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	<title>contrariaménte &#187; Clockwise</title>
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	<description>avverbio, in modo contrario, diversamente. come dico io.</description>
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		<title>Sono tuo padre</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 08:50:11 +0000</pubDate>
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Non mi fermo mai a pesare il tempo. Il tempo è leggero, scivola via fuggente e lascia il bianco dietro di se, lascia la polvere, lascia i desideri quelli irrisolti, incompiuti, le speranze bruciate, le occasioni perdute, i rimpianti: ne fa un fardello, chiude tutto nella tovaglia a quadri della scampagnata, e ti lascia col [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style=" clear: both; margin: 10px 0; text-align: center; display: block; ">
<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2010/05/cinque.jpg" alt="" title="Cinque" width="510" height="180" class="aligncenter size-full wp-image-1077" />
</div>
<p>
Non mi fermo mai a pesare il tempo. Il tempo è leggero, scivola via fuggente e lascia il bianco dietro di se, lascia la polvere, lascia i desideri quelli irrisolti, incompiuti, le speranze bruciate, le occasioni perdute, i rimpianti: ne fa un fardello, chiude tutto nella tovaglia a quadri della scampagnata, e ti lascia col frigorifero vuoto, da riempire ancora &#8211; se vorrai &#8211; mentre porta le tue cose altrove, dove non le troverai più, o almeno smetterai di cercarle.
</p>
<p>
Ma certe volte è pesante, perché segna le primavere che ha visto il tuo corpo, che hai vissuto inconsapevole del suo incedere, che pensavi, ti illudevi di poter trattenere. E allora cosa fa, l&#8217;uomo. Lascia un segno. Vince una sfida. Raggiunge un risultato. Eccelle in un&#8217;arte. Mette al mondo una creatura. Dona la vita a un&#8217;altra vita, perpetua la sua esistenza in un altro essere, genera un uomo. Lo cresce. Spera di non sopravvivergli.
</p>
<p>
Quel giorno, cinque anni fa, c&#8217;era un sole tiepido. I raggi entravano dalla finestra e illuminavano il sorriso di tua madre. Era tutto perfetto, e perfetto sei nato. Pochi chilogrammi di sangue del mio sangue, stretti tra le mie braccia, urlavano la vita, urlavano alla vita, e lottavano per fartici restare attaccato. Non ricordo altro, se non che mi sentii inutile, e al tempo stesso indispensabile. Avrei voluto darti tutto, e probabilmente ti darò di più.
</p>
<p>
Oggi, cinque anni dopo, di nuovo il flebile sole, di nuovo una primavera che scorre su tuo padre e che ti fa rifiorire più bello di ieri. Perché è giusto così, perché per me il tempo pesa mentre tu lo divori. E io ci penso ogni mattina, mentre vado al lavoro: che sarebbe bello stare sempre con te, e mangiarlo insieme questo tempo e vedere chi si stanca prima. Vinceresti tu. Ma saremmo felici entrambi.
</p>
<p>
Oggi avrai il tuo regalo. Il mio l&#8217;ho avuto quel giorno che ho aperto la valigia, a centinaia di chilometri da casa, e ho trovato la farfalla, e legato il bigliettino &#8220;<em>Ciao Papà, torna presto a casa, che Matteo ti aspetta!</em>&#8220;. E per grande che potrò mai fartelo, un regalo così&#8230; non ci riuscirò mai.
</p>
<p>
E ancora oggi mi sento inutile, e al tempo stesso spero di esserti ancora <strong>indispensabile</strong>.</p>
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		<title>Portami a ballare</title>
		<link>http://www.contrariamente.info/2010/03/26/portami-a-ballare/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 09:17:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clockwise</dc:creator>
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Ci sarà il vento caldo, quella sera, la brezza estiva che ti piace. Quella con la salsedine in mezzo, col profumo di mare, che ti spettina i capelli, tanto non stanno mai a posto e poi li dovevi lavare ma guarda che ti stanno bene così, credimi; quella che quando prendi il primo sole e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style=" clear: both; margin: 10px 0; text-align: center; display: block; ">
<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2010/03/3071737269_4e85f0097c_b.jpg" alt="" title="Portami a ballare" width="510" height="180" class="aligncenter size-full wp-image-1073" />
</div>
<p>
Ci sarà il vento caldo, quella sera, la brezza estiva che ti piace. Quella con la salsedine in mezzo, col profumo di mare, <em>che ti spettina i capelli</em>, tanto non stanno mai a posto e poi li dovevi lavare ma guarda che ti stanno bene così, credimi; quella che quando prendi il primo sole e la pelle brucia ti dà sollievo tutta la sera, e la mattina ti svegli bella, <strong>abbronzata</strong>, coi capelli spettinati e il profumo di mare addosso. E forse il mio, anche.
</p>
<p>
Ci sarà un sacco di gente ma in fondo saremo solo <strong>io e te</strong>, senza il pensiero del lavoro al mattino dopo, senza telefono e spiccioli, senza preoccupazioni, in un posto sconosciuto, ché nei posti sconosciuti nessuno si conosce e nessuno si disturba, mentre noi balleremo non so cosa ma tanto sarà lo stesso: io ballerò te, <em>e tu ballerai da sola</em>. E ti guarderanno tutti.
