Post con tag ‘internet’

Questi giovani d’oggi

| 1 dicembre 2008 | 15 commenti » | contestualmente

Il telegiornale ci informa che sussiste un pericolo abbastanza concreto che le moderne e nuove generazioni rincoglioniscano definitivamente davanti ad un computer. Non un computer qualsiasi, ovviamente, ma un computer connesso ad Internet: con un browser, almeno. Sereno il governo Uzbeko: la massima trasgressione accessibile ad un abitante di Taškent è la pagina dei sudoku.

Davvero, aldilà delle facili ironie che è possibile fare sulle conseguenze di una elevata esposizione (non censurata) ai social networks, è chiaro che stare ventiquattro ore davanti ad un monitor – indipendentemente dal fatto che si stiano consultando profili di Facebook o le pagine nascoste di YouPorn (perchè, esistono?) – conduce all’epilessia tanto un tredicenne, quanto un sessantenne. Con la differenza che quest’ultimo, poi, potrà comunque beneficiare della Social Card (social per social, insomma).

Comunque, hanno ragione quelli che indicano nell’abuso del mezzo telematico la probabile causa del decadimento delle attuali generazioni: tutto questo ambiente è per gente dai trenta in su, davvero, gente che ha già le sue buone preoccupazioni e decide di condividerle con altri emeriti sconosciuti, nella speranza che il “mal comune, mezzo gaudio” abbia una qualsivoglia corrispondenza nella realtà…: illusi.

Del resto, giovane virgulto che ti prodighi come un folle nell’investigazione della rete, mi preme informarti che il vero mondo non è dentro al monitor, ma dietro. No, non i cavi. E nemmeno il muro. Intendo fuori.

Ti dirò di più: se sei un ragazzino di quindici anni o poco più, non sperare che le settanta amiche che ti sei fatto su MSN siano davvero quello che il loro avatar vorrebbe dare ad intendere. Primo, i gatti non sanno usare una tastiera, e dietro un gatto si nasconde spesso un attrezzo del tutto diverso (nei connotati) da quell’esile figurino che le sue (di lei) descrizioni ti hanno dipinto per mesi nel cervello. Secondo, se veramente dietro a quella foto farlocca si nascondesse la controfigura di Belèn Rodriguez, credi sinceramente che se ne starebbe seduta tutto quel tempo a PARLARE CON TE? Terzo, non ti ha mai sfiorato l’idea che lei si incazzerà come un riccio quando scoprirà che non sta parlando con una specie di Keanu Reeves de ‘noaltri? Prima o poi dovrai dirglielo.

Che poi non capisco, con il tempo che già occupano i ragazzi a scambiarsi SMS, MMS, squilli, chiamate, suonerie, gatti (ridaje) e giochetti Java, dove diamine trovano il tempo di vivere: figuriamoci a rimbecillirsi davanti a Internet. Anzi, dentro. Nonostante tutto, purtroppo credo che dovremo accettare, seppure a malincuore, che i tempi sono cambiati e stanno ancora cambiando: niente più falò sulla spiaggia, niente più fujtine, niente più serenate romantiche, niente più anelli di fidanzamento.

E meno male. Una volta ci voleva una vita a fartela dare, eh!

O bianco, o nero, Obama

| 5 novembre 2008 | 7 commenti » | contestualmente, politicamente

Post: Obama

Non ti rendi conto di quanto sia terribile parlare di qualcosa® con qualcuno, che di quella cosa ne sa molto meno di te, fino a quando non ti trovi dall’imbarazzante parte di colui che dell’oggetto di cui si sta discutendo è praticamente inconsapevole.

A me accade quando intorno a me si parla delle soap-opera: cosa che fortunatamente si concretizza molto di rado, ma in quelle poche occasioni mi rendo conto dell’immane sforzo fatto dai miei interlocutori per rendermi partecipe delle vicissitudini di casa Forrester. Del tutto inutile, peraltro.

