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	<title>contrariaménte &#187; contestualmente</title>
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	<description>avverbio, in modo contrario, diversamente. come dico io.</description>
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		<title>Quattro mura</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 13:53:49 +0000</pubDate>
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La mia nuova casa è bella. E&#8217; piccola, ma curata, con pareti grezze, in uno stabile antico ma ben tenuto, senza vicini, che è una cosa comoda quando sei abituato a stare su fino alle quattro di notte con Red Hot Chili Peppers. Non è una vera e propria casa, almeno non nel concetto tipico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style=" clear: both; margin: 10px 0; text-align: center; display: block; ">
<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2010/03/quattro_mura.jpg" alt="" title="Quattro mura" width="510" height="180" class="aligncenter size-full wp-image-1061" />
</div>
<p>
La mia <strong>nuova casa</strong> è bella. E&#8217; piccola, ma curata, con pareti grezze, in uno stabile antico ma ben tenuto, senza vicini, che è una cosa comoda quando sei abituato a stare su fino alle quattro di notte con <em>Red Hot Chili Peppers</em>. Non è una vera e propria casa, almeno non nel concetto tipico di abitazione: non che ci sia un fossato da superare per entrarvi, certo, però ecco, io in una casa con il soppalco non ci avevo mai vissuto, e c&#8217;è sempre una prima volta. E c&#8217;è un grande anello appeso alla volta principale, e mi son chiesto tante volte a cosa serva.
</p>
<p>
C&#8217;è forte odore di <strong>pittura fresca</strong>, è aspro, ma dà quell&#8217;idea di pulito e nuovo che a me tanto piace. E dà anche l&#8217;idea della pittura fresca, ovviamente. Poi credo ci sia anche un qualche strano odore di sostanze utilizzate per ripulire il pavimento, ma non sono mai stato un genio a riconoscere gli odori, perciò potrebbe anche darsi che trattasi di normalissimo odore di cotto lavato. Ma è buono anche quello, per nulla fastidioso. E per coprire tutti questi odori ho aggiunto i diffusori, avete presente quelli da attaccare alla corrente che dosano l&#8217;essenza, riscaldano, umettano, rilasciano, fragranzano e fanno un mucchio di altre amenità, che costano un fottìo di soldi, ma almeno funzionano. Senza dimenticare le candele profumate: in pratica c&#8217;è una foresta tropicale, in questa casa, considerati anche i venti gradi centigradi fissi del riscaldamento. Forse, nascosto, c&#8217;è anche qualche <em>licaone</em>.
</p>
<p>
Ma è <strong>vuota</strong>. Vuota con l&#8217;eco. Ed è forse un problema di mobilia, direi definitivamente assente, al momento. Una cucina, un divano, un tavolo, una televisione, un letto: il minimo indispensabile per chiamarla <i>casa</i>, almeno per il <em>Devoto-Oli</em>. Ma no, non è quello. E&#8217; quando ti chiudi la porta dietro e trovi l&#8217;<strong>assenza</strong>.
</p>
<p>
Ché una casa è fatta di voci, di rumori, di tavolette del cesso da alzare e scendere secondo complessi meccanismi non universalmente formalizzati, di lenzuola stropicciate, di schizzi di sugo sul piano cucina, di calore di pelle, di capelli nel lavandino, di bagni appannati, di lavandini che perdono, di lavatrici in funzione, di musica, di calzini che non si ritrovano, di telefoni lasciati staccati, del profumo lasciato sui cuscini, di un film mai finito di vedere, di penombra, di specchi da trucco, di calendari con su scritto &#8220;<em>ore 18:00 dentista</em>&#8220;, di pasta scotta, di due spazzolini da denti, di gente. E su questo bisogna ancora <em>lavorare</em>. Un po&#8217;.
</p>
<p>
E il primo che mi dice: &#8220;<em>&#8230;pigliati un gatto&#8230;</em>&#8220;, <strong>vaffanculo</strong>.</p>
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		<title>Disprezzo e pregiudizio</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 09:40:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[



Io non disprezzo le persone, perché il disprezzo è un sentimento così di lusso che un umano, per guadagnarselo, il mio, oh. Vuoi darmi della checca, fallo. Vuoi dirmi cattiverie gratuite, fallo. Vuoi infangare il mio nome, fallo. Vuoi raccontare a tutti la tua verità, fallo. Vuoi che usi la stessa moneta con te, scordatelo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style=" clear: both; margin: 10px 0; text-align: center; display: block; ">
<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2010/02/disp_preg.jpg" alt="" title="Disprezzo e pregiudizio" width="510" height="180" class="aligncenter size-full wp-image-1051" />
</div>
<p>
Io non disprezzo le persone, perché <strong>il disprezzo</strong> è un sentimento così di lusso che un umano, per guadagnarselo, il mio, oh. Vuoi darmi della checca, <em>fallo</em>. Vuoi dirmi cattiverie gratuite, <em>fallo</em>. Vuoi infangare il mio nome, <em>fallo</em>. Vuoi raccontare a tutti la <strong>tua</strong> verità, <em>fallo</em>. Vuoi che usi la stessa moneta con te, <em>scordatelo</em>. Posso provare pena, un filo di acidità di stomaco, persino rammaricarmi per la tua condizione psichica o per l&#8217;aumento incontrollato del prezzo degli ansiolitici. Ma il mio disprezzo: <em>col cazzo</em>.
</p>
<p>
E vedi, qualunque sia la verità che raccontiamo agli altri, io e te <strong>sappiamo bene come stanno le cose</strong>. E il tuo sottovalutare la possibilità che, colto da improvvisi e giustificati vortici testicolari, io possa restituirti pan per focaccia aprendo il Vaso di Pandora costituisce evidenza inconfutabile della carenza neuronale che ti affligge: io direi proprio che trattasi di manovra poco igienica, financo sfacciata. Da demente, insomma.
</p>
<p>
Che poi, davvero, non vale la pena nemmeno prendersela con quei disgraziati che &#8211; abbindolati dal tuo soliloquio &#8211; eseguono pedissequamente il compitino suggerito loro e, in barba alla centellinata <strong>dotazione di personalità</strong>, non si preoccupano nemmeno di constatare la veridicità delle tue asserzioni. Pecore, caproni, merde secche. O dementi, insomma.
