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	<title>contrariaménte &#187; morte</title>
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	<description>avverbio, in modo contrario, diversamente. come dico io.</description>
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		<title>Il pensiero della morte</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 11:33:36 +0000</pubDate>
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È la dura legge del contrappasso: quando va tutto bene, ti viene da pensare che qualcosa potrebbe andare male. La grande stronzata del pessimismo e dell&#8217;ottimismo: non esistono pessimisti o ottimisti, esistono solo persone che recentemente non gliene va bene una e un&#8217;altra nutrita schiera di gente con un buco di culo tanto. Ai primi [...]]]></description>
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<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2009/03/post-morte.jpg" alt="Post: Morte" title="Post: Morte" width="510" height="180" class="size-full wp-image-609" />
</div>
<p>
È la dura <strong>legge del contrappasso</strong>: quando va tutto bene, ti viene da pensare che qualcosa potrebbe andare male. La grande stronzata del <em>pessimismo</em> e dell&#8217;<em>ottimismo</em>: non esistono pessimisti o ottimisti, esistono solo persone che recentemente non gliene va bene una e un&#8217;altra nutrita schiera di gente con un buco di culo tanto. Ai primi vien da pensare, con una certa regolarità, che prima o poi la fetta di pane non cadrà dal lato imburrato (i veri ottimisti sperano addirittura che la fetta di pane smetta di cadere&#8230; ah, tapini), ai secondi passa ogni tanto per la testa che l&#8217;aereo su cui hanno deposto le terga potrebbe anche precipitare (i veri pessimisti immaginano anche di salvarsi e continuare la loro grama vita in qualità di tronchi umani&#8230; ah, tapini). E nonostante ciò possa assumere gli imbarazzanti contorni del paradosso, passare dall&#8217;una all&#8217;altra sponda è questione di istanti. Come a ritrovarsi sodomizzati in carcere nell&#8217;ora della doccia, per dire.
</p>
<p>
In tutto questo c&#8217;è <strong>il pensiero della morte</strong>, che attraversa senza timore le esistenze degli uni e degli altri, di femmine e maschi, di gay e lesbiche, di savi e pazzi, di Umberti Echi e di Oriane Fallaci, così, ogni tanto, alla mattina presto, mentre fai colazione, tra una fetta biscottata e un&#8217;occhiata alla <em>Gazzetta</em>. <strong>La morte</strong>, presuntuosa e sterile, purificatrice soluzione della nostra esistenza, puoi scommetterci che arriva. E se proprio vuoi andare in &#8220;<em>sure-bet</em>&#8220;, armati di corda, sapone e trespolo e fai la tua puntata, <em>dude</em>.
</p>
<p>
Della morte si dicono un sacco di cose, <strong>perlopiù stronzate</strong>, dette da gente viva che immagina, o peggio dette da gente che crede di essere stata morta e invece ha visto solo la prima delle seicentosessantasei porte che conducono all&#8217;inferno, o a qualsiasi cosa ci sia dopo. Anche <strong>il nulla</strong>. Poi ci sono i cattolici e la questione dell&#8217;anima e le robe della vita eterna, i 21 grammi e la risurrezione. Tutte cose che &#8211; mi capirete &#8211; non esistono in natura, ma a quanto pare tirano ancora più di <em>Amici di Maria</em> e dei <em>reality</em>, e questo in <em>Mediaset</em> non riescono a mandarlo giù.
</p>
<p>
Il fatto è che <strong>quando sei morto, sei morto</strong>. Se quando sei morto, ma davvero morto, ti attaccano al 220 volts nella flebile speranza di rianimarti, tutto quello che i tuoi aguzzini possono ottenere è un cadavere con le estremità cauterizzate e un immondo olezzo di carne morta bruciata, che alcuni popoli arabi considerano piacevole appendice olfattiva ad un notevole <em>kebab</em>, ma solo alcuni popoli arabi. Se <strong>torni indietro</strong>, se ti risvegli, se torni vivo, allora non eri morto, morto vero. Al limite, potrai constatare tu stesso, te la sei fatta in mano come pochi: ma più di un paio di mutande sgommate non potrai presentare, come trofeo.
