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	<title>contrariaménte &#187; psicologicamente</title>
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	<description>avverbio, in modo contrario, diversamente. come dico io.</description>
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		<title>Le stagioni dell&#8217;amore</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 20:31:36 +0000</pubDate>
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Ti chiamavo amore come a Gianni lo chiamavo Gianni. Ma Gianni è rimasto Gianni e io, per coerenza, continuo a chiamarlo Gianni. Che magari arriverà un giorno che Gianni cambierà nome, o che magari io proverò sensazioni forti e incomprimibili per lui, così intense da considerarle amore, e allora a Gianni lo chiamerò amore. Però [...]]]></description>
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<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2010/02/stagioni_amore.jpg" alt="" title="Le stagioni dell&#039;amore" width="510" height="180" class="aligncenter size-full wp-image-1057" />
</div>
<p>
Ti chiamavo <strong>amore</strong> come a <em>Gianni</em> lo chiamavo <em>Gianni</em>. Ma <em>Gianni</em> è rimasto <em>Gianni</em> e io, per coerenza, continuo a chiamarlo <em>Gianni</em>. Che magari arriverà un giorno che <em>Gianni</em> cambierà nome, o che magari io proverò sensazioni forti e incomprimibili per lui, così intense da considerarle <strong>amore</strong>, e allora a <em>Gianni</em> lo chiamerò <strong>amore</strong>. Però guarda, onestamente, questa seconda ipotesi io la vedo poco probabile.
</p>
<p>
Ti chiamavo <strong>tesoro</strong> come di solito faccio con le robe scovate (no, scavate) sotto enormi X (ics) rosse disegnate sul terreno, ma spesso quei tesori si rivelano pacchi. Pacchi con dentro la sorpresa, il coccodrillo, la busta nera, il mini-pimer, la 500.000€. E già trovare le X rosse è un casino, senza il telefono col GPS. E tu potevi chiedermi tutto, ma non di gioire dopo aver scoperto che dentro al pacco c’era la fregatura.
</p>
<p>
TI chiamavo <strong>gioia</strong>, ma dopo che ti sei incazzata perché pensavi avessi un’altra che si chiamava <em>Gioia</em> ho deciso di smettere, e questo m’è costato tanto, perché di <strong>gioia</strong> ce ne avevo. Non di ragazze chiamate <em>Gioia</em>, ma di <strong>gioia</strong> come sentimento. E trovare altra <strong>gioia</strong> quando non sei più in grado di chiamare <strong>gioia</strong> niente, nemmeno chi si chiama <em>Gioia</em> per davvero, boh, insomma, è difficile. Le chiamavo <em>hm</em>, alle <em>Gioia</em>, ma non capivano: che casino che hai combinato.
</p>
<p>
Ti chiamavo <strong>quando staccavi la sera dal bar</strong>, era difficile chiamarti “<em>quando staccavi la sera dal bar</em>”, specie durante l’amore, lasciatelo dire. “<em>Allora, che facciamo stasera, Ale, andiamo a vederci un film?</em>”. “<em>Certo, quando staccavi la sera dal bar, sicuramente.</em>”. “<em>Infatti sono fuori, adesso!</em>”. “<em>Ah, ecco, facciamo allora che ti chiamo fuori, adesso! e risolviamo, credo.</em>”. “<em>Tu sei tutto matto&#8230;</em>”. “<em>No, io sono Alessio, tu fuori, adesso!</em>”. E mi lasciasti. Dicesti che te l’avevo detto io di farlo. Mi dissi, tra me e me: “<em>ti fossi chiamata Claudia, vedi che tutto ‘sto casino non veniva fuori&#8230;</em>”. La risposta era probabilmente “<em>si</em>”.
</p>
<p>
Ora non ti chiamo più, né <strong>amore</strong>, né <strong>tesoro</strong>, né <strong>gioia</strong>, né <em>quando staccavi la sera dal bar</em>. Semplicemente, in rubrica, c’ho un casino che nemmeno te lo immagini. E così, vedrai, finirà che non chiamerò nessuna più <strong>amore</strong>, o <strong>tesoro</strong>, o <strong>gioia</strong>. Di certo, <strong>fuori, adesso!</strong>. E comunque non durante l’amore.</p>
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		<title>Il profumo del nulla</title>
		<link>http://www.contrariamente.info/2009/04/22/il-profumo-del-nulla/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2009 13:30:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clockwise</dc:creator>
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Insomma, esiste quest&#8217;uomo sulla cinquantina, di un brizzolato educato, dai modi urbani, che avrà potuto fare Ottavio di nome, o al massimo Saverio, che entra in minimetro con tre valige di pelle nera praticamente perfette, intonse, di quelle a forma di parallelepipedo regolare, di un cubico quasi fastidioso, pulite, con le rotelline e la maniglia, [...]]]></description>
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<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2009/04/post-profumo.jpg" alt="Post: Profumo" title="Post: Profumo" width="510" height="180" class="size-full wp-image-623" />
</div>
<p>
Insomma, esiste quest&#8217;uomo sulla cinquantina, di un brizzolato educato, dai modi urbani, che avrà potuto fare <strong>Ottavio</strong> di nome, o al massimo <strong>Saverio</strong>, che entra in minimetro con tre valige di pelle nera praticamente perfette, intonse, di quelle a forma di parallelepipedo regolare, di un cubico quasi fastidioso, pulite, con le rotelline e la maniglia, che una valigia che si rispetti ha sempre le rotelline e la maniglia.
</p>
<p>
E quest&#8217;uomo, che ormai già chiamo amichevolmente <strong>Vinicio</strong>, parla al telefono con l&#8217;auricolare. Un auricolare bello composto e preciso, con il cordoncino privo di qualsiasi ansa, che un auricolare a filo che si rispetti è sempre più o meno attorcigliato, invece il suo è lineare in modo quasi fastidioso, come se lo avesse tenuto in tensione per mesi, per fare cosa poi. E parla altrettanto composto, educato, pacato, dando indicazioni a chissà chi in merito alla localizzazione di un certo posto in cui andranno messe &#8220;quelle cose&#8221;, con una dovizia di particolari altrettanto fastidiosa, che a descrivere un luogo grossomodo son capaci tutti, ma descriverne la topologia fino alle proprietà altimetriche è da pochi.
</p>
<p>
Dunque ti aspetti che un tipo così se ne vada in giro con un buon profumo di lavanda o di acqua di colonia, che passandoti accanto noteresti che schiuma da barba impiega per radersi, o almeno il dopobarba che usa, ma comunque qualcosa te lo aspetti. Invece niente, <strong>il profumo del nulla</strong>, come se avesse sterilizzato i suoi indumenti e la sua pelle al punto da privarla di qualsiasi fragranza. E la cosa ti insospettisce, perché da uomo che guarda i film d&#8217;orrore ti aspetti che sotto a questo gesto si nasconda qualcosa.