</p>
<p>
Ci sarà il tuo cantante preferito, le canzoni che non conosco e i ritornelli che t&#8217;accendono lo sguardo, che ti emozionano come io non riesco a fare e allora ti porterò lì apposta, per impararle a memoria e cantartele il giorno dopo, e ritrovare quello <strong>sguardo </strong>e andarne fiero, di esserne capace. Capace a farti bene, <em>capace a farti bella</em>. Quello solo io, non tutti.
</p>
<p>
Ci sarà il tuo <strong>profumo</strong>, ci sarà la carne che arrostisce su uno spiedo, in spiaggia, ci sarà un bicchiere di buon vino e il <em>tuo trucco leggero</em>, ci sarà la tua risata, e non sarai imbarazzata, e ci saranno un uomo e una donna a ballare insieme, bravissimi, complici, perfetti, e tu li guarderai sospirando.
</p>
<p>
E allora, <strong>ci saremo noi</strong>.</p>
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		<title>Il giorno che facevo gli auguri a mio papà</title>
		<link>http://www.contrariamente.info/2010/03/19/il-giorno-che-facevo-gli-auguri-a-mio-papa/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 08:43:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clockwise</dc:creator>
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		<category><![CDATA[l'eterna diatriba tra papà e babbo]]></category>
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Io e il mio papà non ci sentiamo più da nove anni, ormai. E&#8217; un&#8217;eternità. Non una telefonata, né due chiacchiere, né qualche risata in compagnia. Io vado a trovarlo spesso, e lui c&#8217;è sempre, ma semplicemente non posso parlarci più. Non è fuggito, non ci ha abbandonato, semplicemente sono nove anni che è morto. [...]]]></description>
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<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2010/03/papa.jpg" alt="" title="Il giorno che facevo gli auguri a mio papà" width="510" height="180" class="aligncenter size-full wp-image-1067" />
</div>
<p>
Io e il mio papà non ci sentiamo più da <strong>nove anni</strong>, ormai. E&#8217; un&#8217;eternità. Non una telefonata, né due chiacchiere, né qualche risata in compagnia. Io vado a trovarlo spesso, e lui c&#8217;è sempre, ma semplicemente non posso parlarci più. Non è fuggito, non ci ha abbandonato, semplicemente sono nove anni che è morto. E nonostante tutto mi manca ancora, specie oggi, specie quando ci ripenso e scopro che nove anni fa gliel&#8217;ho fatti per l&#8217;ultima volta, <em>questi cazzo di auguri</em>.
</p>
<p>
E così penso anche che fra i tanti stronzi che popolano questa terra forse lui, il mio papà, di andarsene così presto, a quarantasette anni, magari <strong>non se lo meritava</strong>. Non che a settanta anni uno se lo meriti di più, ma se sei una merda a settant&#8217;anni e ti levi di torno, magari dopo nove anni la tua mancanza non la sente più nessuno. Non sono cose che si dicono, lo so, e questo aggiungerà una tacca sulla stele che mi accompagnerà all&#8217;inferno, ma in fondo non mi importa: ho aspettato a lungo un segno della sua presenza, per tramite di questo dio che tanti decantano, e posso certificare che in nove anni nove non è arrivato nulla di un fottuto nulla. Quindi la probabilità che dio esista è al momento prossima a quella dell&#8217;esistenza di un paradiso e di un inferno: <em>ovvero pressochè nulla</em>.
</p>
<p>
Nell&#8217;attesa del tuo segno, papà, ho fatto <strong>un mucchio di cazzate</strong>: te lo confesso. Ma non è semplice tirare avanti le scelte giuste da quando non ci sei più a darmi consiglio, sai? Che la mamma è brava e quel che vuoi, ma tu sei tu, che se c&#8217;è da dirmi che sono un cretino me lo dici subito, senza giri di parole. Ecco, qualcosa potevi accennarmelo prima di andartene, questo si, ma non ce l&#8217;ho con te: alla fine non sarai orgoglioso di quel che ho fatto ma in cuor mio so di averlo fatto senza dolo, e allora lo sai anche tu, e va bene così. In fondo sono tuo figlio e ti somiglio molto più di quanto chiunque potrebbe pensare: questo perché tu con me hai sempre parlato tanto, forse troppo, e io ho sempre cercato di imitarti nella vita&#8230; ma questi non son più i tempi, papà, proprio no. E le cose buone che mi hai insegnato le ho dovute un attimo accantonare, per non soccombere. In attesa dei tempi, certo.
</p>
<p>
Che sono anche io &#8220;<em>papà</em>&#8221; non hai nemmeno fatto in tempo a immaginarlo. Ma per me sarà proprio impossibile essere padre come tu lo sei per me. Però ci metto un sacco di buona volontà, e commetto un sacco di errori tipici, e per via delle situazioni ne commetto anche di meno tipici: non so se un giorno arriverà un conto da pagare, ma spero che mio figlio potrà almeno ricordarmi dopo nove anni che avrò tirato le cuoia. Anche perché conto di farlo il più tardi possibile, quindi potrà &#8211; al limite &#8211; appellarsi alle amnesie da vecchiaia. Io invece mi ricordo che giocavamo a tennis, e porca puttana mi mancano le gare di formula 1 a ridere del nonno che imprecava. E quando m&#8217;hai insegnato a guidare, e la pazienza (che, meno male, un po&#8217; ne ho presa), e la bottiglia del regalo di laurea, che vaffanculo manco quella son riuscito a farti vedere.
