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Occasionalmente devastante

| 25 gennaio 2009 | 9 commenti » | contestualmente

Ai tempi dell’Università frequentavo, indubbiamente, molti più locali notturni. Alcuni di questi hanno chiuso in seguito all’approvazione della Legge Merlin, purtroppo, ma altri restano attivi e – gioco forza – si trovano ad operare in un fiorente mercato quasi completamente privo di concorrenti.

La gente non si fa più problemi, comunque. Una volta i frequentatori delle case di tolleranza si ponevano criticamente di fronte alla resa pubblica di simili comportamenti: oggi entrare nella casa del Grande Fratello è invece motivo di orgoglio. Le donne, poi, hanno raggiunto un livello di emancipazione che non ha precedenti, nella storia. E non parlo di donne qualsiasi, ma di donne donne, esponenti del sesso femminile che non sono più tanto giovani da essere chiamate “ragazze“, ma che al tempo stesso non sono così decrepite da essere chiamate “vecchie“: si può pertanto idealmente collocare la categoria al di sotto dei 72 anni (e non prima dei 13, certo).

Questa valutazione potrebbe sembrare pretestuosa, ma dovreste vedere l’ostinazione con cui alcune sessantenni tendono a proporsi, in abiti succinti, in locali in cui l’età media degli avventori è compresa tra i venti ed i venticinque anni: comportamento lodevole, ma alquanto discutibile. E ammiccano. Le sessantenni ammiccano con una certa insistenza e ricercatezza di particolari, offrendo notevoli spunti di discussione, che spaziano dall’autoreggente in tessuto tecnico alla generosa scollatura (e qui si intende, con “scollatura”, la mancanza di collante fisiologico tra l’arcata dentale e la sottostante dentatura).

Secondo fenomeno raccapricciante (per frequenza di rilevazione, ma non per conseguenze nefaste sul riposo notturno degli avventori del locale) è l’impietosa tendenza a voler allineare tutte le cameriere del suddetto locale notturno. E quando dico “allineare“, intendo “allineare“. Posso capire la buona intenzione, insomma, ma certe volte c’è da porsi un quesito di fondo: “posso io utilizzare una improponibile zeppa di diciotto centimetri in puro sughero portoghese pur di raggiungere la medesima altezza delle mie colleghe?“. Di solito la risposta è “no“. Nei casi a cui ho assistito la risposta è “decisamente no“.

Va bene, lo ammetto: può essersi trattato di un fenomeno occasionale. Però devastante. Occasionalmente devastante.

Quelle ricerche un po’ così…

| 23 ottobre 2008 | 11 commenti » | tecnicamente

Alcune precisazioni per quelli che arrivano da queste parti con interrogativi davvero curiosi e bizzarri, ma che talvolta aprono la strada a frontiere del tutto inesplorate (almeno per il sottoscritto).

sgnaffo significato

Finalmente ce l’hai fatta. Erano mesi che era su, quel post. E son sicuro che cercassi anche una spiegazione logica alla tua questione. Chiaramente sono in prima pagina, dirò di più, ad ora mi risulta che esca come primo risultato. Se esistono solo sei risultati in tutto il web, però, dobbiamo interrogarci su una questione: o sono io un deficiente che piazza sul blog termini inesistenti, o sei un cretino tu che speri di dargli una ragione venendo qui. In ogni caso, siamo certi che da oggi, al mondo, c’è almeno un’idiota che si interroga sul significato della parola sgnaffo. Bello.

DONNA CHE STIRA

E’ palese che questo assurdo comportamento femminile stia diventando piuttosto raro, se si è costretti a cercarlo su Google. Mi interrogo solo su cosa, il nostro eroe, credesse di trovare: forse un elenco, ordinato per regione, di femmine disposte ad imbracciare il ferro da stiro? Feticista dell’acciaio e del vapore.

è vero che l’uomo ha 15 secondi di assenza durante la giornata?

Ti dirò, amico, a mio avviso questo lasso di tempo è ben più prolungato. Le motivazioni che spingano Google ad indicizzarmi come fonte più autorevole (se non prima) per dirimere la questione, mi risultano ancora oscure. Anche se ho notato che, recentemente, riesco anche a raggiungere i 40/45 minuti di assenza: cioè, la gente si rivolge a me ma io non la caco minimamente. Se per assenza intendiamo questo, in ogni caso, conosco persone assenti anche 24 ore al giorno.

uomo acquario insopportabile

Sono d’accordo. Avere in casa un attrezzo da ripulire ogni santo giorno, che si riempe di quella fastidiosissima muffetta verdognola se non viene riciclata l’acqua al suo interno con una certa regolarità, poi, deve essere proprio una scocciatura per la donna che ha la sfortuna di trovarselo accanto ogni giorno. Credo, comunque, che trai i suoi pregi si possa senz’altro annoverare l’essere rilassante. A margine, scherzi a parte, condivido la tua impressione, utente, ed aggiungo che per la mia esperienza alcuni son proprio teste di minchia.

opinioni sulle donne che non erano definiti uguali all’uomo

Davvero mi sfugge. Chi troverà una spiegazione plausibile riceverà in premio la sestina vincente del prossimo concorso del Superenalotto. E questa mi sembra una opinione di una certa importanza.