</p>
<p>
Perché <strong>Vinicio</strong> avrebbe dovuto rimuovere dalle sue vesti e dalla sua epidermide ogni traccia che l&#8217;olfatto potesse riscontrare? Cosa nascondono quelle valige così capienti e imperscrutabili, rigide e oscure? No, perché in quelle valige, <strong>Vinicio</strong>, potrebbe tranquillamente occultare un corpo, una salma, qualcosa che una volta aveva un nome e un cognome, o un marchio da azienda avicola, riponendolo in appositi contenitori adatti alla conservazione, ordinatamente, con tanto di inventario: <em>valigia due</em>, <em>scomparto sette</em>, <em>terza confezione dall&#8217;alto</em>, <em>rossa</em>, frazione di <strong>Gregorio Zarri</strong>.
</p>
<p>
Perciò, <strong>Vinicio</strong>, ora io mi chiedo cosa tu voglia fare di noi poveri disgraziati che stanno nella tua stessa carrozza. Quanti scomparti hai rimasto liberi nelle tue valige? Io gradirei un sacchetto giallo, se proprio devi. Ed ora perché ti frughi nella tasca interna del <em>paletot</em>? Cosa cercano le tue nodose mani? Una mannaia, un rasoio, una pistola, il biglietto del minimetro? Sarà una cosa veloce o soffriremo a lungo? Ci metterai in ordine di altezza e procederai dal più basso al più alto o, semplicemente, lascerai alla sorte scegliere chi scuoiare per primo? Ci addormenterai con un ritrovato chimico? Avrai il sorriso stampato mentre infierirai sulle nostre carni o anche in questo adotterai la compostezza ed il rigore che così chiaramente ti contraddistinguono? Diccelo.
</p>
<p>
Che poi, alla resa dei conti, tante domande non me le sarei nemmeno poste, ovviamente. <strong>Se non avessi il raffreddore</strong>, insomma.</p>
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		<title>Povero cristo non più cristo</title>
		<link>http://www.contrariamente.info/2009/04/03/povero-cristo-non-piu-cristo/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2009 11:30:12 +0000</pubDate>
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E alla fine, quel cristo riuscì ad essere un po&#8217; meno cristo. Riuscì a varcare la soglia dell&#8217;ignavia, come un neonato esce sanguinante dall&#8217;utero materno, beato nel suo liquido amniotico caldo e sicuro che lo nutriva e proteggeva, per affrontare il mondo che di caldo e sicuro non ha proprio niente. Nemmeno il conto in [...]]]></description>
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<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2009/04/post-trentaquattro.jpg" alt="Post: Trentaquattro" title="Post: Trentaquattro" width="510" height="180" class="size-full wp-image-614" />
</div>
<p>
E alla fine, quel cristo riuscì ad essere <strong>un po&#8217; meno cristo</strong>. Riuscì a varcare la soglia dell&#8217;ignavia, come un neonato esce sanguinante dall&#8217;utero materno, beato nel suo liquido amniotico caldo e sicuro che lo nutriva e proteggeva, per affrontare il mondo che di caldo e sicuro non ha proprio niente. Nemmeno il conto in banca, o il posto statale, o quelle assurdità che chiamiamo <em>certezze</em>.
 </p>
<p>
Guerra. <strong>Sacrificio</strong>. Della vita pensava di aver assaggiato l&#8217;amaro e lo sciapo, il brutto, lo squallore e il nero, soffrendo e perdendo. Il <strong>fondo</strong> non esiste, è un&#8217;illusione che l&#8217;uomo si inventa per la paura di cadere ancora più in basso, di mostrarsi debole e pessimista. Il fondo è fragile, una volta raggiunto si sgretola e apre un nuovo baratro, un nuovo dolore, un nuovo fondo. E la <strong>vetta</strong> non esiste, è eterea, chiunque sano di mente pensi di averla raggiunta dovrà prima o poi accettare che c&#8217;è un altro gradino che porta più in alto.
 </p>
<p>
E fu così che il cristo <strong>scese dalla croce</strong>, imprecò, riprese vita, la cambiò, si accorse che anche i ladroni erano poveri diavoli e diede loro una mano a redimere i loro peccati. Come se nel peccato ci fosse qualcosa da cui dover essere redenti, come se qualcuno potesse giudicare cos&#8217;è peccato e cosa no, come se pregare il tuo gesù insieme ad altri mille fosse buono e giudicare questi mille con dieci regolette pure: e invece <strong>no</strong>.
 </p>
<p>
È che anche il cristo c&#8217;aveva <strong>i suoi limiti</strong>, povero diavolo. Sentirsi sempre <em>melanzana</em> al banco frigo, confuso tra gli altri ortaggi, anonimo nella sua appartenenza ad un <em>genere</em> e così troppo simile ai suoi simili: era diventato davvero insostenibile. Aveva grandi <strong>sogni</strong>, lui: diventare sontuosa <em>parmigiana</em>, eccellere per amarezza e gusto, farsi cucinare da <em>Vissani</em>, sentirsi pasteggiato con un ottimo <em>Traminer</em> del Trentino, che non son cose da poco, per una <em>melanzana</em>. Ma anche andare a male degnamente, fiero del suo avvizzirsi, senza nessuno che lo tagliasse a fette sottili per poi accorgersi che in fondo era un po&#8217; passato e gettarlo nel cestino. Che un cestino non la meritava, quella <em>melanzana</em>.
 </p>
<p>
C&#8217;è che poi a trentaquattro anni, oggettivamente, non si è più un cristo. E anche come melanzana, diciamocelo, <strong>è un po&#8217; poco</strong>.</p>
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		<title>Il pensiero della morte</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 11:33:36 +0000</pubDate>
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È la dura legge del contrappasso: quando va tutto bene, ti viene da pensare che qualcosa potrebbe andare male. La grande stronzata del pessimismo e dell&#8217;ottimismo: non esistono pessimisti o ottimisti, esistono solo persone che recentemente non gliene va bene una e un&#8217;altra nutrita schiera di gente con un buco di culo tanto. Ai primi [...]]]></description>
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<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2009/03/post-morte.jpg" alt="Post: Morte" title="Post: Morte" width="510" height="180" class="size-full wp-image-609" />
</div>
<p>
È la dura <strong>legge del contrappasso</strong>: quando va tutto bene, ti viene da pensare che qualcosa potrebbe andare male. La grande stronzata del <em>pessimismo</em> e dell&#8217;<em>ottimismo</em>: non esistono pessimisti o ottimisti, esistono solo persone che recentemente non gliene va bene una e un&#8217;altra nutrita schiera di gente con un buco di culo tanto. Ai primi vien da pensare, con una certa regolarità, che prima o poi la fetta di pane non cadrà dal lato imburrato (i veri ottimisti sperano addirittura che la fetta di pane smetta di cadere&#8230; ah, tapini), ai secondi passa ogni tanto per la testa che l&#8217;aereo su cui hanno deposto le terga potrebbe anche precipitare (i veri pessimisti immaginano anche di salvarsi e continuare la loro grama vita in qualità di tronchi umani&#8230; ah, tapini). E nonostante ciò possa assumere gli imbarazzanti contorni del paradosso, passare dall&#8217;una all&#8217;altra sponda è questione di istanti. Come a ritrovarsi sodomizzati in carcere nell&#8217;ora della doccia, per dire.
