Povero cristo non più cristo
E alla fine, quel cristo riuscì ad essere un po’ meno cristo. Riuscì a varcare la soglia dell’ignavia, come un neonato esce sanguinante dall’utero materno, beato nel suo liquido amniotico caldo e sicuro che lo nutriva e proteggeva, per affrontare il mondo che di caldo e sicuro non ha proprio niente. Nemmeno il conto in banca, o il posto statale, o quelle assurdità che chiamiamo certezze.
Guerra. Sacrificio. Della vita pensava di aver assaggiato l’amaro e lo sciapo, il brutto, lo squallore e il nero, soffrendo e perdendo. Il fondo non esiste, è un’illusione che l’uomo si inventa per la paura di cadere ancora più in basso, di mostrarsi debole e pessimista. Il fondo è fragile, una volta raggiunto si sgretola e apre un nuovo baratro, un nuovo dolore, un nuovo fondo. E la vetta non esiste, è eterea, chiunque sano di mente pensi di averla raggiunta dovrà prima o poi accettare che c’è un altro gradino che porta più in alto.
E fu così che il cristo scese dalla croce, imprecò, riprese vita, la cambiò, si accorse che anche i ladroni erano poveri diavoli e diede loro una mano a redimere i loro peccati. Come se nel peccato ci fosse qualcosa da cui dover essere redenti, come se qualcuno potesse giudicare cos’è peccato e cosa no, come se pregare il tuo gesù insieme ad altri mille fosse buono e giudicare questi mille con dieci regolette pure: e invece no.
È che anche il cristo c’aveva i suoi limiti, povero diavolo. Sentirsi sempre melanzana al banco frigo, confuso tra gli altri ortaggi, anonimo nella sua appartenenza ad un genere e così troppo simile ai suoi simili: era diventato davvero insostenibile. Aveva grandi sogni, lui: diventare sontuosa parmigiana, eccellere per amarezza e gusto, farsi cucinare da Vissani, sentirsi pasteggiato con un ottimo Traminer del Trentino, che non son cose da poco, per una melanzana. Ma anche andare a male degnamente, fiero del suo avvizzirsi, senza nessuno che lo tagliasse a fette sottili per poi accorgersi che in fondo era un po’ passato e gettarlo nel cestino. Che un cestino non la meritava, quella melanzana.
C’è che poi a trentaquattro anni, oggettivamente, non si è più un cristo. E anche come melanzana, diciamocelo, è un po’ poco.





auguri
davvero, ora sei un bebe…
non approfittare delle poppate però!!
what about alla griglia?
L´ultimo post di il dino & l’idolo… the river doesn’t care – non tutte le ciambelle nascono col buco
Sono abbastanza convinto che questo sia uno dei post più belli degli ultimi tempi. Un premio immaginario a te con i migliori auguri!
L´ultimo post di Pepenero… Up and down.
@HoldMe: Questa delle poppate me la segno… è che posso rivendere difficilmente quella del bebè: i capelli bianchi parlano chiaro…
@il dino & l’idolo: Bone alla griglia. Ma meglio (decisamente meglio) tutte fatte alla julienne e immerse in abbondante olio e aglio tipo come le fanno al sud, non so bene dove, ma è al sud. Però si trovano anche al nord, eh… io le ho mangiate al nord, fatte così…
@Pepenero: Ma grazie, caro! Oh, io il regalo immaginario l’ho scartato pure, eh…
lo hai scritto tu?
Sulle 10 regolette avrei da ridire qualcosa, perchè giusto crescendo ho capito che meglio avercele quelle 10 regolette.
Per il resto mi prostro alla bravuta dello scrittore attempato.
L´ultimo post di illa,essa, idda… New town
Secondo articolo che leggo… seconda ottima sorpresa. Son contento di aver “scoperto” questo blog!
L´ultimo post di acrazia… Perché acrazia?
Un appunto però me lo devi: la melanzana col traminer… no, proprio no.