Io ci starei tutta la notte a parlare con te. Quei giorni che diventano notte mentre nel locale c’è il brusio, e i bicchieri che fanno rumore e le risate degli altri, le parole che si accavallano e raccontano storie e io lì a guardarti ed ascoltarti e intanto fuori si fa notte buia e...
Le stagioni dell’amore
scritto da Clockwise
Ti chiamavo amore come a Gianni lo chiamavo Gianni. Ma Gianni è rimasto Gianni e io, per coerenza, continuo a chiamarlo Gianni. Che magari arriverà un giorno che Gianni cambierà nome, o che magari io proverò sensazioni forti e incomprimibili per lui, così intense da considerarle amore, e allora a Gianni lo chiamerò amore. Però guarda, onestamente, questa seconda ipotesi io la vedo poco probabile. Ti chiamavo tesoro come di solito faccio con le robe scovate (no, scavate) sotto enormi X (ics) rosse disegnate sul terreno, ma spesso quei tesori si rivelano pacchi. Pacchi con dentro la sorpresa, il coccodrillo, la busta nera, il...
Il profumo del nulla
scritto da Clockwise
Insomma, esiste quest’uomo sulla cinquantina, di un brizzolato educato, dai modi urbani, che avrà potuto fare Ottavio di nome, o al massimo Saverio, che entra in minimetro con tre valige di pelle nera praticamente perfette, intonse, di quelle a forma di parallelepipedo regolare, di un...
Povero cristo non pi...
scritto da Clockwise
E alla fine, quel cristo riuscì ad essere un po’ meno cristo. Riuscì a varcare la soglia dell’ignavia, come un neonato esce sanguinante dall’utero materno, beato nel suo liquido amniotico caldo e sicuro che lo nutriva e proteggeva, per affrontare il mondo che di caldo e...
Il pensiero della mo...
scritto da Clockwise
È la dura legge del contrappasso: quando va tutto bene, ti viene da pensare che qualcosa potrebbe andare male. La grande stronzata del pessimismo e dell’ottimismo: non esistono pessimisti o ottimisti, esistono solo persone che recentemente non gliene va bene una e un’altra...
Lettera a un amico che può (deve) trovare una solu...
scritto da Clockwise
Hai presente quando una mattina ti svegli e il primo dubbio che ti assale è “che cosa ci faccio io qui“? Ci sono esperienze che te la insegnano questa roba qua, sai? Tipo quando completamente ubriaco una tua amica ti ha gentilmente accompagnato a casa sua e depositato sul divano con una graziosa copertina a quadri. Poi ovviamente lei è andata a dormire dall’amica, consapevole del rischio che – ubriaco fradicio e completamente incosciente com’eri – avresti potuto far cilecca. Ad ogni modo, a tutti capita: ti svegli un bel giorno e lei non è più lei. C’ha i peli sotto le ascelle così lunghi che...
Voi dite…