Post con tag ‘ragione’

Questioni di sensibilità

| 15 ottobre 2008 | 8 commenti » | personalmente

Ora, non è un gran momento, no? Intendo, aldilà della situazione di crisi economica mondiale, che è sotto gli occhi di tutti, poi ci sono anche quelle piccole e grandi noie che fanno parte della vita di tutti, no? Ok, non proprio tutti tutti, ma vogliamo dire la maggioranza? Ok, va bene, questi quattro sfigati.

E insomma, non è che uno sta li a spaccare le palle agli altri, quelli che invece i problemi o non li hanno o non intendono farsene una ragione. O peggio, sostengono che è meglio lasciar correre… e poi quando li risolvi, ’sti problemi? No, direi proprio di no, io almeno tendo ad affrontarli. Certo, sarebbe decisamente piacevole beneficiare di una dannata pacca sulla spalla, un sorriso, un “non ti ci faccio pensare per dieci minuti”, non dico tanto ma anche dieci minuti di allegria ti potrebbero giovare… Però, tutto sommato, uno si accontenta anche del vecchio e prezioso nulla, in periodi di magra, no?

Ecco, allora mi chiedo, a margine di tutte queste considerazioni: ma porca puttana, è così straordinariamente difficile riservarmi lo stesso trattamento? Essantoddio…

Ti spiego, lettore

| 8 settembre 2008 | 18 commenti » | psicologicamente

Post: Amici

Ora ti spiego un paio di cose, amico, che l’esperienza mi ha insegnato a sua volta, amico. Come? Ah, si, ho capito, hai ragione, vuoi che ti chiami diversamente, amico… che so, vuoi che ti chiami lettore? Ecco dai, facciamo lettore e non se ne parli più, di questa questione del nome, lettore.

Dunque, caro lettore e cara lettrice, dicevamo di questo paio di cose, che – ti anticipo – hanno a che fare con l’amicizia. Ma non solo. Anche con i soldi e le intenzioni, e comunque troverai un maggior dettaglio relativo agli argomenti di interesse nella zona solitamente preposta all’uopo, che tu sai essere l’area dei tag.

Delle due cose, dunque, la prima riguarda l’amicizia, caro lettore, ed il modo per sincerarti che colui/lei che te la sta dimostrando possa essere a buon diritto denominato/a buon amico/a, valido amico/a, ragguardevole amico/a, amico/a meritevole di particolare menzione e perciò degno/a di essere chiamato/a tale: c’è un solo modo, lettore, e devi aspettare un po’ perchè devi vedere se alla fine il/la tuo amico/a aveva un secondo fine. Ora diciamo che mi sono rotto di mettere queste varianti dell’amico/a, quindi – d’ora in poi – parlerò d’amico e tu, lettore, intelligentemente, capirai. Insomma, lettore, non è che voglio metterti in guardia… ma non ti nascondo che sarà una cosa difficile e lunga, capire quando l’amico è buono o è così così, e – insomma – io smetterei di farmi amici dai quaranta in su, perchè un conto è prenderlo nel deretano a trentacinque, e un altro è prendercelo sopra i cinquanta… vabbè che i muscoli si distendono… ma ci sono muscoli e muscoli, via. Oh, è un consiglio.

Per dire, il buon amico ti presta casa per il weekend al mare, e anche se tu ti sentirai in obbligo (seppure sprovvisto di equipollente bene immobiliare) di contraccambiare al favore, egli non ti farà mai sentire in difetto: tu al massimo potrai recapitargli, a fornire pareggio, dell’ottima e finemente lavorata porcellaneria di Deruta, ed è solo a quel punto che si, dannazione, ti sentirai in forte difetto. Questo ci insegna anche che il detto “se credi di star facendo una cazzata, non farla” (inutile cercarlo giacchè coniato or ora da me medesimo) andrebbe seguito con una certa diligenza.

Un buon amico, inoltre, non ti fa un regalo da 100€ per il compleanno nella convinzione che al suo (prossimo) ti presenterai con oggetti il cui valore complessivo sia stimabile in 118.45€ (calcolando la svalutazione media su base annua dell’Euro e l’indice di inflazione correnti); a quel punto hai due possibilità, che prevedono entrambe la pessima-figura fra le inevitabili conseguenze: 1) puoi non presentarti per niente, adducendo motivazioni poco credibili se non insostenibili, allorquando verrai rassicurato che la mancata contropartita economica andrà a fare da cumulo al regalo per l’anno successivo ancora, oppure 2) presentarti con dono di valore grossolanamente diverso dai primitivi 100€. Ecco, il buon amico non fa caso a questa roba, altrimenti c’è chi – in casi come questo – predispone una cassa continua, all’uscita, dove depositare la differenza in contanti. No VISA/MasterCard/Bancomat/PostePay.

E’ vero, l’assenza del fine ennesimo è un indicatore abbastanza valido delle qualità socio-sentimentali del nostro amico, ma non per questo l’unico. Per questa volta, lettore, accontentati di questo e non aver timore: dirimerò approfonditamente le questioni che ti crucciano tra qualche altro tempo. Fidati, davvero.

