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Il pensiero della morte

| 26 marzo 2009 | 9 commenti » | psicologicamente

Post: Morte

È la dura legge del contrappasso: quando va tutto bene, ti viene da pensare che qualcosa potrebbe andare male. La grande stronzata del pessimismo e dell’ottimismo: non esistono pessimisti o ottimisti, esistono solo persone che recentemente non gliene va bene una e un’altra nutrita schiera di gente con un buco di culo tanto. Ai primi vien da pensare, con una certa regolarità, che prima o poi la fetta di pane non cadrà dal lato imburrato (i veri ottimisti sperano addirittura che la fetta di pane smetta di cadere… ah, tapini), ai secondi passa ogni tanto per la testa che l’aereo su cui hanno deposto le terga potrebbe anche precipitare (i veri pessimisti immaginano anche di salvarsi e continuare la loro grama vita in qualità di tronchi umani… ah, tapini). E nonostante ciò possa assumere gli imbarazzanti contorni del paradosso, passare dall’una all’altra sponda è questione di istanti. Come a ritrovarsi sodomizzati in carcere nell’ora della doccia, per dire.

In tutto questo c’è il pensiero della morte, che attraversa senza timore le esistenze degli uni e degli altri, di femmine e maschi, di gay e lesbiche, di savi e pazzi, di Umberti Echi e di Oriane Fallaci, così, ogni tanto, alla mattina presto, mentre fai colazione, tra una fetta biscottata e un’occhiata alla Gazzetta. La morte, presuntuosa e sterile, purificatrice soluzione della nostra esistenza, puoi scommetterci che arriva. E se proprio vuoi andare in “sure-bet“, armati di corda, sapone e trespolo e fai la tua puntata, dude.

Della morte si dicono un sacco di cose, perlopiù stronzate, dette da gente viva che immagina, o peggio dette da gente che crede di essere stata morta e invece ha visto solo la prima delle seicentosessantasei porte che conducono all’inferno, o a qualsiasi cosa ci sia dopo. Anche il nulla. Poi ci sono i cattolici e la questione dell’anima e le robe della vita eterna, i 21 grammi e la risurrezione. Tutte cose che – mi capirete – non esistono in natura, ma a quanto pare tirano ancora più di Amici di Maria e dei reality, e questo in Mediaset non riescono a mandarlo giù.

Il fatto è che quando sei morto, sei morto. Se quando sei morto, ma davvero morto, ti attaccano al 220 volts nella flebile speranza di rianimarti, tutto quello che i tuoi aguzzini possono ottenere è un cadavere con le estremità cauterizzate e un immondo olezzo di carne morta bruciata, che alcuni popoli arabi considerano piacevole appendice olfattiva ad un notevole kebab, ma solo alcuni popoli arabi. Se torni indietro, se ti risvegli, se torni vivo, allora non eri morto, morto vero. Al limite, potrai constatare tu stesso, te la sei fatta in mano come pochi: ma più di un paio di mutande sgommate non potrai presentare, come trofeo.

Della morte si dice che si può accettare, come se quando ti crepa un amico ci fosse un gesù cristo (o una divinità affine e/o consanguineo più o meno anziano) che si presenta qualche minuto prima e ti propone un foglio con le condizioni sulla privacy. Io quelli che accettano la morte non li ho mai capiti, e in generale non capisco cosa ci sia da accettare nella morte (di un altro, che di se stessi mi pare un po’ esagerato)… che sperino forse che non accettando la dipartita il cristiano sia in grado di rialzarsi? Nemmeno il Viagra fa di questi miracoli…

Però, un pensierino, alla morte, prima o poi ce lo facciamo tutti. Alzi la mano chi in vita sua non ha mai detto almeno in una occasione: “vorrei morire nel sonno” o ancora “morire mangiando/ridendo/facendo all’amore/senza accorgermene” o meglio “vorrei non morire mai“. Bella forza. Io adoro chi dice “speriamo che muoia soffrendo, di stenti, con i gangli polmonari in cancrena, sudando sangue, dissanguandomi lentamente, attaccato da una murena, attaccato ad un cavo dell’alta tensione scoperto, attaccato (in quanto “unito”) ma anche smembrato, divorato, dilaniato dai cani, lapidato, in modo violento e doloroso“. E’ gente con le palle, questa. Inconsapevole ma con le palle.

