Lettera a un amico che può (deve) trovare una soluzione
| 10 febbraio 2009 | 10 commenti » | contestualmente, psicologicamente
Hai presente quando una mattina ti svegli e il primo dubbio che ti assale è “che cosa ci faccio io qui“? Ci sono esperienze che te la insegnano questa roba qua, sai? Tipo quando completamente ubriaco una tua amica ti ha gentilmente accompagnato a casa sua e depositato sul divano con una graziosa copertina a quadri. Poi ovviamente lei è andata a dormire dall’amica, consapevole del rischio che – ubriaco fradicio e completamente incosciente com’eri – avresti potuto far cilecca.
Ad ogni modo, a tutti capita: ti svegli un bel giorno e lei non è più lei. C’ha i peli sotto le ascelle così lunghi che senti forte il desiderio di rinverdire i bei tempi andati in cui ti dilettavi a fare gli scooby-doo, scopri che il corso di cucito a cui partecipa da mesi tutti i venerdì sera ha in realtà luogo in un sottoscala del tuo condominio e l’insegnante si chiama Attilio, percepisci chiaramente che il vostro legame ha raggiunto un momento di rilassamento tale che l’unica cosa che può seguire ora è il suicidio… Cose del genere, insomma. Ora non stiamo qui a cercare colpe, tanto sai benissimo che – in un modo o nell’altro – la colpa sarà tua: e questo a dispetto della logica secondo la quale non è mai colpa di uno solo (consapevolezza che lei per prima ti manifesta da anni), poiché i tuoi amici ti han sempre coperto. Porco.
Certo, non capita a tutti. Qualcuno infatti viene ucciso nel sonno, qualche tempo prima. Ma a te è andata bene, amico: ti sei accorto. Ti sei svegliato quella mattina e hai detto “che cosa ci faccio io qui“? Non è da tutti, in effetti, dormire una notte sana sulla tazza del gabinetto, ma tu ce l’hai fatta, ed ora ti interroghi – giustamente – sulla tua natura di uomo, sulle condizioni e sulle prospettive che questa posizione ti ispira: una vita di merda, dunque.
Ovvio, capisco che la tua situazione – adesso – è decisamente pesante, gravosa, poco serena. Ma vedrai, andrà anche peggio. Tu dai il tempo alla situazione di peggiorare e quella ti sovrasterà. Quella lei, non la situazione. E sarà una cosa atroce alla quale non ti potrai sottrarre, ma nemmeno addizionare o dividere: niente. Starai sotto e soffrirai di stenti e bacchettate sulle nocche delle mani, quando ti andrà bene; perché ricorda che c’è sempre il sale grosso, dal quale dovresti cercare di tenerti il più possibile lontano.
E’ dunque necessario trovare un modo per uscire da questo cul-de-sac senza che nessuno (lei) possa in alcun modo sospettare circa le tue intenzioni. Ora, se ti interessa proseguire nel tuo viaggio di vita, sei chiaramente libero di farlo: eventualmente ti rimando a questo post che ti spiegherà cosa fare in seguito. Ma visto che sei ancora in tempo, io ti offro ora, qui, aggratise, la soluzione definitiva, quella che un giorno mi dirai “grazie, se non era per te oggi era di sale grosso…“. Ah, se lo farai, amico. Eccome se lo farai.
Si tratta di preparare tutto nei minimi dettagli. Ti ci vorrà almeno un giorno a fare il censimento di tutto quello che è tuo e tutto quello che è suo. Ti consiglio di valutare direttamente tutto ciò che non è suo, perchè tutta la roba che non è sua non è tua per diretta conseguenza del fatto che non è sua, ma ovviamente è di entrambi. Dunque avremo tre mucchietti: le cose sue (A), le cose di entrambi (B) e la polvere nell’angolo della sala (C). E’ evidente che vorrai rinunciare alla polvere (C), e che dovrai rinunciare alle cose sue (A), in quanto sue. A questo punto, delle cose di entrambi (B), seleziona solo quelle utili… ecco, quelle sono ancora sue (perciò mettile su (A)). Ti resterà, se tutto va bene, la scheda Mediaset Premium e il pelapatate Kralle comprato all’Ikea. Che è tuo solo perchè rotto, che ti credevi? Non ti ci dovrebbe voler molto, poi, a confezionare una sportina con la tovaglietta a quadri da picnic sdrucita che sta nell’ultimo cassetto della cucina. No, non quella, quella è quella che avete usato la sera del suo ventottesimo compleanno, bastardo. Vuoi privarla di quella tovaglia? Sei veramente un bastardo. No, al limite prendi un tovagliolo, tanto per la scheda Mediaset Premium e dei rimasugli di pelapatate, credimi, basta e avanza.
Ora devi attendere che la notte faccia il suo sporco lavoro, calando impietosamente sul giorno che muore. Tu dovrai fare qualcosa, stasera. Dovrai dirle che vai a fare una cosa, una qualsiasi cosa: ti chiedo solo di evitare la pietosa scusa del pacchetto di sigarette, anche perchè il fatto che tu non fumi (sigarette) potrebbe insospettirla. E lei non deve sospettare nulla. Niente. Ricorda: in questa situazione la parola d’ordine è NIENTE. Mentre dall’altra parte, infatti, la parola d’ordine è PER SEMPRE, qui siamo all’opposto. Qui siamo al NIENTE. Hai presente la potenza di un NIENTE contro il fluire indiscriminato del tempo e del futuro che si configura nella mente di una donna non ancora realizzata socialmente parlando? E per donna “non ancora realizzata socialmente parlando” intendo ovviamente “non riprodotta“. E’ come se prendessi un metalmeccanico qualsiasi e gli dicessi che non vedrà mai la pensione, lui che aveva già fatto un pensierino sopra al monolocale a Redipuglia.