</p>
<p>
Della morte si dice che <strong>si può accettare</strong>, come se quando ti crepa un amico ci fosse un gesù cristo (o una divinità affine e/o consanguineo più o meno anziano) che si presenta qualche minuto prima e ti propone un foglio con le condizioni sulla privacy. Io quelli che accettano la morte non li ho mai capiti, e in generale non capisco cosa ci sia da accettare nella morte (di un altro, che di se stessi mi pare un po&#8217; esagerato)&#8230; che sperino forse che non accettando la dipartita il cristiano sia in grado di rialzarsi? Nemmeno il <em>Viagra</em> fa di questi miracoli&#8230;
</p>
<p>
Però, <strong>un pensierino, alla morte</strong>, prima o poi ce lo facciamo tutti. Alzi la mano chi in vita sua non ha mai detto almeno in una occasione: &#8220;<em>vorrei morire nel sonno</em>&#8221; o ancora &#8220;<em>morire mangiando/ridendo/facendo all&#8217;amore/senza accorgermene</em>&#8221; o meglio &#8220;<em>vorrei non morire mai</em>&#8220;. Bella forza. Io adoro chi dice &#8220;<em>speriamo che muoia soffrendo, di stenti, con i gangli polmonari in cancrena, sudando sangue, dissanguandomi lentamente, attaccato da una murena, attaccato ad un cavo dell&#8217;alta tensione scoperto, attaccato (in quanto &#8220;unito&#8221;) ma anche smembrato, divorato, dilaniato dai cani, lapidato, in modo violento e doloroso</em>&#8220;. E&#8217; gente con le palle, questa. Inconsapevole ma con le palle.
</p>
<blockquote><p>
<strong>Cristo</strong>: Ora stravolgerò tutti i pensieri che hanno accompagnato la tua squallida esistenza riguardo alla morte e alle sue implicazioni.<br />
<strong>Clock</strong>: Si, ma fai piano.<br />
<strong>Cristo</strong>: Dimmi, che ne pensavi della morte?<br />
<strong>Clock</strong>: Che uno era morto, morto vero, se non risorgeva dopo tre giorni.
</p></blockquote>
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		<title>L&#8217;universo binario</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jan 2009 21:03:33 +0000</pubDate>
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<img src="http://www.contrariamente.info/wp-content/uploads/2009/01/post-binario.jpg" alt="Post: Binario" title="Post: Binario" width="510" height="180" class="size-full wp-image-564" />
</div>
<p style="clear: both; display: block; margin: 10px 0 0 0;">
Dev&#8217;esserci senz&#8217;altro un motivo se dio, o chi per lui, ha deciso di creare la razza umana distinguendo solo due sessi: <strong>maschi</strong> e <strong>femmine</strong>. Sarebbe stato tutto decisamente diverso se avesse aggiunto anche un terzo elemento, chesso&#8217;, uomini, donne e <em>scalini</em>. Ma anche donne, <em>semafori</em> e <em>Basilicate</em>. Oppure <em>tassisti</em>, <em>ferraglie</em>, <em>statisti</em> e <em>viti</em>. Chiaramente, aumentando il numero di generi, aumentava la complessità, e qui sarebbe stato interessante vedere come avremmo organizzato le nostre relazioni interpersonali: tra l&#8217;altro, in che categoria avremo potuto classificare <em>Bruno Vespa</em>? E <em>Charlize Theron</em>? Onestamente, come <em>scalino</em>, non la so proprio vedere.
</p>
<p>
La verità è che anche la natura, per gli sforzi che possa aver fatto il creatore nel dare un certo movimento a quella squallida e maschia <strong>monotonia</strong> costituita dal solo <em>Adamo</em>, a suon di asportazioni di costole e rivisitazioni genitali, si è dovuta ben presto piegare alla logica binaria che pervade ogni aspetto dell&#8217;universo. Treni compresi, ovviamente.