</p>
<p>
Di buono c&#8217;è che <em>non hai visto nemmeno altri scempi</em>, che quelli no, non ti sarebbero piaciuti per davvero. Ma in fondo, se oggi ne parlo con serenità, è anche merito tuo. E magari non diventerò mai un uomo come te, papà, però guarda che l&#8217;impegno ce lo metto tutto. E non mi importa più che gli altri mi giudichino: &#8220;<em>sono il padrone del mio destino, il capitano della mia vita</em>&#8220;. Mi piacerebbe solo potertelo dire ancora, che <strong>ti voglio bene</strong> e che si, papà, <strong>abbiamo vinto noi</strong>.
</p>
<p>
Che sicuro non puoi sentirlo, ma magari &#8220;<em>su dal capo</em>&#8221; c&#8217;hanno internet, e lo puoi leggere qui.</p>
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		<title>Quattro mura</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 13:53:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clockwise</dc:creator>
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La mia nuova casa è bella. E&#8217; piccola, ma curata, con pareti grezze, in uno stabile antico ma ben tenuto, senza vicini, che è una cosa comoda quando sei abituato a stare su fino alle quattro di notte con Red Hot Chili Peppers. Non è una vera e propria casa, almeno non nel concetto tipico [...]]]></description>
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<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2010/03/quattro_mura.jpg" alt="" title="Quattro mura" width="510" height="180" class="aligncenter size-full wp-image-1061" />
</div>
<p>
La mia <strong>nuova casa</strong> è bella. E&#8217; piccola, ma curata, con pareti grezze, in uno stabile antico ma ben tenuto, senza vicini, che è una cosa comoda quando sei abituato a stare su fino alle quattro di notte con <em>Red Hot Chili Peppers</em>. Non è una vera e propria casa, almeno non nel concetto tipico di abitazione: non che ci sia un fossato da superare per entrarvi, certo, però ecco, io in una casa con il soppalco non ci avevo mai vissuto, e c&#8217;è sempre una prima volta. E c&#8217;è un grande anello appeso alla volta principale, e mi son chiesto tante volte a cosa serva.
</p>
<p>
C&#8217;è forte odore di <strong>pittura fresca</strong>, è aspro, ma dà quell&#8217;idea di pulito e nuovo che a me tanto piace. E dà anche l&#8217;idea della pittura fresca, ovviamente. Poi credo ci sia anche un qualche strano odore di sostanze utilizzate per ripulire il pavimento, ma non sono mai stato un genio a riconoscere gli odori, perciò potrebbe anche darsi che trattasi di normalissimo odore di cotto lavato. Ma è buono anche quello, per nulla fastidioso. E per coprire tutti questi odori ho aggiunto i diffusori, avete presente quelli da attaccare alla corrente che dosano l&#8217;essenza, riscaldano, umettano, rilasciano, fragranzano e fanno un mucchio di altre amenità, che costano un fottìo di soldi, ma almeno funzionano. Senza dimenticare le candele profumate: in pratica c&#8217;è una foresta tropicale, in questa casa, considerati anche i venti gradi centigradi fissi del riscaldamento. Forse, nascosto, c&#8217;è anche qualche <em>licaone</em>.
</p>
<p>
Ma è <strong>vuota</strong>. Vuota con l&#8217;eco. Ed è forse un problema di mobilia, direi definitivamente assente, al momento. Una cucina, un divano, un tavolo, una televisione, un letto: il minimo indispensabile per chiamarla <i>casa</i>, almeno per il <em>Devoto-Oli</em>. Ma no, non è quello. E&#8217; quando ti chiudi la porta dietro e trovi l&#8217;<strong>assenza</strong>.
</p>
<p>
Ché una casa è fatta di voci, di rumori, di tavolette del cesso da alzare e scendere secondo complessi meccanismi non universalmente formalizzati, di lenzuola stropicciate, di schizzi di sugo sul piano cucina, di calore di pelle, di capelli nel lavandino, di bagni appannati, di lavandini che perdono, di lavatrici in funzione, di musica, di calzini che non si ritrovano, di telefoni lasciati staccati, del profumo lasciato sui cuscini, di un film mai finito di vedere, di penombra, di specchi da trucco, di calendari con su scritto &#8220;<em>ore 18:00 dentista</em>&#8220;, di pasta scotta, di due spazzolini da denti, di gente. E su questo bisogna ancora <em>lavorare</em>. Un po&#8217;.