Oh, la seconda cosa che va detta, lettore, è che tu puoi anche credere che Madonna (e mi riferisco alla cantante) sia giunta virginea al concepimento di Lourdes Maria, beneficiando dell’intercessione di un qualsivoglia Spirito Santo (del resto, un nome significherà pure qualcosa), ma dovrai convenire con me sul fatto che tra uomo e donna non possa esserci amicizia, pura, disinteressata, genuina, legittima amicizia. Ecco, lo sapevo che ti saresti allarmato, lettore, ma fammi spiegare un po’, dai…

Cioè, tu non puoi pensare che l’amico che ti riaccompagna a casa la ragazza all’uscita dalla discoteca perchè “tanto è di strada” lo stia facendo solo per amicizia tua, dai… qui non c’è un secondo fine, c’è proprio che te la vuole ciùlare: ora che a te stia bene son fatti tuoi, e se sta bene anche a lei, buona camicia a tutti, ma lui te la vuole ciùlare, fidati.

Cioè, tu lettore uomo o donna che sia, mettiti nei panni di una donna, non è che puoi sperare che un uomo si subisca tutti i tuoi drammi esistenziali di donna, senza che a margine nutra serie – e tutto sommato giustificate – pretese di giungere ad una risoluzione positiva dei suoi conflitti ormonali, n’evvero? Si sa che il buon samaritano esiste, è vero, ma in una parabola. Pure vecchiarella…

Cioè, non ti nascondo, caro lettore, che come in tutte le cose esiste una eccezione a questa regola non scritta: ma la regola rimane. Oh, è un consiglio, poi se vuoi farti riaccompagnare a casa la fidanzata dall’amico… sei liberissimo di farlo. Chiamami, nel caso.

Ciò che vedo

| 31 luglio 2008 | 12 commenti » | personalmente

Post: Ciò che vedo

Oggi è un giorno particolare. E’ l’ultimo giorno del mese di Luglio. Di un anno difficile, che è iniziato sotto una cattiva stella e che sta continuando su un binario molto difficile. Ma è un giorno.

Che di giorni particolari, riflettevo, nella mia vita ne ho vissuti parecchi. Ho vissuto la morte di un genitore, la laurea, un compleanno, un San Valentino, un matrimonio, un capodanno, un incidente automobilistico, la nascita di un figlio, un giorno di vacanza, un successo sul lavoro, un colpo in testa sul bagagliaio dell’auto di mio zio, uno specchio rotto, un soccorso ad un perfetto sconosciuto colto da un colpo di sonno in mezzo alla strada che ha distrutto la propria vettura, una ginocchiata sullo spigolo della scrivania, la prima volta che ho detto “Ti amo”, l’ultima volta che sono entrato nel mio Istituto Superiore, una domenica a scampagnare in una collina tra monaci e monasteri, l’ultimo saluto a mio nonno…

Cosa sono tutte queste cose? Nulla. E tutto. E quante ne ho dimenticate, nella citazione? E’ possibile che di 12172 giorni di vita mi ricordi solo di questi pochi giorni particolari? No, infatti non è così: ora mi torna alla mente anche dell’altro. Ma sarebbe troppo lunga, questa lista: all’incirca 12000 e rotti eventi accaduti nella mia vita, uno per ogni giorno, alcuni belli e meravigliosi, alcuni brutti e terribili, altri del tutto normali ma – visti in ottica futura – assolutamente eccezionali.

Anche oggi, accade qualcosa. Ed è un qualcosa di impalpabile, oserei dire trascendentale, al punto da non poter essere descritto. O descritto più o meno come: mi accorgo finalmente di ciò che vedo. E non è una dissertazione filosofica, non ho ne titolo ne competenze per arrampicarmi in questo esercizio, è uno stato d’animo diffuso, è una consapevolezza che prende piede dentro di me. Cosa l’abbia scatenata non lo so, o forse si, ma so per certo che oggi ho cominciato a prendere realmente consapevolezza di ciò che vedo, di ciò che che vivo, e non di ciò che mi aspetto, o che mi piace e voglio vedere. E perciò vedo tutto, vedo il bene e il male, vedo l’indifferenza, vedo il giusto e lo sbagliato, vedo il piacevole ed il disgustoso, così come sono e come mi si presentano: quel filtro ideologico che prima mi impediva di considerare molto di quel che vedevo, o peggio ancora lo distorceva a mio piacimento, si va lentamente sgretolando.

Che questa scoperta faccia di me una persona migliore, è tutto da stabilire. E tutto sommato non vedo assolutamente la ragione di ridurre il tutto ad una considerazione di questo genere: il valore di una persona non è certamente rappresentabile su una scala di misurazione numerica, non si è buoni 64, cattivi 28 e così così 8: si è persone, con i pregi e i difetti, i vizi e le virtù, i valori e gli ideali, i pensieri e le opinioni. Ne assolutamente giuste ne assolutamente sbagliate.

In fondo, oggi per la prima volta, le parole “è vero tutto e il contrario di tutto” danno una ragione all’esistenza di questo spazio, perchè colui che vi scrive accetta finalmente questa proposizione così lucidamente impossibile eppure irragionevolmente vera. Anche nel suo contrario.

O almeno, questo è ciò che vedo.