</p>
<p>
D&#8217;altronde non devo spiegazioni (ulteriori) a nessuno se non alla mia <strong>coscienza</strong>, che come ben sai è in vendita a zero e settantacinque al chilo, mercatino del sabato, banco del pesce (sbrigati, che dopo tre giorni puzza). Ma tu evidentemente <u>non sei serena</u>, e lo so perfettamente come ti chiami, volevo solamente prenderti in giro.
</p>
<p>
Bella cosa <strong>la serenità</strong>, serve a rendere giustizia ai veri problemi della vita: il costo del dado da brodo, i tempi di percorrenza di un Roma / Napoli, il montepremi del <em>Superenalotto</em>, la dispareunia. E serve anche a piazzare una solida pietra sopra alle cose che furono, tesoro: rifatti una vita, infilaci dentro i tuoi affetti più cari e facciamo questo poderoso ma inevitabile salto nella maturità, dai.
</p>
<p>
Ah, dimenticavo: anche <em>un paio di etti in meno</em>, non ti starebbero male.</p>
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		<title>Deborah</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 19:50:15 +0000</pubDate>
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Fra le poche cose che lei non mi fece posso senz&#8217;altro annoverare il definirmi &#8220;squallido cilindro di feci&#8220;. Che è una locuzione che va di moda tra le donne dotate di un certo piglio creativo e una sottile vena poetica. Quelle sei o sette che restano (questo non è un complimento), di solito, ti apostrofano [...]]]></description>
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<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2010/01/lenzuola.jpg" alt="" title="Deborah" width="510" height="180" class="aligncenter size-full wp-image-1032" />
</div>
<p>
Fra le poche cose che lei non mi fece posso senz&#8217;altro annoverare il definirmi &#8220;<em>squallido cilindro di feci</em>&#8220;. Che è una locuzione che va di moda tra le donne dotate di un certo piglio creativo e una sottile vena poetica. Quelle sei o sette che restano (questo non è un complimento), di solito, ti apostrofano con un coatto &#8220;<em>a pezzo de&#8217;mmerda</em>&#8220;, quando la storia che vi ha a lungo uniti tende &#8211; per qualsiasi ragione &#8211; ad andarsene a fare in culo. L&#8217;altra cosa che non mi fece fu l&#8217;<strong>impepata di cozze</strong>, per il resto direi che ci siamo.
</p>
<p>
Non discuto sulla veridicità dell&#8217;accusa, del resto chi può ignorare il fatto che la distanza che separa l&#8217;orifizio dal quale siamo usciti da quello da cui usualmente defechiamo sia così ridotta da dare ampio margine a una legittima <strong>ipotesi di contaminazione</strong>? Non discuto nemmeno sulla volontà vessatoria delle parole di biasimo, laddove risulta indiscutibile che una storia inizia quando due si vogliono bene e finisce irrimediabilmente quando lui diventa (o si comporta come) una cacca opaca. Certo.
</p>
<p>
Infatti, davvero, non discuto niente. Però, aggiungo, lei scopava male. Quindi non si può dire che non mi facesse il sesso, o quelle cose che taluni chiamano con un nome strano da tassonomi bacchettoni dell&#8217;etimologia, tipo pratiche orali di soddisfazione del partner volte ad ottenerne il raggiungimento del climax, o <em>fellatio</em>. No, questo non si può dire, alla stessa stregua del divieto di pronunciare &#8220;gatto&#8221; fintanto che non lo si abbia nel &#8220;sacco&#8221; di Trapattoniana memoria.
</p>
<p>
E&#8217; pur vero che occorre sperimentare un&#8217;alternativa plausibile prima di poter sancire in via definitiva l&#8217;applicazione della lettera scarlatta al soggetto. Meglio se due. Diciamo che tre è il più piccolo numero primo euclideo che giustifichi e dimostri l&#8217;assioma. Con buona pace delle teorie matematiche di <em>Fermat</em>, che &#8211; scellerato &#8211; pensava di aver trovato, se non tutti, un cospicuo gruzzolo di numeri primi: invece ne aveva trovati solo cinque. Una vita passata a scoprire cinque numeri primi, ci pensate? Brunetta se lo sarebbe inculato con sacchi e sacchi di sabbia, a grana grossissima.
</p>
<p>
Ecco, dicevo, è probabile &#8211; ma non certo &#8211; che <em>Fermat</em> (considerate anche le indiscutibili doti amatorie di uno abituato a giocherellare con le derivate) avrebbe avuto una buona opinione del di lei sesso. Almeno le prime cinque volte, ben inteso. Ma per quanto possa paraddosalmente stimare l&#8217;opera intellettuale del matematico, mi vedo costretto a stigmatizzare il pensiero dell&#8217;uomo. Perché non è così: lei a letto era normale, niente di eccezionale o particolare. Niente manovre di <em>Heimlich</em>, niente imbuti, niente tavole periodiche. Nulla di nulla. Che a pensarci uno dice, quasi quasi, meglio <em>Mezzanotte e dintorni</em>. O scervellarsi su cinque numeri primi, per dire.
</p>
<p>
Volendo trovare una <strong>morale</strong> a questa disamina, non che ce ne fosse una reale necessità, dovrei osservare come emerga chiara la preferenza delle donne (almeno quelle che non scopano un granché) per uomini intellettualmente dotati,  o che &#8211; parimenti &#8211; le grosse menti riescano a dare il meglio di se quando dall&#8217;altra parte <strong>non c&#8217;è</strong> una tigre del ribaltabile.
</p>
<p>
O piuttosto che, vada come vada, alla fine della fiera noi maschi resteremo sempre e comunque una ragguardevole porzione di ammasso scomposto di cellulosa, cheratina, bile, solfuro di idrogeno e <strong>metano</strong>. Parecchio <strong>metano</strong>.
</p>
<p>
<em>C&#8217;est la vie</em>.</p>
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		<title>Terzo incomodo</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 10:30:09 +0000</pubDate>
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Un uomo che nutra un minimo di amor proprio non dovrebbe mai consentire ai fatti di prendere il sopravvento e fargli raggiungere questa assolutamente non invidiabile condizione. Ma, e la letteratura ci supporta in questo, non è infrequente che il desiderio abbia la meglio sull&#8217;amor proprio e porti a casa una bella vittoria in trasferta: [...]]]></description>
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<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2010/01/terzo_incomodo.jpg" alt="" title="Terzo incomodo" width="510" height="180" class="aligncenter size-full wp-image-1024" />
</div>
<p>
Un uomo che nutra un minimo di <strong>amor proprio</strong> non dovrebbe mai consentire ai fatti di prendere il sopravvento e fargli raggiungere questa assolutamente non invidiabile condizione. Ma, e la letteratura ci supporta in questo, non è infrequente che il <strong>desiderio</strong> abbia la meglio sull&#8217;amor proprio e porti a casa una bella vittoria in trasferta: con buona pace dei sani principi, della media inglese e del calo fisiologico di testosterone libero a partire dai trent&#8217;anni, <em>&#8217;sticazzi</em>.
