Archivio di dicembre 2008

Non cercarsele

| 12 dicembre 2008 | 10 commenti » | personalmente

Non ho più pietà per la gente che, vivendo dignitosamente con il culo sul burro, va a complicarsi l’esistenza in assoluta autonomia d’intenti. Voglio dire, hai un cervello? Quando lo vuoi usare?

Manco a dire che viviamo in un’epoca tranquilla, dove una grana te la devi cercare con il lanternino: qui le vicissitudini si manifestano prima che si siano potute smaltire le precedenti!

Dunque, caro amico, se hai la fortuna di godere di buona salute, di avere una casa, un lavoro, e di poterti anche permettere quelle cose che per molti sono un lusso – tipo, chesso’, una cena fuori ogni tanto – perdonami se ti do del testa di minchia se te le vai a cercare.

Detto questo, altra maledizione scende su questo funesto anno: perciò no, io non me la sono davvero cercata.

Il Natale alle porte

| 7 dicembre 2008 | 13 commenti » | personalmente, psicologicamente

Post: Natale

Natale, il trentatreesimo, è quasi alle porte, fortunatamente. Mai come quest’anno la festività arriva (trentatreesima e) immotivata, almeno per il sottoscritto. Ma mi pare che in giro non ci sia così tanta gente serena, fra i 4€ da destinare a Sky e la tredicesima fumata per l’ordinaria manutenzione della caldaia.

Non tiro un bilancio di quest’anno perché ne uscirebbe una roba disastrosa, un bollettino di guerra che in confronto Salò nel ‘14 fu una passeggiata. Pochissime soddisfazioni, quasi tutte (anzi tutte e sole) nel lavoro, che non è poco, intendiamoci: essere soddisfati dal e del proprio lavoro è importante, ma – ahimè – non è tutto. Dicevo giusto ieri all’omonima che posso – se non altro – ritenermi soddisfatto di un ritocchino alla bilancia sull’ordine dei sette/otto chili: non che ne avessi bisogno, insomma, ma in prospettiva “dolciumi natalizi” sembrerebbe persino utile.

Se solo pensassi di strafogarmi di pandoro e panettone…. cosa che non disdegnavo, di solito; poi, quest’anno, passando davanti all’ennesima confezione dell’ennesimo panettone ripieno di crema al cioccolato ho riflettuto che – a mia memoria – non sono mai riuscito a trovare una dannata fetta di panettone ripieno minimamente avvicinabile (in aspetto e consistenza) a quella artificiosamente proposta sulla confezione del suddetto panettone. Fateci caso, è una fregatura. Quindi, quest’anno ho indetto un personale sciopero del dolciume, bandendo (parola difficilissima) dalla mia tavola questi simboli del consumismo sfrenato di fine anno. Anche se suppongo che il Sig. Bauli continuerà a dormire sonni tranquilli.

Questione per certi versi analoga quella che interesserà doni e presenti: non me ne voglia nessuno, ma quest’anno mi faccio il regalo da solo; e rimanderò al mittente (o destinerò in beneficenza) i regali ricevuti (escludendo quello della mamma, che – si sa – altrimenti si offende). È una cosa odiosa, lo so, ma qualcuno doveva pur farla, per spezzare quest’aria di falso buonismo che, oggettivamente, stomaca: tanto lo sanno tutti che i regali vengono riciclati annualmente, e che rischi di ricevere qualcosa anche da chi non ti può crepare di vedere fino al 24 e tornerà a farlo dal 26.

Mai avuto un paio di Nike, al massimo un comodissimo modellino Puma estivo, scarpe che hanno valso fino all’ultimo centesimo… così le ho provate: caspita se son comode, ma con la stessa cifra mi ci esce un 55-200 e un ghiacciolo (anche se non è periodo), quindi – conti alla mano – temo che i miei piedi continueranno a camminare su altrettanto comodissime calzature “normali”, mentre la 400D potrà finalmente godere i benefici di un obiettivo chiamabile tale.