</p>
<p>
In tutto questo c&#8217;è <strong>il pensiero della morte</strong>, che attraversa senza timore le esistenze degli uni e degli altri, di femmine e maschi, di gay e lesbiche, di savi e pazzi, di Umberti Echi e di Oriane Fallaci, così, ogni tanto, alla mattina presto, mentre fai colazione, tra una fetta biscottata e un&#8217;occhiata alla <em>Gazzetta</em>. <strong>La morte</strong>, presuntuosa e sterile, purificatrice soluzione della nostra esistenza, puoi scommetterci che arriva. E se proprio vuoi andare in &#8220;<em>sure-bet</em>&#8220;, armati di corda, sapone e trespolo e fai la tua puntata, <em>dude</em>.
</p>
<p>
Della morte si dicono un sacco di cose, <strong>perlopiù stronzate</strong>, dette da gente viva che immagina, o peggio dette da gente che crede di essere stata morta e invece ha visto solo la prima delle seicentosessantasei porte che conducono all&#8217;inferno, o a qualsiasi cosa ci sia dopo. Anche <strong>il nulla</strong>. Poi ci sono i cattolici e la questione dell&#8217;anima e le robe della vita eterna, i 21 grammi e la risurrezione. Tutte cose che &#8211; mi capirete &#8211; non esistono in natura, ma a quanto pare tirano ancora più di <em>Amici di Maria</em> e dei <em>reality</em>, e questo in <em>Mediaset</em> non riescono a mandarlo giù.
</p>
<p>
Il fatto è che <strong>quando sei morto, sei morto</strong>. Se quando sei morto, ma davvero morto, ti attaccano al 220 volts nella flebile speranza di rianimarti, tutto quello che i tuoi aguzzini possono ottenere è un cadavere con le estremità cauterizzate e un immondo olezzo di carne morta bruciata, che alcuni popoli arabi considerano piacevole appendice olfattiva ad un notevole <em>kebab</em>, ma solo alcuni popoli arabi. Se <strong>torni indietro</strong>, se ti risvegli, se torni vivo, allora non eri morto, morto vero. Al limite, potrai constatare tu stesso, te la sei fatta in mano come pochi: ma più di un paio di mutande sgommate non potrai presentare, come trofeo.
</p>
<p>
Della morte si dice che <strong>si può accettare</strong>, come se quando ti crepa un amico ci fosse un gesù cristo (o una divinità affine e/o consanguineo più o meno anziano) che si presenta qualche minuto prima e ti propone un foglio con le condizioni sulla privacy. Io quelli che accettano la morte non li ho mai capiti, e in generale non capisco cosa ci sia da accettare nella morte (di un altro, che di se stessi mi pare un po&#8217; esagerato)&#8230; che sperino forse che non accettando la dipartita il cristiano sia in grado di rialzarsi? Nemmeno il <em>Viagra</em> fa di questi miracoli&#8230;
</p>
<p>
Però, <strong>un pensierino, alla morte</strong>, prima o poi ce lo facciamo tutti. Alzi la mano chi in vita sua non ha mai detto almeno in una occasione: &#8220;<em>vorrei morire nel sonno</em>&#8221; o ancora &#8220;<em>morire mangiando/ridendo/facendo all&#8217;amore/senza accorgermene</em>&#8221; o meglio &#8220;<em>vorrei non morire mai</em>&#8220;. Bella forza. Io adoro chi dice &#8220;<em>speriamo che muoia soffrendo, di stenti, con i gangli polmonari in cancrena, sudando sangue, dissanguandomi lentamente, attaccato da una murena, attaccato ad un cavo dell&#8217;alta tensione scoperto, attaccato (in quanto &#8220;unito&#8221;) ma anche smembrato, divorato, dilaniato dai cani, lapidato, in modo violento e doloroso</em>&#8220;. E&#8217; gente con le palle, questa. Inconsapevole ma con le palle.
</p>
<blockquote><p>
<strong>Cristo</strong>: Ora stravolgerò tutti i pensieri che hanno accompagnato la tua squallida esistenza riguardo alla morte e alle sue implicazioni.<br />
<strong>Clock</strong>: Si, ma fai piano.<br />
<strong>Cristo</strong>: Dimmi, che ne pensavi della morte?<br />
<strong>Clock</strong>: Che uno era morto, morto vero, se non risorgeva dopo tre giorni.
</p></blockquote>
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		<title>Lettera a un amico che può (deve) trovare una soluzione</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 14:26:16 +0000</pubDate>
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Hai presente quando una mattina ti svegli e il primo dubbio che ti assale è &#8220;che cosa ci faccio io qui&#8220;? Ci sono esperienze che te la insegnano questa roba qua, sai? Tipo quando completamente ubriaco una tua amica ti ha gentilmente accompagnato a casa sua e depositato sul divano con una graziosa copertina a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Hai presente quando una mattina ti svegli e il primo dubbio che ti assale è &#8220;<strong>che cosa ci faccio io qui</strong>&#8220;? Ci sono esperienze che te la insegnano questa roba qua, sai? Tipo quando completamente ubriaco una tua amica ti ha gentilmente accompagnato a casa sua e depositato sul divano con una graziosa copertina a quadri. Poi ovviamente lei è andata a dormire dall&#8217;amica, consapevole del rischio che &#8211; ubriaco fradicio e completamente incosciente com&#8217;eri &#8211; avresti potuto far cilecca.
</p>
<p>
Ad ogni modo, a tutti capita: ti svegli un bel giorno e <strong>lei non è più lei</strong>. C&#8217;ha i peli sotto le ascelle così lunghi che senti forte il desiderio di rinverdire i bei tempi andati in cui ti dilettavi a fare gli scooby-doo, scopri che il corso di cucito a cui partecipa da mesi tutti i venerdì sera ha in realtà luogo in un sottoscala del tuo condominio e l&#8217;insegnante si chiama <em>Attilio</em>, percepisci chiaramente che il vostro legame ha raggiunto un momento di rilassamento tale che l&#8217;unica cosa che può seguire ora è il suicidio&#8230; Cose del genere, insomma. Ora non stiamo qui a cercare colpe, tanto sai benissimo che &#8211; in un modo o nell&#8217;altro &#8211; <strong>la colpa sarà tua</strong>: e questo a dispetto della logica secondo la quale non è mai colpa di uno solo (consapevolezza che lei per prima ti manifesta da anni), poiché i tuoi amici ti han sempre coperto. Porco.