</p>
<p>
E il primo che mi dice: &#8220;<em>&#8230;pigliati un gatto&#8230;</em>&#8220;, <strong>vaffanculo</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Le stagioni dell&#8217;amore</title>
		<link>http://www.contrariamente.info/2010/02/24/le-stagioni-dellamore/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 20:31:36 +0000</pubDate>
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Ti chiamavo amore come a Gianni lo chiamavo Gianni. Ma Gianni è rimasto Gianni e io, per coerenza, continuo a chiamarlo Gianni. Che magari arriverà un giorno che Gianni cambierà nome, o che magari io proverò sensazioni forti e incomprimibili per lui, così intense da considerarle amore, e allora a Gianni lo chiamerò amore. Però [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style=" clear: both; margin: 10px 0; text-align: center; display: block; ">
<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2010/02/stagioni_amore.jpg" alt="" title="Le stagioni dell&#039;amore" width="510" height="180" class="aligncenter size-full wp-image-1057" />
</div>
<p>
Ti chiamavo <strong>amore</strong> come a <em>Gianni</em> lo chiamavo <em>Gianni</em>. Ma <em>Gianni</em> è rimasto <em>Gianni</em> e io, per coerenza, continuo a chiamarlo <em>Gianni</em>. Che magari arriverà un giorno che <em>Gianni</em> cambierà nome, o che magari io proverò sensazioni forti e incomprimibili per lui, così intense da considerarle <strong>amore</strong>, e allora a <em>Gianni</em> lo chiamerò <strong>amore</strong>. Però guarda, onestamente, questa seconda ipotesi io la vedo poco probabile.
</p>
<p>
Ti chiamavo <strong>tesoro</strong> come di solito faccio con le robe scovate (no, scavate) sotto enormi X (ics) rosse disegnate sul terreno, ma spesso quei tesori si rivelano pacchi. Pacchi con dentro la sorpresa, il coccodrillo, la busta nera, il mini-pimer, la 500.000€. E già trovare le X rosse è un casino, senza il telefono col GPS. E tu potevi chiedermi tutto, ma non di gioire dopo aver scoperto che dentro al pacco c’era la fregatura.
</p>
<p>
TI chiamavo <strong>gioia</strong>, ma dopo che ti sei incazzata perché pensavi avessi un’altra che si chiamava <em>Gioia</em> ho deciso di smettere, e questo m’è costato tanto, perché di <strong>gioia</strong> ce ne avevo. Non di ragazze chiamate <em>Gioia</em>, ma di <strong>gioia</strong> come sentimento. E trovare altra <strong>gioia</strong> quando non sei più in grado di chiamare <strong>gioia</strong> niente, nemmeno chi si chiama <em>Gioia</em> per davvero, boh, insomma, è difficile. Le chiamavo <em>hm</em>, alle <em>Gioia</em>, ma non capivano: che casino che hai combinato.
</p>
<p>
Ti chiamavo <strong>quando staccavi la sera dal bar</strong>, era difficile chiamarti “<em>quando staccavi la sera dal bar</em>”, specie durante l’amore, lasciatelo dire. “<em>Allora, che facciamo stasera, Ale, andiamo a vederci un film?</em>”. “<em>Certo, quando staccavi la sera dal bar, sicuramente.</em>”. “<em>Infatti sono fuori, adesso!</em>”. “<em>Ah, ecco, facciamo allora che ti chiamo fuori, adesso! e risolviamo, credo.</em>”. “<em>Tu sei tutto matto&#8230;</em>”. “<em>No, io sono Alessio, tu fuori, adesso!</em>”. E mi lasciasti. Dicesti che te l’avevo detto io di farlo. Mi dissi, tra me e me: “<em>ti fossi chiamata Claudia, vedi che tutto ‘sto casino non veniva fuori&#8230;</em>”. La risposta era probabilmente “<em>si</em>”.
</p>
<p>
Ora non ti chiamo più, né <strong>amore</strong>, né <strong>tesoro</strong>, né <strong>gioia</strong>, né <em>quando staccavi la sera dal bar</em>. Semplicemente, in rubrica, c’ho un casino che nemmeno te lo immagini. E così, vedrai, finirà che non chiamerò nessuna più <strong>amore</strong>, o <strong>tesoro</strong>, o <strong>gioia</strong>. Di certo, <strong>fuori, adesso!</strong>. E comunque non durante l’amore.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Disprezzo e pregiudizio</title>
		<link>http://www.contrariamente.info/2010/02/18/disprezzo-e-pregiudizio/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 09:40:00 +0000</pubDate>
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Io non disprezzo le persone, perché il disprezzo è un sentimento così di lusso che un umano, per guadagnarselo, il mio, oh. Vuoi darmi della checca, fallo. Vuoi dirmi cattiverie gratuite, fallo. Vuoi infangare il mio nome, fallo. Vuoi raccontare a tutti la tua verità, fallo. Vuoi che usi la stessa moneta con te, scordatelo. [...]]]></description>
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<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2010/02/disp_preg.jpg" alt="" title="Disprezzo e pregiudizio" width="510" height="180" class="aligncenter size-full wp-image-1051" />
</div>
<p>
Io non disprezzo le persone, perché <strong>il disprezzo</strong> è un sentimento così di lusso che un umano, per guadagnarselo, il mio, oh. Vuoi darmi della checca, <em>fallo</em>. Vuoi dirmi cattiverie gratuite, <em>fallo</em>. Vuoi infangare il mio nome, <em>fallo</em>. Vuoi raccontare a tutti la <strong>tua</strong> verità, <em>fallo</em>. Vuoi che usi la stessa moneta con te, <em>scordatelo</em>. Posso provare pena, un filo di acidità di stomaco, persino rammaricarmi per la tua condizione psichica o per l&#8217;aumento incontrollato del prezzo degli ansiolitici. Ma il mio disprezzo: <em>col cazzo</em>.
