In separata sede
Una cosa risaputa, e che invece molti tacciono per convenienza, è che la legislazione italiana in materia di separazioni fa cagare. L’obsolescenza di certi dispositivi procedurali e la capziosità dei millemila dettami giuridici in merito fanno concorrenza solo al sistema infrastrutturale dei trasporti: continuiamo a fare strade larghe diciotto corsie e pronte in otto comodi lustri, invece di investire un decimo della stessa cifra per tappezzare l’Italia di banda larga ed evitare che migliaia di persone si spostino solo per toccare con mano un interlocutore che avrebbero potuto comodamente ed economicamente ospitare in una videoconferenza. Qualcuno ci mangia, molti ci fanno pranzi di matrimonio (mi pare il caso di dirlo), qualcuno se la prende nel culo: it’s the wheel, e va bene così.
Senza divagare, non è mia intenzione distogliervi dal sacrosanto ed encomiabile intento di sposare la vostra amata dolce metà, ne tantomeno impedirvi di giungere a una soddisfacente relazione d’amorosi sensi finalizzata alla riproduzione ad libitum, davvero. Tuttavia, se non sei un uomo, se non sei sposato, se non hai figli o se appartieni a quella stragrande maggioranza di padri che hanno generato una creatura solo per sentirsi fichi ad avere in mezzo ai piedi un pisciasotto con il proprio cognome, ecco, allora non proseguire nemmeno: apriti il tuo bel Facebook e vai a spippettarti altrove, perché quanto sto per snocciolare non ti interessa davvero.
Per quei sei o sette che sono rimasti: siete in un monte di merda, dall’interno del quale fruite dell’ossigeno esterno solo per tramite di una cannuccia che la donna che vi sta a fianco vi concede di utilizzare, a suo buon cuore. Perché il giorno che deciderà “‘nz” per voi si aprirà la battuta strada del calvario, della sofferenza e – certo – della sconfitta. Perché da padri valiamo, agli occhi del legislatore, quanto un due di bastoni a briscola mentre comanda denari. Che personaggio, ‘sto legislatore, sa tutto lui. Certo non si può fare di tutta l’erba un fascio, ma sappiate che i pochi che si sottraggono a questa consuetudine poi patiscono una vita di “te la potevo far scontare molto peggio, ringraziami“. Dunque ci stanno 1) i disgraziati, 2) i fortunati con la sindrome da inferiorità genitoriale postuma, e 3) quelli che se ne sbattono dei figli: vedete di collocarvi a modino.
In verità, qualunque sia il motivo che vi ha indotto a rompere i ponti con la vostra dolce metà, dovete sapere che non c’è nulla che potrete fare per far valere la vostra posizione di padre, salvo elemosinare alla controparte concessioni effimere alle quali arriverete solo dopo aver buttato un mucchio di soldi in azzeccagarbugli. Ok, vi vedo, tranquilli di avere in mano la prova definitiva: un 8mm con immagini di repertorio nel quale Lei partecipa a una gangbang con sedici amici di colore del vostro panettiere di fiducia (fiducia tua madre), tutti con la loro baguette croccante precisa. Una ripresa oscena, non fosse altro per il fatto che la telecamera era priva di stabilizzatore d’immagine. E – comunque – del tutto inutile, sul serio: il nostro ordinamento non contempla tra i suoi doveri quello di valutare la rettitudine morale di un genitore femmina (e abbiate pietà del mio non chiamarla madre), piuttosto tenderà ad assicurarsi che abbia le zinne. That is. (per inciso, non che ci sia nulla di eticamente abietto nel partecipare a simili convivi, voglio ben dire, però fingersi suor Paola a latere puzza di stronzata)
Tornando seri, è mia premura evitare di scadere nel luogo comune: non tutte le genitrici sono ottenebrate, non tutti i padri sono impeccabili genitori, non tutte le coppie scoppiano, il fallimento di un matrimonio non è mai colpa di uno solo (per estensione della gangbang di cui sopra) e compagnia cantante. Ma purtroppo, del luogo comune, solo noi portatori di boxer contenitivi di scroto restiamo vittima, almeno osservando quello che succede nelle cause di separazione in giro per l’italico stivale. Ovvero del luogo comune peggiore, quello che vede una mamma elemento insostituibile nella crescita, maturazione ed educazione di una creatura incolpevole di pochi anni d’età. Vaffanculo.
