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Il 2008 in un pensiero

| 21 dicembre 2008 | 20 commenti » | psicologicamente

Post: 2008

Non è affatto semplice descrivere con un solo pensiero quello che possono aver significato – per una persona – 365 giorni di un anno. Ho visto che ci hanno provato Julius e Napolux. Io userò qualche parola in più, anche se “Cazzo” mi pareva ugualmente appropriata!

E’ tutto da buttare, però dopo trentatrè anni posso dire di aver imparato un sacco di cose.

Ho imparato che sedersi sulla riva del fiume ed attendere il nemico passare è un’ottima strategia, ma quando passa, usare il bastone è meglio. Ne attendo ancora diversi…

Ho imparato che quando pensi di aver commesso l’errore più grande della tua vita, hai modo di ricrederti poco più tardi sperimentandone uno maggiore. Però una fine c’è, per tutti, fidatevi.

Ho imparato che anche nelle scelte più importanti della vita, quelle ragionate, quelle che avranno conseguenze per tutta l’esistenza, il fattore “sfiga” è sempre in agguato, e trovare chi si approfitta è un attimo.

Ho imparato che ad ogni errore c’è una soluzione, a volte dolorosa, ma in ogni caso esiste: tranne che alla morte. Che di per se è, tuttavia, una soluzione. (grattatevi pure)

Ho imparato che esistono amici buoni e buoni amici, differenza sottile ma non trascurabile. E che sono meglio i primi.

Ho imparato che non è mai tardi per ricominciare, anche da zero: motivo per cui l’inizio di un nuovo anno costituisce un ottimo punto di partenza. Compreso un po’ di culo, ’stavolta.

Mi piacerebbe leggere il pensiero di molti, di qualcuno in particolare, ma non avrei modo di citarlo qui. Perciò lascio questo piccolo esercizio cognitivo a chi vorrà cimentarsi in questa sintesi. Anche nei commenti, se volete.

Questo blog va in ferie, per qualche giorno. Non escludo fulminee apparizioni in concomitanza di eventi particolari, ma il Papa mi sembra ancora in buona salute. Peraltro non so ancora se il nuovo anno mi vedrà immediatamente migratore verso le calde terre Dominicane: nel caso ve lo farò sapere, così che potrete darmi qualche utile indicazione sui locali meglio frequentati.

Vi lascio alle tombole, ai sette e mezzo alla veneziana (dunque piuttosto intrigante), ai Mercanti in fiera, ai pandori e ai panettoni, alle fette di ananas, ai soliti festeggiamenti. Basta che facciate alla svelta.

Finanza alternativa

| 7 ottobre 2008 | 10 commenti » | politicamente

Post: Finanza

Dio è solido. Sapevatelo. Senza di lui, tutto quello che oggi siamo, non sarebbe. Il che ci dovrebbe immediatamente portare a ragionare sulla non esistenza di tante altre cose, come ad esempio la guerra, la carestia, il buco dell’ozono, le fistole perianali, gli oroscopi, i telefoni, le sonde su Marte e – perchè no – Brigitte Nielsen.

Non voglio dire che, insomma, si starebbe male senza tutte queste cose: io, ad esempio, non potrei proprio rinunciare ai Tegolini, sebbene lo abbia dovuto fare – involontariamente – per tutti questi anni, ormai saranno venti o giù di li. Probabilmente avrei vissuto senza particolari drammi la mia adolescenza anche privato delle Replay (© Papermate), se non altro perché ricordo chiaramente che la maestra ci proibiva – con fare decisamente prevaricatore – di utilizzarle per il tema d’italiano: non gliel’ho mai perdonato, e come me una generazione di gente che ha dovuto imparare a maneggiare abilmente le gomme da cancellare per la penna, che tutti ricordiamo avere una controindicazione piuttosto sgradevole: bucavano il foglio, alla lunga.

Terribile, insomma, anche se l’oggetto del contendere non è ovviamente questo. Dicevamo, infatti, che secondo le alte sfere, questa grande questione del soldo è tutta una montatura, e che l’unica base su cui dovremmo fondare le nostre vite è questo dio. Non me ne voglia, ma lo apostrofo esattamente come il soldo perché entrambi non ho mai potuto apprezzarli al tatto: non a grandi livelli, insomma.

Io l’ho sempre pensato che, se alla base dei grandi imperi finanziari avessimo messo una bibbia, oggi come oggi non ci sarebbero milioni di risparmiatori a piangere per il crack Parmalat, o per i bond argentini, o per aver dissipato risparmi di una vita in stock option. Ma, tutto sommato, ho anche riflettuto che se al posto della bibbia avessimo messo, chesso’, una scodella mezza vuota di rigatoni alla Amatriciana(va bene così?), avremmo presumibilmente ottenuto lo stesso effetto.