</p>
<p>
E vedi, qualunque sia la verità che raccontiamo agli altri, io e te <strong>sappiamo bene come stanno le cose</strong>. E il tuo sottovalutare la possibilità che, colto da improvvisi e giustificati vortici testicolari, io possa restituirti pan per focaccia aprendo il Vaso di Pandora costituisce evidenza inconfutabile della carenza neuronale che ti affligge: io direi proprio che trattasi di manovra poco igienica, financo sfacciata. Da demente, insomma.
</p>
<p>
Che poi, davvero, non vale la pena nemmeno prendersela con quei disgraziati che &#8211; abbindolati dal tuo soliloquio &#8211; eseguono pedissequamente il compitino suggerito loro e, in barba alla centellinata <strong>dotazione di personalità</strong>, non si preoccupano nemmeno di constatare la veridicità delle tue asserzioni. Pecore, caproni, merde secche. O dementi, insomma.
</p>
<p>
D&#8217;altronde non devo spiegazioni (ulteriori) a nessuno se non alla mia <strong>coscienza</strong>, che come ben sai è in vendita a zero e settantacinque al chilo, mercatino del sabato, banco del pesce (sbrigati, che dopo tre giorni puzza). Ma tu evidentemente <u>non sei serena</u>, e lo so perfettamente come ti chiami, volevo solamente prenderti in giro.
</p>
<p>
Bella cosa <strong>la serenità</strong>, serve a rendere giustizia ai veri problemi della vita: il costo del dado da brodo, i tempi di percorrenza di un Roma / Napoli, il montepremi del <em>Superenalotto</em>, la dispareunia. E serve anche a piazzare una solida pietra sopra alle cose che furono, tesoro: rifatti una vita, infilaci dentro i tuoi affetti più cari e facciamo questo poderoso ma inevitabile salto nella maturità, dai.
</p>
<p>
Ah, dimenticavo: anche <em>un paio di etti in meno</em>, non ti starebbero male.</p>
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		<title>Se vuoi</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 20:08:29 +0000</pubDate>
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Se vuoi, io e te qualche volta si può dormire insieme.


Se vuoi possiamo baciarci tutta la notte, hai presente? Che magari solo una notte è poco, magari ci resta in bocca il sapore e al mattino non ci va di bruciarlo col caffè. E allora, se vuoi, possiamo baciarci anche tutto il giorno, scoprirci i [...]]]></description>
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<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2010/02/sevuoi.jpg" alt="" title="Se vuoi" width="510" height="180" class="aligncenter size-full wp-image-1037" />
</div>
<p>
<strong>Se vuoi</strong>, io e te qualche volta si può dormire insieme.
</p>
<p>
<strong>Se vuoi</strong> possiamo baciarci tutta la notte, hai presente? Che magari solo una notte è poco, magari ci resta in bocca il sapore e al mattino non ci va di bruciarlo col caffè. E allora, <strong>se vuoi</strong>, possiamo baciarci anche tutto il giorno, scoprirci i punti deboli, indugiare sul collo, o altrove, morderci, quello che vuoi, con la tua bocca, con la mia, nessuno ci interrompe. E possiamo farlo il giorno dopo ancora, finquando ne abbiamo voglia, finquando un dovere non ci richiama altrove, finquando quel tempo che abbiamo fermato non si rimette a camminare, finquando la musica continua. <strong>Se vuoi</strong>.
</p>
<p>
<strong>Se vuoi</strong> possiamo fare l&#8217;amore tutta la notte, ci pensi? Ti dico &#8220;<em>posso restare ancora?</em>&#8220;, e tu rispondi sottovoce &#8220;<em>certo, dove pensi che ti faccia andare?</em>&#8220;. Da nessuna parte, io voglio stare qui, adesso. <strong>Se vuoi</strong> possiamo giocare al sesso tutta la notte, sudarci, prenderci, girarci, scaldarci, toccarci e avere brividi. Come vuoi, dove vuoi. E a me piace, e a te piace, e non chiedermi perché: non so bene nemmeno cosa ti ho risposto, era sicuramente vero, ma ecco&#8230; noi non siamo più noi, adesso, ed è giusto così: amarci come leggere un libro senza l&#8217;indice, senza sapere a che pagina è il prossimo capitolo, ed emozionarsi col finale a sorpresa. <strong>Se vuoi</strong>.
</p>
<p>
<strong>Se vuoi</strong> posso dirti un sacco di cose, di quelle che ti tolgono il fiato e che illuminano lo sguardo. Ma non sono così bravo &#8211; o almeno non altrettanto &#8211; a parlare, a far discorsi. Non mentre sudiamo, e ansimiamo: ci riesce male, anche tu non scherzi. E io non voglio parlare, e nemmeno tu, e allora lasciamo che a parlare siano i respiri, le mani, il tuo seno, il piacere.