Per dire che oggi sono tutti a parlare delle elezioni americane, della vittoria di Obama e delle ripercussioni positive sul mercato, così positive da far impennare la borsa di Tokyo di quasi cinque punti: roba che nemmeno il Viagra sul membro di un membro del Congresso (adoro i termini così equivoci).

E questo accade a reti unificate, persino alla radio e – figuriamoci – sui quotidiani. Internet amplifica il tutto, e se trovate un sito senza un logo ad-hoc per l’occasione, siete fortunati (questo blog si sottrae alla pubblicizzazione spudorata del tormentone “Yes, we can“®). In pratica è impossibile, per l’uomo medio di questo pianeta, non imbattersi nell’argomento. Anche per la donna, certo, che con l’uomo di colore ha sempre pensieri al limite del raccontabile.

Perciò capisco lo spiazzamento di mia nonna, quando vede soppressa la regolare puntata della soap preferita per far spazio al plebiscito Democratico d’oltreoceano, che ha portato un uomo di colore – per la prima volta nella storia a stelle e strisce – nella poltrona più importante della Stanza Ovale. Manco fossimo una colonia statunitense. A Cristoforo, ma cosa diamine t’è venuto in mente…?

Internet Exploder 8

| 7 marzo 2008 | 6 commenti » | tecnicamente

Post: IE8Funziona così: lavori per fare una fottuta pagina [X]HTML che possa essere vista da tutto il mondo; e per “tutto il mondo” intendo davvero tutto il mondo.

Poi (questione di minuti) ci pensi su e dici, si ma chissenefrega se il fallitazzo con Konqueror non vede la mia pagina, e arrivi a giustificarti per questa meschinità. Però hai comunque ancora ragione.

Alla fine confezioni la tua paginetta e lanci i tuoi browser. Uno stillicidio: a memoria d’uomo non si ricorda una pagina web che si vede uguale su due browser diversi, figuriamoci su n, con n > 2. A meno di quelle fatte con un’unica JPG di sfondo, mappata: che tu pensi che non possa esistere chi fa ’sta roba. Invece esiste, fidati.

Poi, cosa fa Microsoft? Per decenni studia il modo di andare fuori standard, perchè fa fico, perchè quando il resto del mondo segue il W3C loro lo stanno rifacendo in casa, perchè aderire ad uno standard significa macchiarsi di un crimine efferato: quello di consentire all’utente di poter scegliere. E siccome domina, il suo standard diventa lo standard dei più, che è un controstandard, ma pur sempre standard. Che tu stai li a fare il tuo bel CSS e ti devi inventare formule da capogiro per prendere in giro il browser:

*:first-child+html

…più o meno significa…

c’hai cre-du-to, faccia di vellu-to

…per un browser, mentre ammiccamenti del tipo

* > html

…corrispondono a…

non mi hai fatto nie-nte, faccia di serpe-nte

…and so on.

In tutto questo arriva lui, Internet Explorer 8. Che dicono finalmente sia standard. Pure troppo. Troppo al punto che i geniacci che hanno fatto? Hanno messo su il pulsantino Emulate IE7 per gli sviluppatori che, completata la serie tradizionale di cristi da repertorio, non vogliano ricorrere alle edizioni successive in edicola. Non solo. Genio del male fino alla radice, sarà possibile inserire nelle pagine HTML un bel tagghettino meta con cui istruire il fiammante browser di casa Microsoft a rievocare le gesta del (presto) obsolescente precursore. Tanto per rimanere nello standard, diciamo. (Questa del meta non la sapevo proprio, e se non era per P.I. in effetti mi sarebbe sfuggita!).

Ho pensato a tutti i possibili usi del pulsante Emulate [something] e c’ho un paio di dritte per Big Bill:

  • Emulate Windows XP Service Pack 2 senza i successivi 102 aggiornamenti (per Windows Vista)
  • Emulate Office 2003 Service Pack 2 che Outlook girava meglio (per la suite quella nuova, via…)
  • Emulate Google (su Windows Live)
  • Emulate Calc (su Excel)

Non male, se mi viene in mente altro, ve lo faccio sapere.