</p>
<p>
Ciò non toglie, appunto, che si tratti di una delle condizioni più <strong>umilianti</strong> per l&#8217;essere umano. A parte quella di ospite di <em>Porta a Porta</em>, intendo. C&#8217;è da dire che &#8211; a differenza degli invitati al &#8220;salotto coi plastici™&#8221; &#8211; l&#8217;amante ha (o dovrebbe avere) l&#8217;indubbio vantaggio della non esibizione pubblica, caduto il quale viene meno anche il presupposto fondante la condizione di <strong>clandestinità</strong> e, in certi casi, la vita stessa. Incerti del mestiere, si potrebbero definire, se non fosse che &#8211; escluso lo sperabile appagamento corporale che il soggetto dovrebbe trarre dalla discutibile frequentazione &#8211; non è in genere prevista alcuna retribuzione pecuniara per i servigi svolti. Almeno non di entità tale da incidere sul 730, insomma. Spese, al limite, quelle si: difficilmente detraibili e a fondo perduto, che t&#8217;aspettavi?
</p>
<p>
Dicevamo della condizione di umiliazione e <strong>squallore</strong> in cui il malcapitato si trova, tutto sommato. Questo perché, al sentimento che dovrebbe trovarsi alla base della frequentazione più o meno stabile (che taluni visionari chiamano amore), viene forzatamente sostituito un concetto molto meno passionale e decisamente più pragmatico, ovvero il concetto di <strong>inerzia</strong>. Secondo questa nuova e sofisticata sagomatura delle emozioni, il soggetto non è più in grado di manifestare appagamento o trasporto nei confronti del partner, espressioni umane del tutto inutili se non addirittura dispendiose in termini tempo-prestazionali, tuttavia è consapevole che &#8211; terminata la corrente sessione di vicendevole appagamento &#8211; in un momento e in un luogo ancora non definibili sarà possibile accedere a una nuova istanza del medesimo <em>rendezvous</em>. Per inerzia, mica per altro. Vabbè, si, anche la storia dei feromoni e delle spiegazioni biotecnologiche alle meraviglie del sesso, ma sempre questioni inerziali sono.
</p>
<p>
E&#8217; chiaro che, come tutte le cose che procedono per inerzia, è presumibile che interverrà (in tempi e modi nuovamente non predeterminabili) una <strong>forza esterna</strong> a mutarne lo stato di moto rettilineo. Le conseguenze di tale intervento dipendono strettamente dalle proprietà meccaniche dei soggetti interessati e da vari altri fattori correttivi, ma insomma non ci si aspetti che tirare fuori il <em>bosone di Higgs</em> possa servire a qualcosa, in questa circostanza. Anche perché non v&#8217;è prova della sua esistenza, sebbene sia irrinunciabile la sua esistenza. Io adoro i paradossi. Più o meno quanto due glutei sodi e sostenuti, ma con meno inerzia.
</p>
<p>
E poi niente, <u>questa frase non è vera</u>.
</p>
<blockquote><p>
&#8220;&#8230;mi ricordo che eri un genio in fisica e in matematica, il prototipo della secchiona, proprio!&#8221;</p>
<p>&#8220;E non avevo manco le tette. E non vedevo i film porno!&#8221;</p>
<p>&#8220;&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;Ho recuperato su tutto, comunque, eh. Guarda, guarda&#8230;&#8221;
</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Caro Babbo Nata&#8217;</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 10:52:22 +0000</pubDate>
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Dichiaro &#8211; con malcelata invidia, nonostante tutto conservando fiducia per il futuro &#8211; che questo post non ha concorso ai PslA, ne tantomeno ambiva a farlo (peraltro avrei anche potuto scriverlo prima, ma sono stronzo e lo ben so). Dico onestamente, ché quelli che ci sono dentro stanno una spanna sopra, e se c&#8217;è una [...]]]></description>
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<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2009/12/letterina-babbo-natale.jpg" alt="letterina-babbo-natale" title="Caro Babbo Nata'" width="510" height="180" class="aligncenter size-full wp-image-1010" />
</div>
<p>
Dichiaro &#8211; con malcelata invidia, nonostante tutto conservando fiducia per il futuro &#8211; che questo post non ha concorso ai <a href="http://www.blogsquonk.it/?p=3578" target="_blank">PslA</a>, ne tantomeno ambiva a farlo (peraltro avrei anche potuto scriverlo prima, ma sono stronzo e lo ben so). Dico onestamente, ché quelli che ci sono dentro stanno una spanna sopra, e se c&#8217;è una roba che mi fa piegare dalla tristezza sono invece <a href="https://friendfeed.com/quelli-che-blogosfera-strana/b41b5458/quelli-che-ok-e-uscito-il-psla" target="_blank">taluni</a> che rosicano: un bagno d&#8217;umiltà, ragazzi, non vi farebbe male affatto.
</p>
<p>
E insomma volevo parteciparvi del fatto che, rovistando tra le mie cose, ho ritrovato una roba coperta da qualche centimetro di polvere, negli scaffali della mia cigolante memoria: un ricordo gradevole di un <strong>Natale</strong> di quasi trent&#8217;anni fa. È ingiallito, incartapecorito, raggrinzito, demodè ormai, eppure stranamente nitido nei suoi contorni. Evidentemente stavolta la roba era buona. Io, in &#8217;sto frammento di memoria, ero piccoletto: cinque o sei anni, però già ragionavo da ventiquattrenne, nel senso che poi &#8211; fino a ventiquattro anni &#8211; ho continuato a ragionare in quel modo, e difatti si son visti i risultati.