E chiudo con la perla del giorno:

sesso tra equini e donne

Fammi capire: ti piace farlo (in quanto donna)? Ti piace farlo (in quanto equino)? Ti piace vederlo (in quanto uomo)? Abbiamo tre possibilità, ma una sola conclusione: non sei normale. Fossi donna, ti spiego, anche su Yahoo!Answers si son posti la questione, e probabilmente dopo un atroce dolore iniziale, qualche beneficio cominci ad averlo (se escludi i problemi di incontinenza, ovviamente); fossi equino, ti ci vedo bene a cercare su Google ’sta roba, si si…; fossi uomo, dovendo escludere che sia tu a voler fare sesso con il pony di cui sopra, ti chiedo, in onestà: ma non sarebbe tanto tanto più gustoso se a praticare quel sesso, con quella donna, fossi tu?

E buone ricerche a tutti.

Finchin ebaut “Secsendesiti”

| 5 giugno 2008 | 17 commenti » | televisivamente

Mi son lasciato convincere a vedere questo film, al cinema.

Un film per il quale, in tempi di sanità mentale, non avrei sprecato nemmeno i due-euro-e-cinquanta del videonoleggio sotto casa. E ne ho spesi cinque volte tanto!

Lungi da me valutare il film in se, dal momento che ho seguito ben poco anche l’omonima serie televisiva; peraltro non ne avrei titolo, mancandomi alcune nozioni basilari di “Taglio e cucito“, “Psicologia femminile all’uncinetto” ed “Economia domestica nella Grande Mela“.

Che poi, vedere un film interpretato quasi esclusivamente da donne, in cui gli unici uomini presenti o sono gay, o fanno la figura del deficiente|pirla|disadattato|microcefalo, o sembrano Big Jim con un cuore mentre – tuttalpiù – c’hanno il pisello barzotto, o peggio ancora con il culo all’aria come neonati al primo bagnetto, ha un effetto devastante sull’autostima di un comune e mediocre eterosessuale maschio di anni trentatrè, questo va detto.

Tuttavia ho voluto rendere giustizia all’evidente sforzo fatto dalla produzione nella direzione di evitare banalità e luoghi comuni: quindi, l’unica che si salva, è la ninfomane.

Lei ha capito tutto della vita, anche se raggiunge la piena consapevolezza alle soglie del cinquantesimo: immaginate quanti chilometri di natura umana maschile può aver macinato, una donna affetta da tale superiore patologia, in mezzo secolo di vita (qualcosina meno, dai)…

Inoltre va fatto un plauso al calzaturista, che ha saputo azzeccare tutti gli abbinamenti tra scarpe (piacevoli e intriganti) e abiti (difficilmente sostenibili se non assolutamente improponibili): non era semplice, fidatevi.

Comunque, ricordate che la ninfomane è l’unica che si salva. In mezzo alla carrettata di donne e nature umane femminili che popolano il set, solo lei emerge.

Infine, il mio consiglio è di non fare come il tizio che stava seduto accanto a me, che aveva chiaramente portato la tipa al cinema confidando poi di giocare al the delle cinque con i biscottini: mica per altro, ma perchè il film lo aveva azzeccato (e lei aveva gradito), l’approccio era stato ammirevole (e lei aveva gradito), e gli ammiccamenti decisamente opportuni (e lei aveva gradito); peccato si sia fregato sulla chiosa: “carino ’sto film… INTELLIGENTE!” (fortuna che lei non ha capito, ma il the delle cinque e il biscottino da pucciare te li scordi).

Alcune cose da ricordare prima di sposarsi

| 3 giugno 2008 | 14 commenti » | personalmente, psicologicamente

Ma davvero, giusto per promemoria mio, che tendo a dimenticarmi delle cose, se non me le segno. E pensavo: visto mai che non le rimembri la prossima volta…

  1. L’amore non è bello se non è litigarello; nel matrimonio vale il corollario: non è amore se almeno una volta non volano coltelli (di plastica, ovviamente, ma vanno bene anche mazzette da 5kg o shuriken); quando diviene una regola allora è “idìllio” (checchè ne dica il De Mauro…).
  2. Tu sei l’altra metà della mela: peccato sia marcia (non ho detto quale, e lo preciso prima che una buona metà – altrettanto marcia – di femmine sposate levi le lance in resta…).
  3. Vivremo felici fino a cent’anni: orco giuda, e gli altri sessantasette che mi attendono? Saran cazzi. Miei, spero.
  4. Due cuori e una capanna: primo, oggi per le capanne serve comunque un mutuo; secondo, nelle capanne non puoi montare un condizionatore; terzo, gli indiani non ci sono più (cioè ce ne sono pochi davvero…). Ah, no, quarto: non voglio in ogni caso diventare Toro Seduto.
  5. Donne e motori, gioie e dolori: in modo particolare quando hai un’automobile femmina o una moglie berlina (questa è sottile).

Ok, credo che ora me le ricorderò.