Teorie illuminate

| 23 febbraio 2008 | 5 commenti » | televisivamente

Quando pensi che la televisione ti stia offrendo una visione competente e moderna delle cose, quando pensi che lo scatolotto catodico ti stia realmente proponendo un’informazione genuina e obiettiva, quando sei li che credi che il realismo ha ormai permeato ogni singolo bit di informazione fuoriuscente da quei 21″ di plastica-metallo-vetro, allora è il momento di riportarti alla dura realtà e ricordarti che c’è sempre Porta a Porta.

In studio si parla dell’omicidio Kercher. Già è strano che tra gli opinionisti in sala non ci sia Bruno, ma ci sono almeno due elementi che ne giustificano l’assenza: 1) non è mica Cogne; 2) c’è la Graziottin (non vorrei s’offendesse per il link, ma in questo blog non c’è niente di sessualmente trascendente, a parte l’autore dei post :-D ).

Si parla di blog. E se ne parla così per parlare, credo. Ecco: si articolano alcune frasi, aggiungendovi (con criteri del tutto stocastici) i termini blog, Internet e sessualità, in modo da fornire all’utente una visione distorta e difficilmente comprensibile dell’argomento di cui si sta trattando (beh, bravo Clock, indubbiamente una visione lucida e coerente).

Sentiamo un pò cosa dice la Graziottin…

Oggi il blog personale è sempre più frequente, innanzitutto perchè oggi molti giovani, e anche meno giovani, esistono in quanto sono visibili su Internet.

Io proprio a questa cosa non c’avevo mai pensato: cioè, io esisto in quanto ho un blog. E questo spiega tutto, finalmente! Ecco perchè coloro i quali si trovano nelle vicinanze, sprovvisti di adeguato blog, a guardarli da vicino si nota chiaramente che sono gif animate; alcuni (i migliori, proprio) hanno upgradato a Adobe Flash, e la differenza si nota chiaramente: maggior fluidità nei movimenti, tutti belli vettoriali, peccato che per farli funzionare devi installare il plugin, altrimenti sono invisibili ai tuoi occhi. Credo che dovrò attendere l’illuminazione in sogno, questa notte, per poter acquisire appieno – e fare mio – il concetto significato dal passaggio “esistere in quanto visibile su Internet”. Ma continuiamo…

Internet è il loro mondo, la loro piazza, il loro paese, è il loro modo di connetersi col mondo anche se abitano nel paese più remoto, è il loro modo di esistere essendo visibili, e la visibilità oggi è un paradigma di valore più della qualità della persona.
Questo è molto importante.
E’ una tragedia.

Ritorna il concetto di Internet-essenza, che ancora è in piena digestione. Ora però siamo passati al paradigma: modello di riferimento, se la memoria non m’inganna. Quindi, detta per il popolo crasso, si sostiene che per il giovane (e, sfortuntamente, anche il meno giovane) è più importante essere visibili che avere qualità personali eccellenti. Cioè (tanto si parla di blog) si basa tutto sul ranking di BlogBabel (o similari), corretto? Dai, andiamo avanti…

Secondo: purtroppo, quello che attrae su Internet – come del resto su tutti i mezzi visivi – è la possibilità di una attrazione sessuale con un messaggio esplicito o implicito.

Fammi capire (ma sii convincente, ti prego, chiunque tu sia) qual’è il nesso tra un blog e “YouPorn” (quello esplicito) o “Buona Domenica” (quello implicito). Ok, non sei stato convincente, mi aspettavo qualcosa di più del semplice “ammicano!”. Però, c’è di meglio…

E d’altra parte questo, vediamo, crea la proliferazione di tutti questi siti di prostituzione “virtuale”, che inizia “virtuale” e poi può andare oltre, che possono essere anche autogestiti nel blog personale.

