Work around
Sto seriamente valutando l’ipotesi di cambiare lavoro. Ora qualcuno potrebbe preoccuparsi, certo, ma mi pare opportuno specificare che parlo del secondo lavoro: il primo, quello di parassita della società, me lo tengo stretto, non preoccupatevi inutilmente. No, scherzo, non sono un parassita della società: pago regolarmente le tasse, corrispondo all’erario il corrispettivo richiesto per non guardare mai la televisione, lascio passare le signore anziane alla cassa del supermercato, lascio passare le signore alla cassa del supermercato, non importuno la cassiera del supermercato (specie quando si chiama “Davide“), infrango raramente la legge e – comunque – alla fine raccolgo sempre i frammenti, sono educato (ma esistono parassiti educati, lo sappiamo) e mi faccio spesso il bidet (ecco, parassiti che si detergono abitualmente, invece, non ne conosco).
A parte gli scherzi, cambiare lavoro oggi è davvero un problema. Innanzitutto il concetto di cambiare lavoro presuppone l’esistenza di una occupazione precedente, requisito che è diventato più raro – in termini statistici – della possibilità di trovare un’impiegato normale nel mio ufficio. E vi assicuro che nel mio ufficio siamo tutti più o meno al mio livello, a parte qualche mattonella non proprio in piano.
Poi, ovviamente, un nuovo lavoro devi trovarlo. Non lo vendono più in confezioni monoporzione alla COOP, scordatelo. Ci vogliono agganci, conoscenze, spinte, una discreta prestazione sessuale non guasta (e non pensare di cavartela per il solo fatto di essere un sessantenne prossimo alla pensione, ormai i datori di lavoro non hanno più dignità!) e la rinuncia a ferie, festività, integrazioni retributive, benefit, straordinario pagato, tredicesima e quattordicesima, pausa caffè, uso dei servizi igienici, aria. Chiaramente lo stipendio sarà parametrato al costo della vita: il particolare secondo cui la valutazione viene fatta sula base del livello medio salariale del Burkina Faso è scritta in Arial 6pti, diciottesima pagina, capoverso ZB, comma 2, dell’appendice alle clausole, ovviamente come nota; contemporaneamente, in carta calcante, firmerai anche una liberatoria sull’uso indiscriminato delle tue parti molli in caso di necessità aziendali.
Inoltre, non ci si può inventare saldatori quando la nostra formazione scolastica ci ha chiaramente condotto ad ottenere la piena conoscenza della storia del Peloponneso, ma solo quella. Ne si può sperare che un gommista di Segrate arriverà un giorno a scrivere su un quotidiano come corrispondente dall’estero (almeno non restando a Segrate, ovvio). Dunque, cambiare proprio tutto tutto è ben difficile, e spostarsi semplicemente di piano passando alle segreterie… non vale. Conosco solo un ex-macellaio che è diventato killer su commissione, ma ovviamente non fa storia (seppure miete vittime).
Che poi al mio lavoro ci sono affezionato, direi come un gatto alla propria lettiera: l’unica differenza è in quello che io faccio al lavoro e in quello che il gatto fa nella lettiera. Non mi sognerei mai di cospargere il mio software di sabbia, insomma. Però il topo per il gatto lo uso quotidianamente, perciò la lettiera come metafora del lavoro può anche starci. Tra l’altro, sono allergico ai gatti, ma – ringraziando il cielo – non al lavoro. Forse perché al lavoro non ci sono gatti.





io mi sto trovando nella condizione di cambiare lavoro
non perché io abbia deciso di cambiare
la pigrizia me lo impedirebbe se non fossi tanto pigro da non tentarci neppure
il fatto è che il lavoro stesso ha deciso di cambiare
dal due febbraio si cambia, mi hanno detto
ed io ho preso una settimana di ferie tanto per dare tempo al lavoro di ambientarsi prima di dover badare a me
poi vedremo
pare debba fare l’animatore a pazienti in coma e la cosa mi lascia perplesso
L´ultimo post di molengai… nulla si crea nulla si distrugge
Secondo me è decisamente più facile che prima o poi il lavoro decida di cambiare te… ma sono punti di vista. Supporto e sopporto.
