Caro Babbo Nata’
| 15 dicembre 2009 | 8 commenti » | contestualmente, personalmente
Dichiaro – con malcelata invidia, nonostante tutto conservando fiducia per il futuro – che questo post non ha concorso ai PslA, ne tantomeno ambiva a farlo (peraltro avrei anche potuto scriverlo prima, ma sono stronzo e lo ben so). Dico onestamente, ché quelli che ci sono dentro stanno una spanna sopra, e se c’è una roba che mi fa piegare dalla tristezza sono invece taluni che rosicano: un bagno d’umiltà, ragazzi, non vi farebbe male affatto.
E insomma volevo parteciparvi del fatto che, rovistando tra le mie cose, ho ritrovato una roba coperta da qualche centimetro di polvere, negli scaffali della mia cigolante memoria: un ricordo gradevole di un Natale di quasi trent’anni fa. È ingiallito, incartapecorito, raggrinzito, demodè ormai, eppure stranamente nitido nei suoi contorni. Evidentemente stavolta la roba era buona. Io, in ’sto frammento di memoria, ero piccoletto: cinque o sei anni, però già ragionavo da ventiquattrenne, nel senso che poi – fino a ventiquattro anni – ho continuato a ragionare in quel modo, e difatti si son visti i risultati.
Comunque, in questo mio ricordo c’erano un casino di persone, dentro: i miei genitori, una cifra assurda di nonni e bisnonni, zii, cugini, tavole imbandite, tanto fumo da lavorarci uno dei migliori speck dell’Alto Adige, dolciumi, risate, la tombola, il diosantissimo di panettone coll’uvetta e i canditi, una televisione in bianco e nero, mio padre travestito da Babbo Natale che io l’ho sgamato appena varcata la soglia di casa, perché lui voleva fare lo splendido e avrà speso mezzo stipendio per comprare quel vestito, ma i mocassini erano rimasti gli stessi. E io ho sempre guardato le scarpe, e li s’è giocato la credibilità, purtroppo. Però non gliel’ho mai detto, ci sarebbe rimasto malissimo: tanto io già sapevo da un tot che Babbo Natale non esisteva, tutto era funzionale a raggranellare regali. Il bello è che lo sapevamo tutti, e io non ricordo un giorno in cui qualcuno m’è venuto a dire che Babbo Natale non esisteva: semplicemente un anno Babbo Natale non è passato più, e pace, niente manifesti funebri, niente annunciazioni, niente minuto di raccoglimento, i regali invece si, ma un po’ meno (e comunque anche l’inflazione ci mise del suo).
Al tempo scrivevo la letterina a Babbo Natale, cosa che è durata fino a quel famoso anno in cui BN (per comodità, perdonatemi) non è passato più. Ora non ricordo se quell’anno ho sprecato una lista di regali o se avevo già messo l’anima in pace anzitempo, all’otto di dicembre. Tuttavia, nelle altre letterine, ero sempre stato ragionevole: facevo la conta dei parenti e affibbiavo un regalo a famiglia, quasi che inconsapevolmente conoscessi il trucco. Davvero, ricordo che nella letterina scrivevo “Babbo Natale del nonno Enzo“, o “dello zio Siro” (sono nomi veri, anche) e poi sotto assegnavo i regali. Altra cosa davvero inquietante: non ricordo di aver mai ricevuto un solo regalo contenuto nelle liste dei desideri: ’sto cazzo de BN doveva abitare vicino a magazzini di merda se mai un anno ha trovato le cose che gli ho chiesto. Eppure chiedevo roba semplice, tipo i pennarelli, i soldatini, le ruspe, i condom (ma al tempo me li spacciavano per palloncini, infami). Tra l’altro: chissà che fine avranno fatto i miei soldatini, dannazione.
Oggi non saprei cosa chiedere, da uomo, a BN. Gli potrei forse domandare di restituirmi la serenità di qualche anno fa, perché incredibilmente – ripensandoci seriamente – c’è stato un tempo in cui son stato sereno, una bella persona, di un rosa tenue per niente fastidioso ne kitsch, educato mai, ma almeno gradevole. Che se BN sapesse cacare una macchina del tempo, allora… Invece no: ora, non per sminuire il tuo ruolo, ma io di un Bakugan non me ne faccio una sega. Non a questa età e fuori dallo stadio, intendo. E mi sono anche informato sul prezzo, pare che la serenità st’anno sia oggetto di embargo. Al massimo qualche statuetta del Duomo.Di.Milano, con su il “ricordo di un dente“: priceless.
Ora io questo bel ricordo devo conservarlo da qualche parte, che se lo rimetto nella scaffalatura finisce che si rovina e perde definitivamente quel sapore nostalgico che tanto lo caratterizza. E allora lo lascio scritto qua, a perenne ricordo del fatto che son stato giovane (regazzino, direi) e spensierato anche io. O almeno fino a quando avrò i soldi per rinnovare l’hosting, insomma. E mi permetto anche il lusso di lasciarvi gli auguri, perché c’è di buono che gli auguri migliori son quelli fatti agli sconosciuti, che se li pigliano e portano via, e ci fanno il cazzo che vogliono: che a quelli che conosci da una vita gli sei andato di traverso, alla lunga, fidati.
Ma non prendeteci l’abitudine. Con affetto, il vostro [amato|odiato|indifferente] Clock.



