Terzo incomodo
| 13 gennaio 2010 | contestualmente
Un uomo che nutra un minimo di amor proprio non dovrebbe mai consentire ai fatti di prendere il sopravvento e fargli raggiungere questa assolutamente non invidiabile condizione. Ma, e la letteratura ci supporta in questo, non è infrequente che il desiderio abbia la meglio sull’amor proprio e porti a casa una bella vittoria in trasferta: con buona pace dei sani principi, della media inglese e del calo fisiologico di testosterone libero a partire dai trent’anni, ’sticazzi.
Ciò non toglie, appunto, che si tratti di una delle condizioni più umilianti per l’essere umano. A parte quella di ospite di Porta a Porta, intendo. C’è da dire che – a differenza degli invitati al “salotto coi plastici™” – l’amante ha (o dovrebbe avere) l’indubbio vantaggio della non esibizione pubblica, caduto il quale viene meno anche il presupposto fondante la condizione di clandestinità e, in certi casi, la vita stessa. Incerti del mestiere, si potrebbero definire, se non fosse che – escluso lo sperabile appagamento corporale che il soggetto dovrebbe trarre dalla discutibile frequentazione – non è in genere prevista alcuna retribuzione pecuniara per i servigi svolti. Almeno non di entità tale da incidere sul 730, insomma. Spese, al limite, quelle si: difficilmente detraibili e a fondo perduto, che t’aspettavi?
Dicevamo della condizione di umiliazione e squallore in cui il malcapitato si trova, tutto sommato. Questo perché, al sentimento che dovrebbe trovarsi alla base della frequentazione più o meno stabile (che taluni visionari chiamano amore), viene forzatamente sostituito un concetto molto meno passionale e decisamente più pragmatico, ovvero il concetto di inerzia. Secondo questa nuova e sofisticata sagomatura delle emozioni, il soggetto non è più in grado di manifestare appagamento o trasporto nei confronti del partner, espressioni umane del tutto inutili se non addirittura dispendiose in termini tempo-prestazionali, tuttavia è consapevole che – terminata la corrente sessione di vicendevole appagamento – in un momento e in un luogo ancora non definibili sarà possibile accedere a una nuova istanza del medesimo rendezvous. Per inerzia, mica per altro. Vabbè, si, anche la storia dei feromoni e delle spiegazioni biotecnologiche alle meraviglie del sesso, ma sempre questioni inerziali sono.
E’ chiaro che, come tutte le cose che procedono per inerzia, è presumibile che interverrà (in tempi e modi nuovamente non predeterminabili) una forza esterna a mutarne lo stato di moto rettilineo. Le conseguenze di tale intervento dipendono strettamente dalle proprietà meccaniche dei soggetti interessati e da vari altri fattori correttivi, ma insomma non ci si aspetti che tirare fuori il bosone di Higgs possa servire a qualcosa, in questa circostanza. Anche perché non v’è prova della sua esistenza, sebbene sia irrinunciabile la sua esistenza. Io adoro i paradossi. Più o meno quanto due glutei sodi e sostenuti, ma con meno inerzia.
E poi niente, questa frase non è vera.
“…mi ricordo che eri un genio in fisica e in matematica, il prototipo della secchiona, proprio!”
“E non avevo manco le tette. E non vedevo i film porno!”
“…”
“Ho recuperato su tutto, comunque, eh. Guarda, guarda…”

inquietudine


perché i tuoi post lanciano sempre ombre e dubbi sulle mie azioni portandomi ad una riflessione a posteriori in cui il sottoscritto comunque invoca il bosone maledetto?
storie di vita vissuta (da altri?) che prima o poi – suppongo – tutti vivono. da cui la naturale conseguenza del bosone, come metafora della vita e degli eventi inevitabili, con quella leggerissima piega brandeburghese. spero di averti chiarito le idee.