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Schede elettorali, cpr. 2008mg

| 7 aprile 2008 | 9 commenti » | politicamente

Del Porcellum, mi sembra, si è detto abbastanza.

La legge elettorale che ci condurrà alle prossime elezioni è una delle peggiori che l’Italia abbia mai avuto, lo sa anche Calderoli e – peraltro – non ha mai avuto difficoltà ad ammeterlo pubblicamente. Il fatto è che tutti si lamentano (anche quelli che non si lamentano), ma poi nessuno – alla resa dei conti – ha fatto un bel nulla per cambiarla, anche quando (maggioranza alla mano) avrebbe tecnicamente avuto la possibilità di mettervi mano.

Ma a margine del giocattolo elettorale, si sta consumando in questi giorni un’altra epica battaglia sulla validità delle schede elettorali che dovremo andare a compilare nell’apposita cabina di voto istituita presso i seggi di competenza. E se il dibattito sul sistema elettorale poteva avere un senso, questo sulle schede ha ben definiti i lineamenti del paradosso!

Le disposizioni riguardanti le modalità di disegno delle schede elettorali, infatti, sono contenute nel Decreto Legge 75 dell’8/3/2006 (poi convertito in Legge 20/3/2006, numero 121), a firma dell’allora ministro dell’Interno Beppe Pisanu e – ovviamente – del Cav. Berlusconi.

L’indicazione, infine, è chiara: non possono esserci più di cinque righe di simboli (cosa che di fatto rende impossibile collocare ogni “coalizione” in una riga, sono ben più di cinque!), e una coalizione può detenere una riga tutta per se solo nel caso in cui sia composta da un minimo di cinque simboli. Pare che il numero cinque abbia guidato spiritualmente gli ideatori del dispositivo!

Non riesco a ravvisare, nella configurazione data alle schede (obtorto collo, a mio avviso) dal Viminale, qualcosa che possa andare in contraddizione con le raccomandazioni di legge. E’ evidente che le disposizioni erano perfettamente registrate sulle coalizioni di due anni fa, risultando vagamente fuorvianti in questa edizione: ma di una legge, quale essa sia, bisogna saper apprezzare gli onori e accettare gli onèri! Per chi non l’avesse vista, la scheda è questa:

 

Post: Schede elettorali 2008

Se ne deduce che, alla carenza di argomentazioni valide per una sana e corretta diatriba, l’attuale classe politica sopperisce con teatrini di dubbio gusto su argomenti definitivamente inutili per le reali sorti del nostro paese, quali la disposizione di sedici simboli in cinque file, senza ripetizione, con spazi alternati in modo casuale, e livello entropico risultante ridotto: all’Università, esame di statistica, facevo esercitazioni più interessanti, ricordo.

Diceva un Berlinguer primi anni 80, che “…i partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela…“; caro Enrico, da allora ad oggi non è cambiato molto: di diverso c’è che oggi girano con l’iPhone.

A Silvio (sulle categorie sociali)

| 14 marzo 2008 | 11 commenti » | politicamente

Caro Silvio,

ti scrivo queste poche righe per dirti che fortunatamente non sono un precario. Oddio, precari nella vita lo si è sempre, perchè non puoi sapere se domattina, passeggiando tranquillamente sotto un cornicione, questo si stacchi d’improvviso e ti precipiti rovinosamente nel cranio, ponendo fine alla tua esistenza. Più precari di così…

Però, il fatto di non essere precario lavorativamente-parlando un po’ mi tranquillizza, perchè mi esclude – di fatto – dalla casistica da te così genialmente rappresentata relativamente alla categoria. Che in Italia, quella dei precari, è proprio una categoria sociale, lo si sappia e lo si dica. Visto quanti sono, siamo al limite che due lavoratori atipici su tre sono precari. Questa è una piaga che ci sta affliggendo, sulla quale non è ragionevole mettersi a fare facile ironia, perchè chi la subisce dalla parte della lama, ha dei seri problemi di integrazione e – a volerla dire tutta – anche a campare non è che riesce proprio benissimo.