</p>
<p>
Esempi? <strong>Una donna te la da o non te la da</strong>, non ci sono mezze misure: mai conosciuta una femmina che abbia concesso le sue grazie per il 42%. Anche a voler togliere l&#8217;IVA, certo. E lo stesso vale per l&#8217;<em>uomo</em>, ci mancherebbe: solo che si nota meno, e l&#8217;eventuale negazione è un fenomeno raramente osservabile.
</p>
<p>
I <strong>computer</strong>, beh, loro vivono di logica binaria da quando <em>Boole</em> ebbe la brillante idea di farci sopra un&#8217;<strong>algebra</strong>. So di pochissime persone in grado di fare algebre, e sono tutte morte. Conosco gente che sa fare ottimi risotti, aggiustare grondaie grondanti, dirimere questioni giuridiche, sabotare impianti di condizionamento, ma algebre, santoddio&#8230; <em>Boole</em>, quel giorno, poteva farsi le sue <strong>due</strong> solite uova al tegamino, ricamare orli su raffinate <strong>coppie</strong> di lenzuola di lino, sperimentare la validità dei postulati di <em>Newton</em> relativamente alla forza di attrazione gravitazionale sostituendo alla mela la sua dignitosa persona ed <strong>un paio</strong> di ginocchiere, ma invece no: decise di fare un&#8217;<em>algebra</em>. Scopare no, eh.
</p>
<p>
Il <strong>giorno è seguito dalla notte</strong>, e se è pur vero che possiamo suddividerlo in 24 sezioni chiamate ore, a loro volta riducibili a 60 porzioni denominate minuti e via discorrendo, beh, da che mondo è mondo non c&#8217;è mai stato un giorno seguito da un giorno. Si ricordano invece notti lunghe più del dovuto, ma quelli erano gli effetti degli stupefacenti, amici miei. E comunque <strong>mai due notti insieme</strong>&#8230; poi ci si affeziona e va la che son guai.
</p>
<p>
<strong>I piedi</strong>: ne abbiamo due perché son sufficienti a reggerci in equilibrio, e &#8211; per chi non ce la fa &#8211; vale sempre la questione degli stupefacenti. <strong>Le mani</strong>, idem. Le dita no, le dita ne abbiamo <strong>10</strong> per coppia di appendici. Ecco, appunto, <strong>uno zero</strong>. Tiè.
</p>
<p>
E poi: le <strong>serrature</strong> sono aperte o chiuse, c&#8217;è il <strong>buono</strong> e il <strong>cattivo</strong>, c&#8217;è il <strong>tutto</strong> e c&#8217;è il <strong>niente</strong>. Dualità che <em>Mietta</em> e <em>Minghi</em> avevano fatto loro, preceduti da <em>Al Bano</em> e <em>Romina</em> e seguiti poi dai <em>Jalisse</em>: ah, i <em>Jalisse</em>. Niente, non mi ricordano niente. Pochissimo.
</p>
<p>
Perciò, insomma, era <strong>naturale</strong> che per evitare tanti problemi anche il genere umano si sarebbe ridotto ad una squallida dicotomia, tarpando di fatto le ali ai più creativi. E comunque, accoppiarsi con una <strong>centrifuga</strong>, effettivamente, sarebbe risultato improponibile per chiunque.</p>
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		<title>Eluana</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Nov 2008 22:38:28 +0000</pubDate>
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Eluana Englaro sarà lasciata libera di concludere la sua non-vita con la morte.


Qualsiasi cosa si possa sostenere in merito, oggi hanno perso tutti.


Il padre di Eluana ha perso una figlia, e l&#8217;arroganza di chi sostiene che in realtà questo era già accaduto sedici anni fa, denota solamente una crudeltà priva di qualsiasi significato: essere padre [...]]]></description>
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</div>
<p>
<em>Eluana Englaro</em> sarà lasciata libera di <strong>concludere</strong> la sua non-vita con la morte.