E santoddio… ora i concetti si fanno complessi! La prostituzione “virtuale” è davvero una roba pesante: essere “pappa” per la semplice colpa di scrivere su un blog, mi pare eccessivo. E poi, è chiaro a tutti – mi sembra – che un sito si possa anche autogestire in un blog personale, come del resto la terapia tapioca con tutto quello che gira è senz’altro antani: e non perchè l’ha detto Ciunni. Ed ora, vorrei avvertire i lettori che il contenuto seguente potrebbe non essere adatto ad un pubblico maturo, perciò consiglierei ai lettori di interrompere la lettura, per dedicarsi ad attività più consone alla loro posizione sociale:

Quindi purtroppo questo è un evento reale, è un evento – di nuovo – che è poco percepito dai genitori, e che ha prima una fase di iniziazione nell’accesso che i ragazzi hanno da casa a vari siti non protetti dai genitori, come dovrebbero in realtà fare, e successivamente – appena sono un pochino più svegli, o un pochino più istruiti da amici più preaparati sull’argomento – si fanno il blog personale e da questo si arriva poi ad una esposizione di se provocatoria, perchè in questo provocare si attrae il consenso oggi di un certo tipo di adolescenza che esiste in quanto ha un’identità negativa e non un identità positiva.

Non è che ho tralasciato qualche segno di interpunzione, è proprio tutta una frase. Forse è difficile capirne il senso ma io ce l’ho fatta, e cercherò di riportarlo ad una consistenza terrena. In pratica, genitori, siete una manica di scellerati: lasciare i vostri figli ore e ore ad andare sui siti porno, prima da soli e poi in compagnia degli amichetti più esperti (che addirittura acquistano dal Sexy Shop on-line con la Visa craccata il giorno prima). Non capite che il passo immediatamente successivo, per i vostri pargoli, sarà quello di aprrisi un blog? E con esso, la strada che li porterà ad avere un’identità negativa, e non positiva (quest’ultimo passaggio accontentatavi così, perchè meglio proprio non sapevo come spiegarlo!). Ed è solo colpa vostra, genitori, che non avete installato quel firewall software che v’avevo consigliato, eh… Ok, finiamo con il reprise post-Sollecito, che – vedrete – ci lascerà con l’amaro in bocca come il finale di una puntata di Lost…

Eh, però c’è un aspetto importante di “doppie vite”: noi oggi vediamo sempre più dei blog che hanno una parte, diciamo così, “mostrabile” ai genitori, e poi c’è tutta una doppia vita segreta che parte dal blog, e si esplicita poi – per esempio – in una sessualità che ha tutta una serie di connotati di promiscuità, di rischio, di prostituzione, di autodistruttività, sulla quale dobbiamo veramente riflettere: cioè, il blog è la punta dell’iceberg!

Capito? Di nuovo a rispiegare: i blog sono composti da un’area pubblica (in cui mostriamo, che so, di saper pettinare le bambole, di credere alle favole e di essere ingegneri chimici in partenza per lo SriLanka), e da un’area privata, accedibile solo con password (i famosi articoli con password di WordPress, ecco a cosa servono!), in cui depositiamo nefandezze e oscenità, che spesso illustrano scene di prostituzione, sado/maso, suicidi in diretta, e RealTV… la solita TV spazzatura, insomma.

Del resto, non sono ne psicologo, ne psichiatra, ne sufficientemente edotto da capire la differenza tra uno psicologo e uno psichiatra, ne interessato a sapere quale sia questa differenza. So che il mondo dipinto con queste poche (e sbagliate) parole, non è il mondo che vedo quotidianamente; so che le tragedie sono altre, e non un ragazzino di 16 che si fa il blog su Splinder (era per dirne una…); so che i connotati di promiscuità è più facile trovarli in TV a disposizione di tutti, che sulla rete (almeno li devi cercare…); so che l’unico modo per impedire a tuo figlio di trovare spazzatura in rete è non farlo andare in rete; so che tutto andrebbe meglio se ognuno si limitasse a fare il suo mestiere!

[youtube pgdlEg9I4mo]

Ispirazione [Phonkmeister e tristanozero]