Certo, mi si dirà, allora come mai più del 70% delle separazioni avviene consensualmente con conseguente affido prevalente del minore alla madre? Perché semplicemente mettersi a litigare sull’affidamento di un figlio non comporta maggiori probabilità di vederselo affidare, tutt’altro. E noi ometti, sensazionali esempi di pragmatismo, abbiamo capitalizzato questa consapevolezza lasciando che la dinamica di affidamento prevalente delle creature alla madre resti appunto consuetudine, avallando colposamente – peraltro – la cazzata mortale. Ma possiamo sinceramente noi, squattrinati furbetti del quartiere, renderci protagonisti di una simile crociata? Siamo onesti. Perciò ci affidiamo al buon vostro buon cuore. Vaffanculo.
E sapete perché? Perché l’ostentata perla pedagogica propinataci sotto banco secondo la quale affidare un bambino ad un solo genitore non comporta la perdita dell’altro si accumula al monte di fesserie che il disgraziato medio continua a digerire. Che io sarei anche daccordo con questa impostazione, se avessi modo di vedere e vivere il figlio in uguale misura, secondo un principio di equipollenza dei ruoli genitoriali a mio avviso riconosciuto principalmente dalla natura e di fatto scardinato da un retaggio culturale degno del peggior fascismo; nella realtà dei fatti, però, la media delle ore che il genitore non affidatario è “autorizzato” a trascorrere con il figlio si trova ben al di sotto della soglia minima per essere considerati buoni genitori. Di fatto, considerando in modo Mannhaimeriano la situazione, il 94% dei figli – in Italia – perde il padre. Vaffanculo.
Poi c’è la questione dei soldi. Senza dilungarsi troppo, da padre so perfettamente quanto costa un figlio, e qualsiasi cifra vogliano farvi digerire i sapientoni dell’ISTAT con le loro percentuali da abaco genovese, quella cifra è una presa per il culo. Perché un figlio non è un’autovettura coi costi fissi, perché non devi fargli il tagliando e le gomme una volta all’anno e non ci sono rivendite di accessori a prezzi calmierati come da paniere. Un figlio oggi ti costa cento e per una settimana non ti costa più. Poi magari ti costa mille. Perciò diciamolo una volta e per tutte che quei soldi che dovrete passare alla vostra ex-moglie serviranno a coprire parte delle sue spese. E questo, oltre alla chiosa alla quale sto prendendo gusto, mi consente di aggiungere una venatura di schifo. Cangiante sul rosso. Vaffanculo.
Purtroppo dovrete convenire con me su questioni che ho vergogna persino a rappresentarvi, data la loro oggettività. Ma confido nell’esistenza di qualche mentecatto che ne metta in dubbio la validità, poiché la madre degli stolti è sempre grottescamente pregna. Vorrete dunque sostenere che non sia scientificamente dimostrato che per crescere equilibrati i figli abbisognano di entrambi i genitori? Dal vostro coniuge potete pure divorziare, rifondere l’oro della fede nuziale e – coi proventi – rinverdire il guardaroba di stuzzicherie Dolce&Gabbana. Ma dai figli no, non potete separarvi, non potete separarli. Un giorno la coscienza vi presenterà il conto per aver prestato il fianco a una simile abiezione.
Quel giorno io sarò li a riscuotere (in quanto coscienza, non esattore).
P.S.1: Prima che vi inalberiate, quei tre o quattro numeretti buttati in mezzo servono a dare un tono a un componimento altrimenti dotato di uno spessore comunicativo prossimo a quello dei libri di Moccia, ma sono comunque estratti da fonti attendibili e/o da indagini e studi realmente condotti su campioni di disgraziati disseminati sul territorio. Faccio campione.
P.S.2: Prima che vi inalberiate ancora, che siete gente incazzosa e io vi conosco… nel filmato non vienne illustrato quello che accade sempre, ma quello che può sempre accadere. E – per quanto ne so – nessuno può stare tranquillo, nessuno.





(…sospiro…)
(…ma poi tutto va a posto, eh
…)
Non che non si possa non capire. Il tuo ragionamento, intendo. Rimane uno scotto dell’essere padre. Come altri lo sono dell’essere madre.
La fregatura vera, in queste situazioni è l’essere figli. Loro, il vero scotto senza colpe, se proprio vogliamo parlarne.
sottoscrivo la tua posizione. con la (ancora poca) esperienza personale, t’assicuro però che nello scotto di essere madre non rientra (ne il nostro ordinamento contempla come possibilità, a parte rarissime e in verità drammatiche eccezioni) l’allontanamento del figlio. non so, per me non viverne più la quotidianità equivale a mancare di un pezzo, e – permettimi – suppongo che lo stesso sia per lui: io, senza un padre come è stato il mio, sarei cresciuto di merda.
rimaniamo single ‘per scelta’?
non è un’ipotesi da escludere: il bello della vita è che ti fa ricredere su cose che fino al minuto prima pensavi “intoccabili”. oddio, in verità talvolta ti ci costringe…