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Scioperi e nanerottoli: un difficile scenario del ‘900.

| 16 ottobre 2008 | 15 commenti » | politicamente

Post: Scuola

Nella scuola materna dove accompagno mio figlio tutti i santi giorni, l’altra mattina m’hanno dato un foglietto. Educatamente, devo dire, anche con una certa ricercatezza di particolari, tipo il sorriso di cortesia e la penna a corredo, che sono chiaro presagio o di una raccolta firme per l’ultima comunità di recupero per tossicodipendenti, o di una sonora inculata. Nel mio caso si trattava della seconda ipotesi.

Leggo con un certo interesse il contenuto della comunicazione, e lo avrei fatto senz’altro meglio se la cordiale bidella non mi avesse anticipato, gridandomi nell’orecchio, ogni singola sillaba dello scritto: so leggere, grazie, ma niente.

Così, per intercessione della perdita di capacità uditiva dal padiglione auricolare destro, vengo a conoscenza del fatto che una simpatica quanto inopportuna agitazione sindacale, indetta per venerdì, metterà in discussione “il regolare svolgimento delle lezioni“. Ora, mio figlio ha tre anni e mezzo, e quando alla sera torno a casa e lo interrogo circa le “lezioni” del mattino, non è che sta li a snocciolarmi quant’è stata piacevole l’ora di Filosofia o quant’è bella l’insegnante di Chimica (anche se temo – nemmeno tanto – che questo un giorno accadrà davvero), perciò chiamarle “lezioni” mi sembra quantomeno pretestuoso. Capisco, d’altronde, che non potevano scrivere “venerdì lasceremo i vostri pargoli in balia degli eventi“, sebbene questo è ciò che probabilmente accade tutti i giorni.

Non è vero, voglio spezzare una lancia in favore degli insegnanti di oggi: non esistono più quelli di una volta, è vero, del resto son tutti morti di vecchiaia, ma devo dire che svolgono con solerzia e applicazione il loro duro mestiere. Anche dalla tomba, certo. Del resto non è semplice combattere con 50 nani da giardino addestrati a produrre il massimo volume di frastuono possibile, però qualche volta potrebbero anche rinunciare a farsi le unghie durante l’ora di disegno, insomma.

C’è però un fatto indiscutibile: e cioè che se faccio sciopero io, vile metalmeccanico di una modesta azienda del panorama umbro, la cosa interessa al capo ed al mio conto in banca che – dal giorno successivo – dovrà fare a meno del mio stipendio; avete idea, invece, del numero di genitori incazzati generati da questa iniziativa? Perché molti, se non tutti, mentre gli insegnanti lavorano, beh, lavorano: e lo sciopero, a quanto mi risulta, non è annoverato tra le patologie che si trasmettono per via aerea, perciò quel giorno li un mucchio di genitori si ritroveranno con un problema di un metro per quindici chili da gestire in qualche modo.

Tipo sbolognarlo ai nonni, per chi ha la fortuna di averli ancora; tipo ai bisnonni, per chi ha la fortuna di averli ancora e possibilmente fuori da un ospizio; tipo alla baby-sitter, che costa più della tua giornata lavorativa, invitandoti così a propendere per fruire di un giorno di ferie per stare con la baby-sitter; tipo a casa dell’amichetto, dalla quale tuo figlio uscirà con un fornito bagaglio culturale di volgarità acquisite grazie alla proverbiale oscenità di Nonno Fiorucci che – del resto come dargli torto – è rimasto contrariato dalla presenza di una scolaresca di micro-teppisti che disturbavano il suo riposino quotidiano.

Credo si debba fare qualcosa per questa Italia che converge nella latrina; ad esempio, smettere di buttare soldi nelle stronzate iniziative quantomeno discutibili ed investirli nella scuola, perché certe categorie non possono fermarsi per fatti loro. D’altronde, anche loro hanno diritto di incazzarsi, come le formiche nel loro piccolo, perciò è preferibile prevenire piuttosto che curare. Morale: non mi sembrava proprio il caso di andare a risparmiare sulla scuola.

Assimilerei alla scuola anche i trasporti pubblici, che restare a piedi il venerdì mattina è altrettanto fastidioso. Senza dimenticare i venditori al dettaglio di coadiuvanti erotici, altresì denominati sexy-shop, che a trovarsi sprovvisti di vaselina in certe occasioni è un vero guaio.

Otto per mille

| 19 marzo 2008 | 4 commenti » | politicamente

Volevo fare una piccola riflessione sull’otto per mille. E partire dal presupposto che l’87% e passa degli Italiani lo devolve alla Chiesa cattolica.