</p>
<p>
Comunque, in questo mio ricordo c&#8217;erano un casino di <strong>persone</strong>, dentro: i miei genitori, una cifra assurda di nonni e bisnonni, zii, cugini, tavole imbandite, tanto fumo da lavorarci uno dei migliori speck dell&#8217;Alto Adige, dolciumi, risate, la tombola, il diosantissimo di panettone coll&#8217;uvetta e i canditi, una televisione in bianco e nero, mio padre travestito da <em>Babbo Natale</em> che io l&#8217;ho sgamato appena varcata la soglia di casa, perché lui voleva fare lo splendido e avrà speso mezzo stipendio per comprare quel vestito, ma i mocassini erano rimasti gli stessi. E io ho sempre guardato le scarpe, e li s&#8217;è giocato la credibilità, purtroppo. Però non gliel&#8217;ho mai detto, ci sarebbe rimasto malissimo: tanto io già sapevo da un tot che <em>Babbo Natale</em> non esisteva, tutto era funzionale a raggranellare regali. Il bello è che lo sapevamo tutti, e io non ricordo un giorno in cui qualcuno m&#8217;è venuto a dire che <em>Babbo Natale</em> non esisteva: semplicemente un anno <em>Babbo Natale</em> non è passato più, e pace, niente manifesti funebri, niente annunciazioni, niente minuto di raccoglimento, i regali invece si, ma un po&#8217; meno (e comunque anche l&#8217;inflazione ci mise del suo).
</p>
<p>
Al tempo scrivevo la <strong>letterina</strong> a <em>Babbo Natale</em>, cosa che è durata fino a quel famoso anno in cui <em>BN</em> (per comodità, perdonatemi) non è passato più. Ora non ricordo se quell&#8217;anno ho sprecato una lista di regali o se avevo già messo l&#8217;anima in pace anzitempo, all&#8217;otto di dicembre. Tuttavia, nelle altre letterine, ero sempre stato ragionevole: facevo la conta dei parenti e affibbiavo un regalo a famiglia, quasi che inconsapevolmente conoscessi il trucco. Davvero, ricordo che nella letterina scrivevo &#8220;<em>Babbo Natale del nonno Enzo</em>&#8220;, o &#8220;<em>dello zio Siro</em>&#8221; (sono nomi veri, anche) e poi sotto assegnavo i regali. Altra cosa davvero inquietante: non ricordo di aver mai ricevuto un solo regalo contenuto nelle liste dei desideri: &#8217;sto cazzo de <em>BN</em> doveva abitare vicino a magazzini di merda se mai un anno ha trovato le cose che gli ho chiesto. Eppure chiedevo roba semplice, tipo i pennarelli, i soldatini, le ruspe, i condom (ma al tempo me li spacciavano per palloncini, infami). Tra l&#8217;altro: chissà che fine avranno fatto i miei soldatini, dannazione.
</p>
<p>
Oggi non saprei cosa <strong>chiedere</strong>, da uomo, a <em>BN</em>. Gli potrei forse domandare di restituirmi la serenità di qualche anno fa, perché incredibilmente &#8211; ripensandoci seriamente &#8211; c&#8217;è stato un tempo in cui son stato sereno, una bella persona, di un rosa tenue per niente fastidioso ne kitsch, educato mai, ma almeno gradevole. Che se <em>BN</em> sapesse cacare una macchina del tempo, allora&#8230; Invece no: ora, non per sminuire il tuo ruolo, ma io di un Bakugan non me ne faccio una sega. Non a questa età e fuori dallo stadio, intendo. E mi sono anche informato sul prezzo, pare che la serenità st&#8217;anno sia oggetto di embargo. Al massimo qualche statuetta del Duomo.Di.Milano, con su il &#8220;<em>ricordo di un dente</em>&#8220;: priceless.
</p>
<p>
Ora io questo bel ricordo devo conservarlo da qualche parte, che se lo rimetto nella scaffalatura finisce che si rovina e perde definitivamente quel <strong>sapore nostalgico</strong> che tanto lo caratterizza. E allora lo lascio scritto qua, a perenne ricordo del fatto che son stato giovane (<em>regazzino</em>, direi) e spensierato anche io. O almeno fino a quando avrò i soldi per rinnovare l&#8217;hosting, insomma. E mi permetto anche il lusso di lasciarvi gli auguri, perché c&#8217;è di buono che gli auguri migliori son quelli fatti agli sconosciuti, che se li pigliano e portano via, e ci fanno il cazzo che vogliono: che a quelli che conosci da una vita gli sei andato di traverso, alla lunga, fidati.
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<p>
Ma non prendeteci l&#8217;abitudine. Con <strong>affetto</strong>, il vostro [amato|odiato|indifferente] <em>Clock</em>.</p>
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		<title>Allouìnne</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 11:35:50 +0000</pubDate>
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La verità è che siete un popolo di caproni, abituati a consumare quotidianamente briciole di occidentalità al punto da aver fatto vostra una stronzata come Halloween, una festa a stelle e strisce della quale &#8211; onestamente &#8211; all&#8217;italiano medio frega esattamente meno di un cazzo. Almeno non più di quanto dovrebbe interessargli la reale tariffa [...]]]></description>
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<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2009/10/post-allouìn.jpg" alt="Allouìnne" title="Allouìnne" width="510" height="180" class="aligncenter size-full wp-image-982" />
</div>
<p>
La verità è che siete un popolo di caproni, abituati a consumare quotidianamente briciole di occidentalità al punto da aver fatto vostra una stronzata come <strong>Halloween</strong>, una festa a stelle e strisce della quale &#8211; onestamente &#8211; all&#8217;italiano medio frega esattamente meno di un cazzo. Almeno non più di quanto dovrebbe interessargli la reale tariffa di un transessuale di via Gradoli o l&#8217;entità della prossima manovra finanziaria nel capitolo relativo alla <em>Legge Obiettivo</em>. E ammesso che quest&#8217;ultima vada almeno a parziale copertura della spesa sostenuta per la prima.
</p>
<p>
E comunque, limitandosi alla sgradevolezza dell&#8217;assistere a pietosi siparietti ortofrutticoli con l&#8217;ostentazione di zucche multiformi grandi come il PIL del sudafrica, ci potremmo ancora stare: in fondo ognuno è libero di appagarsi sessualmente utilizzando la varietà preferita di cucurbitacea disponibile sul mercato. Ma sugli adolescenti autorizzati genitorialmente a infastidire interi vicinati al grido di &#8220;<em>dolcetto o scherzetto</em>&#8221; c&#8217;è da aprire una riflessione seria e consapevole. D&#8217;altronde viviamo in un epoca in cui, per quanto ne possiamo sapere, il dirimpettaio di pianerottolo potrebbe tranquillamente esercitare la professione di <em>scuoiatore di imberbi</em> come dopolavoro ferroviario. E per questo ottenere anche una detassazione sullo smaltimento rifiuti, per dire.
