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Eluana

| 14 novembre 2008 | 5 commenti » | contestualmente

Post: Eluana

Eluana Englaro sarà lasciata libera di concludere la sua non-vita con la morte.

Qualsiasi cosa si possa sostenere in merito, oggi hanno perso tutti.

Il padre di Eluana ha perso una figlia, e l’arroganza di chi sostiene che in realtà questo era già accaduto sedici anni fa, denota solamente una crudeltà priva di qualsiasi significato: essere padre di un cadavere cerebrale, che sai essere carne della tua carne, è una esperienza che non può non segnare la tua vita, e nel peggiore dei modi; e lo farà per sedici lunghi anni, anni di battaglie e scontri, contro l’opinione pubblica, contro le idee di uomini che padri non sono (o al limite è meglio che non si sappia) e che pretendono di essere depositari della risposta giusta a qualsiasi interrogativo, contro la legge (o la sua presunzione), e anche contro se stesso – suppongo – perché voler sopprimere un figlio non è una questione su cui ci si mette l’anima in pace tra un pacco ed una estrazione del lotto. E nemmeno snocciolando un rosario.

La Chiesa ha perso la sua battaglia, sostanzialmente incentrata nel tentativo di dimostrare che la vita dell’uomo può essere schematizzata nella raccolta di dieci massime di saggezza chiamate Comandamenti: “interrompere l’alimentazione significa uccidere, palese violazione del quinto comandamento“. Violazione perpetrata nella storia anche da chi, di quel comandamento, si è fatto portavoce, e – quotidianamente – da persone che lo fanno di professione, il violatore di quinto comandamento. Peraltro, contestualmente si è persa anche l’ennesima eccezionale occasione per provare a tacere. Ad ogni modo, vivo nella speranza che taluni personaggi possano personalmente constatare la qualità della vita raggiunta a seguito dell’installazione di un sondino nasogastrico per alimentazione, rendendomi eventualmente disponibile ad idratarli.

Eluana ha perso, ha perso la sua battaglia contro la vita; e lei si che lo aveva fatto sedici anni fa, quando la corteccia cerebrale l’ha abbandonata, devastando l’unica cosa che ci distingue da una formica, o da una scatola di cioccolatini: il cervello. Nessuno saprà mai cosa (e con quali strazi) quel corpo immobile ha provato per tutto questo tempo: per quanto ne sappiamo, potrebbe aver sofferto i più atroci dolori e non essere riuscita a manifestare nessuna volontà, in quanto priva degli stimoli fisici per farlo. Questo ci dimostra come il corpo umano sia costituito da meccanismi di una atrocità unica: ci mantiene in vita nonostante la morte si sia già impossessata della nostra essenza, oppure ci abbandona mentre siamo nella massima espressione della nostra ragione.

Il sistema giuridico ha perso, perché forse questa era davvero la migliore occasione per dimostrare la maturità di un impianto che non ha – evidentemente – sistemi e metri di giudizio idonei alla questione: è come se decidessi della vita o della morte del mio cane ormai ridotto al lumicino, chiedendo l’autorizzazione all’impiegato dell’ufficio postale, e – una volta ottenuto il suo rifiuto – mi rivolgessi al Direttore per i ricorsi del caso. Grottesco. Di più: la decisione crea ovviamente un importante precedente, dal momento che nel caso specifico non è possibile nemmeno parlare di eutanasia, mancando il presupposto primo (l’espressione di volontà del paziente), e perciò potendo riassumere il tutto in “dichiarazione del diritto di morte“. Cosa che peraltro – a mio avviso – rinvigorisce la legislatura di uno Stato maturo e moderno: ma siamo sempre in Italia, e la fenditura aperta dalle decisioni sull’affaire Englaro tra il mondo civilizzato (o civilizzante) e la Chiesa, non passerà inosservata.