L´ultimo post di annaba1… Mi perdoni padre, perchè ho peccato…
Un lavoro più strano di quello di molengai (animatore di pazienti in coma) credo sia difficile da trovare….
Cmq se vuoi cambiare lavoro, magari te ne do una parte del mio: che dici, ti può interessare? ecco… forse se il lavoro venisse diviso tra più persone ce ne sarebbe di più…. invece vige questa regola
(Mole di lavoro) per X = (Stipendio) / X
per un attimo avevo letto (lavoro di Mole) per X= (stipendio) /x
:p
ammetto che il mio lavoro ha dello strano
L´ultimo post di molengai… questo forse potrei buttarlo
Cambiare lavoro è stressante, antipatico e, spesso rischioso.
Potresti cambiare, piuttosto, il tuo modo di vivere il lavoro.
Portresti, che so, andare a lavorare la mattina in pigiama e dormire vestito di tutto punto.
Sarebbe di certo un bel cambiamento.
L´ultimo post di Novecento… Asterix, Napoleone e la Shoà
Anch’io dovrei cominciare ad abituarmi all’idea di cambiare lavoro, ché giugno arriva presto e settembre non avrà più una cattedra di spagnolo ad attendermi-
L´ultimo post di sancla… In alternativa
quando si dice change…valuta bene. Quoto però Novecento, perchè rispecchia il mio modo. Lavoro in pigiama visto che son autonomo, e dormo vestito visto che quando rientro la sera tardi alle volte di spogliarmi non ho voglia, dormo solo da mesi e un perchè dovrebbe essere nel mio stile di vita, ma va bene così
L´ultimo post di paz83… Quando la crisi porta idee al sottoscritto. Nuova idea per il blog
insomma alla fine mi stavo chiedendo…. che lavoro hai detto di fare????
L´ultimo post di C.K… N*4—>varianti Casuali!!!
secondo me fa un lavoro identico a quello di Chandler
L´ultimo post di molengai… grazie tim
puoi sempre cambiare topo
L´ultimo post di il dino & l’idolo… sono pazzi questi numeri – part I
Il lavoro fa fare strani ragionamenti ^-)
L´ultimo post di Hoshimem… L’Italia è uno Stato laico. L’Italia è una democrazia.
@molengai: bel lavoro, questo nuovo, ma dove si trovano ‘sti impieghi? nel cesto dei panni sporchi?!
@annaba1: confermo, da quando faccio lo sviluppatore mi si è bloccata la crescita
@HoldMe: grazie ma – come mi sembra opportuno sottolineare – quanto a [mole di lavoro] preferisco continuare a dividerla per [1] e non a moltiplicarla per [2].
@Novecento: disgraziatamente già lo faccio… nel senso che vado a lavoro senza le mutande e dormo con i boxer… vabbè, non sono credibile… chi crederebbe che dormo coi boxer…
@sancla: azz, mi spiace… eppure son convinto che le occasioni capitano ad ogni piè sospinto; basta crederci e volerle con tutte le forze; e poi certo, un po’ di culo, non fa mai male.
@paz83: no ma tranquillo, resterò seduto su ‘sta seggiola per un bel po’… almeno finquando non avrò consegnato ‘sto progetto, insomma.
@C.K.: non l’ho detto, e però ammetto sia un buon modo per chiederlo: adottavo la stessa tecnica per il numero di telefono delle pischelle, ma ora non c’è più bisogno, sta scritto su Facebook. e comunque fo l’analista sviluppatore, più l’uno che l’altro, o più l’altro che l’uno… boh…
@il dino & l’idolo: devo farlo per necessità, questo l’ho consumato tutto e non vuole più il formaggio, vuole solo batterie, bastardo…
@Hoshimem: il NOSTRO lavoro fa fare strani ragionamenti!
non so dove si trovino questi lavori, nel mio caso sono loro a trovare me
a pensarci bene è sempre il lavoro a cercare me
L´ultimo post di molengai… la matematica non è un’opinione