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Se telefonando

| 9 settembre 2008 | 15 commenti » | contestualmente

Post: Telefonando

Son stato circa due ore al telefono, qualche minuto fa. Ho la testa che mi ronza in modo quasi insopportabile, al punto che comincio a credere che le leggende metropolitane che ci vogliono far credere che le emissioni elettromagnetiche di quelli che comunemente chiamiamo cellulari, ma che probabilmente andrebbero chiamati forni a microonde miniaturizzati, abbiano un qualche fondamento scientifico di rilievo.

Al termine della conversazione l’apparecchio era surriscaldato in modo incredibile. Peraltro, trovandomi quasi in piazza, sotto ad un portico di notevoli dimensioni, ho rischiato in più occasioni di essere bersaglio delle numerose cacche di piccione che – impietose – scendevano a pioggia intorno a me. Questa dovizia di particolari è evidentemente fuorviante, ma mi piace essere prolisso. Oltre che sfoggiare qualche termine inusuale, insomma.

Comunque, la questione è un’altra. Che non c’entra nulla con il cellulare e le sue radiazioni, con il CERN e i buchi neri (tanto è un argomento drammaticamente inflazionato, in queste ore), con i piccioni e le loro profumatissime e granulose cacche, con i termini inusuali e l’essere fastidiosamente prolisso: no, infatti volevo ragionare un attimo sull’inutilità di parlare al telefono.

Oh beh, è chiaro che è stata ed è una invenzione meravigliosa. Essere Meucci è sempre stato il mio sogno, se non altro perchè sarei già defunto da anni e starei bello bello a guardarmi le diatribe di terzi che mi contendono con Bell una così importante scoperta: vi assicuro che non me ne fregherebbe un bel nulla, gli intentai già causa al tempo, e dovetti pagare un diamine di avvocato che non riuscì a tirare fuori un ragno dal buco…

Però, insomma, parlare al telefono o guardarsi negli occhi per fare quattro chiacchiere, o beh, caspita se è diverso. Insomma, non puoi sapere se all’altro capo del telefono c’è uno che mentre parla con te del prossimo contratto da stipulare con la ditta XYZ stia esattamente concentrato sul pezzo di carta o, chessò, si stia amabilmente rollando una canna. No, non puoi dirlo, il tipico sentore del pakistano (che, ci tengo a precisarlo, non conosco personalmente) non ti arriva per tramite del segnale GSM, manco a pagarlo come servizio aggiuntivo dell’operatore. E non puoi nemmeno sapere se stai parlando con uno perfettamente sveglio o se egli si sta mantenendo attento con l’ausilio di puntine da disegno opportunamente collocate sotto all’alluce sinistro (notoriamente più responsivo di quello destro). Ma, ti dirò, cosa ancora più grave, non puoi percepire dal caratteristico movimento delle palpebre se ti sta raccontando una sonora stronzata o se è la persona più seria al mondo. Davvero. Il che vale per entrambi, ovviamente, ma è fuor di dubbio che i micromovimenti delle palpebre ti raccontano più di quanto non sia in grado di fare la macchina della verità. Testato.

Ah, quando invece puoi guardare uno negli occhi, allora è tutta un’altra musica. Che devi essere un vero professionista per nascondere quel micromovimento, o per non farti sgamare la puntina da disegno e – diciamocelo chiaro – devi essere un vero prestigiatore a non farti beccare la canna. Aldilà dell’odore, intendo. Eh già, infatti co’sta faccenda dei telefonini ovunque, in ogni parte del pianeta, e anche questo fatto che in teoria tu puoi comunicare con il famoso “Aboriggeno” che sta dall’altra parte del globo (posto che troviate argomenti di conversazione consoni, piacevoli ed interessanti per entrambi), si è perso un mondo di contatto umano. Conosco gente che si telefona da stanza a stanza, pur di non guardarsi negli occhi, e – se questo può essere giustificabile per persone con gravi difetti diottrici – evidentemente non è ragionevole per umani dotati di un numero di decimi per occhio non inferiore a otto, astigmatismo compreso.

Che poi l’astigmatico c’ha ’sto problema delle righe verticali, vero? Non ho mai capito molto la differenza tra miope, presbite e astigmatico, però mi rendo conto che soffrire di tutte e tre le patologie – contemporaneamente – potrebbe essere un gran casino… altro che micromovimenti delle palpebre!