E’ il momento di farlo. Lei uscirà con le sue amiche, tanto tu devi andare a fare quella cosa, che ora indicheremo come “partita di calcetto” ma che tu potrai trasformare quando vuoi in “salto al pub con gli amici” o “pisciata del cane“. Ma mai “comprare il pacchetto di sigarette“, te lo ricordi? “Niente”: tieni a mente anche questo. Perciò lei uscirà, tu raccoglerai il tovagliolo con la Mediaset Premium e i frantumi del pelapatate, ci infilerai due biscotti per le prime necessità, farai sparire i porno argentini che stanno sulla mensola della sala, ingurgitandoli, e ti chiuderai la porta alle spalle. E SCOMPARIRAI.
Si, hai capito benissimo. Scompari. Cambi nome, ti tagli la barba, ti fai crescere i capelli, metti gli occhiali, arrivi in orario al lavoro, insomma fai tutta quella roba che non hai mai fatto: perchè tu ora devi essere “NIENTE”, quasi nessuno, sicuramente irriconoscibile, ma proprio non devi essere più tu. E non torni più, eh, e parlo di anni, almeno.
Certo, dovrai aver organizzato con una certa sapienza la tua scomparsa. Perciò avrai anticipatamente rassegnato le dimissioni da dipendente con contratto a tempo indeterminato per fruire di un rapporto di collaborazione occasionale a progetto per un quinto dello stipendio che percepivi precedentemente, ma questi son cazzi tuoi.
I lavoro/i tuoi colleghi: loro devono sapere, perchè quando lei chiamerà in ufficio per cercarti (e questo avverrà indicativamente la mattina successiva), tutti dovranno dire che non ti conoscono, che uno con il tuo nome li non lavora, che l’unico che ha lavorato li con quel nome è scomparso, che loro non sanno “NIENTE” e – soprattutto, cosa fondamentale – che se lei non smette di importunarli, loro (si, quei bastardi dei tuoi colleghi) faranno in modo che tu non possa ritornare mai più a casa! Questo solitamente spiazza.
Gli amici: qui il discorso è più complicato, ma la sostanza non cambia. Fai una cosa: scompari anche per loro. A questo punto suppongo ti converrà cambiare città, ma fidati, non avrai modo di pentirti di questa saggia decisione, nell’eventualità che tu debba prenderla. In ogni caso sostituisci il numero di telefono, ma l’altro (quello vecchio) non gettarlo: semplicemente tienilo spento, fa più fico e potranno andare a cercarti invano a “Chi l’ha visto?“.
La famiglia: la famiglia deve sapere. Deve sapere il punto esatto dove sei scomparso per avere una tomba su cui piangerti, ma che nessuno sappia mai che sei ancora vivo! E soprattutto che ora usi il falso nome di tuo cugino Alotte (anche lui comprato all’Ikea). Non sarebbe una cattiva idea fingersi morto anche per l’erario, vedi tu, quel che riesci a fare…
Non c’è bisogno che ti dica che dovrai affrontare momenti di solitudine e tristezza, specie quando non ci sarà il posticipo e t’avranno staccato il telefono, ADSL compresa, andrai in bagno a pisciare e non troverai più la carta igienica, per pranzo ci saranno i panzerotti surgelati (si, surgelati) tutta la settimana, e il sabato mattina non dovrai più litigare con nessuno per portar giù la spazzatura. D’altronde non avrai più il concetto di spazzatura. D’altronde non avrai più il concetto di sabato. Potresti anche perdere il concetto di panzerotto, alla lunga.
Però non ignorare anche i risvolti positivi che questa nuova condizione ha da offrirti: flatulenza libera ed autorizzata nei pressi del locale adibito a dormitorio (con possibilità di estendere la no-fly-zone ad un perimetro allargato all’intera abitazione), nessuna limitazione di orario o timesheet da rispettare, assoluta libertà di pensiero ed organizzazione razionale della propria vita, ma soprattutto potrai ricostruire una identità dignitosa su Facebook. Una senza scritto “Situazione sentimentale: disgraziato” sul profilo, insomma.
Certo, potresti anche valutare l’ipotesi di ritornare, un giorno, tipo dopo dieci anni. Imbracciando la borsa da calcetto, spalancare la porta di casa ed urlare “Abbiamo vinto!“. Il fatto che troverai in casa un camionista di Nogarolo Rocca, un paio di pischelli ed una poltrona in Alcantara infilata nell’angolo in cui custodivi gelosamente i tuoi bonghi, non deve inquietarti. Il fatto che invece la tua ex-ragazza è il camionista di Nogarolo Rocca, ecco, quello dovrebbe inquietarti.
Morale della favola, figliuolo, considera sempre che nella vita si hanno al massimo un paio di illuminazioni: una quando capisci che l’Inter non potrà mai vincere niente senza soffrire (o – ancora peggio – non potrà mai vincere niente) e l’altra quando l’Inter lo vince davvero, qualcosa. Non sprecarle.