</p>
<p>
Certo, non capita a tutti. Qualcuno infatti <strong>viene ucciso nel sonno</strong>, qualche tempo prima. Ma a te è andata bene, amico: ti sei accorto. Ti sei svegliato quella mattina e hai detto &#8220;<em>che cosa ci faccio io qui</em>&#8220;? Non è da tutti, in effetti, dormire una notte sana sulla tazza del gabinetto, ma tu ce l&#8217;hai fatta, ed ora ti interroghi &#8211; giustamente &#8211; sulla tua natura di uomo, sulle condizioni e sulle prospettive che questa posizione ti ispira: una vita di merda, dunque.
</p>
<p>
Ovvio, capisco che la tua situazione &#8211; adesso &#8211; è decisamente pesante, gravosa, poco serena. Ma vedrai, <strong>andrà anche peggio</strong>. Tu dai il tempo alla situazione di peggiorare e quella ti sovrasterà. Quella <em>lei</em>, non la situazione. E sarà una cosa atroce alla quale non ti potrai sottrarre, ma nemmeno addizionare o dividere: niente. Starai sotto e <strong>soffrirai</strong> di stenti e bacchettate sulle nocche delle mani, quando ti andrà bene; perché ricorda che c&#8217;è sempre il sale grosso, dal quale dovresti cercare di tenerti il più possibile lontano.
</p>
<p>
E&#8217; dunque necessario trovare un modo per uscire da questo <em>cul-de-sac</em> senza che nessuno (lei) possa in alcun modo sospettare circa le tue intenzioni. Ora, se ti interessa proseguire nel tuo viaggio di vita, sei chiaramente libero di farlo: eventualmente ti rimando a <a href="http://www.terzadicopertina.com/2009/lettera-ad-un-amico-che-deve-farsi-divorziare/" target="_blank">questo post</a> che ti spiegherà cosa fare in seguito. Ma visto che sei ancora in tempo, io ti offro ora, qui, aggratise, la soluzione definitiva, quella che un giorno mi dirai &#8220;<em>grazie, se non era per te oggi era di sale grosso&#8230;</em>&#8220;. Ah, se lo farai, amico. Eccome se lo farai.
</p>
<p>
Si tratta di preparare <strong>tutto nei minimi dettagli</strong>. Ti ci vorrà almeno un giorno a fare il censimento di tutto quello che è tuo e tutto quello che è suo. Ti consiglio di valutare direttamente tutto ciò che non è suo, perchè tutta la roba che non è sua non è tua per diretta conseguenza del fatto che non è sua, ma ovviamente è di entrambi. Dunque avremo tre mucchietti: le cose sue <sup>(A)</sup>, le cose di entrambi <sup>(B)</sup> e la polvere nell&#8217;angolo della sala <sup>(C)</sup>. E&#8217; evidente che vorrai rinunciare alla polvere <sup>(C)</sup>, e che dovrai rinunciare alle cose sue <sup>(A)</sup>, in quanto sue. A questo punto, delle cose di entrambi <sup>(B)</sup>, seleziona solo quelle utili&#8230; ecco, quelle sono ancora sue (perciò mettile su <sup>(A)</sup>). Ti resterà, se tutto va bene, la scheda <em>Mediaset Premium</em> e il pelapatate <em>Kralle</em> comprato all&#8217;Ikea. Che è tuo solo perchè rotto, che ti credevi? Non ti ci dovrebbe voler molto, poi, a confezionare una sportina con la tovaglietta a quadri da picnic sdrucita che sta nell&#8217;ultimo cassetto della cucina. No, non quella, quella è quella che avete usato la sera del suo ventottesimo compleanno, bastardo. Vuoi privarla di quella tovaglia? Sei veramente un bastardo. No, al limite prendi un tovagliolo, tanto per la scheda <em>Mediaset Premium</em> e dei rimasugli di pelapatate, credimi, basta e avanza.
</p>
<p>
Ora devi attendere che la notte faccia il suo sporco lavoro, calando impietosamente sul giorno che muore. Tu <strong>dovrai fare qualcosa, stasera</strong>. Dovrai dirle che vai a fare una cosa, una qualsiasi cosa: ti chiedo solo di evitare la pietosa scusa del pacchetto di sigarette, anche perchè il fatto che tu non fumi (sigarette) potrebbe insospettirla. E lei non deve sospettare nulla. Niente. Ricorda: in questa situazione la parola d&#8217;ordine è NIENTE. Mentre dall&#8217;altra parte, infatti, la parola d&#8217;ordine è PER SEMPRE, qui siamo all&#8217;opposto. Qui siamo al NIENTE. Hai presente la potenza di un NIENTE contro il fluire indiscriminato del tempo e del futuro che si configura nella mente di una donna non ancora realizzata socialmente parlando? E per donna &#8220;<em>non ancora realizzata socialmente parlando</em>&#8221; intendo ovviamente &#8220;<em>non riprodotta</em>&#8220;. E&#8217; come se prendessi un metalmeccanico qualsiasi e gli dicessi che non vedrà mai la pensione, lui che aveva già fatto un pensierino sopra al monolocale a Redipuglia.
</p>
<p>
E&#8217; il <strong>momento di farlo</strong>. Lei uscirà con le sue amiche, tanto tu devi andare a fare quella cosa, che ora indicheremo come &#8220;<em>partita di calcetto</em>&#8221; ma che tu potrai trasformare quando vuoi in &#8220;<em>salto al pub con gli amici</em>&#8221; o &#8220;<em>pisciata del cane</em>&#8220;. Ma mai &#8220;<em>comprare il pacchetto di sigarette</em>&#8220;, te lo ricordi? &#8220;Niente&#8221;: tieni a mente anche questo. Perciò lei uscirà, tu raccoglerai il tovagliolo con la <em>Mediaset Premium</em> e i frantumi del pelapatate, ci infilerai due biscotti per le prime necessità, farai sparire i porno argentini che stanno sulla mensola della sala, ingurgitandoli, e ti chiuderai la porta alle spalle. E <strong>SCOMPARIRAI</strong>.
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<p>
Si, hai capito benissimo. <strong>Scompari.</strong> Cambi nome, ti tagli la barba, ti fai crescere i capelli, metti gli occhiali, arrivi in orario al lavoro, insomma fai tutta quella roba che non hai mai fatto: perchè tu ora devi essere &#8220;NIENTE&#8221;, quasi nessuno, sicuramente irriconoscibile, ma proprio non devi essere più tu. E non torni più, eh, e parlo di anni, almeno.