</p>
<p>
<strong>Se vuoi</strong> possiamo dormire ancora insieme. O forse dormire no, <em>dormire è troppo</em>.</p>
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		<title>Deborah</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 19:50:15 +0000</pubDate>
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Fra le poche cose che lei non mi fece posso senz&#8217;altro annoverare il definirmi &#8220;squallido cilindro di feci&#8220;. Che è una locuzione che va di moda tra le donne dotate di un certo piglio creativo e una sottile vena poetica. Quelle sei o sette che restano (questo non è un complimento), di solito, ti apostrofano [...]]]></description>
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<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2010/01/lenzuola.jpg" alt="" title="Deborah" width="510" height="180" class="aligncenter size-full wp-image-1032" />
</div>
<p>
Fra le poche cose che lei non mi fece posso senz&#8217;altro annoverare il definirmi &#8220;<em>squallido cilindro di feci</em>&#8220;. Che è una locuzione che va di moda tra le donne dotate di un certo piglio creativo e una sottile vena poetica. Quelle sei o sette che restano (questo non è un complimento), di solito, ti apostrofano con un coatto &#8220;<em>a pezzo de&#8217;mmerda</em>&#8220;, quando la storia che vi ha a lungo uniti tende &#8211; per qualsiasi ragione &#8211; ad andarsene a fare in culo. L&#8217;altra cosa che non mi fece fu l&#8217;<strong>impepata di cozze</strong>, per il resto direi che ci siamo.
</p>
<p>
Non discuto sulla veridicità dell&#8217;accusa, del resto chi può ignorare il fatto che la distanza che separa l&#8217;orifizio dal quale siamo usciti da quello da cui usualmente defechiamo sia così ridotta da dare ampio margine a una legittima <strong>ipotesi di contaminazione</strong>? Non discuto nemmeno sulla volontà vessatoria delle parole di biasimo, laddove risulta indiscutibile che una storia inizia quando due si vogliono bene e finisce irrimediabilmente quando lui diventa (o si comporta come) una cacca opaca. Certo.
</p>
<p>
Infatti, davvero, non discuto niente. Però, aggiungo, lei scopava male. Quindi non si può dire che non mi facesse il sesso, o quelle cose che taluni chiamano con un nome strano da tassonomi bacchettoni dell&#8217;etimologia, tipo pratiche orali di soddisfazione del partner volte ad ottenerne il raggiungimento del climax, o <em>fellatio</em>. No, questo non si può dire, alla stessa stregua del divieto di pronunciare &#8220;gatto&#8221; fintanto che non lo si abbia nel &#8220;sacco&#8221; di Trapattoniana memoria.
</p>
<p>
E&#8217; pur vero che occorre sperimentare un&#8217;alternativa plausibile prima di poter sancire in via definitiva l&#8217;applicazione della lettera scarlatta al soggetto. Meglio se due. Diciamo che tre è il più piccolo numero primo euclideo che giustifichi e dimostri l&#8217;assioma. Con buona pace delle teorie matematiche di <em>Fermat</em>, che &#8211; scellerato &#8211; pensava di aver trovato, se non tutti, un cospicuo gruzzolo di numeri primi: invece ne aveva trovati solo cinque. Una vita passata a scoprire cinque numeri primi, ci pensate? Brunetta se lo sarebbe inculato con sacchi e sacchi di sabbia, a grana grossissima.
</p>
<p>
Ecco, dicevo, è probabile &#8211; ma non certo &#8211; che <em>Fermat</em> (considerate anche le indiscutibili doti amatorie di uno abituato a giocherellare con le derivate) avrebbe avuto una buona opinione del di lei sesso. Almeno le prime cinque volte, ben inteso. Ma per quanto possa paraddosalmente stimare l&#8217;opera intellettuale del matematico, mi vedo costretto a stigmatizzare il pensiero dell&#8217;uomo. Perché non è così: lei a letto era normale, niente di eccezionale o particolare. Niente manovre di <em>Heimlich</em>, niente imbuti, niente tavole periodiche. Nulla di nulla. Che a pensarci uno dice, quasi quasi, meglio <em>Mezzanotte e dintorni</em>. O scervellarsi su cinque numeri primi, per dire.
</p>
<p>
Volendo trovare una <strong>morale</strong> a questa disamina, non che ce ne fosse una reale necessità, dovrei osservare come emerga chiara la preferenza delle donne (almeno quelle che non scopano un granché) per uomini intellettualmente dotati,  o che &#8211; parimenti &#8211; le grosse menti riescano a dare il meglio di se quando dall&#8217;altra parte <strong>non c&#8217;è</strong> una tigre del ribaltabile.
</p>
<p>
O piuttosto che, vada come vada, alla fine della fiera noi maschi resteremo sempre e comunque una ragguardevole porzione di ammasso scomposto di cellulosa, cheratina, bile, solfuro di idrogeno e <strong>metano</strong>. Parecchio <strong>metano</strong>.
</p>
<p>
<em>C&#8217;est la vie</em>.</p>
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		<title>Terzo incomodo</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 10:30:09 +0000</pubDate>
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Un uomo che nutra un minimo di amor proprio non dovrebbe mai consentire ai fatti di prendere il sopravvento e fargli raggiungere questa assolutamente non invidiabile condizione. Ma, e la letteratura ci supporta in questo, non è infrequente che il desiderio abbia la meglio sull&#8217;amor proprio e porti a casa una bella vittoria in trasferta: [...]]]></description>
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<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2010/01/terzo_incomodo.jpg" alt="" title="Terzo incomodo" width="510" height="180" class="aligncenter size-full wp-image-1024" />
</div>
<p>
Un uomo che nutra un minimo di <strong>amor proprio</strong> non dovrebbe mai consentire ai fatti di prendere il sopravvento e fargli raggiungere questa assolutamente non invidiabile condizione. Ma, e la letteratura ci supporta in questo, non è infrequente che il <strong>desiderio</strong> abbia la meglio sull&#8217;amor proprio e porti a casa una bella vittoria in trasferta: con buona pace dei sani principi, della media inglese e del calo fisiologico di testosterone libero a partire dai trent&#8217;anni, <em>&#8217;sticazzi</em>.
