Ora (che vada tutto bene) et labora
| 4 marzo 2008 | 7 commenti » | contestualmente
Torino. Marghera. Genova. Molfetta. Italia: *.*
Non ci sono posti sicuri, città sicure, lavori sicuri. Morire di lavoro è più da terzo mondo della tubercolosi, è anacronistico, è surreale, è paradossale, è assurdo. Ma drammaticamente d’attualità.
Con il solito teatrino mediatico, anche stasera collegamento al tiggì, esterna, ricostruzione sommaria, intervista al Capitano dei Carabinieri, un drappello di gente molto incazzata a far da sfondo… e le lacrime di un povero disgraziato che dentro alla cisterna c’ha lasciato un figlio, un padre, un marito, un amico.
Si è trattato di una disgrazia…
Solo nello scorso anno, 1049 persone sono morte nello svolgimento del loro lavoro. Milleequarantanove, significa che ogni giorno 3 lavoratori se ne sono andati al Creatore, o dove vi piace pensare che siano andati. Significa che 3 famiglie hanno pianto un caro, che sono casini quando muore uno che portava a casa mille euro, che pochi che erano ci comperavi il pane, ci vestivi il figlio, e la pizzetta per la merenda a scuola.
C’è gente di vent’anni e meno, su questa lista, ragazzi che, per timore di perdere il tanto sospirato posto di lavoro, non si sognavano minimamente di lamentarsi, perchè messi a fare un lavoro pericoloso senza adeguata preparazione, senza tutele di alcun tipo. Carne. Da macello.
Ci sono donne e uomini. Storie di vite spezzate da un tornio, da un trattore, dall’olio bollente e dallo zolfo, dagli estintori vuoti, dalla necessità di fare cassa dei padroni, dalla politica dell’outsourcing, dai capitali che girano sempre nelle stesse tasche, dall’arroganza, dal disinteresse per la vita altrui, dalla mancanza di controlli e dalla troppa presenza di burocrazia, dal lavoro nero, dallo sfruttamento, dall’assenza di regole che impediscano il ripetersi di queste stragi.
Perciò, se hai un tuo Dio, pregalo che vada tutto bene, perchè solo su di lui puoi contare. E non è tanto.