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<p>
Certo, dovrai aver organizzato con una certa sapienza la tua scomparsa. Perciò avrai anticipatamente <strong>rassegnato le dimissioni</strong> da dipendente con contratto a tempo indeterminato per fruire di un rapporto di collaborazione occasionale a progetto per un quinto dello stipendio che percepivi precedentemente, ma questi son cazzi tuoi.
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<p>
<strong>I lavoro/i tuoi colleghi</strong>: loro devono sapere, perchè quando lei chiamerà in ufficio per cercarti (e questo avverrà indicativamente la mattina successiva), tutti dovranno dire che non ti conoscono, che uno con il tuo nome li non lavora, che l&#8217;unico che ha lavorato li con quel nome è scomparso, che loro non sanno &#8220;NIENTE&#8221; e &#8211; soprattutto, cosa fondamentale &#8211; che se lei non smette di importunarli, loro (si, quei bastardi dei tuoi colleghi) faranno in modo che tu non possa ritornare mai più a casa! Questo solitamente spiazza.
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<p>
<strong>Gli amici</strong>: qui il discorso è più complicato, ma la sostanza non cambia. Fai una cosa: scompari anche per loro. A questo punto suppongo ti converrà cambiare città, ma fidati, non avrai modo di pentirti di questa saggia decisione, nell&#8217;eventualità che tu debba prenderla. In ogni caso sostituisci il numero di telefono, ma l&#8217;altro (quello vecchio) non gettarlo: semplicemente tienilo spento, fa più fico e potranno andare a cercarti invano a &#8220;<em>Chi l&#8217;ha visto?</em>&#8220;.
</p>
<p>
<strong>La famiglia</strong>: la famiglia deve sapere. Deve sapere il punto esatto dove sei scomparso per avere una tomba su cui piangerti, ma che nessuno sappia mai che sei ancora vivo! E soprattutto che ora usi il falso nome di tuo cugino <em>Alotte</em> (anche lui comprato all&#8217;Ikea). Non sarebbe una cattiva idea fingersi morto anche per l&#8217;erario, vedi tu, quel che riesci a fare&#8230;
</p>
<p>
Non c&#8217;è bisogno che ti dica che dovrai affrontare momenti di <strong>solitudine e tristezza</strong>, specie quando non ci sarà il posticipo e t&#8217;avranno staccato il telefono, ADSL compresa, andrai in bagno a pisciare e non troverai più la carta igienica, per pranzo ci saranno i panzerotti surgelati (si, surgelati) tutta la settimana, e il sabato mattina non dovrai più litigare con nessuno per portar giù la spazzatura. D&#8217;altronde non avrai più il concetto di spazzatura. D&#8217;altronde non avrai più il concetto di sabato. Potresti anche perdere il concetto di panzerotto, alla lunga.
</p>
<p>
Però non ignorare anche i <strong>risvolti positivi</strong> che questa nuova condizione ha da offrirti: flatulenza libera ed autorizzata nei pressi del locale adibito a dormitorio (con possibilità di estendere la <em>no-fly-zone</em> ad un perimetro allargato all&#8217;intera abitazione), nessuna limitazione di orario o timesheet da rispettare, assoluta libertà di pensiero ed organizzazione razionale della propria vita, ma soprattutto potrai ricostruire una identità dignitosa su <em>Facebook</em>. Una senza scritto &#8220;<em>Situazione sentimentale: disgraziato</em>&#8221; sul profilo, insomma.
</p>
<p>
Certo, potresti anche valutare l&#8217;ipotesi di <strong>ritornare</strong>, un giorno, tipo dopo dieci anni. Imbracciando la borsa da calcetto, spalancare la porta di casa ed urlare &#8220;<strong>Abbiamo vinto!</strong>&#8220;. Il fatto che troverai in casa un camionista di Nogarolo Rocca, un paio di pischelli ed una poltrona in Alcantara infilata nell&#8217;angolo in cui custodivi gelosamente i tuoi bonghi, non deve inquietarti. Il fatto che invece la tua ex-ragazza è il camionista di Nogarolo Rocca, ecco, quello dovrebbe inquietarti.
</p>
<p>
<strong>Morale della favola</strong>, figliuolo, considera sempre che nella vita si hanno al massimo un paio di illuminazioni: una quando capisci che l&#8217;Inter non potrà mai vincere niente senza soffrire (o &#8211; ancora peggio &#8211; non potrà mai vincere niente) e l&#8217;altra quando l&#8217;Inter lo vince davvero, qualcosa. <strong>Non sprecarle</strong>.</p>
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		<title>Work around</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 13:31:20 +0000</pubDate>
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Sto seriamente valutando l&#8217;ipotesi di cambiare lavoro. Ora qualcuno potrebbe preoccuparsi, certo, ma mi pare opportuno specificare che parlo del secondo lavoro: il primo, quello di parassita della società, me lo tengo stretto, non preoccupatevi inutilmente. No, scherzo, non sono un parassita della società: pago regolarmente le tasse, corrispondo all&#8217;erario il corrispettivo richiesto per non [...]]]></description>
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<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2009/02/post-cambiolavoro.jpg" alt="Post: Cambio lavoro" title="Post: Cambio lavoro" width="510" height="180" class="size-full wp-image-579" />
</div>
<p>
Sto seriamente valutando l&#8217;ipotesi di <strong>cambiare lavoro</strong>. Ora qualcuno potrebbe preoccuparsi, certo, ma mi pare opportuno specificare che parlo del <strong>secondo lavoro</strong>: il primo, quello di <em>parassita della società</em>, me lo tengo stretto, non preoccupatevi inutilmente. No, scherzo, non sono un parassita della società: pago regolarmente le tasse, corrispondo all&#8217;erario il corrispettivo richiesto per non guardare mai la televisione, lascio passare le signore anziane alla cassa del supermercato, lascio passare le signore alla cassa del supermercato, non importuno la cassiera del supermercato (specie quando si chiama &#8220;<em>Davide</em>&#8220;), infrango raramente la legge e &#8211; comunque &#8211; alla fine raccolgo sempre i frammenti, sono educato (ma esistono parassiti educati, lo sappiamo) e mi faccio spesso il bidet (ecco, parassiti che si detergono abitualmente, invece, non ne conosco).
</p>
<p>
A parte gli scherzi, cambiare lavoro oggi è davvero <strong>un problema</strong>. Innanzitutto il concetto di <strong>cambiare</strong> lavoro presuppone l&#8217;esistenza di una occupazione precedente, requisito che è diventato più raro &#8211; in termini statistici &#8211; della possibilità di trovare un&#8217;impiegato normale nel mio ufficio. E vi assicuro che nel mio ufficio siamo tutti più o meno al mio livello, a parte qualche mattonella non proprio in piano.