</p>
<p>
Non mi troverete mai daccordo su queste inopportune contaminazioni culturali, mi spiace. Ai miei tempi si usava incendiare automobili in sosta selvaggia sotto al condominio, al trentuno di ottobre. Così come del resto si faceva anche al tredici di maggio, per intenderci, proseguendo una strategia del terrore che &#8211; se non altro &#8211; aveva come positivo riscontro quello di liberare posti auto e agevolare la rinascita di sane abitudini come quella di circolare in bicicletta. Questo vi dimostra anche come un atto dai contorni discutibili possa poi assumere una valenza sociale. Pensate quali positivi risvolti si potrebbero trarre, chesso&#8217;, dallo <em>scuoiatore di imberbi</em>.
</p>
<p>
Datemi retta, lasciate i vostri figli tra le tiepide mura domestiche, evitando di esporli a rischi più grandi di quelli che potreste immaginare. Tipo di avermi come vicino. Di buono c&#8217;è che non faccio il ferroviere, ma al tempo stesso ricordatevi di ciò che facevo ai miei tempi.
</p>
<p>
Detto questo, vi sarete accorti che ho cambiato casa. O probabilmente anche no, dipende solo da quando è stata l&#8217;ultima volta che avete provato a bucarmi il blog. Beh, ora non potrete più farlo: c&#8217;ho lasciato il buco io stesso. Questo template si vede di merda con <em>Internet Explorer 8</em>, in compenso mi dicono che sia in grado di far crashare <em>Google Chrome</em> e rallenti visibilmente su <em>Firefox</em> e <em>Safari</em>. Avrei voluto scrivere quest&#8217;ultima frase consapevole di dirvi una sciocchezza, ma non è così. I feed potrete invece continare a leggerli tranquillamente, quelli non hanno <strong>mai</strong> funzionato.
</p>
<p>
Vi auguro un buon weekend, e per chi volesse unirsi a noi (in modi che differiscono dalla semplice carnalità con <em>plurale maiestatis</em>) credo avrete modo &#8211; domenica &#8211; di rintracciarmi <a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=47743741326#/event.php?eid=157163136895&#038;index=1" target="_blank">qui</a>. Sarò quello vestito da ferroviere.</p>
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		<title>Lettera a un amico che può (deve) trovare una soluzione</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 14:26:16 +0000</pubDate>
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Hai presente quando una mattina ti svegli e il primo dubbio che ti assale è &#8220;che cosa ci faccio io qui&#8220;? Ci sono esperienze che te la insegnano questa roba qua, sai? Tipo quando completamente ubriaco una tua amica ti ha gentilmente accompagnato a casa sua e depositato sul divano con una graziosa copertina a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Hai presente quando una mattina ti svegli e il primo dubbio che ti assale è &#8220;<strong>che cosa ci faccio io qui</strong>&#8220;? Ci sono esperienze che te la insegnano questa roba qua, sai? Tipo quando completamente ubriaco una tua amica ti ha gentilmente accompagnato a casa sua e depositato sul divano con una graziosa copertina a quadri. Poi ovviamente lei è andata a dormire dall&#8217;amica, consapevole del rischio che &#8211; ubriaco fradicio e completamente incosciente com&#8217;eri &#8211; avresti potuto far cilecca.
</p>
<p>
Ad ogni modo, a tutti capita: ti svegli un bel giorno e <strong>lei non è più lei</strong>. C&#8217;ha i peli sotto le ascelle così lunghi che senti forte il desiderio di rinverdire i bei tempi andati in cui ti dilettavi a fare gli scooby-doo, scopri che il corso di cucito a cui partecipa da mesi tutti i venerdì sera ha in realtà luogo in un sottoscala del tuo condominio e l&#8217;insegnante si chiama <em>Attilio</em>, percepisci chiaramente che il vostro legame ha raggiunto un momento di rilassamento tale che l&#8217;unica cosa che può seguire ora è il suicidio&#8230; Cose del genere, insomma. Ora non stiamo qui a cercare colpe, tanto sai benissimo che &#8211; in un modo o nell&#8217;altro &#8211; <strong>la colpa sarà tua</strong>: e questo a dispetto della logica secondo la quale non è mai colpa di uno solo (consapevolezza che lei per prima ti manifesta da anni), poiché i tuoi amici ti han sempre coperto. Porco.
</p>
<p>
Certo, non capita a tutti. Qualcuno infatti <strong>viene ucciso nel sonno</strong>, qualche tempo prima. Ma a te è andata bene, amico: ti sei accorto. Ti sei svegliato quella mattina e hai detto &#8220;<em>che cosa ci faccio io qui</em>&#8220;? Non è da tutti, in effetti, dormire una notte sana sulla tazza del gabinetto, ma tu ce l&#8217;hai fatta, ed ora ti interroghi &#8211; giustamente &#8211; sulla tua natura di uomo, sulle condizioni e sulle prospettive che questa posizione ti ispira: una vita di merda, dunque.
</p>
<p>
Ovvio, capisco che la tua situazione &#8211; adesso &#8211; è decisamente pesante, gravosa, poco serena. Ma vedrai, <strong>andrà anche peggio</strong>. Tu dai il tempo alla situazione di peggiorare e quella ti sovrasterà. Quella <em>lei</em>, non la situazione. E sarà una cosa atroce alla quale non ti potrai sottrarre, ma nemmeno addizionare o dividere: niente. Starai sotto e <strong>soffrirai</strong> di stenti e bacchettate sulle nocche delle mani, quando ti andrà bene; perché ricorda che c&#8217;è sempre il sale grosso, dal quale dovresti cercare di tenerti il più possibile lontano.
