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O bianco, o nero, Obama

| 5 novembre 2008 | 7 commenti » | contestualmente, politicamente

Post: Obama

Non ti rendi conto di quanto sia terribile parlare di qualcosa® con qualcuno, che di quella cosa ne sa molto meno di te, fino a quando non ti trovi dall’imbarazzante parte di colui che dell’oggetto di cui si sta discutendo è praticamente inconsapevole.

A me accade quando intorno a me si parla delle soap-opera: cosa che fortunatamente si concretizza molto di rado, ma in quelle poche occasioni mi rendo conto dell’immane sforzo fatto dai miei interlocutori per rendermi partecipe delle vicissitudini di casa Forrester. Del tutto inutile, peraltro.

Per dire che oggi sono tutti a parlare delle elezioni americane, della vittoria di Obama e delle ripercussioni positive sul mercato, così positive da far impennare la borsa di Tokyo di quasi cinque punti: roba che nemmeno il Viagra sul membro di un membro del Congresso (adoro i termini così equivoci).

E questo accade a reti unificate, persino alla radio e – figuriamoci – sui quotidiani. Internet amplifica il tutto, e se trovate un sito senza un logo ad-hoc per l’occasione, siete fortunati (questo blog si sottrae alla pubblicizzazione spudorata del tormentone “Yes, we can“®). In pratica è impossibile, per l’uomo medio di questo pianeta, non imbattersi nell’argomento. Anche per la donna, certo, che con l’uomo di colore ha sempre pensieri al limite del raccontabile.

Perciò capisco lo spiazzamento di mia nonna, quando vede soppressa la regolare puntata della soap preferita per far spazio al plebiscito Democratico d’oltreoceano, che ha portato un uomo di colore – per la prima volta nella storia a stelle e strisce – nella poltrona più importante della Stanza Ovale. Manco fossimo una colonia statunitense. A Cristoforo, ma cosa diamine t’è venuto in mente…?

Soluzioni geniali, for dummies

| 26 ottobre 2008 | 12 commenti » | politicamente, velocemente

E’ davvero geniale, nonché sinceramente innovativa, l’idea venuta in mente al vicedirettore di Bankitalia di proporre un innalzamento dell’età pensionabile per gli italiani che godono di buona salute e che trovansi in sana e robusta costituzione. Ma anche no, se ci rimettono le penne a lavorare in fonderia per 40 anni, tutto sommato, è quasi un guadagno: non dovremo corrispondere loro la retta mensile costituitasi con decine d’anni di versamenti contributivi.

E’ pur vero che la proposta potrebbe nascondere il virtuoso intento di farci arrivare a guadagnare, in una vita, quanto un deputato ha raggranellato dall’inizio di quest’anno: in questo caso è da riconoscere come l’impegno a non toccare un centesimo delle laute diarie di cui beneficiano i nostri governanti sia stato perfettamente atteso. Tuttavia, a conti fatti, una vita non basta comunque.

Già, il problema chiaramente non si pone per il deputato, che per il solo fatto di aver scaldato per qualche anno una poltrona a Montecitorio (ammesso che le presenze maturate su quello scranno siano state sufficienti a intiepidirla) si troverà comunque in tasca, ogni mese, una pensione che l’operaio di fonderia di cui sopra, nemmeno campando cent’anni, riscuoterà in tutta la sua vita.

Nel frattempo, i cento milioni e passa del Jackpot del Superenalotto, sono stati assegnati a Catania: in questi tempi di congiuntura economica, perdonatemi il legittimo dubbio, potrebbe anche sembrare un’abile manovra per erogare fondi al mezzogiorno disagiato senza dare troppo nell’occhio.

Ora, sebbene possa sembrare off-topic (e vi confermo questa impressione, insomma), mi vorrei congedare con una perla enigmistica che devo ancora comprendere appieno: la CRITTOGRAFIA SINONIMICA. Vista così, sulle prime, è comunque assimilabile alla donna: contorta, criptica, vuol dire e non dice, e comunque finisci per non capirci una sega. Alla prossima.