</p>
<p>
Poi, ovviamente, un nuovo lavoro <strong>devi trovarlo</strong>. Non lo vendono più in confezioni monoporzione alla <em>COOP</em>, scordatelo. Ci vogliono agganci, conoscenze, spinte, una discreta prestazione sessuale non guasta (e non pensare di cavartela per il solo fatto di essere un sessantenne prossimo alla pensione, ormai i datori di lavoro non hanno più dignità!) e la rinuncia a ferie, festività, integrazioni retributive, benefit, straordinario pagato, tredicesima e quattordicesima, pausa caffè, uso dei servizi igienici, aria. Chiaramente lo stipendio sarà parametrato al costo della vita: il particolare secondo cui la valutazione viene fatta sula base del livello medio salariale del <em>Burkina Faso</em> è scritta in <span style="font-size: 6px;">Arial 6pti</span>, diciottesima pagina, capoverso <em>ZB</em>, comma <em>2</em>, dell&#8217;appendice alle clausole, ovviamente come <sup>nota</sup>; contemporaneamente, in carta calcante, firmerai anche una liberatoria sull&#8217;uso indiscriminato delle tue parti molli in caso di necessità aziendali.
</p>
<p>
Inoltre, non ci si può <strong>inventare</strong> saldatori quando la nostra formazione scolastica ci ha chiaramente condotto ad ottenere la piena conoscenza della storia del <em>Peloponneso</em>, ma solo quella. Ne si può sperare che un gommista di <em>Segrate</em> arriverà un giorno a scrivere su un quotidiano come corrispondente dall&#8217;estero (almeno non restando a <em>Segrate</em>, ovvio). Dunque, cambiare proprio tutto tutto è ben difficile, e spostarsi semplicemente di piano passando alle segreterie&#8230; non vale. Conosco solo un ex-macellaio che è diventato <strong>killer</strong> su commissione, ma ovviamente non fa storia (seppure miete vittime).
</p>
<p>
Che poi al mio lavoro ci sono <strong>affezionato</strong>, direi come un gatto alla propria lettiera: l&#8217;unica differenza è in quello che io faccio al lavoro e in quello che il gatto fa nella lettiera. Non mi sognerei mai di cospargere il mio software di sabbia, insomma. Però il topo per il gatto lo uso quotidianamente, perciò la lettiera come metafora del lavoro può anche starci. Tra l&#8217;altro, sono allergico ai gatti, ma &#8211; ringraziando il cielo &#8211; non al lavoro. Forse perché al lavoro <strong>non ci sono gatti</strong>.</p>
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		<title>L&#8217;universo binario</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jan 2009 21:03:33 +0000</pubDate>
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Dev&#8217;esserci senz&#8217;altro un motivo se dio, o chi per lui, ha deciso di creare la razza umana distinguendo solo due sessi: maschi e femmine. Sarebbe stato tutto decisamente diverso se avesse aggiunto anche un terzo elemento, chesso&#8217;, uomini, donne e scalini. Ma anche donne, semafori e Basilicate. Oppure tassisti, ferraglie, statisti e viti. Chiaramente, aumentando [...]]]></description>
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<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2009/01/post-binario.jpg" alt="Post: Binario" title="Post: Binario" width="510" height="180" class="size-full wp-image-564" />
</div>
<p style="clear: both; display: block; margin: 10px 0 0 0;">
Dev&#8217;esserci senz&#8217;altro un motivo se dio, o chi per lui, ha deciso di creare la razza umana distinguendo solo due sessi: <strong>maschi</strong> e <strong>femmine</strong>. Sarebbe stato tutto decisamente diverso se avesse aggiunto anche un terzo elemento, chesso&#8217;, uomini, donne e <em>scalini</em>. Ma anche donne, <em>semafori</em> e <em>Basilicate</em>. Oppure <em>tassisti</em>, <em>ferraglie</em>, <em>statisti</em> e <em>viti</em>. Chiaramente, aumentando il numero di generi, aumentava la complessità, e qui sarebbe stato interessante vedere come avremmo organizzato le nostre relazioni interpersonali: tra l&#8217;altro, in che categoria avremo potuto classificare <em>Bruno Vespa</em>? E <em>Charlize Theron</em>? Onestamente, come <em>scalino</em>, non la so proprio vedere.
</p>
<p>
La verità è che anche la natura, per gli sforzi che possa aver fatto il creatore nel dare un certo movimento a quella squallida e maschia <strong>monotonia</strong> costituita dal solo <em>Adamo</em>, a suon di asportazioni di costole e rivisitazioni genitali, si è dovuta ben presto piegare alla logica binaria che pervade ogni aspetto dell&#8217;universo. Treni compresi, ovviamente.
</p>
<p>
Esempi? <strong>Una donna te la da o non te la da</strong>, non ci sono mezze misure: mai conosciuta una femmina che abbia concesso le sue grazie per il 42%. Anche a voler togliere l&#8217;IVA, certo. E lo stesso vale per l&#8217;<em>uomo</em>, ci mancherebbe: solo che si nota meno, e l&#8217;eventuale negazione è un fenomeno raramente osservabile.
</p>
<p>
I <strong>computer</strong>, beh, loro vivono di logica binaria da quando <em>Boole</em> ebbe la brillante idea di farci sopra un&#8217;<strong>algebra</strong>. So di pochissime persone in grado di fare algebre, e sono tutte morte. Conosco gente che sa fare ottimi risotti, aggiustare grondaie grondanti, dirimere questioni giuridiche, sabotare impianti di condizionamento, ma algebre, santoddio&#8230; <em>Boole</em>, quel giorno, poteva farsi le sue <strong>due</strong> solite uova al tegamino, ricamare orli su raffinate <strong>coppie</strong> di lenzuola di lino, sperimentare la validità dei postulati di <em>Newton</em> relativamente alla forza di attrazione gravitazionale sostituendo alla mela la sua dignitosa persona ed <strong>un paio</strong> di ginocchiere, ma invece no: decise di fare un&#8217;<em>algebra</em>. Scopare no, eh.
</p>
<p>
Il <strong>giorno è seguito dalla notte</strong>, e se è pur vero che possiamo suddividerlo in 24 sezioni chiamate ore, a loro volta riducibili a 60 porzioni denominate minuti e via discorrendo, beh, da che mondo è mondo non c&#8217;è mai stato un giorno seguito da un giorno. Si ricordano invece notti lunghe più del dovuto, ma quelli erano gli effetti degli stupefacenti, amici miei. E comunque <strong>mai due notti insieme</strong>&#8230; poi ci si affeziona e va la che son guai.