Che io voglio vederlo, Ricucci, a barattare pezzi di ventresca in umido per qualche opzione su una azione RCS, e le grandi banche riempire di rigatoni i loro forzieri, scegliendo bene il tempo di cottura altrimenti ricrescono troppo (e – giocoforza – ce ne entrano meno). Con la bibbia sarebbe stata tutta un’altra cosa: ordinati pacchettini di Genesi disposti in fila per tre con il resto di due, i Levitici precisamente impilati in fondo a destra, copertine in pelle in stock da 15. Segnalibro, omaggio all’apertura del conto.

E’ pur vero che il denaro non fa la felicità, ma alla naturale obiezione “e allora figuriamoci la povertà“, mi preme aggiungere la logica considerazione che – di certo – non farà la tristezza. Che io già me li vedo, poveraccio e ricco seduti alla stessa poltrona, la sera, a meditare sulla giornataccia passata, soli, con la televisione che trasmette Porta a Porta e il vicino di casa che – in evidente stato di appagamento sessuale – produce il classico rumore di giacigli cigolanti per oscillazione (dettagli, suppongo, del tutto trascurabili). E mi immagino che, per arrivare ad una simile condizione, al poveraccio sia bastato passare una giornata come tante, fatta di lavoro e poche soddisfazioni. Il ricco invece ha dovuto perdere 4 punti in borsa, andare in bianco con l’ultima ganza, perdere le chiavi di casa e doversi rifugiare nella stanzetta del garzone (cacciando, peraltro, il garzone).

Speriamo che almeno, o in grazia di dio o per intercessione della fattura da qualche centinaio di Euro che l’amministratore del condominio dove abito dovrà staccare al manutentore dell’ascensore, quel diavolo di attrezzo rifunzioni, stasera, che farsi cinque file di scale a piedi dopo dieci ore di lavoro… la bibbia la snoccioli a memoria (nonostante, in via del tutto consolatoria, il medico sostenga che fare le scale a piedi faccia bene al cuore).

Il treno dei desideri

| 9 maggio 2007 | Commenti disabilitati | contestualmente

A mia memoria, le nostre Ferrovie di Stato, non hanno mai goduto di buona salute.

Oggi si scopre che nel 2006, nonostante numerosi piano di ristrutturazione, grandi teste che si sono avvicendate alla sua guida negli anni precedenti ed un numero assolutamente non esiguo di ritocchi ai prezzi dei biglietti ferroviari – ai danni, guardacaso, del povero vecchio consumatore – le F.S. hanno chiuso con un passivo di oltre due miliardi di Euro.

Lo so, nel 2007 sta brutto ancora fare confronti con il nostro vecchio conio, ma quattromilamiliardi di suonanti Lire, a mio avviso, dovrebbero fare un rumore terribile: una intera stanza di monetine da 100 accatastate l’una sull’altra, peserebbero più del Titanic, sfamerebbero per un anno qualche intero paese africano, consentirebbero di riasfaltare l’intera rete viaria italiana, coprendo pure qualche zona attualmente brecciosa.

E invece no, questa cifra così spaventosa è il buco di cassa di una azienda sull’orlo di una crisi ormai difficilmente evitabile. Una Alitalia del prossimo lustro, mi viene da dire, ma senza nemmeno farla troppo tragica.

Del resto, ognuno è vittima della propria storia, non c’è che dire: qualcuno s’è preso la briga di fare un piccolo calcolo di quanto è costato lo scherzetto dei prepensionamenti, e insomma tra liquidazione, pensione, spese varie ed eventuali se ne è desunto che tutto sommato sarebbe convenuto continuare a stipendiarli, sarebbe costato meno.

Oggi, a distanza di qualche lustro, la soluzione è decisamente diversa: il piano 2007 prevede che a fronte di 4.500 uscite si avranno solamente 1.000 nuovi ingressi (500 dei quali con contratti a tempo determinato). Cioè significa ammettere che 3.500 persone in più, nelle Ferrovie di Stato, stavano a grattarsi gli amenicoli: gente inutile al sistema, funzionale solo al sostenimento di una ingentissima spesa per stipendi, pensioni, buoni pasto e benefit.

Una azienda, appunto, in piena salute, che invece di produrre richezza, stabilità e posti di lavoro, mangia soldi, procura migliaia di posti di lavoro in meno e grava come un pesante fardello sulle spalle dei famosi, soliti, vecchi e stanchi contribuenti.

Obliterate gente, obliterate.