine, quanto più il livello di codesto stato interiore connaturato negli umani che frequento abitualmente.

Vorrei dare per scontato il concetto secondo cui la coscienza è semplicemente quello stato d’animo che ti fa sentire una merda dopo aver perpetrato una attività che – almeno agli occhi dei più – può essere ritenuta esecrabile. Vorrei, ma non credo sia invece così scontato.

Certo, pulita come quella di un neonato/a, la coscienza non ce l’ha nessuno: abbiamo tutti quegli scheletri nell’armadio, grandi o piccoli, quelle azioni fatte chissà quando e chissà come, delle quali abbiamo avuto modo di pentirci. La discriminante, ovviamente, sta nella sensibilità umana: c’è chi considera poco coscienzioso guardare un film porno e c’è chi considera del tutto legittimo ingannare una persona. Fortunatamente non appartengo a nessuna delle due macrocategorie. Perciò mi sto scervellando nella ricerca di un parametro oggettivo per la valutazione del grado di coscienza di una persona. Alcuni mi dicono che non esiste.

In effetti, ancora non l’ho trovato, ma ho potuto escludere alcuni indicatori oggetto della mia investigazione:

  1. il livello di peluria distribuito nel corpo, non da indicazioni sulla coscienza di un uomo, figuriamoci di una donna;
  2. il colore dei capelli non costituisce indicatore affidabile, anche se chi è calvo (e, incidentalmente, miope) ha quasi sempre qualcosa da nascondere;
  3. l’uso della mutanda o del boxer è del tutto irrilevante, sebbene la completa rinuncia agli indumenti intimi da parte del maschio, in congiunzione con l’adozione frequente del jeans con zip come pantalone, nasconde una indubbia necessità di espiazione di qualche colpa;
  4. l’alito (ed i suoi sentori) ci dice molte cose sulla abitudini alimentari del soggetto, ma – ahimè – nulla che riguardi la sua coscienza.

Perciò, per il momento, continuo a fidarmi del mio personale metro di giudizio (credo come fanno un po’ tutti): secondo il quale, manco a dirlo, la mia coscienza è pulitissima.

La noia

| 3 novembre 2008 | 14 commenti » | psicologicamente

Post: Noia

La noia è una brutta malattia. Se dovessimo collocarla in una ipotetica classifica di brutte cose, proporrei di situarla tra le infradito e la riunione di lavoro indetta per l’ultima mezz’ora del venerdì (per chi non lavora il sabato, ovviamente).

La noia, solitamente, si impossessa di te quando sei stanco, stanco della tua vita e delle tue solite abitudini, stanco del solito giro con il cane la mattina, stanco della solita filetta all’olio, stanco del tuo solito compagno, stanco del solito lavoro, stanco dello solito stesso identico spettacolo del sabato sera. E potrei continuare. Ma non stanco fisicamente: quello – ti confondi, amico – si chiama sonno. E nemmeno quando sei stanco di ascoltare le solite parole di insofferenza dell’amico o del collega: quello – ti confondi, amico – si chiama semplice scassamento di palle.

Ma la noia non è, ad ogni buon conto, una soluzione: c’è chi si impicca, c’è chi va in giro a dar fastidio agli altri, c’è chi tira la coca, c’è chi lancia sassi dal cavalcavia, ma non si ha notizia di qualcuno fattosi sovrastare da una genuina e sanissima noia priva di controindicazioni. Di quelle, ad esempio, che non dai fastidio a nessuno, e non complichi la vita a nessuno: ti metti da una parte e vivi la tua noia per i santissimi fatti tuoi… no, mai visto.

Dalla noia ci si cura, ad esempio, trovando qualcosa da fare; ma anche continuando a far nulla, però facendolo bene, come si deve, non in modo grossolano. Alla peggio, insomma, amico, c’è sempre il video-noleggio sotto casa con l’ultima grossa prestazione di Jenna Jameson. E se sei donna, tranquilla che qualcosina per passare il tempo, in cucina, la trovi. [Questa era sottile: chi l'ha capita, bravo.]

Dimenticavo: la noia è contagiosa. Intere generazioni si annoiano di colpo, ma anche intere famiglie, e i condomini… santa miseria, quelli sono i peggio, quando si annoiano intere palazzine, di gente che non trova di meglio da fare che scannarsi per lo stendino di quella del secondo piano.

Tutto questo, per dire che non è così difficile trovare in giro gente annoiata, gente vuota, gente senza stimoli. Ma vi dico, a voi annoiati: ma non conoscete questo prezioso strumento (che è il blog) che riesce a tenere impegnate le vostre menti ed i vostri polpastrelli, così, per qualche minuto al giorno, senza combinare danni di alcun tipo?

P.S.: Per chi ha voglia, o si sente un pochino annoiato, ho partecipato a questa rubrica… se vi va di farci un salto.