</p>
<p>
E&#8217; dunque necessario trovare un modo per uscire da questo <em>cul-de-sac</em> senza che nessuno (lei) possa in alcun modo sospettare circa le tue intenzioni. Ora, se ti interessa proseguire nel tuo viaggio di vita, sei chiaramente libero di farlo: eventualmente ti rimando a <a href="http://www.terzadicopertina.com/2009/lettera-ad-un-amico-che-deve-farsi-divorziare/" target="_blank">questo post</a> che ti spiegherà cosa fare in seguito. Ma visto che sei ancora in tempo, io ti offro ora, qui, aggratise, la soluzione definitiva, quella che un giorno mi dirai &#8220;<em>grazie, se non era per te oggi era di sale grosso&#8230;</em>&#8220;. Ah, se lo farai, amico. Eccome se lo farai.
</p>
<p>
Si tratta di preparare <strong>tutto nei minimi dettagli</strong>. Ti ci vorrà almeno un giorno a fare il censimento di tutto quello che è tuo e tutto quello che è suo. Ti consiglio di valutare direttamente tutto ciò che non è suo, perchè tutta la roba che non è sua non è tua per diretta conseguenza del fatto che non è sua, ma ovviamente è di entrambi. Dunque avremo tre mucchietti: le cose sue <sup>(A)</sup>, le cose di entrambi <sup>(B)</sup> e la polvere nell&#8217;angolo della sala <sup>(C)</sup>. E&#8217; evidente che vorrai rinunciare alla polvere <sup>(C)</sup>, e che dovrai rinunciare alle cose sue <sup>(A)</sup>, in quanto sue. A questo punto, delle cose di entrambi <sup>(B)</sup>, seleziona solo quelle utili&#8230; ecco, quelle sono ancora sue (perciò mettile su <sup>(A)</sup>). Ti resterà, se tutto va bene, la scheda <em>Mediaset Premium</em> e il pelapatate <em>Kralle</em> comprato all&#8217;Ikea. Che è tuo solo perchè rotto, che ti credevi? Non ti ci dovrebbe voler molto, poi, a confezionare una sportina con la tovaglietta a quadri da picnic sdrucita che sta nell&#8217;ultimo cassetto della cucina. No, non quella, quella è quella che avete usato la sera del suo ventottesimo compleanno, bastardo. Vuoi privarla di quella tovaglia? Sei veramente un bastardo. No, al limite prendi un tovagliolo, tanto per la scheda <em>Mediaset Premium</em> e dei rimasugli di pelapatate, credimi, basta e avanza.
</p>
<p>
Ora devi attendere che la notte faccia il suo sporco lavoro, calando impietosamente sul giorno che muore. Tu <strong>dovrai fare qualcosa, stasera</strong>. Dovrai dirle che vai a fare una cosa, una qualsiasi cosa: ti chiedo solo di evitare la pietosa scusa del pacchetto di sigarette, anche perchè il fatto che tu non fumi (sigarette) potrebbe insospettirla. E lei non deve sospettare nulla. Niente. Ricorda: in questa situazione la parola d&#8217;ordine è NIENTE. Mentre dall&#8217;altra parte, infatti, la parola d&#8217;ordine è PER SEMPRE, qui siamo all&#8217;opposto. Qui siamo al NIENTE. Hai presente la potenza di un NIENTE contro il fluire indiscriminato del tempo e del futuro che si configura nella mente di una donna non ancora realizzata socialmente parlando? E per donna &#8220;<em>non ancora realizzata socialmente parlando</em>&#8221; intendo ovviamente &#8220;<em>non riprodotta</em>&#8220;. E&#8217; come se prendessi un metalmeccanico qualsiasi e gli dicessi che non vedrà mai la pensione, lui che aveva già fatto un pensierino sopra al monolocale a Redipuglia.
</p>
<p>
E&#8217; il <strong>momento di farlo</strong>. Lei uscirà con le sue amiche, tanto tu devi andare a fare quella cosa, che ora indicheremo come &#8220;<em>partita di calcetto</em>&#8221; ma che tu potrai trasformare quando vuoi in &#8220;<em>salto al pub con gli amici</em>&#8221; o &#8220;<em>pisciata del cane</em>&#8220;. Ma mai &#8220;<em>comprare il pacchetto di sigarette</em>&#8220;, te lo ricordi? &#8220;Niente&#8221;: tieni a mente anche questo. Perciò lei uscirà, tu raccoglerai il tovagliolo con la <em>Mediaset Premium</em> e i frantumi del pelapatate, ci infilerai due biscotti per le prime necessità, farai sparire i porno argentini che stanno sulla mensola della sala, ingurgitandoli, e ti chiuderai la porta alle spalle. E <strong>SCOMPARIRAI</strong>.
</p>
<p>
Si, hai capito benissimo. <strong>Scompari.</strong> Cambi nome, ti tagli la barba, ti fai crescere i capelli, metti gli occhiali, arrivi in orario al lavoro, insomma fai tutta quella roba che non hai mai fatto: perchè tu ora devi essere &#8220;NIENTE&#8221;, quasi nessuno, sicuramente irriconoscibile, ma proprio non devi essere più tu. E non torni più, eh, e parlo di anni, almeno.
</p>
<p>
Certo, dovrai aver organizzato con una certa sapienza la tua scomparsa. Perciò avrai anticipatamente <strong>rassegnato le dimissioni</strong> da dipendente con contratto a tempo indeterminato per fruire di un rapporto di collaborazione occasionale a progetto per un quinto dello stipendio che percepivi precedentemente, ma questi son cazzi tuoi.
</p>
<p>
<strong>I lavoro/i tuoi colleghi</strong>: loro devono sapere, perchè quando lei chiamerà in ufficio per cercarti (e questo avverrà indicativamente la mattina successiva), tutti dovranno dire che non ti conoscono, che uno con il tuo nome li non lavora, che l&#8217;unico che ha lavorato li con quel nome è scomparso, che loro non sanno &#8220;NIENTE&#8221; e &#8211; soprattutto, cosa fondamentale &#8211; che se lei non smette di importunarli, loro (si, quei bastardi dei tuoi colleghi) faranno in modo che tu non possa ritornare mai più a casa! Questo solitamente spiazza.
</p>
<p>
<strong>Gli amici</strong>: qui il discorso è più complicato, ma la sostanza non cambia. Fai una cosa: scompari anche per loro. A questo punto suppongo ti converrà cambiare città, ma fidati, non avrai modo di pentirti di questa saggia decisione, nell&#8217;eventualità che tu debba prenderla. In ogni caso sostituisci il numero di telefono, ma l&#8217;altro (quello vecchio) non gettarlo: semplicemente tienilo spento, fa più fico e potranno andare a cercarti invano a &#8220;<em>Chi l&#8217;ha visto?</em>&#8220;.