</p>
<p>
Qualsiasi cosa si possa sostenere in merito, oggi <strong>hanno perso tutti</strong>.
</p>
<p>
Il <em>padre di Eluana</em> ha <strong>perso una figlia</strong>, e l&#8217;arroganza di chi sostiene che in realtà questo era già accaduto sedici anni fa, denota solamente una crudeltà priva di qualsiasi significato: essere padre di un cadavere cerebrale, che sai essere carne della tua carne, è una esperienza che non può non segnare la tua vita, e nel peggiore dei modi; e lo farà per sedici lunghi anni, anni di battaglie e scontri, contro l&#8217;opinione pubblica, contro le idee di uomini che padri non sono (o al limite è meglio che non si sappia) e che pretendono di essere depositari della risposta giusta a qualsiasi interrogativo, contro la legge (o la sua presunzione), e anche contro se stesso &#8211; suppongo &#8211; perché voler sopprimere un figlio non è una questione su cui ci si mette l&#8217;anima in pace tra un pacco ed una estrazione del lotto. E nemmeno snocciolando un rosario.
</p>
<p>
La <strong>Chiesa ha perso la sua battaglia</strong>, sostanzialmente incentrata nel tentativo di dimostrare che la vita dell&#8217;uomo può essere schematizzata nella raccolta di <em>dieci massime di saggezza</em> chiamate <em>Comandamenti</em>: &#8220;<em>interrompere l&#8217;alimentazione significa uccidere, palese violazione del quinto comandamento</em>&#8220;. Violazione perpetrata nella storia anche da chi, di quel comandamento, si è fatto portavoce, e &#8211; quotidianamente &#8211; da persone che lo fanno di professione, il <em>violatore di quinto comandamento</em>. Peraltro, contestualmente si è persa anche l&#8217;ennesima eccezionale occasione per provare a tacere. Ad ogni modo, vivo nella speranza che taluni personaggi possano personalmente constatare la qualità della vita raggiunta a seguito dell&#8217;installazione di un sondino nasogastrico per alimentazione, rendendomi eventualmente disponibile ad idratarli.
</p>
<p>
<strong>Eluana ha perso</strong>, ha perso la sua battaglia contro la vita; e lei si che lo aveva fatto sedici anni fa, quando la corteccia cerebrale l&#8217;ha abbandonata, devastando l&#8217;unica cosa che ci distingue da una formica, o da una scatola di cioccolatini: <strong>il cervello</strong>. Nessuno saprà mai cosa (e con quali strazi) quel corpo immobile ha provato per tutto questo tempo: per quanto ne sappiamo, potrebbe aver sofferto i più atroci dolori e non essere riuscita a manifestare nessuna volontà, in quanto priva degli stimoli fisici per farlo. Questo ci dimostra come il corpo umano sia costituito da meccanismi di una atrocità unica: <em>ci mantiene in vita</em> nonostante la morte si sia già impossessata della nostra essenza, oppure <em>ci abbandona</em> mentre siamo nella massima espressione della nostra ragione.
</p>
<p>
<strong>Il sistema giuridico ha perso</strong>, perché forse questa era davvero la migliore occasione per dimostrare la maturità di un impianto che non ha &#8211; evidentemente &#8211; sistemi e metri di giudizio idonei alla questione: è come se decidessi della vita o della morte del mio cane ormai ridotto al lumicino, chiedendo l&#8217;autorizzazione all&#8217;<em>impiegato dell&#8217;ufficio postale</em>, e &#8211; una volta ottenuto il suo rifiuto &#8211; mi rivolgessi al <em>Direttore</em> per i ricorsi del caso. Grottesco. Di più: la decisione crea ovviamente un importante <strong>precedente</strong>, dal momento che nel caso specifico non è possibile nemmeno parlare di <em>eutanasia</em>, mancando il presupposto primo (l&#8217;espressione di volontà del paziente), e perciò potendo riassumere il tutto in &#8220;<em>dichiarazione del diritto di morte</em>&#8220;. Cosa che peraltro &#8211; a mio avviso &#8211; rinvigorisce la legislatura di uno Stato maturo e moderno: ma siamo sempre in Italia, e la fenditura aperta dalle decisioni sull&#8217;<em>affaire Englaro</em> tra il <em>mondo civilizzato</em> (o civilizzante) e la <em>Chiesa</em>, non passerà inosservata.