Io sono molto fortunato, ho un lavoro (per il momento, eh, poi non si sa mai, ma vediamo ’sto bicchiere mezzo pieno, dai…) e, forse anche grazie al fatto che ci spremo sopra anche un bel po’ di sudore, sembra che le cose vadano bene (ma di questi tempi, mai fidarsi delle apparenze…); poi ci siamo potuti permettere un mutuo e un figlio, che oggi come oggi ti guardano da extraterrestre, eppure tutto lavorando e faticando. Già, la fatica, il sudore, che non è propriamente e solo quello fisico, è anche quello che ti procura la responsabilità di dover portare avanti la baracca-mediocre, di gestire problemi da-uomo-mediocre, che non siamo milionari e che non lo diventeremo mai. Anche in questo c’è una certa distanza, tra di noi: io la noto, e tu?

Però, se mi consenti un’osservazione, nella tua divertente considerazione sembri esserti dimenticato che in questa categoria sociale, i precari, ci sono elementi maschi ed elementi femmine: non so dire in quale percentuale e non m’interessa, ma certo non saranno tutte donne. Perciò, del tuo discorso (che l’ho capito che era una battuta, eh…) mi sfugge comunque un particolare: oh che – percaso – se son maschio e son precario devo andare in Spagna e sposarmi Piersilvio? oppure è sufficiente che mi trovi una donna milionaria in Italia, che – si sa – pullula di donne milionare in attesa di prendersi in casa un precario…

Piuttosto inquietante come prospettiva, capiscimi se nutro delle perplessità, anche nella consapevolezza che si trattava solo di una provocazione. E’ che purtroppo alle provocazioni non sono avvezzo, e ancora – pensa quanto sono sciocco – mi duole quel coglione e ripenso al fatto che forse me la cercherò anche ’sto giro.

Siamo lontani, io e te. Ma io non sono più un giovane (almeno non quanto lo sono quelli a cui ti rivolgi e che cerchi di convincere) , e quindi è probabile che non riesca a cogliere appieno l’eleganza e la valenza (in termini di promozione pre-elettorale) delle tue osservazioni. Me ne cruccio, ma suppongo che riuscirò a viver bene anche ’stavolta senza questi capisaldi.

Con affetto, il Clock.

La firma del Clock

 

Essersela cercata

| 29 febbraio 2008 | Un commento » | politicamente

Vignetta Staino 4 aprile 2006

Mumble, mumble.

Erano un paio d’anni fa, e mi sentii dare del coglione. La cosa mi indispose, al punto di sentirmi coglione davvero. Probabilmente aveva ragione, comunque: come me, tanti altri coglioni.

Che io a certe cose ci tengo. Che ho una mia dignità.

E devo ammettere, però, che lui ha fatto tesoro dell’esperienza: oggi, un po’ meno spregiudicatamente, mi sostiene che un po’ me la cerco. E dall’essere coglioni, all’essersela cercata, ce ne corre.

Autoreti

| 20 aprile 2006 | Commenti disabilitati | politicamente

Piccolissima riflessione, quattro passaggi semplici semplici.

Al Senato (ormai i numeri sono confermati dalla Cassazione, anche se Tremonti e Calderoli e tutta l’allegra brigata del nano vuole rifare un’altra volta i conti…), con una autorete di proporzioni spaventose, grazie all’approvazione della nuova legge elettorale, Berlusconi perde un mucchio di seggi nonostante un numero maggiore di voti. Circa 400 mila.

Alla Camera, grazie all’autorete di prima, uno scarto di 20 mila voti dona, con il premio di maggioranza, una sessantina di scranni alla coalizione del centro-sinistra. Per la Camera, però, votano tutti, dai 18 in su; e se non vogliamo credere che qualche italiano ha votato a sinistra per la Camera e a destra per il Senato, allora i 420 mila voti di scarto sono in larga parte da attribuire alla fascia giovane del paese (18/25 anni) che ha potuto esprimere la sua preferenza al centrosinistra solo per la Camera.

E qui scatta la seconda autorete grossolana, perchè se è vero (come è vero, io l’ho sentito con le mie orecchie, e come me milioni di italiani) che Berlusconi classifica gli elettori di centrosinistra come coglioni, vuol dire che quel giorno, da quel palchetto, parlando agli industriali, Berlusconi ha dato dei coglioni a 420 mila giovani: migliaia di giovani, speranze di futuro e forze motrici del paese che si sentono dare del coglione.

A me non era importato più di tanto, ma magari il liceale appena uscito dallo scientifico con in mano un pezzo di carta dal valore pressochè nullo e con l’orizzonte imbrattato di contratti di lavoro occasionali per non dire capestro, il 10 aprile, nella cabina del seggio elettorale, ha preso la matita in mano e si è incazzato!

P.S.: Dai Silvio, andrà meglio con la Champions…. che annataccia….