</p>
<p>
Ciò non toglie, appunto, che si tratti di una delle condizioni più <strong>umilianti</strong> per l&#8217;essere umano. A parte quella di ospite di <em>Porta a Porta</em>, intendo. C&#8217;è da dire che &#8211; a differenza degli invitati al &#8220;salotto coi plastici™&#8221; &#8211; l&#8217;amante ha (o dovrebbe avere) l&#8217;indubbio vantaggio della non esibizione pubblica, caduto il quale viene meno anche il presupposto fondante la condizione di <strong>clandestinità</strong> e, in certi casi, la vita stessa. Incerti del mestiere, si potrebbero definire, se non fosse che &#8211; escluso lo sperabile appagamento corporale che il soggetto dovrebbe trarre dalla discutibile frequentazione &#8211; non è in genere prevista alcuna retribuzione pecuniara per i servigi svolti. Almeno non di entità tale da incidere sul 730, insomma. Spese, al limite, quelle si: difficilmente detraibili e a fondo perduto, che t&#8217;aspettavi?
</p>
<p>
Dicevamo della condizione di umiliazione e <strong>squallore</strong> in cui il malcapitato si trova, tutto sommato. Questo perché, al sentimento che dovrebbe trovarsi alla base della frequentazione più o meno stabile (che taluni visionari chiamano amore), viene forzatamente sostituito un concetto molto meno passionale e decisamente più pragmatico, ovvero il concetto di <strong>inerzia</strong>. Secondo questa nuova e sofisticata sagomatura delle emozioni, il soggetto non è più in grado di manifestare appagamento o trasporto nei confronti del partner, espressioni umane del tutto inutili se non addirittura dispendiose in termini tempo-prestazionali, tuttavia è consapevole che &#8211; terminata la corrente sessione di vicendevole appagamento &#8211; in un momento e in un luogo ancora non definibili sarà possibile accedere a una nuova istanza del medesimo <em>rendezvous</em>. Per inerzia, mica per altro. Vabbè, si, anche la storia dei feromoni e delle spiegazioni biotecnologiche alle meraviglie del sesso, ma sempre questioni inerziali sono.
</p>
<p>
E&#8217; chiaro che, come tutte le cose che procedono per inerzia, è presumibile che interverrà (in tempi e modi nuovamente non predeterminabili) una <strong>forza esterna</strong> a mutarne lo stato di moto rettilineo. Le conseguenze di tale intervento dipendono strettamente dalle proprietà meccaniche dei soggetti interessati e da vari altri fattori correttivi, ma insomma non ci si aspetti che tirare fuori il <em>bosone di Higgs</em> possa servire a qualcosa, in questa circostanza. Anche perché non v&#8217;è prova della sua esistenza, sebbene sia irrinunciabile la sua esistenza. Io adoro i paradossi. Più o meno quanto due glutei sodi e sostenuti, ma con meno inerzia.
</p>
<p>
E poi niente, <u>questa frase non è vera</u>.
</p>
<blockquote><p>
&#8220;&#8230;mi ricordo che eri un genio in fisica e in matematica, il prototipo della secchiona, proprio!&#8221;</p>
<p>&#8220;E non avevo manco le tette. E non vedevo i film porno!&#8221;</p>
<p>&#8220;&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;Ho recuperato su tutto, comunque, eh. Guarda, guarda&#8230;&#8221;
</p></blockquote>
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		<title>Caro Babbo Nata&#8217;</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 10:52:22 +0000</pubDate>
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Dichiaro &#8211; con malcelata invidia, nonostante tutto conservando fiducia per il futuro &#8211; che questo post non ha concorso ai PslA, ne tantomeno ambiva a farlo (peraltro avrei anche potuto scriverlo prima, ma sono stronzo e lo ben so). Dico onestamente, ché quelli che ci sono dentro stanno una spanna sopra, e se c&#8217;è una [...]]]></description>
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<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2009/12/letterina-babbo-natale.jpg" alt="letterina-babbo-natale" title="Caro Babbo Nata'" width="510" height="180" class="aligncenter size-full wp-image-1010" />
</div>
<p>
Dichiaro &#8211; con malcelata invidia, nonostante tutto conservando fiducia per il futuro &#8211; che questo post non ha concorso ai <a href="http://www.blogsquonk.it/?p=3578" target="_blank">PslA</a>, ne tantomeno ambiva a farlo (peraltro avrei anche potuto scriverlo prima, ma sono stronzo e lo ben so). Dico onestamente, ché quelli che ci sono dentro stanno una spanna sopra, e se c&#8217;è una roba che mi fa piegare dalla tristezza sono invece <a href="https://friendfeed.com/quelli-che-blogosfera-strana/b41b5458/quelli-che-ok-e-uscito-il-psla" target="_blank">taluni</a> che rosicano: un bagno d&#8217;umiltà, ragazzi, non vi farebbe male affatto.