</p>
<p>
In tutto questo, potremo fare una dignitosa figura se ora riconoscessimo a quest&#8217;uomo ed a sua figlia, alla loro famiglia ed al loro dolore, il <strong>sacrosanto diritto</strong> di chiudere la questione senza insistere con l&#8217;<em>accanimento mediatico</em> che &#8211; sicuramente &#8211; la nostra pochezza di valori, invece, non gli risparmierà. Perché una morte in diretta, dopo una non-vita al buio, di certo le telecamere non se la faranno sfuggire. <strong>Vergogna</strong>.</p>
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		<title>Non esiste più il futuro di una volta</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Oct 2008 14:08:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clockwise</dc:creator>
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Tengo a precisare che questo aforisma non è farina del mio sacco. Davvero, se c&#8217;è una cosa che odio è la gente che si prende meriti non suoi. E poi ha la maledetta abitudine di non rimetterli nemmeno a posto. E perciò, è giusto rendere merito al legittimo proprietario di questa frase, che potrebbe a [...]]]></description>
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Tengo a precisare che questo aforisma <strong>non è farina del mio sacco</strong>. Davvero, se c&#8217;è una cosa che odio è la gente che si prende meriti non suoi. E poi ha la maledetta abitudine di non rimetterli nemmeno a posto. E perciò, è giusto rendere merito al legittimo proprietario di questa frase, che potrebbe a sua volta averla sottratta con l&#8217;inganno ad un terzo, ma la cosa &#8211; capirete bene &#8211; è del tutto priva di importanza.
</p>
<p>
Comunque, se ci si pensa bene, <strong>è drammaticamente vero</strong>. Insomma, una volta mio padre considerava futuribili cose che la mia generazione da per scontate: c&#8217;è tutto, c&#8217;è il benessere, c&#8217;è la possibilità di fare più o meno quel che si vuole, al punto che uno la vita è costretto &#8211; in molti casi &#8211; a complicarsela da solo, per dargli quel minimo di <strong>frizzantezza</strong>. Oddio, c&#8217;è anche chi usa secchi interi di <em>Idrolitina</em>, ma se proprio non hai di meglio da fare, nella vita, capisco che devi trovare un diamine di passatempo!
</p>
<p>
Insomma, oggi mi ritrovo con un attrezzo che ogni <strong>venti minuti</strong> mi da una strizzata al braccio sinistro per verificare pressione e pulsazioni, un po&#8217; come il computer di bordo delle autovetture moderne, con la differenza che se si buca questa, la gomma, sono cazzi. Ma grossi, pure. E così mi rendo conto che, in effetti, venti anni fa un <a href="http://www.torrinomedica.it/studio/MonitoraggioPA.htm" target="_blank">attrezzo del genere</a> non c&#8217;era, e finiva che ti ritrovavi al campo santo perché ti era scoppiata una arteria, così, da un giorno all&#8217;altro, senza una miriade di preoccupazioni sul dove e sul quando, l&#8217;accidente a cui eri predestinato fin dalla nascita, ti aveva colto.
</p>
<p>
Oggi, invece, c&#8217;è questo <strong>miraggio</strong> della prevenzione, che se conduci una vita sana e regolare riesci a rubare qualche mese al tuo tempo, che se non trascuri le buone abitudini (fare colazione, pisciare a intervalli regolari, non toccarti, usare spazzolino e dentifricio due volte al giorno, e ogni tanto dire una preghierina <em>esattamente-a-chi-vuoi-tu</em>) e fai i doverosi controlli, finisce che muori lo stesso, ma sapendolo un po&#8217; prima: <strong>così ti puoi organizzare</strong>.</p>
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