Crittografia sinonimica
(6, 5 = 4, 7)
RAPIDO RAPIDE

Scioperi e nanerottoli: un difficile scenario del ‘900.

| 16 ottobre 2008 | 15 commenti » | politicamente

Post: Scuola

Nella scuola materna dove accompagno mio figlio tutti i santi giorni, l’altra mattina m’hanno dato un foglietto. Educatamente, devo dire, anche con una certa ricercatezza di particolari, tipo il sorriso di cortesia e la penna a corredo, che sono chiaro presagio o di una raccolta firme per l’ultima comunità di recupero per tossicodipendenti, o di una sonora inculata. Nel mio caso si trattava della seconda ipotesi.

Leggo con un certo interesse il contenuto della comunicazione, e lo avrei fatto senz’altro meglio se la cordiale bidella non mi avesse anticipato, gridandomi nell’orecchio, ogni singola sillaba dello scritto: so leggere, grazie, ma niente.

Così, per intercessione della perdita di capacità uditiva dal padiglione auricolare destro, vengo a conoscenza del fatto che una simpatica quanto inopportuna agitazione sindacale, indetta per venerdì, metterà in discussione “il regolare svolgimento delle lezioni“. Ora, mio figlio ha tre anni e mezzo, e quando alla sera torno a casa e lo interrogo circa le “lezioni” del mattino, non è che sta li a snocciolarmi quant’è stata piacevole l’ora di Filosofia o quant’è bella l’insegnante di Chimica (anche se temo – nemmeno tanto – che questo un giorno accadrà davvero), perciò chiamarle “lezioni” mi sembra quantomeno pretestuoso. Capisco, d’altronde, che non potevano scrivere “venerdì lasceremo i vostri pargoli in balia degli eventi“, sebbene questo è ciò che probabilmente accade tutti i giorni.

Non è vero, voglio spezzare una lancia in favore degli insegnanti di oggi: non esistono più quelli di una volta, è vero, del resto son tutti morti di vecchiaia, ma devo dire che svolgono con solerzia e applicazione il loro duro mestiere. Anche dalla tomba, certo. Del resto non è semplice combattere con 50 nani da giardino addestrati a produrre il massimo volume di frastuono possibile, però qualche volta potrebbero anche rinunciare a farsi le unghie durante l’ora di disegno, insomma.

C’è però un fatto indiscutibile: e cioè che se faccio sciopero io, vile metalmeccanico di una modesta azienda del panorama umbro, la cosa interessa al capo ed al mio conto in banca che – dal giorno successivo – dovrà fare a meno del mio stipendio; avete idea, invece, del numero di genitori incazzati generati da questa iniziativa? Perché molti, se non tutti, mentre gli insegnanti lavorano, beh, lavorano: e lo sciopero, a quanto mi risulta, non è annoverato tra le patologie che si trasmettono per via aerea, perciò quel giorno li un mucchio di genitori si ritroveranno con un problema di un metro per quindici chili da gestire in qualche modo.

Tipo sbolognarlo ai nonni, per chi ha la fortuna di averli ancora; tipo ai bisnonni, per chi ha la fortuna di averli ancora e possibilmente fuori da un ospizio; tipo alla baby-sitter, che costa più della tua giornata lavorativa, invitandoti così a propendere per fruire di un giorno di ferie per stare con la baby-sitter; tipo a casa dell’amichetto, dalla quale tuo figlio uscirà con un fornito bagaglio culturale di volgarità acquisite grazie alla proverbiale oscenità di Nonno Fiorucci che – del resto come dargli torto – è rimasto contrariato dalla presenza di una scolaresca di micro-teppisti che disturbavano il suo riposino quotidiano.

Credo si debba fare qualcosa per questa Italia che converge nella latrina; ad esempio, smettere di buttare soldi nelle stronzate iniziative quantomeno discutibili ed investirli nella scuola, perché certe categorie non possono fermarsi per fatti loro. D’altronde, anche loro hanno diritto di incazzarsi, come le formiche nel loro piccolo, perciò è preferibile prevenire piuttosto che curare. Morale: non mi sembrava proprio il caso di andare a risparmiare sulla scuola.

Assimilerei alla scuola anche i trasporti pubblici, che restare a piedi il venerdì mattina è altrettanto fastidioso. Senza dimenticare i venditori al dettaglio di coadiuvanti erotici, altresì denominati sexy-shop, che a trovarsi sprovvisti di vaselina in certe occasioni è un vero guaio.