</p>
<p>
E insomma volevo parteciparvi del fatto che, rovistando tra le mie cose, ho ritrovato una roba coperta da qualche centimetro di polvere, negli scaffali della mia cigolante memoria: un ricordo gradevole di un <strong>Natale</strong> di quasi trent&#8217;anni fa. È ingiallito, incartapecorito, raggrinzito, demodè ormai, eppure stranamente nitido nei suoi contorni. Evidentemente stavolta la roba era buona. Io, in &#8217;sto frammento di memoria, ero piccoletto: cinque o sei anni, però già ragionavo da ventiquattrenne, nel senso che poi &#8211; fino a ventiquattro anni &#8211; ho continuato a ragionare in quel modo, e difatti si son visti i risultati.
</p>
<p>
Comunque, in questo mio ricordo c&#8217;erano un casino di <strong>persone</strong>, dentro: i miei genitori, una cifra assurda di nonni e bisnonni, zii, cugini, tavole imbandite, tanto fumo da lavorarci uno dei migliori speck dell&#8217;Alto Adige, dolciumi, risate, la tombola, il diosantissimo di panettone coll&#8217;uvetta e i canditi, una televisione in bianco e nero, mio padre travestito da <em>Babbo Natale</em> che io l&#8217;ho sgamato appena varcata la soglia di casa, perché lui voleva fare lo splendido e avrà speso mezzo stipendio per comprare quel vestito, ma i mocassini erano rimasti gli stessi. E io ho sempre guardato le scarpe, e li s&#8217;è giocato la credibilità, purtroppo. Però non gliel&#8217;ho mai detto, ci sarebbe rimasto malissimo: tanto io già sapevo da un tot che <em>Babbo Natale</em> non esisteva, tutto era funzionale a raggranellare regali. Il bello è che lo sapevamo tutti, e io non ricordo un giorno in cui qualcuno m&#8217;è venuto a dire che <em>Babbo Natale</em> non esisteva: semplicemente un anno <em>Babbo Natale</em> non è passato più, e pace, niente manifesti funebri, niente annunciazioni, niente minuto di raccoglimento, i regali invece si, ma un po&#8217; meno (e comunque anche l&#8217;inflazione ci mise del suo).
</p>
<p>
Al tempo scrivevo la <strong>letterina</strong> a <em>Babbo Natale</em>, cosa che è durata fino a quel famoso anno in cui <em>BN</em> (per comodità, perdonatemi) non è passato più. Ora non ricordo se quell&#8217;anno ho sprecato una lista di regali o se avevo già messo l&#8217;anima in pace anzitempo, all&#8217;otto di dicembre. Tuttavia, nelle altre letterine, ero sempre stato ragionevole: facevo la conta dei parenti e affibbiavo un regalo a famiglia, quasi che inconsapevolmente conoscessi il trucco. Davvero, ricordo che nella letterina scrivevo &#8220;<em>Babbo Natale del nonno Enzo</em>&#8220;, o &#8220;<em>dello zio Siro</em>&#8221; (sono nomi veri, anche) e poi sotto assegnavo i regali. Altra cosa davvero inquietante: non ricordo di aver mai ricevuto un solo regalo contenuto nelle liste dei desideri: &#8217;sto cazzo de <em>BN</em> doveva abitare vicino a magazzini di merda se mai un anno ha trovato le cose che gli ho chiesto. Eppure chiedevo roba semplice, tipo i pennarelli, i soldatini, le ruspe, i condom (ma al tempo me li spacciavano per palloncini, infami). Tra l&#8217;altro: chissà che fine avranno fatto i miei soldatini, dannazione.
</p>
<p>
Oggi non saprei cosa <strong>chiedere</strong>, da uomo, a <em>BN</em>. Gli potrei forse domandare di restituirmi la serenità di qualche anno fa, perché incredibilmente &#8211; ripensandoci seriamente &#8211; c&#8217;è stato un tempo in cui son stato sereno, una bella persona, di un rosa tenue per niente fastidioso ne kitsch, educato mai, ma almeno gradevole. Che se <em>BN</em> sapesse cacare una macchina del tempo, allora&#8230; Invece no: ora, non per sminuire il tuo ruolo, ma io di un Bakugan non me ne faccio una sega. Non a questa età e fuori dallo stadio, intendo. E mi sono anche informato sul prezzo, pare che la serenità st&#8217;anno sia oggetto di embargo. Al massimo qualche statuetta del Duomo.Di.Milano, con su il &#8220;<em>ricordo di un dente</em>&#8220;: priceless.
</p>
<p>
Ora io questo bel ricordo devo conservarlo da qualche parte, che se lo rimetto nella scaffalatura finisce che si rovina e perde definitivamente quel <strong>sapore nostalgico</strong> che tanto lo caratterizza. E allora lo lascio scritto qua, a perenne ricordo del fatto che son stato giovane (<em>regazzino</em>, direi) e spensierato anche io. O almeno fino a quando avrò i soldi per rinnovare l&#8217;hosting, insomma. E mi permetto anche il lusso di lasciarvi gli auguri, perché c&#8217;è di buono che gli auguri migliori son quelli fatti agli sconosciuti, che se li pigliano e portano via, e ci fanno il cazzo che vogliono: che a quelli che conosci da una vita gli sei andato di traverso, alla lunga, fidati.
</p>
<p>
Ma non prendeteci l&#8217;abitudine. Con <strong>affetto</strong>, il vostro [amato|odiato|indifferente] <em>Clock</em>.</p>
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