</p>
<p>
<strong>La famiglia</strong>: la famiglia deve sapere. Deve sapere il punto esatto dove sei scomparso per avere una tomba su cui piangerti, ma che nessuno sappia mai che sei ancora vivo! E soprattutto che ora usi il falso nome di tuo cugino <em>Alotte</em> (anche lui comprato all&#8217;Ikea). Non sarebbe una cattiva idea fingersi morto anche per l&#8217;erario, vedi tu, quel che riesci a fare&#8230;
</p>
<p>
Non c&#8217;è bisogno che ti dica che dovrai affrontare momenti di <strong>solitudine e tristezza</strong>, specie quando non ci sarà il posticipo e t&#8217;avranno staccato il telefono, ADSL compresa, andrai in bagno a pisciare e non troverai più la carta igienica, per pranzo ci saranno i panzerotti surgelati (si, surgelati) tutta la settimana, e il sabato mattina non dovrai più litigare con nessuno per portar giù la spazzatura. D&#8217;altronde non avrai più il concetto di spazzatura. D&#8217;altronde non avrai più il concetto di sabato. Potresti anche perdere il concetto di panzerotto, alla lunga.
</p>
<p>
Però non ignorare anche i <strong>risvolti positivi</strong> che questa nuova condizione ha da offrirti: flatulenza libera ed autorizzata nei pressi del locale adibito a dormitorio (con possibilità di estendere la <em>no-fly-zone</em> ad un perimetro allargato all&#8217;intera abitazione), nessuna limitazione di orario o timesheet da rispettare, assoluta libertà di pensiero ed organizzazione razionale della propria vita, ma soprattutto potrai ricostruire una identità dignitosa su <em>Facebook</em>. Una senza scritto &#8220;<em>Situazione sentimentale: disgraziato</em>&#8221; sul profilo, insomma.
</p>
<p>
Certo, potresti anche valutare l&#8217;ipotesi di <strong>ritornare</strong>, un giorno, tipo dopo dieci anni. Imbracciando la borsa da calcetto, spalancare la porta di casa ed urlare &#8220;<strong>Abbiamo vinto!</strong>&#8220;. Il fatto che troverai in casa un camionista di Nogarolo Rocca, un paio di pischelli ed una poltrona in Alcantara infilata nell&#8217;angolo in cui custodivi gelosamente i tuoi bonghi, non deve inquietarti. Il fatto che invece la tua ex-ragazza è il camionista di Nogarolo Rocca, ecco, quello dovrebbe inquietarti.
</p>
<p>
<strong>Morale della favola</strong>, figliuolo, considera sempre che nella vita si hanno al massimo un paio di illuminazioni: una quando capisci che l&#8217;Inter non potrà mai vincere niente senza soffrire (o &#8211; ancora peggio &#8211; non potrà mai vincere niente) e l&#8217;altra quando l&#8217;Inter lo vince davvero, qualcosa. <strong>Non sprecarle</strong>.</p>
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		<title>Work around</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 13:31:20 +0000</pubDate>
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Sto seriamente valutando l&#8217;ipotesi di cambiare lavoro. Ora qualcuno potrebbe preoccuparsi, certo, ma mi pare opportuno specificare che parlo del secondo lavoro: il primo, quello di parassita della società, me lo tengo stretto, non preoccupatevi inutilmente. No, scherzo, non sono un parassita della società: pago regolarmente le tasse, corrispondo all&#8217;erario il corrispettivo richiesto per non [...]]]></description>
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<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2009/02/post-cambiolavoro.jpg" alt="Post: Cambio lavoro" title="Post: Cambio lavoro" width="510" height="180" class="size-full wp-image-579" />
</div>
<p>
Sto seriamente valutando l&#8217;ipotesi di <strong>cambiare lavoro</strong>. Ora qualcuno potrebbe preoccuparsi, certo, ma mi pare opportuno specificare che parlo del <strong>secondo lavoro</strong>: il primo, quello di <em>parassita della società</em>, me lo tengo stretto, non preoccupatevi inutilmente. No, scherzo, non sono un parassita della società: pago regolarmente le tasse, corrispondo all&#8217;erario il corrispettivo richiesto per non guardare mai la televisione, lascio passare le signore anziane alla cassa del supermercato, lascio passare le signore alla cassa del supermercato, non importuno la cassiera del supermercato (specie quando si chiama &#8220;<em>Davide</em>&#8220;), infrango raramente la legge e &#8211; comunque &#8211; alla fine raccolgo sempre i frammenti, sono educato (ma esistono parassiti educati, lo sappiamo) e mi faccio spesso il bidet (ecco, parassiti che si detergono abitualmente, invece, non ne conosco).
</p>
<p>
A parte gli scherzi, cambiare lavoro oggi è davvero <strong>un problema</strong>. Innanzitutto il concetto di <strong>cambiare</strong> lavoro presuppone l&#8217;esistenza di una occupazione precedente, requisito che è diventato più raro &#8211; in termini statistici &#8211; della possibilità di trovare un&#8217;impiegato normale nel mio ufficio. E vi assicuro che nel mio ufficio siamo tutti più o meno al mio livello, a parte qualche mattonella non proprio in piano.
</p>
<p>
Poi, ovviamente, un nuovo lavoro <strong>devi trovarlo</strong>. Non lo vendono più in confezioni monoporzione alla <em>COOP</em>, scordatelo. Ci vogliono agganci, conoscenze, spinte, una discreta prestazione sessuale non guasta (e non pensare di cavartela per il solo fatto di essere un sessantenne prossimo alla pensione, ormai i datori di lavoro non hanno più dignità!) e la rinuncia a ferie, festività, integrazioni retributive, benefit, straordinario pagato, tredicesima e quattordicesima, pausa caffè, uso dei servizi igienici, aria. Chiaramente lo stipendio sarà parametrato al costo della vita: il particolare secondo cui la valutazione viene fatta sula base del livello medio salariale del <em>Burkina Faso</em> è scritta in <span style="font-size: 6px;">Arial 6pti</span>, diciottesima pagina, capoverso <em>ZB</em>, comma <em>2</em>, dell&#8217;appendice alle clausole, ovviamente come <sup>nota</sup>; contemporaneamente, in carta calcante, firmerai anche una liberatoria sull&#8217;uso indiscriminato delle tue parti molli in caso di necessità aziendali.