In tutto questo, potremo fare una dignitosa figura se ora riconoscessimo a quest’uomo ed a sua figlia, alla loro famiglia ed al loro dolore, il sacrosanto diritto di chiudere la questione senza insistere con l’accanimento mediatico che – sicuramente – la nostra pochezza di valori, invece, non gli risparmierà. Perché una morte in diretta, dopo una non-vita al buio, di certo le telecamere non se la faranno sfuggire. Vergogna.

Scioperi e nanerottoli: un difficile scenario del ‘900.

| 16 ottobre 2008 | 15 commenti » | politicamente

Post: Scuola

Nella scuola materna dove accompagno mio figlio tutti i santi giorni, l’altra mattina m’hanno dato un foglietto. Educatamente, devo dire, anche con una certa ricercatezza di particolari, tipo il sorriso di cortesia e la penna a corredo, che sono chiaro presagio o di una raccolta firme per l’ultima comunità di recupero per tossicodipendenti, o di una sonora inculata. Nel mio caso si trattava della seconda ipotesi.

Leggo con un certo interesse il contenuto della comunicazione, e lo avrei fatto senz’altro meglio se la cordiale bidella non mi avesse anticipato, gridandomi nell’orecchio, ogni singola sillaba dello scritto: so leggere, grazie, ma niente.

Così, per intercessione della perdita di capacità uditiva dal padiglione auricolare destro, vengo a conoscenza del fatto che una simpatica quanto inopportuna agitazione sindacale, indetta per venerdì, metterà in discussione “il regolare svolgimento delle lezioni“. Ora, mio figlio ha tre anni e mezzo, e quando alla sera torno a casa e lo interrogo circa le “lezioni” del mattino, non è che sta li a snocciolarmi quant’è stata piacevole l’ora di Filosofia o quant’è bella l’insegnante di Chimica (anche se temo – nemmeno tanto – che questo un giorno accadrà davvero), perciò chiamarle “lezioni” mi sembra quantomeno pretestuoso. Capisco, d’altronde, che non potevano scrivere “venerdì lasceremo i vostri pargoli in balia degli eventi“, sebbene questo è ciò che probabilmente accade tutti i giorni.

Non è vero, voglio spezzare una lancia in favore degli insegnanti di oggi: non esistono più quelli di una volta, è vero, del resto son tutti morti di vecchiaia, ma devo dire che svolgono con solerzia e applicazione il loro duro mestiere. Anche dalla tomba, certo. Del resto non è semplice combattere con 50 nani da giardino addestrati a produrre il massimo volume di frastuono possibile, però qualche volta potrebbero anche rinunciare a farsi le unghie durante l’ora di disegno, insomma.

C’è però un fatto indiscutibile: e cioè che se faccio sciopero io, vile metalmeccanico di una modesta azienda del panorama umbro, la cosa interessa al capo ed al mio conto in banca che – dal giorno successivo – dovrà fare a meno del mio stipendio; avete idea, invece, del numero di genitori incazzati generati da questa iniziativa? Perché molti, se non tutti, mentre gli insegnanti lavorano, beh, lavorano: e lo sciopero, a quanto mi risulta, non è annoverato tra le patologie che si trasmettono per via aerea, perciò quel giorno li un mucchio di genitori si ritroveranno con un problema di un metro per quindici chili da gestire in qualche modo.

Tipo sbolognarlo ai nonni, per chi ha la fortuna di averli ancora; tipo ai bisnonni, per chi ha la fortuna di averli ancora e possibilmente fuori da un ospizio; tipo alla baby-sitter, che costa più della tua giornata lavorativa, invitandoti così a propendere per fruire di un giorno di ferie per stare con la baby-sitter; tipo a casa dell’amichetto, dalla quale tuo figlio uscirà con un fornito bagaglio culturale di volgarità acquisite grazie alla proverbiale oscenità di Nonno Fiorucci che – del resto come dargli torto – è rimasto contrariato dalla presenza di una scolaresca di micro-teppisti che disturbavano il suo riposino quotidiano.

