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Frantumi

| 28 febbraio 2008 | Un commento » | contestualmente

Post: Frantumi

Quello che resta, alla fine, è solitamente una immagine disarticolata di elementi tutti fuori posto.

Ci sono pezzi di vetro, lamiere contorte, specchietti, pneumatici forati, peluches, occhiali, pezzi di fanale, guanti, sangue, borse, spazzole tergicristallo, cellulari, scarpe.

Scarpe. Sempre, sul luogo di un incidente stradale mortale, ci sono scarpe sul ciglio della strada, quasi intatte, ancora allacciate e poco poco scomposte, che fatichi a credere che si possano essere sfilate così, senza muoversi di un millimetro, ed aver rotolato per qualche metro e trovarsi li senza una ragionevole motivazione.

Qualche metro più in la, tra frantumi di vetri e lamiere, steso un po’ sull’erba umida e un po’ sull’asfalto ancora caldo e sporco, il corpo esanime e scomposto di chi fino a qualche momento prima indossava quella scarpa. E stavolta ti accorgi che, per arrivare li, deve averne fatta di strada, quel corpo.

L’asfalto racconta di motori lanciati, l’uno contro l’altro; di un’impatto improvviso, forse frontale, di sicuro a forte velocità; dello stridìo di pneumatico inchiodato a terra che striscia per qualche decina di metri; poi un altro schianto, e un altro ancora. Intanto, il primo urto non si è fermato li. E i veicoli ridotti ad ammasso di lamiere confuse, con il loro carico di morte e assurdià, ormai fuori dal controllo dei conducenti – probabilmente privi di conoscenza – si sparpagliano sulla strada. Urla strozzate, rotte dall’orrore. Il silenzio del terrore è spezzato solo dai continui urti e dal distinto rumore di vetri che scoppiano e lamiere che si contorcono. L’ultimo arrivato ce la fa per un pelo ad infilarsi in un fosso, non era il suo giorno. Un angolo di strada si trasforma in teatro di guerra, e sotto i colpi dell’artiglieria, cadono uno, due, tre, quattro, cinque vittime.

Quell’odore nauseabondo di gomma fusa, di olio motore misto a liquido di raffreddamento, sull’erba ancora fresca. Ossa che vanno in frantumi, schiacciate.

Il silenzio arriva, prima o dopo. Resta il lamento di sottofondo di chi forse ancora non è morto, ma lo sarà a breve. E con il silenzio arrivano i soccorsi, con le loro coperte in plastica blu, a coprire i cadaveri senza colpa, stesi esanimi su quel selciato.

Ci capiamo, io e te, perchè sappiamo bene che anche questa volta cinque persone hanno perso la vita, ma non sarà colpa di nessuno. E domani, forse, staremo qui a raccontare di altro asfalto, di altre scarpe sul ciglio della strada, di altri frantumi.