</p>
<p>
<strong>I piedi</strong>: ne abbiamo due perché son sufficienti a reggerci in equilibrio, e &#8211; per chi non ce la fa &#8211; vale sempre la questione degli stupefacenti. <strong>Le mani</strong>, idem. Le dita no, le dita ne abbiamo <strong>10</strong> per coppia di appendici. Ecco, appunto, <strong>uno zero</strong>. Tiè.
</p>
<p>
E poi: le <strong>serrature</strong> sono aperte o chiuse, c&#8217;è il <strong>buono</strong> e il <strong>cattivo</strong>, c&#8217;è il <strong>tutto</strong> e c&#8217;è il <strong>niente</strong>. Dualità che <em>Mietta</em> e <em>Minghi</em> avevano fatto loro, preceduti da <em>Al Bano</em> e <em>Romina</em> e seguiti poi dai <em>Jalisse</em>: ah, i <em>Jalisse</em>. Niente, non mi ricordano niente. Pochissimo.
</p>
<p>
Perciò, insomma, era <strong>naturale</strong> che per evitare tanti problemi anche il genere umano si sarebbe ridotto ad una squallida dicotomia, tarpando di fatto le ali ai più creativi. E comunque, accoppiarsi con una <strong>centrifuga</strong>, effettivamente, sarebbe risultato improponibile per chiunque.</p>
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		<title>Il 2008 in un pensiero</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Dec 2008 19:49:49 +0000</pubDate>
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<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2008/12/post-2008.jpg" alt="Post: 2008" title="Post: 2008" width="510" height="180" class="size-full wp-image-545" />
<div style="clear: both; text-align: center; margin: 10px 0; display: block;>
<div style="clear: both;"></div>
</div>
<p>
Non è affatto semplice descrivere con <strong>un solo pensiero</strong> quello che possono aver significato &#8211; per una persona &#8211; 365 giorni di un anno. Ho visto che ci hanno provato <a href="http://www.juliusdesign.net/" target="_blank">Julius</a> e <a href="http://www.napolux.it" target="_blank">Napolux</a>. Io userò qualche parola in più, anche se &#8220;<em>Cazzo</em>&#8221; mi pareva ugualmente appropriata!
</p>
<blockquote><p>
E&#8217; tutto da buttare, però dopo trentatrè anni posso dire di aver imparato un sacco di cose.
</p></blockquote>
<p>
Ho imparato che sedersi sulla riva del fiume ed <strong>attendere il nemico</strong> passare è un&#8217;ottima strategia, ma quando passa, usare il bastone è meglio. Ne attendo ancora diversi&#8230;
</p>
<p>
Ho imparato che quando pensi di aver commesso <strong>l&#8217;errore più grande della tua vita</strong>, hai modo di ricrederti poco più tardi sperimentandone uno maggiore. Però una fine c&#8217;è, per tutti, fidatevi.
</p>
<p>
Ho imparato che anche nelle <strong>scelte più importanti della vita</strong>, quelle ragionate, quelle che avranno conseguenze per tutta l&#8217;esistenza, il fattore &#8220;sfiga&#8221; è sempre in agguato, e trovare chi si approfitta è un attimo.
</p>
<p>
Ho imparato che <strong>ad ogni errore c&#8217;è una soluzione</strong>, a volte dolorosa, ma in ogni caso esiste: tranne che alla morte. Che di per se è, tuttavia, una soluzione. (grattatevi pure)
</p>
<p>
Ho imparato che esistono <strong>amici buoni</strong> e <strong>buoni amici</strong>, differenza sottile ma non trascurabile. E che sono meglio i primi.
</p>
<p>
Ho imparato che <strong>non è mai tardi per ricominciare</strong>, anche da zero: motivo per cui l&#8217;inizio di un nuovo anno costituisce un ottimo punto di partenza. Compreso un po&#8217; di culo, &#8217;stavolta.
</p>
<p>
Mi piacerebbe leggere <strong>il pensiero di molti</strong>, di qualcuno in particolare, ma non avrei modo di citarlo qui. Perciò lascio questo piccolo esercizio cognitivo a chi vorrà cimentarsi in questa sintesi. Anche nei commenti, se volete.
</p>
<p>
Questo blog <strong>va in ferie</strong>, per qualche giorno. Non escludo fulminee apparizioni in concomitanza di eventi particolari, ma il Papa mi sembra ancora in buona salute. Peraltro non so ancora se il nuovo anno mi vedrà immediatamente migratore verso le calde terre Dominicane: nel caso ve lo farò sapere, così che potrete darmi qualche utile indicazione sui locali meglio frequentati.
</p>
<p>
Vi lascio alle tombole, ai sette e mezzo alla veneziana (dunque piuttosto intrigante), ai Mercanti in fiera, ai pandori e ai panettoni, alle fette di ananas, ai soliti festeggiamenti. Basta che <strong>facciate alla svelta</strong>.</p>
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		<title>Il Natale alle porte</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 19:59:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clockwise</dc:creator>
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Natale, il trentatreesimo, è quasi alle porte, fortunatamente. Mai come quest&#8217;anno la festività arriva (trentatreesima e) immotivata, almeno per il sottoscritto. Ma mi pare che in giro non ci sia così tanta gente serena, fra i 4€ da destinare a Sky e la tredicesima fumata per l&#8217;ordinaria manutenzione della caldaia.


Non tiro un bilancio di quest&#8217;anno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="clear: both; text-align: center; margin: 10px 0 20px 0;">
<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2008/12/post-natale.jpg" alt="Post: Natale" title="Post: Natale" width="510" height="180" class="size-full wp-image-528" />
</div>
<p>
<strong>Natale</strong>, il trentatreesimo, è quasi alle porte, fortunatamente. Mai come quest&#8217;anno la festività arriva (<em>trentatreesima e</em>) immotivata, almeno per il sottoscritto. Ma mi pare che in giro non ci sia così tanta gente serena, fra i 4€ da destinare a Sky e la tredicesima fumata per l&#8217;ordinaria manutenzione della caldaia.
</p>
<p>
Non tiro un bilancio di quest&#8217;anno perché ne uscirebbe una <strong>roba disastrosa</strong>, un bollettino di guerra che in confronto Salò nel &#8216;14 fu una passeggiata. Pochissime soddisfazioni, quasi tutte (anzi tutte e sole) nel <em>lavoro</em>, che non è poco, intendiamoci: essere soddisfati dal e del proprio lavoro è importante, ma &#8211; ahimè &#8211; non è tutto. Dicevo giusto ieri all&#8217;<a href="http://thoughtsonwords.wordpress.com/" target="_blank">omonima</a> che posso &#8211; se non altro &#8211; ritenermi soddisfatto di un ritocchino alla bilancia sull&#8217;ordine dei sette/otto chili: non che ne avessi bisogno, insomma, ma in prospettiva &#8220;<em>dolciumi natalizi</em>&#8221; sembrerebbe persino utile.