Ciò che vedo

| 31 luglio 2008 | 12 commenti » | personalmente

Post: Ciò che vedo

Oggi è un giorno particolare. E’ l’ultimo giorno del mese di Luglio. Di un anno difficile, che è iniziato sotto una cattiva stella e che sta continuando su un binario molto difficile. Ma è un giorno.

Che di giorni particolari, riflettevo, nella mia vita ne ho vissuti parecchi. Ho vissuto la morte di un genitore, la laurea, un compleanno, un San Valentino, un matrimonio, un capodanno, un incidente automobilistico, la nascita di un figlio, un giorno di vacanza, un successo sul lavoro, un colpo in testa sul bagagliaio dell’auto di mio zio, uno specchio rotto, un soccorso ad un perfetto sconosciuto colto da un colpo di sonno in mezzo alla strada che ha distrutto la propria vettura, una ginocchiata sullo spigolo della scrivania, la prima volta che ho detto “Ti amo”, l’ultima volta che sono entrato nel mio Istituto Superiore, una domenica a scampagnare in una collina tra monaci e monasteri, l’ultimo saluto a mio nonno…

Cosa sono tutte queste cose? Nulla. E tutto. E quante ne ho dimenticate, nella citazione? E’ possibile che di 12172 giorni di vita mi ricordi solo di questi pochi giorni particolari? No, infatti non è così: ora mi torna alla mente anche dell’altro. Ma sarebbe troppo lunga, questa lista: all’incirca 12000 e rotti eventi accaduti nella mia vita, uno per ogni giorno, alcuni belli e meravigliosi, alcuni brutti e terribili, altri del tutto normali ma – visti in ottica futura – assolutamente eccezionali.

Anche oggi, accade qualcosa. Ed è un qualcosa di impalpabile, oserei dire trascendentale, al punto da non poter essere descritto. O descritto più o meno come: mi accorgo finalmente di ciò che vedo. E non è una dissertazione filosofica, non ho ne titolo ne competenze per arrampicarmi in questo esercizio, è uno stato d’animo diffuso, è una consapevolezza che prende piede dentro di me. Cosa l’abbia scatenata non lo so, o forse si, ma so per certo che oggi ho cominciato a prendere realmente consapevolezza di ciò che vedo, di ciò che che vivo, e non di ciò che mi aspetto, o che mi piace e voglio vedere. E perciò vedo tutto, vedo il bene e il male, vedo l’indifferenza, vedo il giusto e lo sbagliato, vedo il piacevole ed il disgustoso, così come sono e come mi si presentano: quel filtro ideologico che prima mi impediva di considerare molto di quel che vedevo, o peggio ancora lo distorceva a mio piacimento, si va lentamente sgretolando.

Che questa scoperta faccia di me una persona migliore, è tutto da stabilire. E tutto sommato non vedo assolutamente la ragione di ridurre il tutto ad una considerazione di questo genere: il valore di una persona non è certamente rappresentabile su una scala di misurazione numerica, non si è buoni 64, cattivi 28 e così così 8: si è persone, con i pregi e i difetti, i vizi e le virtù, i valori e gli ideali, i pensieri e le opinioni. Ne assolutamente giuste ne assolutamente sbagliate.

In fondo, oggi per la prima volta, le parole “è vero tutto e il contrario di tutto” danno una ragione all’esistenza di questo spazio, perchè colui che vi scrive accetta finalmente questa proposizione così lucidamente impossibile eppure irragionevolmente vera. Anche nel suo contrario.

O almeno, questo è ciò che vedo.

Regionale 2484

| 16 maggio 2008 | 7 commenti » | contestualmente, personalmente

Avevo sentito parlare di connessioni via GSM su un treno, da un amico. Roba da farti accapponare la pelle. Tu a twittare li come un ragazzino col primo Nintendo, e la gente intorno a guardare mentre ti sbellichi per l’ultimo diretto di AutomaticBS. Si, davvero una figata. Per non parlare della presenza di un nuovo item nel feedreader, presto segnalata dal persecutorio numerino sulla tab di Netvibes, quello – per intenderci – che non fai a tempo a riportarlo a 0, che lui – testa di cazzo – sta già di nuovo a 69…

Dicevo: ne avevo sentito parlare, ma dovevo pensarci che era una leggenda. Qualcosa di mitologico, messo li a farti credere che in un mondo ideale potremmo essere tutti tecnodotati, mentre nel mondo reale siamo irrimediabilmente tecnolesi, indipendentemente. Che un GSM tra Roma e Orte perderà il segnale almeno centosettantatrè volte, e alla centosettantaquattresima non hai più santi da invocare (anche se tecnicamente ce ne sono 365, molti di questi sono obiettivamente intoccabili). Allora cominceresti dalle madonne: ma per quanto la tua fantasia possa essere fervida, più di una non riesci a scaricarne.