Cristo: Ora stravolgerò tutti i pensieri che hanno accompagnato la tua squallida esistenza riguardo alla morte e alle sue implicazioni.
Clock: Si, ma fai piano.
Cristo: Dimmi, che ne pensavi della morte?
Clock: Che uno era morto, morto vero, se non risorgeva dopo tre giorni.

…altro che Il Dottorino

| 17 maggio 2008 | 20 commenti » | contestualmente

Qui in paese è arrivato da poco, quel giovanotto con la laurea in medicina e la faccia da bravo ragazzo. Tanto che lo chiamano “Il Dottorino“. Si dice che abbia una specializzazione in oncologia, ma che nessuno lo vuole star ad ascoltare, che lui ha idee tutte sue e particolari. E però deve aver ragione, perché da dove viene ha già curato un paio di morenti a suon di acque oceaniche e digiuni settimanali. Dice.

E allora il figlio di Mario ieri non si sentiva bene, aveva mal di testa da due giorni, così Mario ce l’ha portato dal Dottorino. Referto drammatico, ma il giovanotto sa dove mettere le mani: ché se ad un padre dici che suo figlio ha un tumore e tu hai la soluzione, non c’è parcella che lui non sarà disposto a coprire. L’intervento non lascia tracce, nessun dolore, nessun pianto, nessun ricovero. Solo un po’ di acqua oceanica, dopo. Il figlio di Mario torna a nuova vita, è salvo. Il Dottorino si fa strada.

Così capita che anche la sorella del Sindaco si ammala: lei non può più andare al bagno senza morire dai dolori. I medici dell’ospedale le hanno detto che sono coliche, che per guarire deve bere parecchio, deve muoversi, smaltire; invece Il Dottorino ha ben altra diagnosi: e anche stavolta risolve tutto, con l’acqua oceanica, of course, e con l’imposizione delle sole prodigiose mani.

Qualcuno, il solito guastafeste, comincia a dire che è un santone: ma lui no, lui difende la sua laurea in medicina, anche quando fallisce con il padre di Carlo, il barista. A nulla vale averlo fatto recedere dalla chemio, e interrompere quelle cazzate di terapie consigliate dai medici tradizionali. No: il vero problema è che Carlo ce l’ha portato tardi, il padre, dal Dottorino. E lui è bravo, ma miracoli non ne fa, non ne può fare, non è un santone.

Però Il Dottorino ormai l’ha capito, ma d’altronde lo sapeva bene, che con la gente nella merda fino al collo ha vita facile, che può far credere loro di trovarsi nella cacca anche quando sono più sani di un pesce. Figlio di puttana. E insiste li dove l’umana natura è più fragile, dove il non-eticamente-preparato si può lasciar condizionare, dove la persona in difficoltà è capace di credere che Cristo è morto dal freddo. Supposto che sia mai esistito. E dicevano fosse il signore della legna… Che poi, alla fine, prima di Ippocrate cos’erano i medici, se non santoni, no?

Dopo il padre di Carlo, muoiono in tanti, qui in paese. Il Dottorino vacilla. La gente si comincia a fare domande, troppo tardi. E così si scopre che la laurea non esiste, che al figlio di Mario son ripresi i mal di testa ma che è tutto normale e che in quel cranio non c’è nessuna fottuta neoplasia, che alla sorella del Sindaco le coliche son tornate dopo che ha smesso di bere, e che la gente muore, tutti i santi giorni: perché quel che deve accadere, accadrà. Anche se Cristo risorgesse dal freddo, per dire…

…altro che Il Dottorino.