</p>
<p>
Se solo pensassi di strafogarmi di <strong>pandoro</strong> e <strong>panettone</strong>&#8230;. cosa che non disdegnavo, di solito; poi, quest&#8217;anno, passando davanti all&#8217;ennesima confezione dell&#8217;ennesimo panettone ripieno di <em>crema al cioccolato</em> ho riflettuto che &#8211; a mia memoria &#8211; non sono <u>mai riuscito a trovare</u> una dannata fetta di <em>panettone ripieno</em> minimamente avvicinabile (in aspetto e consistenza) a quella artificiosamente proposta sulla confezione del suddetto panettone. Fateci caso, è una fregatura. Quindi, quest&#8217;anno ho indetto un personale <strong>sciopero del dolciume</strong>, bandendo (parola difficilissima) dalla mia tavola questi simboli del consumismo sfrenato di fine anno. Anche se suppongo che il Sig. <em>Bauli</em> continuerà a dormire sonni tranquilli.
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Questione per certi versi analoga quella che interesserà <strong>doni e presenti</strong>: non me ne voglia nessuno, ma quest&#8217;anno <em>mi faccio il regalo da solo</em>; e rimanderò al mittente (o destinerò in beneficenza) i regali ricevuti (escludendo quello della mamma, che &#8211; si sa &#8211; altrimenti si offende). È una cosa odiosa, lo so, ma qualcuno doveva pur farla, per spezzare quest&#8217;aria di falso buonismo che, oggettivamente, <strong>stomaca</strong>: tanto lo sanno tutti che i regali vengono riciclati annualmente, e che rischi di ricevere qualcosa anche da chi non ti può crepare di vedere fino al 24 e tornerà a farlo dal 26.
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Mai avuto un paio di <strong>Nike</strong>, al massimo un comodissimo modellino <strong>Puma</strong> estivo, scarpe che hanno valso fino all&#8217;ultimo centesimo&#8230; così le ho provate: caspita se son comode, ma con la stessa cifra mi ci esce un <em>55-200</em> e <em>un ghiacciolo</em> (anche se non è periodo), quindi &#8211; conti alla mano &#8211; temo che i miei piedi continueranno a camminare su altrettanto comodissime calzature &#8220;normali&#8221;, mentre la <strong>400D</strong> potrà finalmente godere i benefici di un obiettivo chiamabile tale.
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Veramente ho anche visto <strong>dell&#8217;altro</strong>: abbigliamento, elettronica, <em>sex toys</em> (che costano una cifra, l&#8217;inflazione non conosce barriere, dannazione), infissi (grazie per aver tolto dalla Finanziaria l&#8217;incentivo del 55%), cinta di distribuzione dell&#8217;automobile (a 160.000 tocca, oppure butti la macchina, ma non è periodo). Dunque mi trovo di nuovo con il dubbio, e finirà che darò un bel calcio nel deretano a questo 2008 atteggiandomi a buona <em>formichina</em>. Tanto, di <strong>cicale</strong> ce ne sono già a sufficienza&#8230;
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Ora non c&#8217;entra molto, ma visto che so per certo di avere <strong>almeno un lettore</strong> a cui piacciono i <em>Negramaro</em> (sebbene, nel caso specifico, si tratti di una cover), e visto che questo post era già <em>sui generis</em>, e visto che ho sentito questa canzone ieri notte, e visto che mi è piaciuta, insomma&#8230; la speranza è che il <strong>2009</strong>, se non <em>meraviglioso</em>, porti almeno qualche soddisfazione. Ed è un augurio <strong>per tutti</strong>, che il Clock vi vuole bene. <img src='http://www.contrariamente.info/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' />
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		<title>L&#8217;io si fa io nel tu</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Nov 2008 23:48:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clockwise</dc:creator>
				<category><![CDATA[psicologicamente]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
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C&#8217;è chi vive la <strong>solitudine</strong> in modo negativo e ne fa una malattia: sbaglia. Ora non voglio dire che sia bello starsene esclusi dal mondo e costruirsi un&#8217;esistenza basata esclusivamente su se stessi. Anche perché ciò si configura più come <em>eremitismo</em>, e sono il primo ad ammettere che una vita passata &#8220;da soli&#8221;, da asceta isolato da tutto e tutti, è una vita di cacca, senza grandi soddisfazioni e decisamente piatta. E al mondo non esiste nulla di piatto e bello contemporaneamente, che io sappia.
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Ma io intendo una <strong>solitudine</strong> diversa, fatta di silenzi di riflessione e di piccoli spazi di autonomia, tipo tre giorni ad <em>Amsterdam</em>, o una settimana senza televisione, o una domenica senza partite, ma anche un notte <u>senza</u> quello di sotto che copula vigorosamente noncurante delle urla strazianti che produce la sua donna: quelle piccole cose che permeano la quotidianità e senza le quali abbiamo un po&#8217; di spazio e tempo da dedicare a qualche piccola o grande riflessione su noi stessi. Alcuni hanno questi momenti sulla tazza del cesso, e li non è che escano grandi riflessioni: anche perchè tutto ciò che di grande può uscire stando seduti su un water, non può che procurare immenso e incontenibile dolore.
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Però, certo, non bisogna <strong>approfittarsene</strong>, appunto. Anche perché, avere qualcuno con cui dividere l&#8217;esistenza è una cosa da provare, credetemi. D&#8217;altronde è fin troppo facile combattere con se stessi, poichè si finisce inevitabilmente per avere la ragione: avete mai visto qualcuno insoddisfatto per essersi fatto una feroce litigata con il proprio ego ed esserne uscito sconfitto? No, al massimo ho visto gente combattere con il proprio intestino pigro, o con la cataratta incipiente, ed uscirne inevitabilmente battuti: ma con se stessi, mai.
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<p>
Dunque, se è vero come è vero &#8211; e come sosteneva <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Emmanuel_Mounier" target="_blank">Mounier</a> &#8211; che questo benedetto <strong>io</strong> si compie <strong>esattamente io</strong> solo <strong>nel tu</strong> (e vorrei vedere chi di voi se la sente di mettere in discussione tesi così importanti), va da se che nella nostra vita, onde evitare di finirla miseramente come <strong>non-noi</strong>, dovremo concentrarci nella ricerca di questo benedetto <strong>tu</strong> che ci renda finalmente <strong>noi</strong>. E non è per niente semplice. Nemmeno scriverlo.
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E <strong>due uova al tegamino</strong>, ad esempio, in cosa diamine si fanno <strong>due uova al tegamino</strong>? In una padella antiaderente?</p>
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