Finanza alternativa

| 7 ottobre 2008 | 10 commenti » | politicamente

Post: Finanza

Dio è solido. Sapevatelo. Senza di lui, tutto quello che oggi siamo, non sarebbe. Il che ci dovrebbe immediatamente portare a ragionare sulla non esistenza di tante altre cose, come ad esempio la guerra, la carestia, il buco dell’ozono, le fistole perianali, gli oroscopi, i telefoni, le sonde su Marte e – perchè no – Brigitte Nielsen.

Non voglio dire che, insomma, si starebbe male senza tutte queste cose: io, ad esempio, non potrei proprio rinunciare ai Tegolini, sebbene lo abbia dovuto fare – involontariamente – per tutti questi anni, ormai saranno venti o giù di li. Probabilmente avrei vissuto senza particolari drammi la mia adolescenza anche privato delle Replay (© Papermate), se non altro perché ricordo chiaramente che la maestra ci proibiva – con fare decisamente prevaricatore – di utilizzarle per il tema d’italiano: non gliel’ho mai perdonato, e come me una generazione di gente che ha dovuto imparare a maneggiare abilmente le gomme da cancellare per la penna, che tutti ricordiamo avere una controindicazione piuttosto sgradevole: bucavano il foglio, alla lunga.

Terribile, insomma, anche se l’oggetto del contendere non è ovviamente questo. Dicevamo, infatti, che secondo le alte sfere, questa grande questione del soldo è tutta una montatura, e che l’unica base su cui dovremmo fondare le nostre vite è questo dio. Non me ne voglia, ma lo apostrofo esattamente come il soldo perché entrambi non ho mai potuto apprezzarli al tatto: non a grandi livelli, insomma.

Io l’ho sempre pensato che, se alla base dei grandi imperi finanziari avessimo messo una bibbia, oggi come oggi non ci sarebbero milioni di risparmiatori a piangere per il crack Parmalat, o per i bond argentini, o per aver dissipato risparmi di una vita in stock option. Ma, tutto sommato, ho anche riflettuto che se al posto della bibbia avessimo messo, chesso’, una scodella mezza vuota di rigatoni alla Amatriciana(va bene così?), avremmo presumibilmente ottenuto lo stesso effetto.

Che io voglio vederlo, Ricucci, a barattare pezzi di ventresca in umido per qualche opzione su una azione RCS, e le grandi banche riempire di rigatoni i loro forzieri, scegliendo bene il tempo di cottura altrimenti ricrescono troppo (e – giocoforza – ce ne entrano meno). Con la bibbia sarebbe stata tutta un’altra cosa: ordinati pacchettini di Genesi disposti in fila per tre con il resto di due, i Levitici precisamente impilati in fondo a destra, copertine in pelle in stock da 15. Segnalibro, omaggio all’apertura del conto.

E’ pur vero che il denaro non fa la felicità, ma alla naturale obiezione “e allora figuriamoci la povertà“, mi preme aggiungere la logica considerazione che – di certo – non farà la tristezza. Che io già me li vedo, poveraccio e ricco seduti alla stessa poltrona, la sera, a meditare sulla giornataccia passata, soli, con la televisione che trasmette Porta a Porta e il vicino di casa che – in evidente stato di appagamento sessuale – produce il classico rumore di giacigli cigolanti per oscillazione (dettagli, suppongo, del tutto trascurabili). E mi immagino che, per arrivare ad una simile condizione, al poveraccio sia bastato passare una giornata come tante, fatta di lavoro e poche soddisfazioni. Il ricco invece ha dovuto perdere 4 punti in borsa, andare in bianco con l’ultima ganza, perdere le chiavi di casa e doversi rifugiare nella stanzetta del garzone (cacciando, peraltro, il garzone).

Speriamo che almeno, o in grazia di dio o per intercessione della fattura da qualche centinaio di Euro che l’amministratore del condominio dove abito dovrà staccare al manutentore dell’ascensore, quel diavolo di attrezzo rifunzioni, stasera, che farsi cinque file di scale a piedi dopo dieci ore di lavoro… la bibbia la snoccioli a memoria (nonostante, in via del tutto consolatoria, il medico sostenga che fare le scale a piedi faccia bene al cuore).