</p>
<p>
Inoltre, non ci si può <strong>inventare</strong> saldatori quando la nostra formazione scolastica ci ha chiaramente condotto ad ottenere la piena conoscenza della storia del <em>Peloponneso</em>, ma solo quella. Ne si può sperare che un gommista di <em>Segrate</em> arriverà un giorno a scrivere su un quotidiano come corrispondente dall&#8217;estero (almeno non restando a <em>Segrate</em>, ovvio). Dunque, cambiare proprio tutto tutto è ben difficile, e spostarsi semplicemente di piano passando alle segreterie&#8230; non vale. Conosco solo un ex-macellaio che è diventato <strong>killer</strong> su commissione, ma ovviamente non fa storia (seppure miete vittime).
</p>
<p>
Che poi al mio lavoro ci sono <strong>affezionato</strong>, direi come un gatto alla propria lettiera: l&#8217;unica differenza è in quello che io faccio al lavoro e in quello che il gatto fa nella lettiera. Non mi sognerei mai di cospargere il mio software di sabbia, insomma. Però il topo per il gatto lo uso quotidianamente, perciò la lettiera come metafora del lavoro può anche starci. Tra l&#8217;altro, sono allergico ai gatti, ma &#8211; ringraziando il cielo &#8211; non al lavoro. Forse perché al lavoro <strong>non ci sono gatti</strong>.</p>
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		<title>Occasionalmente devastante</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jan 2009 20:49:31 +0000</pubDate>
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Ai tempi dell&#8217;Università frequentavo, indubbiamente, molti più locali notturni. Alcuni di questi hanno chiuso in seguito all&#8217;approvazione della Legge Merlin, purtroppo, ma altri restano attivi e &#8211; gioco forza &#8211; si trovano ad operare in un fiorente mercato quasi completamente privo di concorrenti.


La gente non si fa più problemi, comunque. Una volta i frequentatori delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Ai tempi dell&#8217;Università frequentavo, indubbiamente, molti più <strong>locali notturni</strong>. Alcuni di questi hanno chiuso in seguito all&#8217;approvazione della <em>Legge Merlin</em>, purtroppo, ma altri restano attivi e &#8211; gioco forza &#8211; si trovano ad operare in un fiorente mercato quasi completamente privo di concorrenti.
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La gente <strong>non si fa più problemi</strong>, comunque. Una volta i frequentatori delle case di tolleranza si ponevano criticamente di fronte alla resa pubblica di simili comportamenti: oggi entrare nella casa del <em>Grande Fratello</em> è invece motivo di orgoglio. Le donne, poi, hanno raggiunto un livello di emancipazione che non ha precedenti, nella storia. E non parlo di donne qualsiasi, ma di donne <em>donne</em>, esponenti del sesso femminile che non sono più tanto giovani da essere chiamate &#8220;<strong>ragazze</strong>&#8220;, ma che al tempo stesso non sono così decrepite da essere chiamate &#8220;<strong>vecchie</strong>&#8220;: si può pertanto idealmente collocare la categoria al di sotto dei 72 anni (e non prima dei 13, certo).
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Questa valutazione potrebbe sembrare pretestuosa, ma dovreste vedere l&#8217;ostinazione con cui alcune <strong>sessantenni</strong> tendono a proporsi, in abiti succinti, in locali in cui l&#8217;età media degli avventori è compresa tra i venti ed i venticinque anni: comportamento lodevole, ma alquanto discutibile. E <strong>ammiccano</strong>. Le sessantenni ammiccano con una certa insistenza e ricercatezza di particolari, offrendo notevoli spunti di discussione, che spaziano dall&#8217;<em>autoreggente in tessuto tecnico</em> alla <em>generosa scollatura</em> (e qui si intende, con &#8220;scollatura&#8221;, la mancanza di collante fisiologico tra l&#8217;arcata dentale e la sottostante dentatura).
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Secondo <strong>fenomeno raccapricciante</strong> (per frequenza di rilevazione, ma non per conseguenze nefaste sul riposo notturno degli avventori del locale) è l&#8217;impietosa tendenza a voler allineare tutte le cameriere del suddetto locale notturno. E quando dico &#8220;<em>allineare</em>&#8220;, intendo &#8220;<strong>allineare</strong>&#8220;. Posso capire la buona intenzione, insomma, ma certe volte c&#8217;è da porsi un quesito di fondo: &#8220;<em>posso io utilizzare una improponibile zeppa di diciotto centimetri in puro sughero portoghese pur di raggiungere la medesima altezza delle mie colleghe?</em>&#8220;. Di solito la risposta è &#8220;<strong>no</strong>&#8220;. Nei casi a cui ho assistito la risposta è &#8220;<strong>decisamente no</strong>&#8220;.
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Va bene, lo ammetto: può essersi trattato di un fenomeno occasionale. Però devastante. <strong>Occasionalmente devastante</strong>.</p>
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		<title>Il vero coraggio</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Dec 2008 12:24:50 +0000</pubDate>
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E&#8217; quello di riuscire a scrivere, in una sola frase, una assurdità del genere:


Con Telefono Incluso puoi avere TelefonoCellulareDaVeroFigo a soli 119€1 se mantieni il tuo piano per 24 mesi o ridurre la durata a 12 mesi pagando solo 269€.


Come se oggi, solo 269€, fossero l&#8217;equivalente di un paio di caffè, una pizza e un [...]]]></description>
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E&#8217; quello di riuscire a scrivere, in una sola frase, una <strong>assurdità</strong> del genere:
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Con Telefono Incluso puoi avere <del>TelefonoCellulareDaVeroFigo</del> a soli 119€<sup>1</sup> se mantieni il tuo piano per 24 mesi o ridurre la durata a 12 mesi pagando <span style="font-size: 180%;">solo 269€</span>.
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Come se oggi, solo 269€, fossero l&#8217;equivalente di un paio di caffè, una pizza e un giro sulla ruota panoramica. Sono <strong>povero</strong>, questo me lo dimostra appieno.
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<em>Non te lo devi mica comperare per forza</em>, sosterrà il solito moralista. Ma infatti non me lo voglio comperare, solo che mi chiedo con quale coraggio si possa avvicinare la parola <strong style="font-size: 180%;">solo</strong> alla cifra 269€. Le mie solite, inutili, sgradevoli <strong>curiosità</strong>.</p>
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