Credo si debba fare qualcosa per questa Italia che converge nella latrina; ad esempio, smettere di buttare soldi nelle stronzate iniziative quantomeno discutibili ed investirli nella scuola, perché certe categorie non possono fermarsi per fatti loro. D’altronde, anche loro hanno diritto di incazzarsi, come le formiche nel loro piccolo, perciò è preferibile prevenire piuttosto che curare. Morale: non mi sembrava proprio il caso di andare a risparmiare sulla scuola.

Assimilerei alla scuola anche i trasporti pubblici, che restare a piedi il venerdì mattina è altrettanto fastidioso. Senza dimenticare i venditori al dettaglio di coadiuvanti erotici, altresì denominati sexy-shop, che a trovarsi sprovvisti di vaselina in certe occasioni è un vero guaio.

Rigorosamente italiani

| 23 giugno 2008 | 5 commenti » | sportivamente, velocemente

Europei 2008 UEFA

Non mi sembra affatto giusto screditare la Nazionale di calcio Italiana solo perchè siamo decorosamente usciti dopo centoventi minuti di spumeggiante gioco contro una staordinaria Spagna, che – tra l’altro – non ci ha mai minimamente impensieriti, ne durante il corso della partita, ne ovviamente dopo.

Facile, eh, dimenticare adesso le prodezze di coloro i quali hanno segnato tre gol in quattro partite: che poi, l’unico attaccante, non era nemmeno italiano!

Io, invece, ricorderò a lungo le prestazioni di Cannavaro e Materazzi: dello scorso Mondiale, però. Si, anche la compagna di Borriello, giusto.

 

Quattro, numeri, coincidenze

| 9 luglio 2006 | Un commento » | sportivamente

Quattro motivi e persone per cui (e di cui) sorridere stasera:

  1. Zinedine Zidane, campione del mondo, uomo di qualità indiscussa sotto il profilo tecnico ed umano, dopo quasi due ore di gioco rifila una testata in pieno petto a Marco Materazzi, che sull’onda del “…te spacco ‘na gamba…” di Cosmiana memoria cade a terra come foglia morta cade (fortunatamente ancora vivo, però); espulso, era la sua ultima partita internazionale; se un Dio esiste, comincio a crederci.
  2. Rino Gattuso, ai microfoni di Rai 1, qualche minuto dopo la fine della soffertissima partita Italia-Francia, confessa di aver passato la notte insonne, e di aver fatto visita per ben 28 volte ai servizi igienici dell’albergo, trovando come unico sollievo l’apposizione di un cubetto di ghiaccio in zona periferica anale, acciochè l’infiammazione provocata dalle numerose scariche intestinali potesse trovare finalmente risoluzione; se un Dio c’è, Gattuso gli è sfuggito di mano!
  3. Fabio Grosso, sarà il suo Mondiale, sarà la fortuna dell’esordiente, sarà la voglia matta di fare bene, ma ogni partita risolta da un guizzo lo vede protagonista, volontario o involontario: il rigore procurato agli ottavi, il gol ai supplementari in semifinale, l’ultimo rigore della partita che ci ha decretato Campioni del Mondo; il calcio buono ancora esiste, calcia scomposto ma preciso di sinistro e si fa lunghe sgroppate sulla fascia sinistra; se un Dio c’è, questo dev’essere uno dei figlioli preferiti.
  4. Italia Campione del Mondo, per la quarta volta nella sua storia, dopo tanta sofferenza, dopo l’ennesimo commento di Mazzola che sbaglia ogni previsione, dopo l’ennesima volta di Perrotta in campo, dopo l’ennesima parata show di Buffon e dopo l’ennesima prova di cuore degli undici in campo e degli altri fuori; se un Dio c’è, a questo punto, mi spiego perchè Del Piero ha infilato quel rigore!