Veramente ho anche visto dell’altro: abbigliamento, elettronica, sex toys (che costano una cifra, l’inflazione non conosce barriere, dannazione), infissi (grazie per aver tolto dalla Finanziaria l’incentivo del 55%), cinta di distribuzione dell’automobile (a 160.000 tocca, oppure butti la macchina, ma non è periodo). Dunque mi trovo di nuovo con il dubbio, e finirà che darò un bel calcio nel deretano a questo 2008 atteggiandomi a buona formichina. Tanto, di cicale ce ne sono già a sufficienza…

Ora non c’entra molto, ma visto che so per certo di avere almeno un lettore a cui piacciono i Negramaro (sebbene, nel caso specifico, si tratti di una cover), e visto che questo post era già sui generis, e visto che ho sentito questa canzone ieri notte, e visto che mi è piaciuta, insomma… la speranza è che il 2009, se non meraviglioso, porti almeno qualche soddisfazione. Ed è un augurio per tutti, che il Clock vi vuole bene. ;-)

Quando ti prende bene

| 4 dicembre 2008 | 8 commenti » | personalmente

Ci sono i momenti che ti prende bene, quelli in cui ti sembra che – cascasse il mondo – tutto riuscirà a funzionare alla meraviglia e le cose gireranno come pare a te.

Sono fottuti momenti che durano il tempo di una schiarita in mezzo ad una bufera di neve.

Così, dicevo ieri sera riaccompagnando a casa un amico, che ci sarebbe questa massima (sulla quale non vorrei rivendicare paternità che non ho, nel caso in cui l’aveste già sentita da qualche altra parte) che m’è venuta in mente così…

Bisognerebbe vivere poco, e solo quei bei momenti di felicità.
Invece ci tocca campare una vita, e accontentarci di rari momenti di gioia.
Perché siamo fatti oggettivamente male.

Buona giornata a tutti.

Questi giovani d’oggi

| 1 dicembre 2008 | 15 commenti » | contestualmente

Il telegiornale ci informa che sussiste un pericolo abbastanza concreto che le moderne e nuove generazioni rincoglioniscano definitivamente davanti ad un computer. Non un computer qualsiasi, ovviamente, ma un computer connesso ad Internet: con un browser, almeno. Sereno il governo Uzbeko: la massima trasgressione accessibile ad un abitante di Taškent è la pagina dei sudoku.

Davvero, aldilà delle facili ironie che è possibile fare sulle conseguenze di una elevata esposizione (non censurata) ai social networks, è chiaro che stare ventiquattro ore davanti ad un monitor – indipendentemente dal fatto che si stiano consultando profili di Facebook o le pagine nascoste di YouPorn (perchè, esistono?) – conduce all’epilessia tanto un tredicenne, quanto un sessantenne. Con la differenza che quest’ultimo, poi, potrà comunque beneficiare della Social Card (social per social, insomma).

Comunque, hanno ragione quelli che indicano nell’abuso del mezzo telematico la probabile causa del decadimento delle attuali generazioni: tutto questo ambiente è per gente dai trenta in su, davvero, gente che ha già le sue buone preoccupazioni e decide di condividerle con altri emeriti sconosciuti, nella speranza che il “mal comune, mezzo gaudio” abbia una qualsivoglia corrispondenza nella realtà…: illusi.

Del resto, giovane virgulto che ti prodighi come un folle nell’investigazione della rete, mi preme informarti che il vero mondo non è dentro al monitor, ma dietro. No, non i cavi. E nemmeno il muro. Intendo fuori.

Ti dirò di più: se sei un ragazzino di quindici anni o poco più, non sperare che le settanta amiche che ti sei fatto su MSN siano davvero quello che il loro avatar vorrebbe dare ad intendere. Primo, i gatti non sanno usare una tastiera, e dietro un gatto si nasconde spesso un attrezzo del tutto diverso (nei connotati) da quell’esile figurino che le sue (di lei) descrizioni ti hanno dipinto per mesi nel cervello. Secondo, se veramente dietro a quella foto farlocca si nascondesse la controfigura di Belèn Rodriguez, credi sinceramente che se ne starebbe seduta tutto quel tempo a PARLARE CON TE? Terzo, non ti ha mai sfiorato l’idea che lei si incazzerà come un riccio quando scoprirà che non sta parlando con una specie di Keanu Reeves de ‘noaltri? Prima o poi dovrai dirglielo.

Che poi non capisco, con il tempo che già occupano i ragazzi a scambiarsi SMS, MMS, squilli, chiamate, suonerie, gatti (ridaje) e giochetti Java, dove diamine trovano il tempo di vivere: figuriamoci a rimbecillirsi davanti a Internet. Anzi, dentro. Nonostante tutto, purtroppo credo che dovremo accettare, seppure a malincuore, che i tempi sono cambiati e stanno ancora cambiando: niente più falò sulla spiaggia, niente più fujtine, niente più serenate romantiche, niente più anelli di fidanzamento.

E meno male. Una volta ci voleva una vita a fartela dare, eh!