Troppe gallerie e gente dal fiato pesante, alle 18 e 43 di un venerdì sera da Regionale 2484, con la pressione interna alle carrozze che oscilla più del pendolo di un cucù, e come ti giri giri ci son solo facce da funerale. Essù, figliuoli, che la vita è bella. Anche dentro questo Regionale 2484, alla fine, è sempre possibile trovare elementi di giubilo.

Ok, giubilo è esagerato, ma almeno contentezza, serenità, allegria. Alla fine è un venerdì, quello di cui stiamo parlando. La metà di noi (voi) domani non lavorerà. Dell’altra meta, un buon 70% sarà addirittura al mare; dei restanti qualcuno si farà esplodere in segno di antagonismo; qualche altro si incazzerà perchè l’Inter ha perso uno scudetto (tsè, uno)… e poi c’è sempre un pirla che dovrà lavorare, che questo mondo qualcuno lo dovrà pur mandare avanti. Perchè non uno del Regionale 2484?

Insomma mi trovo a scrivere sul Notepad, che è già una grande conquista, per l’uomo del Regionale 2484. E ad annotare di quello con la chiazza di caffè sulla camicia (è un alone, ma solo caffè poteva essere, in origine); o di quello con il comics aperto sulla stessa pagina da venti minuti (“settimana cinquantadue“, possibile?, che roba è?, sono ignorante!); o dell’intellettuale tarocco con la camicia a quadri arancioni e la cravatta imbarazzante, anni 70 direi, ma offenderi la generazione di mio padre e non voglio, su tutto spicca la Moleskine acquistata a 4€ dal cinese all’angolo, intonsa; o della scritta “Carrozza Climatizzata” mezza mangiucchiata sul finestrino, che questo vagone del Regionale 2484, la climatizzazione, l’avrà vista il giorno dell’inaugurazione, nella migliore delle ipotesi.

Tanta gente, tante cose. Il rumore. E io che scrivo di uno che fa le foto con il cellulare, di sottecchi, alla biondina – sconosciuta ma gradita – dirimpettaia (che io vedo di spalle, e non posso valutare oggettivamente, ma le spalle non sono un granchè…), con un mezzo sorrisino stampato in faccia e l’iPod in cuffia: ascolterà Tiziano Ferro, se tutto va bene. Questo Regionale 2484: micromondo. Ma la connessione non c’è, la batteria del GSM sta morendo, le gallerie invece… un fottìo.

Accidenti: la biondina s’è alzata per scendere alla prossima.
Le spalle ingannano.

Se solo sapessi

| 22 aprile 2008 | 18 commenti » | personalmente, psicologicamente

Tanto lo so, ti conosco.

Ed è tutto qui il tuo errore, persino duplice.

Primo: non puoi conoscermi. Ho delle serie difficolta a conoscere io, me stesso, che dubito seriamente che qualcun’altro possa anche solo immaginare di aver azzeccato un decimo di tutte le possibili spiegazioni che posso darmi. E poi, da animale mutevole, in ogni caso potresti conoscermi per la durata di un istante, che è un po’ poco per sparar sentenze.

Secondo: non puoi saperlo. E, aggravante, non puoi saperlo pensando erroneamente di conoscermi. Perchè il giudizio sulla persona – ammesso che sia necessario e corretto – deve essere necessariamente basato sul fatto e non sull’intenzione. Altrimenti saremmo tutti potenziali psicopatici, o forse benzinai, ma pure onesti impiegati di banca. Nelle intenzioni.

Ma, mi chiedo, se nell’arte di predire il comportamento delle persone sei così capace, non potresti farne un lavoro? Ti basta poco, peraltro, a conoscere le persone e a capirne e prevederne i comportamenti, che tutto sommato un lavoro da talent-scout non te lo rifiuterebbe nessuno.

Se solo ti conoscesse, e – chiaramente – lo sapesse.