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Finanza alternativa

| 7 ottobre 2008 | 10 commenti » | politicamente

Post: Finanza

Dio è solido. Sapevatelo. Senza di lui, tutto quello che oggi siamo, non sarebbe. Il che ci dovrebbe immediatamente portare a ragionare sulla non esistenza di tante altre cose, come ad esempio la guerra, la carestia, il buco dell’ozono, le fistole perianali, gli oroscopi, i telefoni, le sonde su Marte e – perchè no – Brigitte Nielsen.

Non voglio dire che, insomma, si starebbe male senza tutte queste cose: io, ad esempio, non potrei proprio rinunciare ai Tegolini, sebbene lo abbia dovuto fare – involontariamente – per tutti questi anni, ormai saranno venti o giù di li. Probabilmente avrei vissuto senza particolari drammi la mia adolescenza anche privato delle Replay (© Papermate), se non altro perché ricordo chiaramente che la maestra ci proibiva – con fare decisamente prevaricatore – di utilizzarle per il tema d’italiano: non gliel’ho mai perdonato, e come me una generazione di gente che ha dovuto imparare a maneggiare abilmente le gomme da cancellare per la penna, che tutti ricordiamo avere una controindicazione piuttosto sgradevole: bucavano il foglio, alla lunga.

Terribile, insomma, anche se l’oggetto del contendere non è ovviamente questo. Dicevamo, infatti, che secondo le alte sfere, questa grande questione del soldo è tutta una montatura, e che l’unica base su cui dovremmo fondare le nostre vite è questo dio. Non me ne voglia, ma lo apostrofo esattamente come il soldo perché entrambi non ho mai potuto apprezzarli al tatto: non a grandi livelli, insomma.

Io l’ho sempre pensato che, se alla base dei grandi imperi finanziari avessimo messo una bibbia, oggi come oggi non ci sarebbero milioni di risparmiatori a piangere per il crack Parmalat, o per i bond argentini, o per aver dissipato risparmi di una vita in stock option. Ma, tutto sommato, ho anche riflettuto che se al posto della bibbia avessimo messo, chesso’, una scodella mezza vuota di rigatoni alla Amatriciana(va bene così?), avremmo presumibilmente ottenuto lo stesso effetto.

Che io voglio vederlo, Ricucci, a barattare pezzi di ventresca in umido per qualche opzione su una azione RCS, e le grandi banche riempire di rigatoni i loro forzieri, scegliendo bene il tempo di cottura altrimenti ricrescono troppo (e – giocoforza – ce ne entrano meno). Con la bibbia sarebbe stata tutta un’altra cosa: ordinati pacchettini di Genesi disposti in fila per tre con il resto di due, i Levitici precisamente impilati in fondo a destra, copertine in pelle in stock da 15. Segnalibro, omaggio all’apertura del conto.

E’ pur vero che il denaro non fa la felicità, ma alla naturale obiezione “e allora figuriamoci la povertà“, mi preme aggiungere la logica considerazione che – di certo – non farà la tristezza. Che io già me li vedo, poveraccio e ricco seduti alla stessa poltrona, la sera, a meditare sulla giornataccia passata, soli, con la televisione che trasmette Porta a Porta e il vicino di casa che – in evidente stato di appagamento sessuale – produce il classico rumore di giacigli cigolanti per oscillazione (dettagli, suppongo, del tutto trascurabili). E mi immagino che, per arrivare ad una simile condizione, al poveraccio sia bastato passare una giornata come tante, fatta di lavoro e poche soddisfazioni. Il ricco invece ha dovuto perdere 4 punti in borsa, andare in bianco con l’ultima ganza, perdere le chiavi di casa e doversi rifugiare nella stanzetta del garzone (cacciando, peraltro, il garzone).

Speriamo che almeno, o in grazia di dio o per intercessione della fattura da qualche centinaio di Euro che l’amministratore del condominio dove abito dovrà staccare al manutentore dell’ascensore, quel diavolo di attrezzo rifunzioni, stasera, che farsi cinque file di scale a piedi dopo dieci ore di lavoro… la bibbia la snoccioli a memoria (nonostante, in via del tutto consolatoria, il medico sostenga che fare le scale a piedi faccia bene al cuore).