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Finchin ebaut “Secsendesiti”

| 5 giugno 2008 | 17 commenti » | televisivamente

Mi son lasciato convincere a vedere questo film, al cinema.

Un film per il quale, in tempi di sanità mentale, non avrei sprecato nemmeno i due-euro-e-cinquanta del videonoleggio sotto casa. E ne ho spesi cinque volte tanto!

Lungi da me valutare il film in se, dal momento che ho seguito ben poco anche l’omonima serie televisiva; peraltro non ne avrei titolo, mancandomi alcune nozioni basilari di “Taglio e cucito“, “Psicologia femminile all’uncinetto” ed “Economia domestica nella Grande Mela“.

Che poi, vedere un film interpretato quasi esclusivamente da donne, in cui gli unici uomini presenti o sono gay, o fanno la figura del deficiente|pirla|disadattato|microcefalo, o sembrano Big Jim con un cuore mentre – tuttalpiù – c’hanno il pisello barzotto, o peggio ancora con il culo all’aria come neonati al primo bagnetto, ha un effetto devastante sull’autostima di un comune e mediocre eterosessuale maschio di anni trentatrè, questo va detto.

Tuttavia ho voluto rendere giustizia all’evidente sforzo fatto dalla produzione nella direzione di evitare banalità e luoghi comuni: quindi, l’unica che si salva, è la ninfomane.

Lei ha capito tutto della vita, anche se raggiunge la piena consapevolezza alle soglie del cinquantesimo: immaginate quanti chilometri di natura umana maschile può aver macinato, una donna affetta da tale superiore patologia, in mezzo secolo di vita (qualcosina meno, dai)…

Inoltre va fatto un plauso al calzaturista, che ha saputo azzeccare tutti gli abbinamenti tra scarpe (piacevoli e intriganti) e abiti (difficilmente sostenibili se non assolutamente improponibili): non era semplice, fidatevi.

Comunque, ricordate che la ninfomane è l’unica che si salva. In mezzo alla carrettata di donne e nature umane femminili che popolano il set, solo lei emerge.

Infine, il mio consiglio è di non fare come il tizio che stava seduto accanto a me, che aveva chiaramente portato la tipa al cinema confidando poi di giocare al the delle cinque con i biscottini: mica per altro, ma perchè il film lo aveva azzeccato (e lei aveva gradito), l’approccio era stato ammirevole (e lei aveva gradito), e gli ammiccamenti decisamente opportuni (e lei aveva gradito); peccato si sia fregato sulla chiosa: “carino ’sto film… INTELLIGENTE!” (fortuna che lei non ha capito, ma il the delle cinque e il biscottino da pucciare te li scordi).

Codici e bavagli

| 16 maggio 2006 | Un commento » | contestualmente

Esce tra poche ore il “Codice Da Vinci“, un filmone americano che, come tutti i filmoni americani che si rispettino, può appartenere ad una o a entrambe delle seguenti categorie: a) esso è tratto da un best-seller (o più in genere da pubblicazioni cartacee, ad esempio fumetti, piccole collezioni, saggi…) che ha già venduto milioni di copie (e quindi assicura altrettanti milioni di spettatori in sala, nella speranza – presto irrimediabilmente vana – che la versione cinematografica rappresenti degnamente l’originale, cartaceo appunto); b) esso è infarcito alla nausea, in maniera quasi parossistica, di effetti speciali e amenità che lo rendono volutamente incredibile e sotto diversi aspetti poco plausibile.

I filmoni che hanno la (s)fortuna di appertenere ad entrambe le categorie, entrano di diritto nella storia del cinema con il nome di kolossal.

Ma questa è una considerazione personale sulla qualità del cinema americano… mentre, per il caso specifico del “Codice Da Vinci“, si sta verificano un fenomeno che ha il tipico retrogusto dell’assurdo.

Si narra di un avvocato napoletano che ha dato seguito alla denuncia dei vertici cattolico/fondamentalisti in merito ai contenuti del filmone chiedendone il sequestro su scala nazionale…

Pare che la diocesi di Pistoia, in antitesi alla proiezione del filmone, manderà (in contemporanea) sui suoi schermi il “Grande silenzio” di Groening (documentario sulla vita in un monastero)…

Fortuna che a Ribera (Agrigento) i gestori di una piccola saletta cinematografica hanno deciso di non aderire al “boicottaggio” suggerito dalla chiesa e proietteranno regolarmente il filmone

Non c’è da stupirsi più di tanto: viene fuori il carattere delle vere radici cristiane, della vera Chiesa, che per decenni e secoli si è macchiata dei crimini più abominevoli ed efferati, ed oggi sbandiera dogmi di moralità ed etica da far rabbrividire… però a sostenere il “compelle intrare” era Sant’Agostino, se non erro, nel Vangelo! La forza serve, ahi se serve!

Tuttavia l’assurdità sta proprio nel fine. Perchè se onestamente si fossero schierati contro il romanzo, allora srebbe stato più concepibile! Ma perchè prendersela con il povero Ricky Cunningham (oopsss… al secolo Ron Howard) per il solo delitto di aver portato sul (grande) schermo un normalissimo romanzo?

Fino a prova contraria, oggi, in Italia, esiste ancora la libertà d’opinione.