Viviamo in un paese (teoricamente) libero, in cui ognuno è (teoricamente) libero di scegliere in coscienza cosa farsene dei propri soldi, tanto non sono già più suoi da un bel po’, quando mette la X sopra alla casellina della dichiarazione dei redditi: anzi, non li ha proprio mai visti, toccati, palpati, odorati, quei soldi. Erano già tassa prima di diventare inutili, perciò tanto vale buttarli.

Ora, questo gioco dell’otto per mille porta – nel già pingue forziere Vaticano – una cifra che si aggira intorno al miliardo di Euro, una cifra da capogiro di questi tempi, pari a un sedicesimo dell’ultima manovra finanziaria. Almeno servisse…

Scartabellando l’articolo 48 della Legge 222/1985, che reca le disposizioni in materia, si scopre che la somma ricevuta dalla Chiesa cattolica deve essere impiegata “per esigenze di culto della popolazione, sostentamento del clero, interventi caritativi a favore della collettività nazionale o di paesi del terzo mondo”.

Ecco: che la CEI indichi il programma del futuro governo del paese, ho cercato di collocarlo in una qualsiasi delle destinazioni dettate dall’articolo di legge, ma – nonostante la buona volontà profusa – non ci sono riuscito. Il che significa che la Chiesa non è obbligata (per contratto stipulato con lo Stato) a intrufolarsi e suggerire orientamenti e programmi politici, e quando lo fa è in totale autonomia d’intenti. E questa è già una prima importante conclusione.

Da questa riflessione ho però dedotto un sacco di corollari alla mia personalissima (e quindi opinabile) tesi che l’otto per mille è una assurdità:

  1. che il micro-balzello è valutato sull’IRPEF, quindi più paghiamo tasse noi e più ci guadagna la Chiesa, perciò – alla fine – avere un governo di cacca che ti alza le tasse può anche tornare utile a Bagnasco & Co;
  2. che il micro-balzello aumenta all’aumento del PIL, quindi più produciamo più la Chiesa ci guadagna, perciò – alla fine – avere un ottimo governo che fa crescere il paese può anche tornare utile a Bagnasco & Co;
  3. che il micro-balzello è studiato in modo che se non ti esprimi, e la maggioranza si esprime per destinarlo alla Chiesa, automaticamente anche tu lo destini – proporzionalmente – alla Chiesa (insomma, se a qualcuno ’sti soldi li devi dare, che se ne prenda di più chi ne ha già presi di più, dai…): anche conosciuto come algoritmo della democrazia dei più;
  4. che per i punti 1., 2. e 3. non è importante ne che tu ti esprima oppure no, ne che il prossimo sia un buon governo o un governo di cacca, perchè la Chiesa ci guadagnerà comunque;
  5. che in ogni caso, se il prossimo Consiglio dei Ministri (o, insomma, uno qualsiasi) farà una considerazione circa le modalità di svolgimento del Conclave, a Bagnasco & Co. non potrà che importare poco più di niente;
  6. che prima o poi dovran decidersi a fare ’sto partito e presentarsi alle Elezioni Politiche, così oltre all’otto-per-mille potranno contare anche sul rimborso elettorale.

Intanto io, domani, vado a lavorare un po’ di otto-per-mille, che ne hanno bisogno, ’sti ragazzi….

Dei tombini e delle pene

| 19 settembre 2006 | Commenti disabilitati | contestualmente

Da domattina, altre settanta persone graveranno sulle mie spalle di contribuente onesto.

Cinquanta di questi contribuiranno, se non altro, a rendere più affidabile – se non esatto – il conteggio dei tombini sparsi per Palermo. In qualche caso effettueranno rilievi fotografici di elevato interesse artistico e culturale, contribuendo all’innalzamento della soglia di soddisfazione dei turisti che con grande interesse girano il capoluogo isolano alla ricerca dei pregiatissimi “chiusini” siculi.

Gli altri venti, fortunatamente, contribuiranno a far si che i precedenti cinquanta svolgano sempre con dedizione il difficile compito cui sono assegnati, vigilando con solerzia sull’operato dei tombinocontatoriumani.

Bene, benissimo, quest’Italia viaggia a gran velocità verso destinazioni mai raggiunte nell’universo dei paradossi e delle bestialità. A ritmo di posti statali (altresì denominabili “fancazzifici“) e privilegi per politici, parenti di politici, amici di politici, amici di parenti di politici, parenti di amici di politici, la lista prosegue.

Qualcuno dovrebbe proporlo all’attuale Governo: ci sono un sacco di onesti contribuenti che si sentono presi per i fondelli… assumiamo qualche extracomunitario per farne una bella conta!